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Sindacati

Vertenza sindacale assistenza
news
Vertenza sindacale: documentazione necessaria e assistenza

Quando un datore di lavoro viola o lede i diritti del lavoratore, questi può presentare una vertenza sindacale, con assistenza fornita dal sindacato di riferimento. Lavoro in nero, straordinari non pagati, ferie non godute… le ragioni valide per muovere una vertenza sono molteplici e dipendono dal contratto di lavoro sottoscritto dalle parti. In sostanza, la vertenza consente al lavoratore di tutelarsi, facendo luce sulle modalità lavorative che lo penalizzano ed aprendo un tavolo di trattativa con il datore di lavoro per evitare ulteriori azioni legali.

Le più comuni vertenze in materia di lavoro

La gestione, corretta o meno, di un rapporto di lavoro dipende in stretta misura dalla specifica formula contrattuale scelta per regolamentare tale rapporto, in base al tipo di attività e alla mansione richiesta. A partire dal contratto e dalle sue indicazioni è possibile stabilire se e in quale misura siano stati violati determinati diritti del lavoratore. Le vertenze in materia di lavoro possono riguardare, ad esempio, un licenziamento senza preavviso e senza corresponsione di indennità, la mancata retribuzione del salario o degli straordinari, episodi di mobbing, lavoro in nero, il mancato riconoscimento di ferie, malattie, infortuni o maternità.

Vertenza sindacale: tempi e conseguenze

Per la presentazione di una vertenza sindacale, l’assistenza professionale adeguata può essere fornita dal sindacato di riferimento oppure da un legale. Si tratta di una denuncia formale a cui segue un tentativo di conciliazione tra le parti: se non viene raggiunto un accordo, viene avviata una procedura giuridica vera e propria. Per la vertenza sindacale, i tempi e le conseguenze legali, in termini di costi e di sentenze, dipendono dalla natura specifica del contenzioso e dalla disponibilità nel trovare una via stragiudiziale di conciliazione.  

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Flessibilità dell’orario di lavoro. In Germania è realtà!

 

Con una disoccupazione generale al 10,8% e quella giovanile al 32,2%, l’Italia è un Paese dove lavorare di più è imprescindibile. In Germania, invece, chi lo vorrà, potrà ridurre il proprio orario lavorativo settimanale fino a 28 ore.

A stabilirlo è l’accordo storico sull’orario di lavoro siglato tra il sindacato dei metalmeccanici Ig Metall e gli industriali. Chi sceglierà di lavorare 28 ore alla settimana per occuparsi dei figli piccoli o di parenti malati o perché svolge un lavoro usurante non subirà il taglio dello stipendio ma rinuncerà all’integrazione del salario perso in cambio di giornate di ferie.

 Le parti hanno siglato un’intesa pilota, che fa da apripista in Europa. L’accordo è stato firmato nel Baden-Wurttemberg (la regione che ospita gli impianti di Porsche e e Daimler) e riguarderà 900mila lavoratori, ma il sindacato punta ad estenderlo agli altri operai del Paese. Gli addetti con contratti a tempo indeterminato potranno ridurre, su base volontaria, la loro settimana lavorativa da 40 a 28 ore per un periodo limitato di 6 a 24 mesi, tornando poi al lavoro alle stesse condizioni che avevano in precedenza.

Le imprese hanno ottenuto la possibilità di estendere la settimana lavorativa a 40 da 35 ore sempre per i dipendenti che vorranno farlo su base volontaria. I sindacati avevano minacciato uno sciopero a tempo indeterminato se le loro richieste non fossero state soddisfatte. Una protesta di questo tipo non si verificava da anni nel settore.

 La flessibilità, insomma, non è più a senso unico in quanto la variazione dell’orario di lavoro può essere richiesta anche dai lavoratori, mentre finora –  nel mondo – era andata senza discussione a favore delle imprese. Ora invece una parte di questa flessibilità entra nella sfera decisionale del lavoratore e può dargli un maggiore controllo sulla propria vita. L’oggetto dei contratti di lavoro diventa non più il solo salario ma anche, indirettamente, la possibilità del lavoratore di gestire il proprio tempo libero.

 

A questo punto è legittimo domandarsi se qualcosa del genere sia proponibile in Italia. E la risposta è che anche da noi si potrebbe cominciare a considerare queste innovazioni contrattuali, a partire dai settori e dai cicli produttivi la cui struttura lo permette. In ogni caso, è facile prevedere che la «nuova» flessibilità del tempo di lavoro diventerà nei prossimi anni un punto importante di confronto sindacale.