TFR INPS e Fondo di Tesoreria: le nuove regole dal 2026

TFR INPS e Fondo di Tesoreria - le nuove regole dal 2026

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Il tema della richiesta del TFR torna centrale con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, che interviene in modo profondo sulla disciplina del conferimento del trattamento di fine rapporto al Fondo di Tesoreria. Per oltre quindici anni il sistema è rimasto sostanzialmente immutato, fondato su criteri “cristallizzati” nel tempo. Dal 1° gennaio 2026, invece, il modello cambia radicalmente: il requisito dimensionale diventa dinamico e coinvolge progressivamente un numero sempre maggiore di imprese.

A questo nuovo impianto si affianca una novità di grande rilievo operativo: per le aziende neo costituite dal 2026 si applicano doppie regole, con un primo anno ancora disciplinato dal regime previgente e, dal secondo anno, l’ingresso nel nuovo sistema. Una distinzione che incide direttamente sulla gestione del personale, sulla pianificazione finanziaria e sugli adempimenti contributivi.

Comprendere oggi come funziona il TFR INPS è quindi essenziale per evitare errori, ritardi e impatti imprevisti sulla liquidità aziendale.

Cos’è il Fondo di Tesoreria INPS e come funzionava fino al 2025

Il Fondo di Tesoreria INPS è stato istituito dalla Legge n. 296/2006 per accogliere il TFR maturando dei lavoratori che non aderiscono a forme di previdenza complementare, nelle aziende sopra una determinata soglia dimensionale.

Fino al 31 dicembre 2025 il perimetro delle imprese obbligate era estremamente ristretto. L’obbligo riguardava, in concreto:

  • le aziende che avevano superato i 50 dipendenti al 31 dicembre 2006;
  • le imprese nate successivamente che superavano la soglia nel primo anno di attività.

Per tutte le altre realtà, anche in caso di crescita significativa dell’organico negli anni successivi, il TFR restava in azienda. Il sistema, di fatto, congelava al passato la platea degli obbligati, rendendo irrilevante l’evoluzione dimensionale dell’impresa nel tempo.

TFR INPS dal 2026: il nuovo modello “dinamico”

Con l’art. 1, comma 204, della Legge di Bilancio 2026, questo assetto viene superato. Dal 1° gennaio 2026 il criterio non è più storico, ma dinamico.

Devono versare il TFR al Fondo di Tesoreria INPS tutte le aziende che raggiungono o superano la soglia dimensionale prevista nell’anno di riferimento, indipendentemente dalla data di costituzione o dalla storia dell’organico.

Le soglie sono progressive:

  • 60 dipendenti nel 2026 e 2027
  • 50 dipendenti dal 2028 al 2031
  • 40 dipendenti dal 2032

Il requisito dimensionale diventa quindi una variabile da verificare annualmente. Il superamento della soglia in un determinato anno comporta l’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Il TFR INPS non è più legato a una fotografia del passato, ma alla reale evoluzione dell’impresa.

Le “doppie regole” per le aziende neo costituite dal 2026

Un chiarimento fondamentale è stato fornito dall’INPS in occasione del Forum Lavoro/Fiscale della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro:
per le aziende neo costituite dal 2026, nel primo anno di attività continuano ad applicarsi le regole previgenti.

Questo significa che:

  • nel primo anno di vita resta valida la soglia dei 50 dipendenti medi;
  • la verifica deve essere effettuata nell’anno di costituzione;
  • se la soglia viene raggiunta, l’obbligo di versamento del TFR INPS decorre dal primo mese di attività.

Solo dal secondo anno anche le newco entrano nel nuovo regime dinamico, con le soglie progressive previste dalla riforma e con decorrenza dell’obbligo dall’anno successivo al superamento del limite.

Esempio:
un’azienda costituita a gennaio 2026 dovrà verificare la media occupazionale del 2026. Se raggiunge almeno 50 dipendenti, sarà obbligata a versare il TFR al Fondo Tesoreria già da gennaio 2026. Se non raggiunge tale soglia, dal 2027 dovrà applicare le nuove regole, verificando il superamento della soglia vigente in quell’anno.

Aziende già esistenti: cosa cambia davvero

La riforma incide in modo diretto sulle aziende già operative che, fino a oggi, erano escluse dall’obbligo.

Un’impresa costituita, ad esempio, nel 2015, che nel 2025 raggiunge 60 dipendenti medi, dal 1° gennaio 2026 dovrà conferire al Fondo di Tesoreria INPS il TFR maturando dei lavoratori non iscritti alla previdenza complementare.

Per molte realtà si tratta di un vero cambio di paradigma: quote di TFR che per anni sono rimaste in azienda dovranno ora essere trasferite all’INPS, con effetti immediati sulla gestione finanziaria.

Una volta scattato l’obbligo, la partecipazione al Fondo è definitiva: anche se in futuro l’organico dovesse scendere sotto la soglia, l’azienda continuerà a versare il TFR al Fondo Tesoreria.

Come si calcola la soglia dei dipendenti

Il nuovo impianto non modifica i criteri di calcolo della forza lavoro, che restano quelli già noti nell’ordinamento:

Il dato rilevante è la media annua dei dipendenti. Ciò che cambia non è il “come” si calcola, ma il peso giuridico della verifica, che diventa un adempimento periodico imprescindibile per tutte le aziende.

Decorrenza dell’obbligo e istruzioni operative INPS

Sotto il profilo operativo, le imprese dovranno continuare a utilizzare il codice autorizzativo 1R, ma per l’effettivo smobilizzo del TFR INPS al Fondo di Tesoreria si attendono le istruzioni INPS, che introdurranno nuovi codici da esporre nel flusso UniEmens.

È attesa inoltre la conferma della non applicazione di sanzioni per chi si regolarizzerà entro tre mesi dalla pubblicazione della circolare ufficiale.

In questa fase di transizione, il monitoraggio costante dell’organico e la corretta interpretazione delle soglie assumono un ruolo decisivo.

TFR INPS e Fondo di Tesoreria: perché oggi è una variabile strategica per le imprese

Il TFR INPS passa da regola storica a variabile strategica nella gestione aziendale. La riforma del 2026 trasforma il Fondo di Tesoreria da sistema chiuso a meccanismo dinamico, destinato ad ampliarsi nel tempo seguendo la crescita delle imprese.

Per le aziende già operative, questo significa riconsiderare equilibri finanziari consolidati. Per le nuove realtà, comporta la necessità di distinguere tra primo anno e regime ordinario. In entrambi i casi, il tema de TFR non può più essere trattato come un adempimento marginale, ma come un elemento strutturale della pianificazione.

In un contesto normativo che diventa più fluido e complesso, il supporto consulenziale è fondamentale per governare correttamente gli obblighi, prevenire errori e trasformare una nuova imposizione in un processo gestito in modo consapevole e sostenibile.

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