Certificazione Parità di Genere UNI/PdR 125: perché ottenerla e come funziona il percorso

Certificazione parità di genere UNI/PdR 125 — percorso e vantaggi per le aziende

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Ultimo aggiornamento: 03/06/2026

In sintesi

La Certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125:2022 è una certificazione volontaria che attesta l'impegno di un'azienda nella riduzione del gender gap in termini di opportunità di crescita, inclusione, equità retributiva e bilanciamento vita-lavoro. Per le aziende che la ottengono, è previsto uno sgravio contributivo fino all'1% dei contributi previdenziali dovuti per le lavoratrici, oltre a premialità negli appalti pubblici.

Questo articolo spiega i 6 ambiti di valutazione, come funziona il percorso, i costi tipici e le novità del 2026.

La Certificazione della Parità di Genere è passata in pochi anni da tema di nicchia a elemento sempre più rilevante nella valutazione delle aziende, sia da parte delle committenze pubbliche che degli investitori ESG. Il Rapporto Biennale sulla situazione del personale — obbligatorio per le aziende con più di 50 dipendenti — ha reso evidente a molte imprese che la documentazione del gender gap è già in parte disponibile: il passo verso la certificazione è meno lungo di quanto sembri.

Cos'è la Certificazione UNI/PdR 125 e perché ottenerla

La UNI/PdR 125:2022 è una prassi di riferimento pubblicata da UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) che definisce i requisiti per il sistema di gestione della parità di genere nelle organizzazioni. Non è uno standard tecnico di prodotto ma un sistema di gestione: misura come l'azienda gestisce la parità di genere, non se la raggiunge perfettamente in termini assoluti.

Questo è un punto fondamentale: la certificazione non è riservata alle aziende con parità perfetta — che non esistono. È accessibile alle aziende che:

  • Misurano il proprio gender gap con indicatori definiti (KPI)
  • Definiscono obiettivi di miglioramento realistici
  • Dimostrano di aver adottato politiche e processi per ridurre il gap nel tempo
  • Comunicano internamente i risultati e si impegnano a migliorarli

La certificazione è rilasciata da organismi di certificazione accreditati da Accredia (l'ente italiano di accreditamento) e ha una durata triennale, con audit di sorveglianza annuali.

⚠ Aggiornamento 2026: nuove FAQ e chiarimenti Accredia

Nel gennaio 2026, Accredia ha pubblicato le FAQ aggiornate sulla UNI/PdR 125, chiarendo alcuni punti controversi: la possibilità di certificare singole unità operative di gruppi aziendali, le modalità di calcolo del KPI sul gender pay gap per i lavoratori part-time, e i requisiti minimi di documentazione per le microimprese (sotto i 10 dipendenti).

I 6 ambiti di valutazione e i KPI richiesti

La UNI/PdR 125 valuta l'azienda su 6 aree tematiche, ciascuna con KPI (Key Performance Indicator) specifici che devono essere misurati e documentati.

1. Cultura e strategia
Presenza di una policy aziendale sulla parità di genere, presenza di un responsabile della parità (Diversity Manager o equivalente), formazione su inclusione e diversità erogata nel biennio. KPI principali: ore di formazione su D&I per dipendente, percentuale di dipendenti che conoscono la policy aziendale.
2. Governance
Presenza di donne nei CdA e nei ruoli di top management, politiche di nomina che garantiscano equità di genere nelle selezioni interne. KPI principali: percentuale di donne in posizioni apicali, percentuale di donne nei board e nei comitati.
3. Processi HR
Trasparenza nei processi di selezione, assunzione, valutazione delle performance e promozione. Assenza di bias di genere nei processi strutturati. KPI principali: tasso di promozione per genere, tasso di assunzione per genere rispetto ai candidati, gap nel tasso di valutazione delle performance.
4. Opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda
Accesso delle donne a programmi di sviluppo professionale, mentoring, career path definiti. KPI principali: percentuale di donne che accedono a programmi di sviluppo, gap nelle opportunità di formazione professionale avanzata.
5. Equità remunerativa per genere
Analisi del gender pay gap a parità di livello, ruolo e anzianità. KPI principali: gender pay gap grezzo (differenza media tra retribuzioni M e F), gender pay gap aggiustato (a parità di ruolo e livello), gap nei benefit e nei premi.
6. Genitorialità e conciliazione vita-lavoro
Politiche di supporto alla genitorialità, flessibilità oraria, smart working, servizi di welfare per la famiglia. KPI principali: tasso di rientro dopo la maternità/paternità, percentuale di utilizzo dei permessi di paternità facoltativi, gap nell'utilizzo del part-time per genere.

Le 4 fasce dimensionali: requisiti per dimensione aziendale

La UNI/PdR 125 è calibrata sulle dimensioni aziendali: un'azienda con 10 dipendenti non può essere valutata con gli stessi requisiti di una con 5.000. Le 4 fasce dimensionali hanno requisiti diversi per numero di KPI misurabili e soglie minime di risultato.

Fascia Dimensione KPI obbligatori Note principali
Fascia A Micro (1-9 dipendenti) Set ridotto di 17 KPI Requisiti semplificati; possibilità di documentare alcuni KPI con dichiarazione del titolare
Fascia B Piccola (10-49 dipendenti) Set base di 27 KPI Richiesta policy formalizzata; non richiesto Diversity Manager dedicato
Fascia C Media (50-249 dipendenti) Set completo di 33 KPI Richiesta policy formalizzata e responsabile interno identificato; obbligatorio piano di miglioramento
Fascia D Grande (250+ dipendenti) Set completo di 33 KPI + requisiti aggiuntivi Richiesta struttura organizzativa dedicata (D&I team), reporting periodico al board, piano pluriennale

Il percorso passo per passo

Un percorso di certificazione UNI/PdR 125 richiede in media 6-12 mesi per le aziende di Fascia B-C che partono da zero. Ecco le fasi principali:

1
Gap analysis
Analisi dello stato attuale rispetto ai 6 ambiti di valutazione. Raccolta dei dati per il calcolo dei KPI. Identificazione dei gap significativi rispetto ai requisiti della norma. Questa fase richiede l'accesso ai dati HR: retribuzioni, promozioni, accessi alla formazione, rientri dalla maternità. Tipicamente 4-8 settimane.
2
Definizione del sistema di gestione
Redazione della policy sulla parità di genere, nomina del responsabile interno, definizione degli obiettivi di miglioramento e del piano d'azione per i gap identificati. Formalizzazione delle procedure per i processi HR (selezione, valutazione, promozione). Tipicamente 8-12 settimane.
3
Implementazione e raccolta evidenze
Comunicazione interna della policy, avvio del piano d'azione, raccolta delle evidenze documentali richieste (verbali, comunicazioni, attestati di formazione, dati HR strutturati). Questa fase richiede il coinvolgimento delle HR e del management. Tipicamente 8-16 settimane.
4
Selezione dell'organismo di certificazione e audit
Scelta di un organismo accreditato Accredia. L'audit si articola in due fasi: esame documentale (audit di Stage 1, da remoto) e visita in sede (audit di Stage 2). L'organismo rilascia il certificato se i requisiti sono soddisfatti o può chiedere azioni correttive con follow-up. Tipicamente 4-8 settimane.
5
Mantenimento e rinnovo
Il certificato dura 3 anni, con audit di sorveglianza annuali. L'azienda deve dimostrare il miglioramento progressivo nei KPI: non è accettabile che gli indicatori restino fermi anno su anno. Il rinnovo richiede un audit completo dopo 3 anni.

Vantaggi concreti per le aziende certificate

La certificazione UNI/PdR 125 genera benefici misurabili su più fronti. I più rilevanti per le aziende sono:

Sgravio contributivo INPS: le aziende certificate ottengono uno sgravio contributivo sulle retribuzioni delle dipendenti donne, pari all'1% dei contributi previdenziali a carico del datore, fino a un massimo di €50.000 annui per azienda. Lo sgravio è cumulabile con altri incentivi contributivi per le lavoratrici donne. Per le aziende che sfruttano la finanza agevolata, questo beneficio si aggiunge al quadro degli incentivi già disponibili.

Premialità negli appalti pubblici: il Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) prevede che le stazioni appaltanti riconoscano fino a 10 punti aggiuntivi nella valutazione delle offerte alle aziende con certificazione di parità di genere. Nei bandi che prevedono criteri di valutazione qualitativa, questo punteggio può fare la differenza.

Accesso facilitato a finanziamenti ESG: le banche e i fondi di investimento orientati ai criteri ESG (Environmental, Social, Governance) valutano positivamente la certificazione nella scoring creditizia e nella valutazione di merito per finanziamenti agevolati. Alcune banche offrono tassi preferenziali alle PMI certificate.

Employer branding: la certificazione migliora la percezione dell'azienda come datore di lavoro attrattivo, riducendo il turnover femminile e facilitando il reclutamento di profili qualificati in un mercato del lavoro sempre più attento alle politiche di inclusione.

Errori e ostacoli più comuni

  1. Avvicinarsi alla certificazione senza dati strutturati Il requisito più critico è avere i dati HR in forma strutturata: retribuzioni per genere e livello, tassi di promozione per genere, partecipazione alla formazione per genere. Molte aziende scoprono durante la gap analysis che questi dati non sono disponibili in forma aggregata. Prima di avviare il percorso, verificare la disponibilità dei dati nel sistema paghe e HR.
  2. Confondere la certificazione con un esercizio di comunicazione La UNI/PdR 125 richiede evidenze concrete, non solo dichiarazioni di intenti. Policy senza implementazione, piani d'azione senza monitoraggio, KPI misurati una sola volta non superano l'audit. L'organismo di certificazione verifica la sostanza, non la forma.
  3. Non coinvolgere il management La certificazione richiede il coinvolgimento attivo del top management, non solo dell'ufficio HR. Senza sponsorship interna, il piano d'azione rimane sulla carta e l'audit evidenzia l'assenza di commitment organizzativo.
  4. Ignorare il gender pay gap aggiustato Molte aziende calcolano il gender pay gap grezzo (differenza media tra retribuzioni uomini e donne) e lo considerano accettabile perché dovuto a differenze di livello e anzianità. Ma la norma richiede anche il calcolo del gap aggiustato (a parità di ruolo, livello e anzianità): un gap aggiustato elevato è un indicatore critico che richiede un piano di correzione.
  5. Sopravvalutare la velocità del percorso Per le aziende che partono da zero, un percorso realistico dura 9-12 mesi. Aziende che già hanno policy formalizzate e dati strutturati possono ridurlo a 6 mesi. Preventivare tempi più brevi porta a documentazione incompleta e al rischio di fallire l'audit.
  6. Non richiedere lo sgravio INPS nei tempi previsti Lo sgravio contributivo dell'1% non è automatico: va richiesto tramite comunicazione al proprio consulente del lavoro che lo gestisce nel flusso UNIEMENS. Il termine di presentazione della domanda INPS è il 30 aprile dell'anno successivo a quello di conseguimento della certificazione. Il quadro degli incentivi per le aziende 2026 include indicazioni su come cumulare questo sgravio con altri benefici contributivi.

Studio Riitano supporta le aziende nel percorso di Certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125: gap analysis iniziale, costruzione del sistema di gestione, gestione degli sgravi contributivi INPS e raccordo con il Rapporto Biennale sul personale.

Domande frequenti sulla Certificazione Parità di Genere

No, la certificazione è volontaria. Non esiste alcun obbligo di legge di conseguirla, a differenza del Rapporto Biennale sul personale che è obbligatorio per le aziende con più di 50 dipendenti. Tuttavia, per le aziende che partecipano a gare d'appalto pubbliche o che accedono a incentivi ESG, la certificazione è sempre più frequentemente richiesta come requisito preferenziale o premiante.
Il costo si articola in due componenti: il costo della consulenza per preparare il sistema di gestione (variabile in base alla dimensione aziendale e alla complessità del percorso: indicativamente da €3.000 a €15.000 per una PMI) e il costo dell'audit dell'organismo di certificazione (indicativamente da €1.500 a €5.000 per l'audit iniziale). Questi costi sono deducibili come spese per la certificazione di qualità e rientrano nelle spese ammissibili di molti bandi regionali e nazionali per la competitività delle PMI.
Sì. La norma non richiede una composizione di genere bilanciata nell'organico: valuta come l'azienda gestisce le opportunità e le condizioni per entrambi i generi. Un'azienda con il 90% di dipendenti uomini può essere certificata se dimostra di applicare politiche eque nei processi di selezione, valutazione, retribuzione e sviluppo, e di non frapporre ostacoli all'ingresso o alla crescita delle donne.
Sì. La UNI/PdR 125 può essere applicata a qualsiasi organizzazione che operi in Italia, indipendentemente dalla nazionalità della casa madre. Le filiali italiane di aziende straniere possono certificarsi autonomamente per la propria entità italiana, anche se il gruppo madre non è certificato. In questo caso, il perimetro della certificazione è limitato all'entità italiana.
Lo sgravio è previsto dalla legge per tutte le aziende con certificazione UNI/PdR 125 in corso di validità. Tuttavia, l'importo effettivo dipende dalla massa retributiva delle lavoratrici: il beneficio massimo è di €50.000 per azienda all'anno. Inoltre, l'INPS verifica annualmente la disponibilità delle risorse stanziate per questa misura: in anni in cui le richieste superano le risorse, l'INPS può ridurre proporzionalmente il beneficio per tutte le aziende richiedenti.

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