Periodo di prova a lavoro: che cos’è, come funziona, mancato superamento, dimissioni, licenziamento e malattia

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Iniziare un nuovo lavoro è sempre un momento ricco di emozioni, tra adrenalina e una certa dose di agitazione, essendo agli inizi di un percorso professionale tutto nuovo. E poi c’è anche uno scoglio da superare, che può determinare il proprio futuro: stiamo parlando del periodo di prova, previsto nella maggior parte dei contratti di lavoro. In questo articolo approfondiamo di cosa si tratta, come funziona e tutto quello da conoscere. 

Periodo di prova a lavoro: come funziona e quanto dura 

Il periodo di prova è previsto nella maggior parte dei contratti di lavoro. Durante questa fase iniziale, l’azienda ha tempo di comprendere se il lavorare è adatto alla posizione ricoperta e viceversa anche il lavoratore può cimentarsi nell’attività lavorativa, capendo se quel ruolo e l’azienda fanno al caso suo.

In questa fase, quindi, entrambe le parti dovranno valutare la convenienza del rapporto. 

Disciplinato all’articolo 2096 del Codice Civile, questo istituto giuridico è definito come “assunzione in prova del prestatore di lavoro”. La sua durata varia in base ai contratti collettivi nazionali, al ruolo ricoperto e alla qualifica. Di norma va da un minimo di 3 mesi a un massimo di 6. In questa fase è possibile recedere il contratto senza l’obbligo del preavviso, ma può essere prevista una durata minima durante la quale le parti non possono recedere se non per giusta causa.

Nel contratto di lavoro deve essere messo per iscritto il periodo di prova nel momento della stipula tra le parti, specificando le mansioni svolte in questa fase e il ruolo ricoperto. Questo periodo è retribuito e permette al lavoratore di maturare ferie e tredicesima. Se la prova viene superata e nessuna delle parti recede, il rapporto di lavoro prosegue senza la necessità di una comunicazione specifica.

Nel caso di malattia durante il periodo di prova, questa porta a un prolungamento, comunicato per iscritto. Stessa cosa accade per una chiusura temporanea dell’azienda, che interrompe l’attività svolta. 

Cosa accade in caso di cessazione del rapporto lavorativo

Se ci si sta cimentando in un periodo di prova per avere più possibilità di superarlo è importante chiedere dopo poche settimane dall’inizio del rapporto dei feedback al datore, per capire come sta andando la prova, correggendo eventualmente il tiro. Essere aperti, ascoltare e interagire con il team sono comportamenti utili grazie ai quali avere più chance di superare questa fase, consolidando così il rapporto di lavoro.

Nel caso di mancato superamento del periodo di prova si parla di licenziamento del lavoratore ad nutum che non comporta le procedure previste dai contratti di lavoro consueti: il datore non è tenuto a dare una comunicazione con le ragioni del licenziamento. 

Se è il lavoratore a dare le dimissioni non è prevista nessuna particolare procedura online, ma solo la consegna di una lettera scritta al datore per comunicargli la fine del rapporto di lavoro.

Non superare il periodo di prova può essere vissuto come un fallimento: ma anche se il rapporto di lavoro non è proseguito, si può sempre fare tesoro dell’esperienza vissuta e delle nuove competenze apprese, mettendosi di nuovo in gioco in un’altra esperienza lavorativa con maggiori consapevolezze ed esperienza.

Per avere ulteriori informazioni sul periodo di prova o se siete alla ricerca di un consulente del lavoro, contattate lo Studio Riitano.

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