Settimana corta: come funziona, pro e contro e aziende che la applicano

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Ultimamente si parla sempre di più della settimana lavorativa corta, una novità nel mondo del lavoro che, sebbene non sia ancora adottata da molte aziende, sta cominciando a farsi strada. Esaminiamo in questo articolo i vantaggi e gli svantaggi di questa modalità di lavoro emergente.

Settimana lavorativa di 4 giorni: come funziona

La settimana lavorativa corta prevede solo 4 giorni di lavoro invece dei tradizionali 5, con l’obiettivo di mantenere o addirittura aumentare la produttività senza ridurre lo stipendio. Questo modello permette di lavorare meno giorni pur mantenendo alti livelli di efficienza. Meno tempo in ufficio significa più tempo libero per dedicarsi alla famiglia, alle passioni e alle attività personali. Questo equilibrio tra lavoro e vita privata riduce lo stress e favorisce il benessere generale dei lavoratori. Con la settimana lavorativa corta, il lavoratore guadagna un giorno in più per dedicarsi alle attività fuori dal lavoro, staccando la spina e ricaricando le energie. Questo extra rispetto al normale weekend di due giorni fa una grande differenza nella routine quotidiana, offrendo un beneficio significativo. 

Grazie a questo giorno libero in più, i lavoratori tendono ad essere più motivati e concentrati durante i 4 giorni di lavoro. Questo focus aiuta a svolgere le mansioni con maggiore concentrazione e produttività, minimizzando le distrazioni e ottimizzando il tempo. La teoria di Parkinson afferma che il lavoro si adatta al tempo a disposizione: se questo è meno, la mente trova le strategie più efficaci per completare le attività. Pertanto, con 4 giorni per portare a termine ciò che normalmente richiederebbe 5 giorni, i lavoratori sono spinti a trovare soluzioni creative e a lavorare in modo più concentrato.

Settimana corta, oltre i pro: i contro

Tra i contro della settimana lavorativa ridotta c’è la necessità di rivedere e adattare la pianificazione lavorativa. Questo implica un’attenta gestione delle scadenze e degli orari per assicurarsi che il lavoro venga completato nonostante il minor tempo a disposizione. Si tratta di un cambiamento che può richiedere un periodo di adattamento e potrebbe incontrare resistenze da parte di alcuni lavoratori abituati a una routine consolidata nel tempo.

Inoltre, l’adozione di una settimana lavorativa corta potrebbe determinare la necessità di assumere personale aggiuntivo per coprire le ore di lavoro mancanti. Questo rappresenterebbe un costo supplementare per l’azienda.

Italia, chi ha introdotto la settimana corta e le ultime novità

In Italia, la settimana lavorativa corta ha fatto il suo ingresso negli ultimi anni. Intesa Sanpaolo è stata una delle pioniere, proponendo un modello lavorativo basato su 4 giorni di lavoro a settimana, con una durata giornaliera di 9 ore. Questo modello ha incluso inoltre la flessibilità dello smart working. Anche Lamborghini ha seguito questa tendenza, adottando una settimana lavorativa di 33 ore e mezza. Inoltre, Sace ha introdotto un’organizzazione del lavoro ancorata allo smart working illimitato, sperimentando la settimana lavorativa di 4 giorni su base volontaria. 

Di recente, tra le aziende italiane che stanno applicando la settimana corta, Luxottica si distingue con il progetto Time4you. Questa sperimentazione, avviata l’1 aprile e prevista fino al 31 dicembre, coinvolge specifici reparti dell’azienda per un totale di 20 settimane su base volontaria. Circa 10mila dipendenti sono coinvolti nell’iniziativa, con l’obiettivo di valutare i risultati e la fattibilità del modello per una possibile implementazione nel 2025.

Per avere maggiori informazioni sulla settimana lavorativa corta oppure se cerchi un consulente del lavoro affidati allo staff dello Studio Riitano.

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