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Fine rapporto di lavoro

Licenziamento concordato
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Il licenziamento concordato

Il rapporto di lavoro può cessare per volontà del datore (licenziamento) o del dipendente (dimissioni). C’è però una terza via, quella del cosiddetto licenziamento concordato. Si tratta di una risoluzione consensuale nella quale le parti, di comune accordo, decidono di risolvere il contratto.

Risoluzione consensuale del contratto: come funziona

A partire dal al 12 marzo 2016, per effetto del Dlgs. n. 151/2015 il dipendente che intenda dar corso al licenziamento concordato con il datore di lavoro deve formalizzare la sua volontà di interrompere il rapporto professionale esclusivamente con modalità telematiche, su appositi moduli resi disponibili dal Ministero del Lavoro, trasmessi poi al datore e all’Ispettorato Territoriale del lavoro. Particolari procedure di risoluzione consensuale del contratto sono previste in determinati casi, relativamente allo stato di gravidanza di una lavoratrice e ai genitori lavoratori di ambo i sessi entro i tre anni di vita o di adozione di un bambino. Vuoi sapere come si procede in queste e altre situazioni, e quando la risoluzione consensuale può dirsi efficace? Rivolgiti allo Studio Riitano, che offre diversi servizi di consulenza del lavoro sia a privati sia a imprese, con competenze rispetto a tutti i tipi di contratti nazionali, in ambiti e settori differenti.


Buonuscita di licenziamento: incentivo all’esodo

Il licenziamento concordato può avere luogo in forma immediata oppure in una data da concordare tra dipendente e datore di lavoro. In caso di risoluzione consensuale proposta dall’azienda, viene pagata al dipendente una buonuscita di licenziamento, cioè una somma aggiuntiva oltre al dovuto trattamento di fine rapporto (Tfr). Sull’ammontare del cosiddetto incentivo all’esodo azienda e dipendente non pagano i contributi INPS. A livello fiscale, invece, si applicherà la tassazione separata, con l’aliquota prevista per il trattamento di fine rapporto, di norma inferiore a quella ordinaria. Per ulteriori informazioni su questo e altri argomenti, contatta lo Studio Riitano, specializzato in consulenza del lavoro e attivo da oltre cinquant’anni.

incentivo esodo
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Incentivo all’esodo: Approfondimenti

Davanti alla necessità di concludere un rapporto di lavoro, per evitare di ricorrere a misure unilaterali come il licenziamento, i datori di lavoro possono proporre un’offerta economica di incentivo all’esodo, oltre alle altre somme di denaro previste dalla legge in casi simili (tredicesima e di quattordicesima, in base al contratto collettivo sottoscritto, ferie e permessi non goduti, trattamento di fine rapporto, TFR, e indennità sostitutiva al preavviso, in caso di licenziamento immediato).

Tassazione incentivo all’esodo: ordinaria e separata

La legge equipara l’incentivo all’esodo al trattamento di fine rapporto sia a livello fiscale che a livello contributivo. Pertanto, su quella somma, né il lavoratore né il datore di lavoro devono pagare i contributi all’Inps. Con la legge di stabilità 2015 sono state introdotte due tipologie di TFR (trattamento di fine rapporto) e quindi due tipi di tassazione anche per l’incentivazione all’esodo. La tassazione ordinaria si applica all’anticipo del TFR in busta paga, per quei dipendenti che scelgono di avere una parte del TFR ogni mese in busta paga. La tassazione per l’incentivo all’esodo separata, invece, più bassa della precedente, si applica al TFR classico che il dipendente percepisce quando si conclude il rapporto di lavoro. Se vuoi sapere, nello specifico, di quali aliquote tenere conto, rivolgiti allo Studio Riitano, che offre diversi servizi di consulenza del lavoro per privati e aziende.

Calcolo incentivo all’esodo nel 2020: come si fa

Ma a quali fattori si deve fare riferimento quando calcola l’incentivo all’esodo? Affinché la somma sia congrua al reddito perso dal dipendente con la risoluzione del rapporto di lavoro, occorre considerare diversi elementi come lo stipendio annuo comprensivo di benefits, al lordo dei contributi Inps, l’età del lavoratore e le sue prospettive professionali o previdenziali. Nel calcolo dell’incentivo all’esodo vanno anche inclusi il percepimento di sussidi o altre indennità, la proiezione di eventuali spese legali in caso di contenzioso per licenziamento illegittimo. Per ulteriori chiarimenti contatta lo Studio Riitano.