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Jobs act

news
Operativo il decreto correttivo del Jobs act

 

DLGS n. 81/15 Contratti di lavoro e mansioni

VOUCHER LAVORO ACCESSORIO

Obbligo di comunicare le prestazioni di lavoro accessorio almeno 60 minuti prima dell’inizio delle stesse, indicando luogo, giorno, ora di inizio e fine, dati anagrafici o codice fiscale del lavoratore. Manca, però, qualsiasi tipo di indicazione operativa (numero di telefono, indirizzo email) nonchè precisazioni circa l’applicabilità nelle varie fattispecie concrete.

APPRENDISTATO

Possibilità di proroga di un anno dei contratti di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, in corso alla data odierna, sempre che alla scadenza l’apprendista non abbia conseguito la qualifica o il diploma professionale.

DLGS n. 148/15 Ammortizzatori sociali

CIG ORDINARIA
La domanda di Cig ordinaria per eventi oggettivamente non evitabili può essere presentata entro la fine del mese successivo a quello in cui si è verificato l’evento.

CIG STRAORDINARIA
La sospensione dell’attività lavorativa per Cig straordinaria può iniziare entro 30 giorni dalla data di presentazione della domanda.

CONTRATTI DI SOLIDARIETA’
I contratti di solidarietà in corso da almeno 12 mesi e quelli stipulati prima del 1° gennaio 2016 possono essere trasformati da “difensivi” in “espansivi”. I lavoratori mantengono il 50% della Cigs; la restante parte è a carico dell’impresa e sulla stessa opera la copertura figurativa. Previste agevolazioni anche per le aziende.
Particolari regole vigono per accordi sottoscritti in sede governativa riguardanti casi di rilevante interesse strategico nazionale.

NASPI TURISMO
Per particolari situazioni, i lavoratori stagionali operanti nei settori turismo e stabilimenti termali, usufruiranno di un incremento della durata della Naspi.

MOBILITA’ IN DEROGA
Le regioni e le province autonome possono concedere, nel 2016, Cig e mobilità in deroga, nella misura massima del 50% del loro plafond, disapplicando i criteri previsti dalla legislazione vigente.

DLGS n. 150/15 Servizi per il lavoro e politiche attive

SISTEMA INFORMATIVO UNITARIO
Il sistema informativo unitario delle politiche del lavoro acquisisce anche dati fiscali da: 730, unico, 770 , CU, catasto, ecc. La disponibilità per essere dichiarati disoccupati va resa al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro e non più al portale nazionale delle politiche del lavoro.

SOSTEGNO AL REDDITO
I lavoratori che fruiscono di strumenti di sostegno del reddito in costanza di rapporto di lavoro perdono il trattamento (una mensilità o tutto) anche se – dopo essere chiamati – non prestano attività a fini di pubblica utilità a beneficio della comunità territoriale di appartenenza.

RICOLLOCAZIONE
In caso di mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua è ammesso il giustificato motivo. L’indisponibilità determina la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione.
Il percettore Naspi che si avvale del servizio di ricollocazione ha l’obbligo di accettare un’offerta di lavoro considerata congrua (nessun riferimento a capacità, aspirazioni, mercato ecc.).

LEGGE n. 68/99 Lavoro dei disabili

COMPUTO DELLA RISERVA
I disabili non assunti tramite le liste di collocamento speciali possono essere computati nella riserva se la loro disabilità anche pari al 60% e non solo superiore a tale percentuale.
SANZIONI

Aumentata da 62,77 a 153,2 la sanzione che le aziende devono pagare (per ogni giorno e per ogni lavoratore) se non assumono disabili estesa la possibilità di applicazione della diffida.

DLGS n. 151/15 Semplificazioni

DIMISSIONI ON LINE
Anche i Consulenti del Lavoro possono trasmettere i modelli di dimissioni telematiche dai loro studi.
Esteso l’invio anche alle sedi territoriali dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

LEGGE n. 300/70 Statuto dei lavoratori

CONTROLLI A DISTANZA DEI LAVORATORI
L’autorizzazione all’installazione di impianti audiovisivi, in mancanza di accordo con le organizzazioni sindacali è rilasciata dalla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro o dalla sede centrale dell’Ispettorato (per imprese con più sedi territoriali). I provvedimenti hanno carattere di definitività.

news
2016, le opportunità e le sfide del jobs act

“Per i professionisti italiani il 2016 si apre con un ventaglio di opportunità, ma anche di sfide per l’attuazione dei decreti previsti dal Jobs act”. A ribadirlo all’agenzia di stampa Labitalia-Adnkronos è la Presidente del Comitato Unitario Professioni, Marina Calderone. I professionisti sono pronti a gettarsi alle spalle la crisi e a ripartire con slancio per affrontare le nuove sfide del 2016. L’intento, per la Presidente Calderone, è quello di “intercettare quei timidi segnali di ripresa che abbiamo avvertito in questi mesi, cercando di dare il nostro contributo per renderli strutturali”. Per i Consulenti del Lavoro, in particolare, la sfida è riposta nell’attuazione dei decreti del Jobs Act e nelle nuove funzioni riconosciute loro dalla legge delega.

“La sfida più importante – sottolinea la Presidente Calderone – è proprio quella di passare dalle politiche passive e dell’assistenzialismo all’incentivazione e all’accompagnamento al lavoro delle persone. I Consulenti del Lavoro ci sono attraverso la Fondazione, la nostra Agenzia per il lavoro, i 106 Consigli Provinciali, dislocati su tutto il territorio e quei 28mila professionisti che, in ogni comune d’Italia, esercitano la professione e che sono un punto di riferimento importante per le comunità”.

news
Congedo o Part-time, le possibilità di scelta dopo il jobs act

I lavoratori possono chiedere, per una sola volta, in luogo del congedo parentale, la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale per un periodo corrispondente alla durata, anche residua, del congedo, con una riduzione d’orario non superiore al 50%.

La norma (art. 8 c.7 DLgs n.81/15) non aggiunge ulteriori requisiti specifici per questo tipo di conversione che si pone in ogni caso come un diritto del lavoratore, che deve essere concesso entro i quindici giorni successivi alla richiesta. Il rinvio esplicito al congedo parentale, spettante ai sensi del capo V del DLgs n.151/01, consente evidentemente di attingere a quelle norme per la disciplina di questa nuova ipotesi di conversione, cui bisogna rifarsi quanto alla durata, condizioni di riconoscimento e modalità e tempi della richiesta.

Il congedo parentale, regolamentato dagli artt. 32 e segg del Dlgs n.151/01, per ogni figlio entro i 12 anni di vita, può durare per i due genitori al massimo 10 mesi, con un tetto di 6 mesi per ciascuno di essi. Se ne deduce che i limiti temporali di questa alternativa sono: 10 mesi complessivi da dividere fra i due genitori, con limite di 6 ciascuno. Il limite è elevato a 11 mesi, quando il padre fruisce per un periodo frazionato o continuativo, non inferiore a 3 mesi.

Il datore di lavoro, in ragione dell’obbligo statuito dal disposto normativo, è tenuto a dar seguito alla richiesta del dipendente nei tempi stabiliti dal DLgs e a comunicare a mezzo Unilav entro 5 giorni la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.

Si ricorda che l’art. 9, c.5, del decreto legge n.76/13, ha disposto che le comunicazioni di assunzione, cessazione, trasformazione e proroga dei rapporti di lavoro autonomo, subordinato, previste dalla normativa vigente a carico del datore di lavoro ed inviate dallo stesso datore di lavoro al Servizio competente nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro,sono pluriefficaci. Quindi sono valide ai fini dell’assolvimento di tutti gli obblighi di comunicazione che, a qualsiasi fine, sono posti anche a carico dei lavoratori nei confronti delle Direzioni regionali e territoriali del lavoro, dell’INPS, dell’INAIL, o di altre forme previdenziali sostitutive o esclusive, nonché nei confronti della Prefettura-Ufficio territoriale del Governo e delle Province, pertanto non occorre effettuare nessun altra comunicazione all’INPS.

Per verificare se il dipendente, assunto da un’altra azienda, ha già usufruito di detta possibilità, è utile acquisire un’autocertificazione per una corretta gestione del diritto dello stesso.

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Il contratto a tempo parziale e le clausole elastiche

Per il contratto a tempo parziale, con Jobs act (Dlgs n.81/15) cambiano le regole per la flessibilità.

E’ noto che nel contratto a tempo parziale deve essere inserita la puntuale regolamentazione della collocazione oraria della prestazione con riferimento al giorno, alla settimana, al mese o all’anno. Il datore di lavoro, quindi, non poteva e non può modificare unilateralmente la collocazione della prestazione lavorativa rispetto a quella stabilita.

Tale rigida impostazione è stata però attenuata dal legislatore che ha introdotto le c.d. clausole flessibili ed elastiche. In sostanza le clausole flessibili, se previste dalla contrattazione collettiva e se inserite nella pattuizione contrattuale individuale, consentono di variare unilateralmente la distribuzione dell’orario di lavoro fissata nel contratto di lavoro inizialmente sottoscritto.

Con Jobs act, la nuova regolamentazione delle clausole, assorbe, le clausole flessibili all’interno della definizione delle clausole elastiche. Le parti possono pattuire, per iscritto, clausole elastiche relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione lavorativa (questa era la definizione delle clausole flessibili nella vecchia disciplina), ovvero relative alla variazione in aumento della sua durata (clausola elastica).

Non è più possibile, per i contratti di lavoro part-time sottoscritti a decorrere dal 25 giugno 2015, indicare, in assenza di disciplina collettiva o, in subordine, di pattuizione individuale certificata, le clausole elastiche.

Il nuovo decreto prevede per questa fattispecie una disciplina legale, operante in assenza di regolamentazione contrattuale, anche di secondo livello, che fa da supporto all’accordo, comunque necessario, delle parti. L’accordo delle parti, che deve essere certificato davanti ad una delle commissioni di certificazione (attive anche presso i Consigli provinciali dei Consulenti del lavoro).

L’accordo deve prevedere il riconoscimento al lavoratore di una maggiorazione della retribuzione oraria pari al 15% della retribuzione oraria globale di fatto, comprensiva dell’incidenza della retribuzione sugli istituti retributivi diretti e indiretti. Pare potersi sostenere che la maggiorazione prevista dalla disposizione normativa debba applicarsi, sia in caso di variazione in aumento della prestazione, sia in caso di sola variazione della sua collocazione.

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Il programma nazionale per le politiche attive

 

Le politiche attive come strumento di recupero dell’occupabilità, formazione, ricerca attiva del lavoro e coaching e non più solo come meri incentivi fiscali alle imprese che assumono: questa sembra finalmente essere la direzione delle politiche del lavoro che l’Italia intende intraprendere.

 

Si tratta di una direzione necessaria, sulla quale l’Italia ha un ritardo di almeno un decennio rispetto agli altri paesi europei. Diverse sono le norme contenute nella legge n. 183 del 2014, Jobs Act, e nei decreti attuativi, che sembrano andare in questa direzione. Le disposizioni che riguardano gli ammortizzatori sociali e la nuova indennità di disoccupazione denominata Naspi richiedono che in via obbligatoria ogni disoccupato, ma anche ogni inoccupato che acceda a programmi di sostegno, sia preso in carico da un servizio per il lavoro pubblico o accreditato e sia destinato ad un intervento di attivazione al lavoro. Non solo, ma la mancata adesione ad un programma di politica attiva comporta il venir meno dell’indennità di sostegno al reddito.

Per il coordinamento delle politiche attive del lavoro nazionali è stata creata l’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che opera anche attraverso il supporto operativo di Italialavoro, che è l’agenzia in house dell’Anpal, che a sua volta trasferisce nella propria struttura il personale del Ministero del Lavoro che operava presso le direzioni preposte alle politiche attive ed ai servizi per il lavoro. La novità che chiude il cerchio deriva dalla Riforma del Titolo V, che ha previsto il trasferimento alla legislazione esclusiva dello Stato delle competenze sulle politiche attive, che vengono così tolte dalla legislazione concorrente con le Regioni.  L’approvazione del decreto legislativo di riforma delle politiche attive e la costituzione dell’agenzia Anpal,  pochi mesi prima dell’approvazione definitiva della riforma del Titolo V, costituiscono quindi il nuovo scenario di riferimento dentro cui operano queste riforme attese da anni.

 

A cura di Romano Benini su Consulentidellavoro.it

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Ocse promuove Jobs act: stime pil in rialzo, disoccupazione giù

Il Jobs act e gli sgravi per le assunzioni “stanno trainando la svolta del mercato del lavoro” in Italia, “hanno portato a un rilevante aumento dei nuovi contratti a tempo indeterminato e ampliato le reti di sicurezza sociale, rendendo la crescita più inclusiva”.

Così l’Ocse nel suo Economic Outlook. “Il tasso di disoccupazione calerà dal 12,3% di quest’anno all’11,7% nel 2016 e 11% nel 2017”.

In Italia “la ripresa sta gradualmente prendendo velocità”, e il Pil crescerà dell’1,4% nel 2016 e 2017. Afferma l’Ocse ritoccando al rialzo di 0,1 punto le stime rispetto a settembre.

L’Ocse, inoltre, suggerisce di “spostare in modo permanente la pressione fiscale dal lavoro al consumo e alla proprietà immobiliare, e aumentare le tasse ambientali, rafforzerebbe le fondamenta di una crescita più forte, più verde e più inclusiva”.

Il deficit pubblico in Italia “continuerà a diminuire, con la ripresa economica che aumenta gli introiti fiscali e l’onere per interessi sul debito pubblico che cala”, e passerà dal 2,6% del Pil nel 2015 a 2,2% nel 2016 e 1,6% nel 2017. Lo prevede l’Ocse nel suo Economic outlook. Anche il debito pubblico, dopo il picco del 2015 a 134,3% del Pil, scenderà al 133,5% nel 2016 e 131,8% nel 2017. “Nel 2016 – ricorda l’organizzazione – il governo prevede di usare pienamente la flessibilità nelle regole Ue sul deficit per incrementare l’investimento pubblico e ridurre le tasse. Spostare l’onere fiscale dal lavoro al consumo e all’immobiliare, e aumentare le tasse ambientali, creerebbe il contesto per una crescita più forte e amica dell’ambiente”.

Boschi: sostegno importante, spinge ad andare avanti – “Avere un riconoscimento di questo livello è importante, è un sostegno ad andare avanti”. Così il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, reagisce alle congratulazioni fatte al governo italiano dal segretario generale Ocse Angel Gurria. “Sappiamo che molte cose sono già state realizzate e producono degli effetti”, ha sottolineato il ministro, a margine del New World Forum in corso a Parigi, sottolineando che l’attuale governo ha messo in atto “riforme che si aspettavano da anni”. “Ma resta ancora molto lavoro da fare, altre sfide”, ha aggiunto, non solo “la riforma del Senato, che stiamo completando, ma anche la legge di stabilità”.

Paesi emergenti fonte incertezza per crescita globale  – “Le prospettive di crescita globale si sono fatte più fosche quest’anno”, e in particolare “le economie dei Paesi emergenti sono una fonte chiave di incertezza, dato il loro ampio contributo al commercio globale e alla crescita del Pil”. Lo afferma l’Ocse nel suo Economic outlook, sottolineando che “un rallentamento più significativo nella domanda interna cinese potrebbe essere un colpo per la fiducia dei mercati e le prospettive di crescita di numerosi Paesi, incluse le economie avanzate”. In Cina, spiega ancora l’organizzazione, “garantire un riassetto economico tranquillo, evitando allo stesso tempo una riduzione drastica del Pil e contenendo i rischi sulla stabilità finanziaria, è una sfida”. A livello più ampio, “per le economie emergenti le sfide sono aumentate, per effetto di prezzi più bassi delle materie prime, condizioni del credito più rigide e potenziale di crescita della produzione inferiore, con il rischio che il deflusso di capitale e le marcate svalutazione delle monete possano far emergere vulnerabilità finanziarie”. A livello globale, “le politiche macroeconomiche di sostegno e i prazzi più bassi delle materie prime dovrebbero rafforzare la crescita gradualmente nel 2016 e 2017, ma questo risultato non è per niente certo dati i rischi negativi in aumento e le vulnerabilità, oltre alle incertezze sui percorsi politici e sulla risposta di commercio e investimenti”.