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Lavoro a chiamata

lavoro precario
Career  ·  Contenzioso sul lavoro  ·  Life  ·  news
Lavoro precario: significato e diritti

Negli ultimi decenni il fenomeno del lavoro precario è diventato sempre più centrale nel panorama occupazionale italiano ed europeo. La crescente flessibilità richiesta dal mercato e le trasformazioni globali del lavoro hanno moltiplicato le forme contrattuali temporanee, incidendo profondamente sulla stabilità professionale e personale dei lavoratori. Capire cosa significa lavoro precario, quali diritti spettano al lavoratore precario e quali rischi comporta è oggi più che mai fondamentale.

Lavoro precario: significato e caratteristiche principali

Il lavoro precario si riferisce a forme di impiego prive di stabilità contrattuale, con scarsa tutela e spesso retribuzioni insufficienti. Non si limita ai contratti a tempo determinato, ma include anche i contratti a chaimata, il lavoro occasionale, part-time involontario, e persino il lavoro in nero. In sostanza, si parla di lavoro precario ogni volta che mancano continuità, sicurezza e protezione sociale.

Le quattro dimensioni della precarietà lavorativa

Secondo la letteratura più recente, il significato del lavoro precario può essere analizzato attraverso quattro elementi fondamentali: l’insicurezza della continuità contrattuale, la retribuzione inadeguata, le condizioni lavorative degradate e la mancanza di una rete di protezione sociale. Tutti questi aspetti contribuiscono a rendere vulnerabile il lavoratore precario, esponendolo a instabilità e frustrazione.

I settori più colpiti dal lavoro precario

Alcuni ambiti professionali sono particolarmente soggetti alla precarietà lavorativa. Settori come turismo, spettacolo, agricoltura e cultura utilizzano in modo sistematico contratti brevi, spesso giornalieri. Secondo i dati ISTAT del 2022, nel settore dello spettacolo il 45% dei contratti è a tempo determinato di un solo giorno. Percentuali elevate si riscontrano anche tra baristi, cuochi, tecnici audio-video e insegnanti precari nella pubblica amministrazione.

Giovani e donne: i più esposti alla precarietà

La precarietà lavorativa colpisce in particolare i giovani under 35 e le donne. Nel curriculum di molti ragazzi compaiono quasi esclusivamente esperienze precarie, disoccupazione o lavoro nero. Spesso queste esperienze sono accompagnate da retribuzioni basse, insicurezza e, in alcuni casi, maltrattamenti sul posto di lavoro.

Diritti del lavoratore precario: cosa prevede la legge

Nonostante l’instabilità, il lavoratore precario ha comunque diritto a tutele minime. Anche chi lavora con contratti brevi o intermittenti ha diritto alla retribuzione minima, alle ferie, al TFR, alla malattia e alla sicurezza sul lavoro. Tuttavia, la debolezza contrattuale e la discontinuità rendono spesso difficile esercitare effettivamente questi diritti.

Il ruolo del welfare nella precarietà lavorativa

La precarietà lavorativa è aggravata da un sistema di welfare che non riesce a proteggere chi lavora in condizioni frammentate. Le indennità di disoccupazione, le pensioni e gli ammortizzatori sociali faticano a garantire copertura per chi alterna lavoro e disoccupazione, o svolge attività saltuarie e part-time non voluti.

Se stai vivendo una situazione di precarietà lavorativa o desideri tutelare i tuoi diritti come lavoratore precario, puoi rivolgerti con fiducia allo Studio Riitano, consulente del lavoro a Milano specializzato in diritto del lavoro e nella tutela dei lavoratori in condizioni di fragilità.

Contratto lavoro intermittente
news
Contratto di lavoro intermittente, tutto quello che c’è da sapere su questa particolare forma contrattuale

Il contratto di lavoro intermittente è disciplinato dal Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81. È conosciuto anche come “job on call”, lavoro su chiamata. Può essere a tempo determinato o indeterminato. 

Contratto di lavoro intermittente e Naspi: come funziona


Con il contratto di lavoro intermittente un dipendente si mette a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo. Secondo quanto è previsto, dunque, un lavoratore con questo inquadramento può svolgere i propri compiti in periodi predeterminati nell’arco di una settimana, di un mese o di un anno.

Come ci si deve regolare con il lavoro intermittente e Naspi quando si conclude il rapporto professionale? Due importanti sentenze del 2021 hanno sottolineato che il contratto di lavoro intermittente non può essere equiparato a un lavoro subordinato. In caso di disoccupazione involontaria il calcolo della durata dell’indennità NASpI deve essere effettuato prendendo a riferimento il numero delle giornate di lavoro effettivamente svolte.

Possono coesistere Naspi e lavoro a chiamata? Quali condizioni devono coesistere? Chiedete una consulenza agli esperti dello Studio Riitano. 

Lavoro intermittente: comunicazione del datore di lavoro

Il contratto di lavoro intermittente deve essere previsto nel contratto collettivo di categoria, anche aziendale, applicato dal datore di lavoro. In sua mancanza, i casi di utilizzo sono individuati con decreto ministeriale. Può essere concluso esclusivamente con soggetti con meno di 24 anni di età, purché le prestazioni siano svolte entro il 25esimo anno, e con più di 55 anni.

Per quanto riguarda il lavoro intermittente e la comunicazione da parte del datore di lavoro, la legge n. 92 del 2012 ha stabilito che prima dell’inizio della prestazione lavorativa o di un ciclo integrato di prestazioni lavorative di durata non superiore a 30 giorni, il datore di lavoro è tenuto a comunicarne la durata con modalità semplificate alla Direzione territoriale del lavoro competente per territorio.

La comunicazione va fatta ogni volta che si chiama il lavoratore a svolgere l’attività lavorativa e non solo al momento della stipula del contratto di lavoro intermittente. Vanno indicate le giornate di lavoro, non occorre comunicare l’orario di lavoro. Contattate Studio Riitano, specializzato nel diritto del lavoro per aziende, imprenditori, dipendenti e freelance.