Negli ultimi anni sempre più persone hanno deciso di mettersi in proprio, e aprire una partita IVA per avviare un’attività autonoma. Ma quali sono oggi i costi partita IVA e cosa cambia con le novità del 2025? Analizziamo tutti gli aspetti, dai costi di apertura alle spese di gestione, con un focus sul regime forfettario, molto utilizzato dai professionisti e dai piccoli imprenditori.
Costi apertura partita IVA: cosa cambia
Apertura gratuita, ma con spese accessorie
Dal punto di vista burocratico, aprire la partita IVA è gratis. Basta compilare e inviare il modello AA9/12 (per persone fisiche) o AA7/10 (per altri soggetti) all’Agenzia delle Entrate.
Tuttavia, i costi apertura partita IVA possono crescere se ci si affida a un commercialista o a un CAF, con tariffe che oscillano tra 100 e 500 euro.
Costi ditta individuale e liberi professionisti
Per chi sceglie di operare come ditta individuale, le spese da considerare sono:
- iscrizione alla Camera di Commercio (90-120 € annui),
- diritti di segreteria e bollo (circa 35 €),
- SCIA comunale (da 0 a 200 €, a seconda del Comune).
Per i liberi professionisti, invece, i costi iniziali sono minimi, ma potrebbero esserci spese obbligatorie per iscrizione agli albi di categoria.
Costi società e SRL
Chi decide di aprire una società deve invece affrontare:
- capitale sociale (minimo 1 € per SRL semplificata, 10.000 € per SRL ordinaria),
- oneri notarili (1.500-2.000 €),
- imposte di registro e tasse di concessione governativa.
Novità 2025: i nuovi codici ATECO
Dal 1° aprile 2025 sono entrati in vigore i nuovi codici ATECO, che classificano con maggiore precisione le attività economiche.
Questa novità ha un impatto diretto sui costi partita IVA, perché il codice ATECO determina:
- il coefficiente di redditività per chi aderisce al regime forfettario,
- la fascia di rischio per sicurezza sul lavoro e obblighi formativi,
- l’accesso a eventuali agevolazioni fiscali o contributive.
Scegliere il codice giusto diventa quindi fondamentale per ridurre costi e rischi di errori fiscali.
Partita IVA forfettaria: costi e vantaggi
Regime forfettario nel 2025
Molti scelgono di aprire partita IVA regime forfettario, perché offre una gestione semplificata e una tassazione agevolata:
- imposta sostitutiva al 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni),
- esonero dall’IVA e dalla contabilità ordinaria,
- riduzione del 35% dei contributi INPS per artigiani e commercianti.
Contributi previdenziali
Per stimare i partita IVA forfettaria costi, bisogna considerare i contributi:
- artigiani e commercianti: circa 4.500 € annui (ridotti del 35% se forfettari),
- Gestione Separata INPS: 26,07% del reddito imponibile,
- professionisti iscritti agli albi: contributi variabili in base alla cassa previdenziale.
Costi partita IVA ordinaria
Chi non può o non vuole aderire al forfettario deve entrare nel regime ordinario, che prevede:
- tassazione IRPEF a scaglioni (dal 23% al 43%),
- obblighi contabili e IVA,
- possibilità di dedurre le spese effettive dell’attività.
Può risultare conveniente per chi sostiene molti costi, ma in generale comporta una gestione più onerosa.
Quanto costa aprire la partita IVA?
I costi partita IVA nel 2025 non si esauriscono con l’apertura gratuita: vanno considerati contributi, imposte, Camera di Commercio e consulenza fiscale.
Il regime forfettario resta la scelta migliore per chi avvia una nuova attività con ricavi contenuti, grazie alla tassazione ridotta e alla semplicità gestionale. Per attività più strutturate, invece, il regime ordinario può risultare più adatto.
In ogni caso, pianificare fin da subito è fondamentale: rivolgersi ad un consulente del lavoro a Milano come lo Studio Riitano aiuta a scegliere il regime più conveniente, evitare errori e ottimizzare i costi di gestione della propria attività.