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Permessi

R.O.L. in busta paga: cosa sono?
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R.O.L. in busta paga: cosa sono?

Ogni lavoratore dipendente matura, in base alla durata della sua prestazione, dei permessi per la riduzione dell’orario di lavoro o R.O.L.: in busta paga, nel caso in cui non siano stati goduti, vengono pagati dal datore di lavoro entro 24 mesi dalla sua maturazione. Se da una parte i ROL sono un diritto di astensione retribuita dal lavoro simile alle ferie, dall’altra non vengono sanciti a livello legislativo, ma rappresentano un diritto di fonte contrattuale, ovvero sono regolamentati dai contratti collettivi nazionali di lavoro.

I ROL in busta paga: quando arrivano?

I permessi relativi alla riduzione dell’orario di lavoro possono essere utilizzati dal lavoratore in ogni momento, tuttavia nel caso in cui non vengano goduti devono essere liquidati dal datore di lavoro entro il 30 giugno dell’anno successivo la loro scadenza e comunque non oltre i 24 mesi. Per questa ragione, i ROL in busta paga generalmente vengono pagati con la mensilità di giugno.

Quanti permessi ROL si possono richiedere?

In base all’azienda, alla prestazione lavorativa e all’anzianità del dipendente, i contratti collettivi regolamentano il diritto alle ore di permessi ROL. Come per le ferie, anche questi permessi devono essere maturati dal lavoratore, generalmente a partire dal terzo anno di lavoro e in misura crescente durante i successivi. L’ammontare delle ore annue dipende anche dalla dimensione dell’azienda: per le aziende con più di quindici dipendenti, ad esempio, sono previste 72 ore, mentre per le aziende con meno di 15 lavoratori dipendenti, sono previste 56 ore annue di R.O.L., in busta paga nel caso in cui non vengano utilizzati. Infatti, i  permessi ROL non goduti, a differenza delle ferie, possono essere monetizzati.

Congedo per lutto come procedere
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Congedo per lutto: come procedere?

La normativa sul lavoro prevede in favore dei lavoratori dipendenti il diritto di richiedere un congedo per lutto in caso di decesso di un familiare. Nello specifico si fa riferimento al decesso del coniuge anche se legalmente separato (o della parte dell’unione civile), di un parente entro il 2° grado (anche non convivente) in linea retta o collaterale e di un soggetto che fa parte della famiglia anagrafica.

Quanti giorni di permesso per lutto mi spettano?

Cosa succede sul lavoro quando, purtroppo, si deve affrontare un lutto familiare? Il lavoratore – dipendente pubblico o privato – che ne è colpito deve comunicare all’azienda l’accaduto e i giorni di assenza. Il congedo parentale per lutto è un permesso retribuito: per le ore non lavorate ma coperte da permesso per lutto e grave infermità spetta comunque la retribuzione oltre alla maturazione di ferie, permessi, mensilità aggiuntive e tfr.

In base alla normativa, in alternativa ai permessi per lutto familiare, nei casi di decesso di un familiare il lavoratore può richiedere un periodo di congedo non retribuito. Quanti sono i giorni spettanti per lutto? La legge consente non più di tre giorni all’anno. Affinché vengano autorizzati dall’azienda, il lavoratore deve presentare la documentazione comprovante il diritto all’astensione. Vuoi conoscere meglio l’argomento rispetto al contratto collettivo nazionale della tua categoria? Rivolgiti allo Studio Riitano per una consulenza.

È possibile chiedere le ferie per lutto?

Il permesso retribuito per lutto di un familiare e i giorni di ferie ordinarie sono due situazioni diverse, che prevedono anche una regolamentazione differente. Il congedo lutto, come si è visto, è un permesso retribuito di tre giorni. Il diritto alle ferie è un diritto soggettivo che non può essere messo in discussione. La sua fruizione, tuttavia, deve rispettare le disposizioni delle norme vigenti. Il che implica che non si può parlare di ferie per lutto, ma, appunto, di congedo retribuito. Per legge le ferie devono essere programmate, devono andare incontro alle esigenze non solo del lavoratore, ma anche del datore di lavoro. Le esigenze organizzative aziendali vengono prima delle esigenze individuali. Chiedi ulteriori informazioni ai consulenti dello Studio Riitano.

Certificazione parità di genere  ·  news
Più giorni di congedo per i neo papà nel 2018

Dal 2018 ai papà lavoratori spettano quattro giornate di congedo obbligatorio e una di congedo facoltativo.

A chi è rivolto – Possono accedere al beneficio i padri lavoratori dipendenti anche adottivi e affidatari, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio o dall’adozione e affidamento.

Come funziona – Il congedo obbligatorio è fruibile dal padre entro il quinto mese di vita del bambino (o dall’ingresso in famiglia/Italia in caso di adozioni o affidamenti nazionali/internazionali) e quindi durante il congedo di maternità della madre lavoratrice o anche successivamente purché entro il limite temporale sopra richiamato. Tale congedo si configura come un diritto autonomo e pertanto è aggiuntivo a quello della madre e spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al proprio congedo di maternità.

Ai padri lavoratori dipendenti spettano due giorni, anche non continuativi, per gli eventi parto, adozione o affidamento, avvenuti fino al 31 dicembre 2017. Quattro giorni di congedo obbligatorio, che possono essere goduti anche in via non continuativa, invece per gli eventi parto, adozione o affidamento avvenuti dal 1° gennaio 2018 e fino al 31 dicembre 2018.

Il congedo facoltativo del padre è invece condizionato dalla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni di congedo maternità. I giorni fruiti dal padre anticipano quindi il termine finale del congedo di maternità della madre.

Quanto spetta – Il padre lavoratore dipendente ha diritto, per i giorni di congedo obbligatorio e facoltativo, a un’indennità giornaliera a carico dell’Inps pari al 100% della retribuzione.

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Permessi per studio ai lavoratori dipendenti

Per garantire al lavoratore dipendente, sia pubblico che privato, l’esercizio del diritto allo studio, la legge e i Contratti collettivi hanno previsto che essi possano usufruire di permessi o di particolari agevolazioni per la realizzazione del diritto allo studio, allo scopo di elevare la propria cultura e di sviluppare le proprie capacità professionali.

Infatti, la norma dispone che i lavoratori iscritti e frequentanti regolari corsi di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, hanno diritto ad essere inseriti in turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami; inoltre, questi lavoratori non sono obbligati a prestare lavoro straordinario o durante i riposi settimanali; infine, i lavoratori studenti, compresi quelli universitari, possono fruire di permessi giornalieri retribuiti per sostenere gli esami.

L’ammontare dei permessi studio viene stabilita dai singoli contratti collettivi nazionali, ma è prassi abbastanza consolidata quella di concedere150 ore di permesso in un determinato periodo di tempo, di solito un triennio.

Le 150 ore possono essere concesso ai dipendenti con un rapporto di lavoro a tempo parziale verticale con regola della proporzionalità, per le diverse tipologie di assenza; nel caso di rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale, trova ugualmente applicazione la regola del riproporzionamento.

Il lavoratore che chiede di assentarsi con permessi retribuiti ai sensi del presente articolo deve specificare il corso di studio al quale intende partecipare che deve comportare l’effettiva frequenza. A tal fine il lavoratore interessato deve presentare la domanda scritta all’azienda nei termini e con le modalità che saranno concordate con il datore di lavoro.

Il lavoratore può usufruire del permesso anche quando non vi sia una coincidenza di orari che porti ad un’assenza per tutta la giornata. Nei casi in cui sia necessario al lavoratore recarsi in località distanti il permesso può estendersi sino a coprire i tempi del viaggio. Per certificare la presenza all’esame, basta un qualunque attestato che indichi intestazione della sede universitaria o dell’istituto, giorno della prova, esito della prova, timbro o firma del professore o dell’amministrazione universitaria.

Tutte le informazioni sono reperibili presso i Consulenti del lavoro.