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Certificazione parità di genere

ferie maternità e congedo
Career  ·  Certificazione parità di genere  ·  Life  ·  news
Ferie in maternità, ecco come funzionano e come alternarle al congedo

Il periodo della maternità rappresenta un momento fondamentale per ogni lavoratrice, e con esso nasce l’esigenza di conciliare il diritto al riposo con quello alla cura del neonato. In questo scenario, comprendere il funzionamento delle ferie in maternità diventa essenziale, soprattutto quando si desidera combinare queste congedi con altre forme di assenza dal lavoro, come la maternità facoltativa. In questo articolo vedremo nel dettaglio come maturano le ferie durante i diversi tipi di congedo, se e quando è possibile utilizzarle e come si riflettono sulla busta paga.

Come funzionano le ferie in maternità

La maturazione delle ferie in maternità dipende dalla tipologia del congedo di cui si usufruisce. Durante il congedo di maternità obbligatorio, ovvero il periodo che inizia solitamente due mesi prima del parto e si estende fino a tre mesi dopo la nascita del bambino, le ferie maturano regolarmente. In questo lasso di tempo, la lavoratrice continua ad accumulare non solo ferie, ma anche anzianità di servizio, scatti di anzianità e mensilità aggiuntive. Anche il congedo di paternità concesso al padre in sostituzione della madre prevede le stesse condizioni.

Diversa è la situazione nel caso della maternità facoltativa, più correttamente definita congedo parentale. In questo caso, le ferie in maternità facoltativa non maturano. La normativa prevede che questo tipo di congedo, retribuito parzialmente al 30%, non dia diritto all’accumulo di ferie, tredicesima o quattordicesima. La stessa logica vale per i periodi di allattamento: anche i riposi giornalieri non contribuiscono alla maturazione delle ferie.

Ferie dopo la maternità obbligatoria: quando conviene

Una volta concluso il congedo di maternità obbligatorio, la lavoratrice può scegliere tra diverse opzioni: rientrare al lavoro, richiedere il congedo maternità facoltativo, oppure utilizzare le ferie residue. In molti casi, la seconda opzione è preferibile per rimanere accanto al neonato mantenendo la retribuzione piena, cosa non sempre garantita dal congedo facoltativo, che è pagato solo al 30%.

Alternare ferie e congedo: come farlo correttamente

Utilizzare le ferie al posto del congedo parentale è possibile, ma richiede alcuni requisiti. Le ferie devono essere già maturate, e l’assenza va pianificata in accordo con l’azienda, tenendo conto delle esigenze organizzative. La collaborazione tra dipendente e datore di lavoro è fondamentale per garantire una gestione fluida e regolare delle assenze.

Ferie e maternità non si sovrappongono: cosa sapere

È importante sottolineare che ferie e maternità non possono essere fruite contemporaneamente. Durante i periodi di maternità – sia obbligatoria che facoltativa – non è consentito utilizzare le ferie. Lo stesso vale in caso di ferie collettive: se la lavoratrice è in maternità, quei giorni di riposo potranno essere goduti solo al termine del congedo.

Ferie in busta paga: attenzione alle differenze

Le ferie in busta paga maturano durante la maternità obbligatoria, ma non durante quella facoltativa. Questo si traduce in una differenza nel saldo ferie che viene riportata nei cedolini. È quindi fondamentale controllare attentamente i dati presenti in busta paga per evitare discrepanze e malintesi, affidandosi se necessario a un consulente o all’ufficio risorse umane.

Come pianificare ferie e maternità senza errori

Una gestione efficace delle ferie in maternità richiede pianificazione e trasparenza. È buona norma organizzare in anticipo i periodi di assenza, evitando sovrapposizioni e rispettando le normative. Le ferie maturate durante la maternità non vanno perse, ma devono essere godute entro i termini di legge.

La combinazione di ferie in maternità facoltativa e ferie ordinarie può essere una strategia utile per prolungare il tempo con il neonato, garantendo al tempo stesso stabilità economica. Tuttavia, per sfruttare al meglio questa possibilità è fondamentale conoscere i propri diritti e le regole previste dal contratto di lavoro.

Se desideri approfondire la gestione di ferie e congedi maternità nella tua azienda o vuoi ricevere supporto su misura per la tua situazione contrattuale, lo Studio Riitano è a disposizione per una efficace consulenza del lavoro a Milano con soluzioni personalizzate e un’assistenza professionale completa.

bonus madri 2025
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Bonus madri lavoratrici, cosa cambia nel 2025

Negli ultimi anni, il bonus madri lavoratrici è diventato una misura fondamentale per sostenere le donne con figli nel mondo del lavoro. Prima dell’approvazione della nuova legge, si era parlato di una possibile stretta sul bonus per le mamme, con il rischio che molte beneficiarie lo perdessero nel 2025. La nuova Legge di Bilancio ha introdotto alcune modifiche importanti, tra cui l’estensione a nuove categorie di lavoratrici e l’introduzione di un limite di reddito.

Bonus mamme lavoratrici 2025: cosa cambia

Il bonus mamme lavoratrici è stato introdotto con la Legge di Bilancio 2023 e prevede l’esonero dal pagamento dei contributi previdenziali per le madri lavoratrici. Dal 2025, però, entrano in vigore nuove regole:

  • Esonero contributivo parziale: per le madri con due figli, lo sgravio non sarà più totale ma solo parziale. L’agevolazione completa rimarrà valida solo per chi ha tre o più figli fino al 2026.
  • Limite di reddito: potranno accedere al beneficio solo le lavoratrici con un reddito annuo inferiore a 40.000 euro.
  • Estensione a nuove categorie: il bonus sarà disponibile anche per lavoratrici a tempo determinato e alcune lavoratrici autonome, ma non per chi aderisce al regime forfettario.

Queste modifiche restringono la platea delle beneficiarie, con l’obiettivo di destinare l’incentivo alle famiglie con redditi medio-bassi.

Effetti sull’ISEE del bonus madri lavoratrici

Uno degli aspetti da considerare prima di richiedere il bonus madri lavoratrici è il suo impatto sull’ISEE bonus. L’aumento dell’importo netto in busta paga, derivante dall’esonero contributivo, potrebbe modificare la fascia ISEE del nucleo familiare. Questo significa che alcune lavoratrici potrebbero perdere l’accesso ad altre agevolazioni, come l’assegno unico per i figli, o subire una riduzione dell’importo percepito. Valutare attentamente la propria situazione economica è fondamentale prima di richiedere il beneficio, per evitare effetti indesiderati sul proprio bilancio familiare.

Come fare domanda per il bonus mamme lavoratrici

Le modalità di richiesta del bonus mamme lavoratrici 2025 saranno definite da un decreto attuativo atteso entro fine gennaio. Tuttavia, si prevede che le lavoratrici dipendenti continueranno a ricevere l’esonero direttamente in busta paga, previa comunicazione al proprio datore di lavoro. Per le lavoratrici autonome, invece, sarà necessario attendere ulteriori indicazioni ministeriali per conoscere le procedure esatte di accesso al beneficio.

Bonus madri lavoratrici 2025: conviene davvero?

Il bonus madri lavoratrici rappresenta un sostegno importante, ma le nuove regole ne limitano la portata rispetto agli anni precedenti. Il requisito del reddito massimo e la riduzione dello sgravio per le madri con due figli rendono necessario valutare attentamente i benefici effettivi. Inoltre, l’aumento del reddito imponibile potrebbe comportare conseguenze sull’ISEE e sull’accesso ad altri incentivi economici.

Per avere un quadro chiaro della propria situazione e comprendere se il bonus conviene davvero, è utile affidarsi a esperti del settore. Lo Studio Riitano offre consulenza specializzata su bonus mamme lavoratrici, ISEE bonus e agevolazioni fiscali, aiutando le famiglie a gestire al meglio i propri diritti e benefici.

bonus mamme lavoratrici
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Bonus mamme lavoratrici verso la stretta: chi rischia di perderlo nel 2025

Il bonus mamme lavoratrici è una misura introdotta con la Manovra di Bilancio 2024, ma rischia di essere ridimensionato o cancellato nel 2025. Questo sgravio contributivo, mirato a sostenere le mamme lavoratrici con figli a carico, è stato concepito per incentivare la natalità, affiancandosi alle detrazioni figli a carico già esistenti. Tuttavia, ha incontrato difficoltà operative e adesioni inferiori alle attese. La sua conferma per il 2025 è ancora incerta, e molte famiglie potrebbero essere escluse dai benefici attuali.

Cosa prevede il bonus mamme 

Il bonus mamme offre un’esenzione contributiva alle lavoratrici dipendenti con figli. Dal 2024 al 2026, garantisce un esonero dai contributi per le madri con tre o più figli fino ai 18 anni del più piccolo, e nel 2024 è stato esteso in via sperimentale alle mamme con due figli fino ai 10 anni del secondogenito. Lo sgravio, fino a 3.000 euro lordi annui, è riservato alle lavoratrici a tempo indeterminato, escludendo autonome e precarie. Questo beneficio si aggiunge all’assegno unico familiare già in vigore per il sostegno delle famiglie. Tuttavia, solo 484.000 su 800.000 potenziali beneficiarie hanno richiesto il bonus, con prevalenza di madri con due figli.

Le difficoltà e i rischi per il 2025 per le mamme lavoratrici

Nonostante l’importanza del bonus mamme lavoratrici, diversi fattori potrebbero portare alla sua cancellazione. La bassa adesione, dovuta a una comunicazione poco chiara e all’incompatibilità con il taglio del cuneo fiscale, ha limitato l’accesso per le mamme con redditi medio-bassi. Inoltre, i vincoli di bilancio e la necessità di reperire fondi per altre misure economiche potrebbero rendere difficile la proroga del bonus nel 2025. Anche all’interno del governo ci sono dubbi sull’efficacia della misura.

Le parole del governo riguardante il bonus mamme

Il governo, e in particolare la ministra del Lavoro Marina Calderone, ha dichiarato che l’obiettivo è consolidare le misure a sostegno delle famiglie, ma non ha escluso possibili modifiche al bonus. Se da una parte la premier Giorgia Meloni ha definito cruciale questo intervento per contrastare l’inverno demografico, dall’altra la necessità di trovare fondi per altre misure prioritarie, come il taglio del cuneo fiscale, potrebbe mettere a rischio il bonus mamme lavoratrici. La decisione finale sarà presa con la Manovra di Bilancio 2025, ma il quadro resta incerto.

Il futuro del bonus mamme lavoratrici è legato a molteplici fattori economici e politici. Le lavoratrici con due figli sono quelle che rischiano di più di perdere questo beneficio nel 2025. Mentre la discussione sulla natalità rimane centrale, le risorse limitate potrebbero ridurre o eliminare uno strumento nato per supportare le mamme lavoratrici. Per un aggiornamento sulla situazione o per valutare i tuoi diritti, lo Studio Riitano è a disposizione per fornire assistenza e consulenza personalizzata.

Certificazione della parità di genere
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Cos’è la Certificazione della Parità di Genere e perché un’azienda dovrebbe averla

Nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), emerge il “Sistema di certificazione della parità di genere”, un’iniziativa strategica promossa dal Dipartimento per le pari opportunità. Questo sistema si pone come un facilitatore per le aziende nell’adozione di politiche volte a diminuire il divario di genere, enfatizzando particolarmente lo sviluppo professionale femminile. L’idea fondamentale è creare un ambiente lavorativo dove le donne siano pienamente integrate, contribuendo attivamente alla crescita economica e sociale.

Perché è Cruciale per le Aziende?

Adottare la certificazione di parità di genere non è solo una mossa etica ma anche strategica per le aziende. Essa mira a migliorare la posizione delle donne nel mondo del lavoro, facilitando l’accesso a ruoli di leadership e bilanciando meglio i tempi vita-lavoro. Le aziende certificate possono godere di diversi vantaggi, come esoneri contributivi e accesso a finanziamenti preferenziali, grazie a normative come la Legge Gribaudo. Questi benefici non solo promuovono la parità ma sono anche un potente incentivo economico per le imprese.

Passi per Ottenere la Certificazione

Il percorso verso la certificazione è volontario e inizia con la richiesta da parte dell’impresa interessata. Organismi accreditati, come Accredia, valutano l’impresa seguendo la prassi UNI/PdR 125:2022, basata su indicatori chiave in diverse aree come la cultura aziendale, le politiche HR, e la tutela della genitorialità. Per ottenere la certificazione, un’azienda deve dimostrare di raggiungere standard elevati in questi ambiti, con un sistema di punteggio che assicura l’impegno continuo nel tempo.

Il Significato di Questa Certificazione per il Futuro del Lavoro

La certificazione della parità di genere non è solo un riconoscimento formale. Rappresenta un impegno concreto verso un futuro del lavoro più equilibrato e inclusivo, dove le differenze di genere non sono più barriere ma risorse. Inoltre, stimola un cambiamento culturale nelle aziende, promuovendo valori di equità e trasparenza che sono essenziali per una società progressista e innovativa.

In conclusione, il Sistema di certificazione della parità di genere è un passo significativo verso l’eliminazione del divario di genere nel mondo del lavoro. Offre alle aziende non solo l’opportunità di essere riconosciute per il loro impegno etico, ma anche di beneficiare di vantaggi tangibili, creando un circolo virtuoso di crescita e innovazione.

Congedo parentale padre
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Paternità, congedo parentale padre: tutte le novità

Il congedo di paternità è un congedo obbligatorio di 10 giorni pensato per agevolare una ripartizione più equilibrata delle responsabilità tra uomini e donne rispetto alla prole e per facilitare l’instaurarsi del legame tra padre e figlio.

Il congedo di paternità: a chi spetta e quanto dura

Il congedo per paternità è disciplinato dall’articolo 27-bis del Testo Unico maternità/paternità, decreto legislativo 151/2001. Del congedo di paternità obbligatorio possono fruire i padri lavoratori dipendenti, privati e pubblici, anche in caso di adozione e affidamento. Sono esclusi, invece, i padri lavoratori autonomi e quelli iscritti alla Gestione Separata.

Come funziona il congedo per un papà lavoratore contrattualizzato? Il dipendente si astiene dal lavoro per un periodo di 10 giorni lavorativi, nell’arco temporale che va dai due mesi precedenti la data presunta del parto fino ai cinque mesi successivi alla nascita (o dall’ingresso in famiglia/Italia in caso di adozioni nazionali/internazionali oppure dall’affidamento o dal collocamento temporaneo).

Se si verifica un parto plurimo, la durata del congedo è aumentata a 20 giorni lavorativi. Il congedo è previsto anche in caso di morte perinatale. Richiedete una consulenza agli esperti di Studio Riitano. 

Come gestire il congedo di paternità e indennità giornaliera 

Per il congedo di paternità di 10 giorni devono essere computate e indennizzate le sole giornate lavorative. Il congedo del padre può essere frazionato a giorni, ma non frazionato a ore. I padri possono fruire dei giorni di congedo parentale del padre obbligatorio anche durante il congedo di maternità della madre lavoratrice.

Per tutta la durata del congedo di paternità si percepisce un’indennità economica da parte dell’Inps, ma anticipata dal datore di lavoro, pari all’80% dell’ultima retribuzione percepita. Molti contratti collettivi prevedono anche un’integrazione all’indennità da parte del datore di lavoro. Il periodo, coperto dalla contribuzione figurativa, viene considerato utile a fini pensionistici. Cambia qualcosa per i lavoratori del pubblico impiego? Contattate Studio Riitano, specializzato in diritto del lavoro per aziende, manager, imprenditori, dipendenti e liberi professionisti. 

Occupazione femminile in Italia
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Bonus assunzione donne 2022: una spinta all’occupazione femminile in Italia

Nel nostro Paese meno di una donna su due possiede un lavoro. Per la prima volta dal 2013, con lo scoppio della pandemia l’occupazione femminile in Italia è calata al 49% nel 2020. In Europa le donne che possono vantare un impiego sono invece il 62,7%.

Lavoro delle donne: la situazione in Italia

I dati sopra riportati sono contenuti Bilancio di genere 2021, curato dal Dipartimento della ragioneria generale dello Stato. Il tasso di occupazione femminile in Italia è distante da quello maschile per 18,2 punti percentuali, contro i 10,1 punti della media europea. Nonostante stia crescendo l’attenzione al tema della disparità tra uomini e donne nella carriera professionale, il rapporto tra mercato del lavoro e donne nella Penisola risulta particolarmente in crisi soprattutto se confrontato con altri Paesi del vecchio continente. Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat ed esperta di statistiche di genere, in un recente intervento ha sottolineato che le donne italiane che lavorano sono il 50%, mentre nei Paesi del Nord Europa le percentuali superano l’80%. Il problema più grave riguarda le donne giovani, dai 25 ai 30 anni. Se siete imprenditori, aziende o donne lavoratrici con interesse rispetto a queste tematiche e avete bisogno di una consulenza legale, rivolgetevi agli esperti di Studio Riitano.

Bonus assunzione: incentivo all’occupazione femminile

Il problema dell’occupazione femminile in Italia è una criticità di natura strutturale, nettamente peggiorata con la pandemia. Nello Stivale più che altrove, anche per abitudini sociali e ragioni culturali il peso della famiglia ricade ancora sulla donna. Mancano, inoltre, strumenti di welfare e servizi adeguati. Una chiave strategica per intervenire concretamente sulla situazione è promuovere la parità di genere anche in ambito professionale. In questa direzione, una misura agevolativa prevista dalla Legge di Bilancio 2021 è il bonus assunzione: è stato cioè stabilito che, alle aziende che assumono donne lavoratrici nel biennio 2021-2022, sia riconosciuto un esonero contributivo del 100%: il limite massimo di importo è stato fissato a 6.000 euro all’anno. Quali datori di lavoro possono fare domanda in ambito privato? Chi, invece, rimane escluso? Per fare chiarezza su questi e altri temi, contattate Studio Riitano: da oltre cinquant’anni tra i migliori studi di consulenti del lavoro a Milano!

part time post maternità
Certificazione parità di genere  ·  news
È possibile richiedere di fare un orario part time post maternità?

Le lavoratrici assunte a tempo pieno indeterminato con il contratto commercio possono usufruire del part time post maternità. Questo consente loro di assistere il bambino fino al compimento del suo terzo anno.

Criteri per la richiesta di riduzione orario post maternità

Secondo quanto prevede il contratto del commercio, le aziende sono obbligate ad accogliere le richieste di trasformazione temporanea del rapporto di lavoro da tempo pieno a part time dopo una maternità. Questo è consentito fino al massimo del 3% della forza produttiva dell’impresa.

Nel caso di aziende da 20 a 33 dipendenti, a fronte delle necessità organizzative, non ci potrà essere più di 1 part time post maternità. Se viene accolta la richiesta, l’orario lavorativo può essere ridotto fino a un massimo del 50% delle ore previste per un genitore al rientro da un congedo per ragioni di maternità o paternità. Se il datore di lavoro riceve più di una richiesta, l’imprenditore o il manager dovrà dare priorità alle domande presentate prima. Avete dei dubbi? Chiedete una consulenza agli esperti dello Studio Riitano.

Preavviso per part time post maternità ccnl commercio

La possibilità di usufruire di questa agevolazione è riservata soltanto ai lavoratori dipendenti. Non è prevista dalla regolamentazione per i liberi professionisti. Nel caso di genitori di bambini con disabilità, esistono altre norme atte alla tutela della salute del bambino come, tra le altre, la Legge 104. In base al part time post maternità regolato dal ccnl commercio, la richiesta per ottenerlo dovrà essere presentata con un preavviso di 60 giorni. Dovrà essere indicato il periodo di tempo per il quale viene ridotta la prestazione lavorativa. La sua decorrenza, invece, inizierà solo successivamente al totale smaltimento delle ferie e dei permessi retribuiti residui. Per ulteriori informazioni sull’argomento non esitate a contattare lo Studio Riitano.

contratto di sostituzione maternità
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Il contratto di sostituzione maternità: quanto dura il divieto di licenziamento?

Quando si viene assunti per sostituire una donna che va in maternità si stipula e si firma con il datore di lavoro un contratto apposito. Il contratto di assunzione per sostituzione maternità, a tempo determinato,
è disciplinato dall’articolo 4 del D.lgs 151 del 2001 che al comma 1.

Caratteristiche del contratto

La donna lavoratrice in maternità, al termine del periodo di congedo, deve ritornare al lavoro e ha diritto ad essere collocata nella stessa posizione e nelle stesse mansioni che svolgeva in precedenza. Nel contratto di sostituzione maternita viene sottolineato che il datore di lavoro può assumere personale con contratto di lavoro per la sostituzione delle dipendenti neomamme, ma non può licenziarle.

Le nuove assunzioni coperte dal contratto a tempo determinato sostituzione maternità 2021 possono essere fatte anche con anticipo fino a un mese rispetto al periodo di inizio del congedo di maternità (salvo periodi superiori previsti dalla contrattazione collettiva in base alla categoria di riferimento). A chi spetta il congedo di maternità? Come ci si regola in caso di parti anticipati o di adozioni e affidi? Potete chiedere una consulenza legale allo Studio Riitano, che offre assistenza e servizi ad aziende, manager, imprenditori, dipendenti e freelance.

Contratto di sostituzione maternità normativa e diritti

Il legislatore, intervenendo con alcune modifiche al decreto legislativo 151/2001, si è espresso nuovamente sulle tutele riconosciute alle lavoratrici in maternità e alle figure sostitutive. L’assunzione per sostituzione maternità è quel contratto rivolto a chi subentra al posto della neo mamma lavoratrice prendendo temporaneamente il suo posto. La neo mamma lavoratrice, nello specifico, è coperta dal divieto di licenziamento dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro previsti dalla normativa e fino a un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare.

Rispetto al contratto di sostituzione di maternità e ai diritti conseguenti, la legge prevede che l’accordo cominci un mese prima dell’inizio della sostituzione vera e propria, in modo che ci sia il tempo utile per l’affiancamento. In generale la durata minima prevista per un contratto del genere è sei mesi. Possono esserci proroghe? Contattate Studio Riitano.

 

Contratto di sostituzione maternità
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Contratto di sostituzione maternità e paternità: riduzione dei premi dovuti e incentivi 2021

 

La legge di Bilancio 2021 ha previsto alcune novità e modifiche per contratto di sostituzione maternità, congedo di paternità, bonus dedicati alle famiglie, bonus bebè e vari altri aspetti legati ai genitori lavoratori.

Congedo maternità 2021: che cosa cambia

Per il 2021 è stato aumentato di 50 milioni di euro il Fondo per le politiche della famiglia per misure organizzative da adottare in azienda per favorire il rientro al lavoro delle lavoratrici dopo il parto. Ai datori di lavoro con meno di venti dipendenti che assumono lavoratori con contratto di sostituzione maternità a tempo determinato (anche tramite agenzia), è concesso uno sgravio contributivo del 50% per un massimo di dodici mesi. Come possono fare le aziende interessate per beneficiare della riduzione in caso di contratto di contratto a tempo determinato per chi sostituisce un lavoratore in maternità o paternità? E se l’impresa ha più di 20 dipendenti? Possono darti queste e altre informazioni gli esperti dello Studio Riitano, che offrono servizi di consulenza legale a privati, dipendenti, liberi professionisti, aziende e imprenditori.

 

Bonus maternità: cosa prevede la Legge di Bilancio 2021

Tra le principali novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2021, oltre a quello che è previsto per il contratto di sostituzione di maternità, per quanto riguarda il congedo di paternità c’è l’aumento a 10 giorni, dai 7 previsti precedentemente, della durata dello stesso congedo, potendone usufruire entro i 5 mesi dalla nascita del figlio. Per il padre lavoratore dipendente viene inoltre confermata la possibilità di astenersi facoltativamente dal lavoro per un periodo ulteriore di un giorno. Viene poi esteso il congedo di paternità ai casi di morte perinatale. Una delle domande principali è a quanto ammonta il bonus maternità. Si tratta di un contributo pari a 800 euro una tantum. È erogato indipendentemente dal reddito del nucleo familiare, ma dalla certificazione che va presentata deve risultare che la donna ha concluso il settimo mese di gravidanza. Può essere richiesto anche dopo il parto? Come funzionano, invece, il bonus bebè e le agevolazioni per gli asili nido? Contatta lo Studio Riitano.

Assunzione-sostituzione-maternità
Certificazione parità di genere  ·  Finanza Agevolata  ·  news
Assunzione sostituzione maternità: come funziona?

Il contratto di assunzione per sostituzione maternità è un contratto a tempo determinato, destinato ad interrompersi allo scadere del periodo di maternità concordato tra il datore di lavoro e il lavoratore congedato che gode del diritto alla conservazione del posto. L’assunzione del nuovo dipendente può precedere di un mese la data prevista per il congedo affinché questi riceva la dovuta formazione e l’affiancamento necessari per una corretta prosecuzione delle attività lavorative.

Contratto sostituzione maternità: durata e rinnovi

Come ogni contratto a tempo determinato, il Decreto Legge 145 del 2018, chiamato Decreto Dignità, ha previsto un rinnovo massimo di 36 mesi anche per il contratto sostituzione maternità: la durata del rapporto lavorativo, tuttavia, dipende dal periodo di congedo richiesto dal dipendente. Al termine del periodo di assunzione per sostituzione maternità può essere stipulato un rinnovo contrattuale, senza l’obbligo di attendere 20 giorni tra un contratto e l’altro previsto per gli altri contratti a tempo determinato.

Sgravi e agevolazione per sostituzione maternità

Per le aziende con meno di 20 dipendenti, la legge prevede una speciale agevolazione per sostituzione maternità: uno sgravio del 50% sui contributi che l’azienda è obbligata a versare per il primo anno di maternità o paternità. L’incentivo, dunque, è previsto per un massimo di dodici mesi e solo a fronte della produzione di una apposita autocertificazione che attesta l’assunzione di un numero totale di lavoratori dipendenti inferiore a 20 nonché la sottoscrizione di un contratto di assunzione per sostituzione maternità.

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