Aspettativa non retribuita per malattia: cosa succede se si supera il periodo di comporto

Aspettativa non retribuita

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La normativa del lavoro prevede numerose tutele per il dipendente che non può recarsi al lavoro a causa della malattia attraverso l’aspettativa non retribuita. Cosa succede se c’è bisogno di stare ancora a casa dopo la fine di questo periodo – detto periodo di comporto – in base ai limiti fissati dalla legge?

Contratto del commercio e aspettativa non retribuita: cos’è previsto

Può accadere che, alla fine del periodo di comporto, il lavoratore stia ancora male e non possa riprendere il servizio anche se sono scaduti i termini dell’aspettativa non retribuita. Per evitare che si proceda all’automatico licenziamento del lavoratore, molti contratti collettivi nazionali del lavoro (ccnl) possono prevedere che, terminato il comporto, il lavoratore mantenga il posto di lavoro e non possa essere licenziato, ma non matura né la retribuzione né ogni altro istituto di legge o di contratto. Se si considera, in particolare, il contratto del commercio, per quanto riguarda l’aspettativa non retribuita, quello che viene stabilito in questi casi è che, superato il periodo di comporto, la conservazione del posto sarà prolungata, a richiesta del lavoratore, per un ulteriore periodo di aspettativa non retribuita e non superiore a 120 giorni. Quali documenti vanno presentati dal lavoratore? Entro quali tempi? Quando e come è possibile richiedere l’aspettativa non retribuita? Può offrirti una consulenza legale lo Studio Riitano.

Aspettativa non retribuita e CCNL: il licenziamento è legittimo?

In generale, quando si parla di periodo di comporto legata all’aspettativa non retribuita, tale periodo va calcolato secondo le regole previste nel contratto collettivo nazionale di riferimento. Quando viene superato il periodo di comporto, che deve essere calcolato secondo le regole previste nel ccnl di riferimento, viene meno il diritto del lavoratore assente per malattia alla conservazione del posto di lavoro. Il datore di lavoro, dunque, può recedere dal rapporto di lavoro, intimando al dipendente il licenziamento per superamento del periodo di comporto legato all’aspettativa non retribuita prevista dal ccnl del settore in cui è impiegato il lavoratore. In che modo deve essere formalizzato il licenziamento affinché sia legittimo? In quali casi, invece, licenziare un dipendente dopo il periodo di comporto non è lecito? Possono risponderti gli esperti di Studio Riitano. Contattali qui.

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