Assenza ingiustificata al lavoro, quanti giorni si possono fare e cosa si rischia

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Avere un contratto di assunzione implica l’obbligo di rispettare determinate regole, tra cui la presenza nei giorni e negli orari indicati. Nel caso in cui un lavoratore non possa presentarsi sul luogo di lavoro, è tenuto a comunicare al datore di lavoro il motivo, come previsto dal Codice Civile. L’omissione di questa comunicazione rende l’assenza dal lavoro ingiustificata. In questo articolo, esamineremo questa tipologia di assenza e i rischi ad essa collegati.

Quando si parla di assenza ingiustificata: cosa sapere

Il lavoratore che non si presenta al lavoro deve comunicare in modo preventivo l’assenza al datore, o al più tardi il giorno stesso in cui intende assentarsi.

Se questa comunicazione non avviene, il lavoratore commette un illecito disciplinare e potrà essere sanzionato. L’assenza ingiustificata si verifica quando l’assenza non viene comunicata o negata al datore, ma anche sulla base di motivazioni non oggettive. La prima ripercussione in questi casi riguarda la retribuzione, prevedendo la non ricezione del compenso giornaliero e la mancata maturazione di ferie, permessi, TFR, tredicesima e quattordicesima.

L’assenza ingiustificata dal lavoro rappresenta una violazione dell’obbligo di diligenza e fedeltà previsto dall’articolo 2104 del Codice Civile, nonché della buona fede e correttezza prescritte agli articoli 1175 e 1375. Pertanto, l’assenza ingiustificata costituisce un illecito civile di natura contrattuale e disciplinare. Il datore di lavoro può sanzionare l’assenza dal lavoro ingiustificata e l’entità della sanzione dipende dal numero di giorni di assenza e dal tipo di Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro.

Cosa si rischia per l’assenza ingiustificata: le conseguenze

L’assenza ingiustificata dal lavoro comporta anche sanzioni che possono essere applicate sotto forma di richiamo verbale, trasferimento, multa e sospensione. Salvo il richiamo verbale, negli altri casi il datore deve presentare una contestazione disciplinare per iscritto e il lavoratore avrà 5 giorni di tempo per difendersi.  Passato questo lasso di tempo, il datore può scegliere se intimare il provvedimento disciplinare oppure accogliere le giustificazioni e la difesa del lavoratore, non adottando provvedimenti disciplinari.

L’azienda deve trasmettere al lavoratore un ordine di servizio, indicando il giorno e l’ora a partire dai quali il lavoratore è invitato a presentarsi al lavoro, comunicandogli anche come l’assenza ingiustificata possa esporlo a responsabilità disciplinari e comportare la non retribuzione. Qualora nel CCNL non siano presenti indicazioni precise, spetta al datore di lavoro scegliere come procedere, valutando la volontarietà e i motivi dell’assenza, nonché il numero di giorni.

Assenza ingiustificata: il caso del licenziamento

Nel caso di assenza ingiustificata, il licenziamento rappresenta la conseguenza più estrema, prevista solo se indicata nel CCNL. Anche se l’assenza del dipendente non ha provocato danni all’azienda, il licenziamento è comunque possibile, in quanto la mancata presenza del lavoratore determina una lesione del suo vincolo di fiducia con il datore.

Ad esempio, se il dipendente va in ferie per un periodo non concordato con il datore, l’assenza ingiustificata può portare al licenziamento per giusta causa. Quando l’assenza è inferiore a 3 ore e non provoca danni gravi all’azienda,  il licenziamento è ritenuto illegittimo.

Se l’assenza si prolunga e il lavoratore non si presenta al lavoro per 3 giorni, il licenziamento può essere considerato quando viene fornita una motivazione mendace.

Un altro caso in cui può verificarsi il licenziamento è quando il lavoratore si assenta per malattia, ma non presenta il certificato medico entro i termini previsti

Inoltre, il licenziamento può essere una possibilità se il dipendente non si presenta nella nuova sede in cui è stato trasferito come forma di protesta, a meno che il trasferimento sia contrario alla correttezza, ad esempio, se il lavoratore assiste un familiare con la legge 104.

Nel caso di licenziamento per giusta causa, l’azienda non è tenuta a rispettare il periodo di preavviso né a erogare la liquidazione dell’indennità sostitutiva del preavviso, potendo recedere immediatamente dal contratto. Nonostante sia legato a una condotta grave del dipendente, il licenziamento comporta la disoccupazione involontaria del lavoratore, permettendogli di ottenere, se sussistono determinati requisiti, l’erogazione della NASpI, l’assegno mensile erogato dall’INPS destinato a chi resta senza lavoro per un massimo di 2 anni.

Assentarsi dal luogo di lavoro senza motivo in modo volontario solo per ottenere un licenziamento per assenza ingiustificata comporta gravi rischi, rappresentando una condotta sanzionabile che può portare alla perdita del diritto alla disoccupazione.

Per avere maggiori informazioni in merito all’assenza ingiustificata al lavoro o se cerchi un consulente del lavoro contatta lo Studio Riitano.

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