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Decreto Sicurezza 2026: cosa cambia per lavoratori e datori di lavoro
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Decreto Sicurezza 2026: cosa cambia per lavoratori e datori di lavoro

Il nuovo D.L. 31 ottobre 2025 n. 159, conosciuto come Decreto Sicurezza Lavoro, introduce un’evoluzione strutturale nell’ecosistema della salute e sicurezza. La norma segna il passaggio da un modello centrato sulle sanzioni a un sistema basato su prevenzione misurabile, tracciabilità digitale e responsabilizzazione gestionale.
Dal 2026, imprese e lavoratori dovranno adeguarsi a un assetto più rigoroso e orientato all’analisi dei dati.

1. Nuovi criteri INAIL basati sul rischio reale

Dal 1° gennaio 2026, la certificazione INAIL non seguirà più una tariffa uniforme ma verrà modulata sull’andamento infortunistico dell’impresa.
Il modello introduce un sistema di bonus/malus che premia i comportamenti preventivi comprovati e penalizza le criticità non presidiate. La riduzione contributiva richiede una gestione documentata del rischio: formazione verificabile, manutenzione tracciabile, DPI adeguati e capacità di dimostrare come gli interventi incidano sui tassi infortunistici.
L’obiettivo non è incentivare adempimenti episodici, ma promuovere una governance continua e misurabile.

2. Appalti e subappalti: badge digitale e maggiore trasparenza

Il Decreto interviene profondamente sulla filiera degli appalti, una delle aree più sensibili in materia di sicurezza.
Nei cantieri entra l’obbligo del badge digitale, interoperabile con i sistemi informativi nazionali. Questo strumento sostituisce la tessera tradizionale e consente controlli più affidabili, riducendo al tempo stesso gli oneri amministrativi.
Inoltre, la notifica preliminare dei cantieri dovrà includere il codice fiscale o la partita IVA delle imprese impegnate in subappalto, rafforzando la tracciabilità e imponendo ai committenti procedure più rigide di qualificazione dei fornitori.

3. Patente a crediti nei cantieri: sanzioni più severe

La riforma irrigidisce il sistema della patente a punti.
Svolgere attività senza patente comporterà una sanzione pari al 10% del valore dei lavori, con minimo elevato a 12.000 euro e senza possibilità di diffida. Anche le decurtazioni diventano più incisive in caso di lavoro irregolare o impiego di personale privo di permesso.
La filiera dovrà quindi rafforzare i controlli documentali, aggiornare i capitolati e garantire processi interni più coerenti con il nuovo quadro sanzionatorio.

4. Vigilanza e ispezioni potenziate

L’Ispettorato nazionale del lavoro concentra la sua azione soprattutto sulle imprese che operano in subappalto, ambito considerato ad alto rischio.
La vigilanza viene rafforzata anche grazie all’incremento degli organici di INAIL e del Comando Carabinieri per la tutela del lavoro, e all’utilizzo di strumenti digitali che consentono verifiche più rapide e mirate.
L’intero sistema ispettivo si orienta così verso un modello predittivo e basato su indicatori oggettivi.

5. Formazione: qualità misurabile e tracciabilità obbligatoria

Il Decreto investe in modo significativo sulla formazione, considerandola uno dei cardini della prevenzione.
Dal 2026 vengono stabilizzate risorse INAIL per promuovere metodologie didattiche avanzate, comprese soluzioni immersive digitali utili soprattutto alle PMI. La formazione viene tracciata nel fascicolo elettronico del lavoratore e nei sistemi nazionali, rendendo le verifiche più sostanziali.
Una novità rilevante riguarda l’obbligo di aggiornamento degli RLS anche nelle aziende sotto i 15 dipendenti, superando una delle principali lacune del sistema precedente.

6. Near miss: verso una sicurezza predittiva

Per le imprese oltre i 15 dipendenti sarà introdotto un modello nazionale di registrazione e analisi degli infortuni sul lavoro mancati (near miss).
Un decreto attuativo definirà standard, modalità di trasmissione dei dati e criteri per la reportistica nazionale.
L’obiettivo è trasformare il mancato incidente in un indicatore che orienti correzioni interne, investimenti mirati e priorità ispettive.
Si tratta di un approccio innovativo che avvicina la sicurezza ai modelli di gestione basati sull’analisi dei dati e sui cicli di feedback.

Decreto Sicurezza 2026: implicazioni operative per le imprese

Il nuovo quadro normativo richiede alle aziende un’evoluzione concreta nella gestione del rischio. La prevenzione dovrà essere misurabile, documentata e integrata nei processi organizzativi. Badge digitali, formazione tracciata, analisi dei near miss, contributi legati al rischio reale e una vigilanza rafforzata delineano un contesto in cui la sicurezza non è più un adempimento formale, ma un elemento di competitività e continuità operativa.

In questa fase di transizione, il supporto dei consulenti del lavoro diventa fondamentale per interpretare correttamente le nuove disposizioni, aggiornare procedure e coordinare gli adempimenti richiesti. In attesa dei decreti attuativi, le imprese più strutturate possono già iniziare a predisporre sistemi informativi coerenti, mappare i processi critici e definire responsabilità chiare nella governance del rischio, trasformando così l’impatto regolatorio in un vantaggio strategico.

risarcimento ed assicurazioni per infortuni sul lavoro
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Infortunio sul lavoro: risarcimento e assicurazioni

Un infortunio sul lavoro può avere conseguenze gravi non solo per la salute del lavoratore, ma anche per la stabilità economica sua e della sua famiglia. In questi casi, è fondamentale conoscere i propri diritti in materia di risarcimento e assicurazione infortunio sul lavoro. Questo articolo chiarisce cosa succede in caso di infortunio, quali tutele sono previste e quando si può ottenere un indennizzo, anche nei casi più complessi di incidenti sul lavoro.

Cosa si intende per infortunio sul lavoro

Un infortunio sul lavoro è un evento improvviso e traumatico che avviene in occasione dell’attività lavorativa, provocando un danno fisico o psichico al lavoratore. Si differenzia dalla malattia professionale per la sua natura violenta e immediata. È riconosciuto come tale se avviene per cause legate direttamente o indirettamente all’attività svolta.

Rientrano nella definizione anche gli incidenti sul lavoro verificatisi al di fuori della sede lavorativa, purché vi sia un legame funzionale con le mansioni assegnate. Dal 2000, grazie al D.Lgs. 38/2000, è stato incluso anche l’infortunio in itinere, cioè nel tragitto casa-lavoro.

Infortunio sul lavoro risarcimento: cosa prevede la legge

In caso di infortunio sul lavoro risarcimento e tutele sono disciplinati dal DPR 1124/1965 e dal Codice Civile. Il lavoratore ha diritto a prestazioni sanitarie e indennizzi economici erogati dall’INAIL. Questi comprendono:

  • Cure mediche gratuite;
  • Indennità per inabilità temporanea;
  • Rendite per inabilità permanente;
  • Rendita ai superstiti in caso di decesso.

Quando l’infortunio è causato da violazioni delle norme di sicurezza da parte del datore di lavoro, il dipendente può richiedere anche un risarcimento del danno differenziale. Questo tipo di azione civile è distinta dalla tutela assicurativa e riguarda il risarcimento integrale dei danni patrimoniali e non patrimoniali non coperti dall’INAIL.

Assicurazione infortunio sul lavoro: obbligo e coperture

L’assicurazione per infortunio sul lavoro è obbligatoria per legge. Ogni datore di lavoro deve iscrivere i propri dipendenti all’INAIL, versando i relativi contributi. L’ente si fa carico delle prestazioni economiche e sanitarie nei casi in cui l’evento dannoso sia riconosciuto come infortunio sul lavoro. Oltre alla copertura standard, alcune aziende o contratti collettivi possono prevedere ulteriori assicurazioni integrative private, volte a colmare eventuali lacune dell’assicurazione pubblica.

Dal 1° ottobre 2024, per lavorare nei cantieri è obbligatoria la patente a punti cantieri, un sistema che premia la sicurezza e penalizza le violazioni: un nuovo strumento volto a ridurre drasticamente gli incidenti sul lavoro e tutelare maggiormente operai e imprese.

Quando il risarcimento non è riconosciuto

Non tutti gli incidenti sul lavoro danno diritto al risarcimento. Sono escluse le ipotesi in cui si verifica un cosiddetto “rischio elettivo”, cioè se l’infortunio è stato causato da un comportamento arbitrario del lavoratore, del tutto estraneo all’attività lavorativa.

Tuttavia, l’eventuale colpa del dipendente (imprudenza, negligenza) non esclude automaticamente l’indennizzo, purché l’evento sia comunque legato alla prestazione lavorativa e avvenuto in condizioni riconducibili al contesto aziendale.

Tutele aggiuntive e aspetti penali

Oltre alle tutele previdenziali e al risarcimento per infortunio sul lavoro, la legge prevede conseguenze penali in caso di lesioni gravi o morte per mancato rispetto delle norme di sicurezza. Il datore può essere perseguito per lesioni colpose o omicidio colposo aggravato, con pene aumentate rispetto a quelle ordinarie.

Il riconoscimento e la gestione di un infortunio sul lavoro risarcimento richiede competenze giuridiche e tecniche. Per garantire una corretta tutela, lo Studio Riitano, consulente del lavoro a Milano, offre assistenza personalizzata in materia di diritto del lavoro e previdenza.

licenziamenti, indennità e tutela
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Licenziamenti 2025: tutela e indennità per licenziamenti illegittimi

Il tema dei licenziamenti, soprattutto se considerati illegittimi, è centrale nel diritto del lavoro italiano. Quando un lavoratore viene licenziato senza giusta causa o senza il rispetto delle procedure previste dalla legge, entra in gioco un articolato sistema di tutele che mira a garantire un’equa compensazione e, nei casi più gravi, il reintegro nel posto di lavoro. La normativa distingue tra lavoratori assunti prima e dopo il 7 marzo 2015, data d’introduzione del contratto a tutele crescenti attraverso il Jobs Act.

Licenziamenti illegittimi: cosa sono e quando si verificano

Un licenziamento è considerato illegittimo quando è intimato:

  • per motivi discriminatori o illeciti (licenziamento nullo);
  • in assenza di giusta causa o giustificato motivo oggettivo o soggettivo (licenziamento annullabile);
  • senza il rispetto delle modalità procedurali previste dalla legge (licenziamento inefficace).

In ciascuno di questi casi, il lavoratore ha diritto a specifiche forme di tutela, che possono includere la reintegrazione nel posto di lavoro e/o un’indennità di licenziamento proporzionale all’anzianità di servizio.

Contratto a tutele crescenti: cosa prevede per i licenziamenti

Per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015, si applica il regime delle tutele crescenti, previsto dal Jobs Act. Questo modello disciplina i licenziamenti illegittimi nei seguenti modi:

  • Reintegrazione solo nei casi di licenziamento discriminatorio, nullo o con insussistenza del fatto materiale contestato (in ambito disciplinare);
  • Indennità fissa e crescente in base all’anzianità in caso di assenza di giustificato motivo o giusta causa;
  • Risarcimento danni fino a un massimo di 12 mensilità;
  • Versamento dei contributi per tutto il periodo di illegittima estromissione;
  • Indennità sostitutiva della reintegrazione pari a 15 mensilità, a scelta del lavoratore.

Licenziamenti con vizi formali: le conseguenze per il datore

In caso di licenziamento effettuato senza rispettare la procedura corretta (es. forma scritta, mancata comunicazione delle motivazioni), il lavoratore ha comunque diritto a un indennizzo fisso, proporzionale all’anzianità. Anche in questi casi non è prevista la reintegrazione, ma solo una sanzione economica.

Tutela reale per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015

Per i lavoratori assunti prima dell’entrata in vigore del Jobs Act, la legge distingue tra tutela reale e tutela obbligatoria. La tutela reale si applica alle aziende con più di 15 dipendenti per unità produttiva o oltre 60 complessivi. In caso di licenziamenti illegittimi per mancanza di giusta causa o giustificato motivo, il lavoratore ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro. Inoltre, spetta un’indennità risarcitoria che può arrivare fino a 12 mensilità, il versamento dei contributi previdenziali per l’intero periodo di estromissione e, in alternativa alla reintegrazione, il lavoratore può optare per un’indennità sostitutiva.

Licenziamenti nulli e discriminatori: tutele automatiche

Il licenziamento nullo, cioè basato su motivazioni discriminatorie come quelle politiche, religiose, razziali o di genere, comporta automaticamente la reintegrazione del lavoratore. A questa si aggiunge un’indennità risarcitoria non inferiore a 5 mensilità e la ricostruzione integrale della posizione contributiva. In questo tipo di licenziamento, la tutela si applica a prescindere dalla dimensione dell’impresa e dalla data di assunzione del dipendente.

Tutela obbligatoria nelle aziende più piccole

Nelle aziende che non superano i 15 dipendenti per sede o i 60 in totale, la legge prevede la tutela obbligatoria. In caso di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro può scegliere se riassumere il dipendente oppure pagare un’indennità compresa tra 2,5 e 6 mensilità dell’ultima retribuzione. In entrambi i casi, il rapporto di lavoro si considera estinto e il lavoratore non ha diritto alla reintegrazione. Anche questa forma di tutela si applica ai lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015.

Conciliazione e offerte economiche alternative

Il datore di lavoro può proporre al lavoratore, prima dell’avvio di un giudizio, una conciliazione basata su un’offerta economica predefinita. Tale somma, commisurata all’anzianità di servizio, non è soggetta a tassazione e consente di estinguere il rapporto di lavoro. L’accettazione del licenziamento concordato implica la rinuncia del lavoratore a impugnare il licenziamento e a procedere con un’azione legale.

Per un’analisi personalizzata o per ricevere assistenza legale e consulenziale in materia di licenziamenti, affidati ad un consulente del lavoro a Milano. Lo Studio Riitano è a disposizione con un team specializzato in diritto del lavoro.

Pace fiscale rottamazione ter 2019
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Pace fiscale: rottamazione ter 2019

Con l’articolo 3 del Decreto Legge n. 119/2018 è stata introdotta la Definizione agevolata 2018, ovvero la cosiddetta rottamazione-ter 2019, aperta a tutti coloro che hanno uno o più debiti con Agenzia delle entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017. 

Rottamazione ter: proroga e nuova scadenza  

La norma sulla rottamazione ter 2019 prevede la possibilità di estinguere i debiti iscritti a ruolo contenuti nelle cartelle di pagamento. In che modo? Versando le somme dovute senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per le cartelle Equitalia, per la loro la rottamazione ter, la proroga prevede un allungamento dei termini di scadenza per presentare la domanda, entro il 31 luglio 2019. È questa, dunque, la data della nuova scadenza: precedentemente era fissata entro il 30 aprile 2019. Nell’ambito della rottamazione ter, la presentazione dell’istanza di definizione agevolata comporta la sospensione anche delle procedure di pignoramento presso terzi in corso. 

Rottamazione ter e rate: quante sono e con che scadenze 

Al netto di sanzioni e interessi di mora, gli importi dovuti da chi ha presentato domanda legata alla rottamazione ter 2019 dovranno pertanto essere pagati in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2019, o in un massimo di diciotto rate per la rottamazione ter consecutive, spalmate in cinque anni. La prima rata dovrà essere pagata il 31 luglio 2019, la seconda il 30 novembre 2019 e le restanti 16 rate, ripartite nei successivi 4 anni, andranno saldate il 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ciascun anno fino al 2023. La prima e la seconda rata sono pari al 10% delle somme complessivamente dovute con la Definizione agevolata, le restanti rate invece sono di pari importo. Chiedi ulteriori informazioni agli esperti dello Studio Piga Riitano.