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Rapporti lavorativi

Detassazione 2026 - maggiorazioni al 15% solo se previste dal CCNL
Consulenza HR  ·  Finanza Agevolata  ·  Gestione del personale  ·  news  ·  Payroll management  ·  Rapporti lavorativi
Detassazione 2026: maggiorazioni al 15% solo se previste dal CCNL

Nel 2026 la detassazione delle maggiorazioni e delle indennità legate al lavoro notturno, festivo e a turni subisce un importante chiarimento normativo. Con la legge 199/2025 e la circolare 2/2026 dell’Agenzia delle Entrate, viene definito in modo più preciso quali somme possono beneficiare dell’aliquota agevolata del 15%.

Il punto centrale è chiaro: possono essere detassate solo le maggiorazioni espressamente previste dal CCNL applicato. Questo cambia in modo significativo l’approccio operativo per aziende e responsabili HR.

Detassazione: cosa cambia nel 2026 per aziende e lavoratori

La nuova disciplina sulla detassazione degli aumenti contrattuali introduce un criterio più rigido rispetto al passato. Non tutte le somme legate al lavoro straordinario o alle condizioni particolari possono essere automaticamente agevolate.

Per poter applicare l’imposta sostitutiva al 15%, è necessario fare riferimento esclusivo alle previsioni contenute nel contratto collettivo nazionale. Questo significa che eventuali accordi aziendali o territoriali non sono sufficienti per beneficiare dell’agevolazione fiscale.

Per le aziende, questo comporta la necessità di verificare con precisione il CCNL applicato e le relative voci retributive.

Maggiorazioni detassabili: il ruolo centrale del CCNL

Le somme che possono essere soggette a detassazione sono quelle legate a specifiche condizioni di lavoro, come turni, lavoro notturno e attività svolte nei giorni festivi o nel riposo settimanale.

Il punto chiave è che queste maggiorazioni devono essere espressamente previste dal contratto collettivo. Non è quindi sufficiente riconoscere un’indennità in busta paga: è necessario che questa sia disciplinata in modo chiaro dal CCNL.

Questo rafforza il ruolo della gestione dei rapporti lavorativi, che diventa fondamentale per garantire la corretta applicazione delle agevolazioni fiscali.

Riposo settimanale e festivi: cosa rientra nella detassazione

Un aspetto importante riguarda le prestazioni rese nei giorni di riposo. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il riferimento è al riposo settimanale individuato dal CCNL, generalmente coincidente con la domenica.

Questo significa che non tutte le giornate non lavorative possono beneficiare della detassazione. Ad esempio, nel caso di lavoratori con settimana corta, la prestazione resa il sabato potrebbe non rientrare nel regime agevolato, se non considerata riposo settimanale dal contratto.

Per le aziende, questo richiede una valutazione attenta delle singole casistiche.

Indennità di reperibilità: quando è detassabile

Tra le novità interpretative più rilevanti rientra l’indennità di reperibilità. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che può rientrare nella detassazione, ma solo se collegata a prestazioni effettuate in condizioni specifiche, come lavoro notturno o festivo.

Questo implica che la semplice corresponsione dell’indennità non è sufficiente. È necessario verificare se e quando la reperibilità si traduce effettivamente in una prestazione lavorativa in condizioni agevolabili.

In questo contesto, il supporto di una consulenza del lavoro diventa essenziale per evitare errori interpretativi e applicativi.

Straordinari: cosa è escluso dalla detassazione

Un altro punto delicato riguarda il trattamento degli straordinari. La circolare chiarisce che la retribuzione ordinaria dello straordinario è esclusa dal regime agevolato.

Può invece essere detassata la sola maggiorazione legata allo straordinario, ma solo se riferita a prestazioni svolte in orario notturno o in giorni festivi.

Questa distinzione è fondamentale perché incide direttamente sulla gestione delle buste paga e sulla corretta applicazione delle aliquote fiscali.

Limiti di reddito e soglia annuale

La detassazione è soggetta a limiti precisi. L’importo massimo agevolabile è pari a 1.500 euro annui. Oltre questa soglia, si applica la tassazione ordinaria.

Inoltre, il beneficio è riconosciuto solo ai lavoratori che rispettano determinati requisiti di reddito. È quindi necessario verificare anche eventuali somme percepite da precedenti datori di lavoro.

Questo aspetto richiede una gestione accurata dei dati, spesso supportata da attività di Consulenza HR per garantire correttezza e conformità.

Detassazione e capienza fiscale: attenzione al calcolo

Un elemento tecnico ma molto rilevante riguarda la cosiddetta capienza dell’imposta lorda. Anche le somme detassate devono essere considerate nel calcolo complessivo per verificare il diritto ad altri benefici fiscali.

Questo implica che la gestione della detassazione non può essere isolata, ma deve essere integrata all’interno della gestione complessiva della retribuzione.

Per le aziende, questo significa dover coordinare correttamente sistemi paghe e procedure interne.

Impatti per aziende e gestione del personale

Le nuove regole sulla detassazione hanno un impatto diretto sull’organizzazione aziendale. Non si tratta solo di un tema fiscale, ma anche di una leva di gestione del personale.

Una corretta applicazione consente di ottimizzare il costo del lavoro e migliorare la trasparenza nei confronti dei dipendenti. Al contrario, errori o interpretazioni errate possono generare criticità e contenziosi.

In questo scenario, anche attività come la Ricerca e Selezione del Personale possono beneficiare di una struttura retributiva più chiara e competitiva.

Studio Riitano: supporto per la gestione della detassazione

Lo Studio Riitano affianca aziende e responsabili HR nella gestione degli aspetti fiscali e contrattuali legati al lavoro.

In particolare, supporta nella corretta interpretazione delle norme sulla detassazione, nella verifica delle voci retributive e nell’allineamento delle procedure aziendali.

Un approccio consulenziale permette di ridurre i rischi, migliorare l’efficienza e garantire la piena conformità normativa.

Detassazione 2026: cosa devono fare le aziende per essere in regola

Le nuove regole rendono evidente la necessità di un approccio strutturato. Le aziende devono verificare il CCNL applicato, analizzare le voci retributive e assicurarsi che le condizioni per la detassazione siano rispettate.

Non si tratta solo di applicare un’aliquota agevolata, ma di costruire un sistema coerente tra contratti, buste paga e normativa fiscale.

In un contesto sempre più complesso, affidarsi a un supporto specializzato rappresenta la soluzione più efficace per evitare errori e ottimizzare la gestione del lavoro.



Smart working 2026
Assetti Organizzativi  ·  Consulenza HR  ·  Entrepreneur  ·  news  ·  Productivity  ·  Rapporti lavorativi
Smart working 2026: cosa cambia da oggi
In sintesi

Dal 7 aprile 2026 è in vigore la Legge 34/2026: i datori di lavoro con dipendenti in smart working devono consegnare ogni anno un'informativa scritta sulla sicurezza, pena sanzioni penali (arresto da 2 a 4 mesi) e amministrative (fino a €7.403,96). L'obbligo vale per tutte le aziende, indipendentemente dalla dimensione.

In questo articolo trovi cosa deve contenere l'informativa, un modello di riferimento per redigerla, le sanzioni in dettaglio e una checklist operativa per metterti in regola.

Indice dei contenuti
  1. Cosa cambia con la Legge 34/2026
  2. L'informativa obbligatoria: cosa deve contenere
  3. Fac simile informativa smart working 2026
  4. Le sanzioni per le aziende
  5. Come adeguarsi: checklist pratica
  6. Domande frequenti

La Legge 34/2026 — prima legge annuale dedicata alle PMI, in vigore dal 7 aprile 2026 — ha trasformato l'obbligo di informativa per i lavoratori agili da adempimento formale a norma sanzionata. Se la tua azienda ha dipendenti che lavorano anche solo parzialmente da remoto, questo aggiornamento ti riguarda direttamente. Vediamo nel dettaglio cosa prevede e come adeguarsi in modo corretto.

Cosa cambia con la Legge 34/2026

La Legge 34/2026 non introduce un obbligo nuovo: l'informativa sulla sicurezza per i lavoratori agili era già prevista dall'art. 22 della Legge 81/2017. La novità sostanziale è che quell'obbligo viene ora inserito nel perimetro sanzionato del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro), tramite modifica dell'art. 55.

In pratica: chi non consegna l'informativa non rischia più solo una contestazione ispettiva generica, ma una violazione specifica con conseguenze penali e amministrative precise. L'art. 11 della Legge 34/2026 è chiaro: l'inadempienza è punibile a partire dalle condotte commesse dopo il 7 aprile 2026.

La norma si inserisce nel quadro più ampio della riforma sulla sicurezza sul lavoro 2026, che ha ridisegnato obblighi e vigilanza per le imprese di ogni dimensione. Vale per tutti i datori di lavoro con dipendenti in lavoro agile — definito dall'art. 18 della Legge 81/2017 come "modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzata dall'assenza di vincoli orari o spaziali, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro."

Attenzione

Le sanzioni si applicano indipendentemente dalla dimensione aziendale. Nonostante la Legge 34/2026 si chiami "Legge annuale per le PMI", gli obblighi sull'informativa di sicurezza per lo smart working valgono per tutte le aziende, grandi e piccole.

L'informativa obbligatoria: cosa deve contenere

L'informativa deve essere consegnata almeno una volta all'anno a ciascun lavoratore in modalità agile e al RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza). Secondo le indicazioni della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, deve coprire questi aspetti:

Rischi generali e specifici
Rischi connessi alla modalità di lavoro agile e al contesto specifico in cui il lavoratore opera da remoto (abitazione, spazi di coworking, ecc.).
Videoterminali e vista
Rischi connessi all'uso prolungato di schermi: affaticamento visivo, distanza corretta dal monitor, pause obbligatorie ogni 20 minuti.
Postura ed ergonomia
Corretta postura alla scrivania, uso della sedia ergonomica, altezza del monitor, posizionamento di tastiera e mouse.
Affaticamento fisico e mentale
Diritto alla disconnessione, gestione dei carichi di lavoro, fasce di reperibilità concordate nell'accordo individuale.
Igiene ambientale
Requisiti minimi dell'ambiente di lavoro remoto: illuminazione adeguata, temperatura, rumorosità, spazio sufficiente.
Dispositivi BYOD
Se il dipendente usa strumenti personali (Bring Your Own Device), il datore deve verificare che rispettino i requisiti di legge per le attrezzature di lavoro.

I dipendenti in smart working devono essere formati specificamente sui rischi legati alla modalità agile. In alcuni casi — in particolare per chi trascorre molte ore davanti a videoterminali — può essere necessaria la sorveglianza sanitaria. La valutazione spetta al Medico Competente o all'RSPP.

Fac simile informativa smart working 2026

Di seguito la struttura di riferimento per redigere l'informativa ai sensi dell'art. 22 della Legge 81/2017, aggiornata agli obblighi della Legge 34/2026. Il documento va personalizzato in base alla realtà aziendale e validato dall'RSPP o dal consulente del lavoro.

Sezione Contenuto da includere Note operative
Intestazione Ragione sociale, data di emissione, dati del lavoratore destinatario, dati del RLS Predisporre versione individuale per ogni lavoratore agile
Rischi generali Descrizione dei rischi connessi al lavoro agile: isolamento, difficoltà di supervisione, rischi domestici Fare riferimento alla valutazione dei rischi (DVR) aziendale
Rischi specifici Rischi legati al contesto operativo del singolo lavoratore (home office, coworking, trasferta) Personalizzare se il lavoratore opera in contesti diversi
Videoterminali Regole per l'uso corretto: distanza schermo (50-70 cm), pausa ogni 20 min, altezza monitor a livello occhi Allegare scheda tecnica se disponibile
Ergonomia e postura Indicazioni su sedia, scrivania, posizione di tastiera e mouse, supporto lombare Rimandare a standard UNI EN ISO 9241
Disconnessione Fasce orarie di reperibilità, diritto alla disconnessione fuori orario, modalità di contatto Deve essere coerente con l'accordo individuale di lavoro agile
BYOD Requisiti dei dispositivi personali ammessi, policy di sicurezza informatica applicabile Solo se il lavoratore usa dispositivi propri
Firma e data Firma del datore (o delegato), firma del lavoratore per ricevuta, firma del RLS Conservare copia firmata. Accettata anche firma digitale con ricevuta

Per la gestione strutturata degli accordi individuali, dell'informativa e degli adempimenti correlati, lo studio offre supporto nell'ambito della consulenza sugli assetti organizzativi aziendali.

Le sanzioni per le aziende

Le sanzioni previste dalla Legge 34/2026 si applicano in caso di mancata consegna dell'informativa al lavoratore agile e/o al RLS. Il regime è duplice:

Tipo di sanzione Entità Quando scatta
Penale Arresto da 2 a 4 mesi Mancata consegna informativa al lavoratore e/o al RLS
Amministrativa Ammenda da €1.708,61 a €7.403,96 Mancata consegna informativa al lavoratore e/o al RLS
Frequenza minima Ogni 12 mesi L'informativa va rinnovata annualmente o ad ogni variazione delle condizioni

Le sanzioni si applicano alle condotte commesse a partire dal 7 aprile 2026 e valgono indipendentemente dalla dimensione dell'azienda. In caso di ispezione del lavoro, la mancanza dell'informativa o la sua obsolescenza costituiscono una violazione immediatamente contestabile. Per una valutazione del rischio ispettivo aziendale, è possibile richiedere una consulenza sul presidio degli accessi ispettivi.

Come adeguarsi: checklist pratica per le aziende

Questi sono i passaggi operativi per mettersi in regola con la Legge 34/2026 entro il minor tempo possibile.

1
Censisci i lavoratori agili
Identifica tutti i dipendenti con accordo di lavoro agile in essere, anche parziale (es. 2 giorni a settimana da remoto). Verifica se l'informativa è stata consegnata in passato e con quale data: se supera i 12 mesi, va rinnovata immediatamente.
2
Identifica il tuo RLS
Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza deve ricevere l'informativa esattamente come ogni singolo lavoratore agile. Se l'azienda non ha un RLS nominato, è il momento di provvedere.
3
Redigi o aggiorna l'informativa
Predisponi il documento scritto seguendo la struttura indicata nella sezione precedente. Personalizza per ruoli diversi se necessario. Fai validare il documento dal tuo consulente del lavoro o dall'RSPP.
4
Consegna e traccia
Consegna l'informativa in forma scritta e tracciabile: email con ricevuta di lettura o firma digitale sono formati validi. Conserva la prova di consegna. Invia copia al RLS con la stessa modalità.
5
Imposta il rinnovo annuale
Imposta un reminder a 12 mesi dalla consegna. L'informativa va rinnovata anche ogni volta che cambiano le condizioni di lavoro agile: nuovi strumenti, nuovi rischi, modifica dell'accordo individuale.

Per le aziende che gestiscono smart working su scala strutturata — più lavoratori agili, policy interne, accordi collettivi — la gestione dell'informativa si inserisce nella più ampia attività di consulenza del lavoro per le aziende.

Studio Riitano supporta le aziende nell'adeguamento agli obblighi della Legge 34/2026: redazione dell'informativa, verifica degli accordi individuali e presidio della conformità normativa.

Consulenza assetti organizzativi Contattaci

Domande frequenti sullo smart working 2026

Le nuove regole smart working 2026 si applicano anche alle grandi aziende?
Sì. Nonostante la Legge 34/2026 si chiami "Legge annuale per le PMI", gli obblighi sull'informativa di sicurezza per i lavoratori agili — e le relative sanzioni — si applicano a tutti i datori di lavoro con dipendenti in smart working, indipendentemente dalla dimensione. L'obbligo deriva dall'art. 22 della Legge 81/2017, che non fa distinzioni dimensionali.
Cosa rischia concretamente un'azienda che non consegna l'informativa?
Le sanzioni previste dalla Legge 34/2026 sono di due tipi: sul piano penale, arresto da 2 a 4 mesi; sul piano amministrativo, ammenda da €1.708,61 a €7.403,96. Le sanzioni scattano per mancata consegna dell'informativa scritta al lavoratore agile e/o al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), per condotte commesse dopo il 7 aprile 2026.
Con quale frequenza va consegnata l'informativa sulla sicurezza in smart working?
L'informativa deve essere consegnata almeno una volta all'anno. Va rinnovata anche in caso di variazioni significative nelle condizioni di lavoro agile: cambio di strumenti, nuovi rischi identificati, modifica dell'accordo individuale.
Un'azienda che aveva già consegnato l'informativa in passato è in regola?
Dipende dalla data. Se l'informativa è stata consegnata meno di 12 mesi fa ed è ancora aggiornata rispetto alle condizioni di lavoro attuali, l'azienda è in regola. Se sono passati più di 12 mesi, oppure le condizioni sono cambiate, è necessario aggiornare il documento e riconsegnarlo sia al lavoratore sia al RLS.
Il lavoratore in smart working ha nuovi obblighi con la Legge 34/2026?
No. La Legge 34/2026 non introduce nuovi obblighi per i lavoratori dipendenti. Tutte le novità — informativa, sanzioni, obblighi di tracciabilità — riguardano esclusivamente i datori di lavoro.
Alcol sul lavoro
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Droghe e Alcol sul lavoro: limiti, controlli e nuove regole 2026 

Nel 2026 il tema dell’alcol sul lavoro e dell’uso di sostanze stupefacenti assume un ruolo ancora più centrale per aziende, imprenditori e responsabili HR. Con il DL 159/2025, il legislatore interviene sull’articolo 41 del D.Lgs. 81/2008 introducendo una novità significativa: la possibilità di effettuare una visita medica anche immediata quando vi è il sospetto che un lavoratore si trovi sotto l’effetto di alcol o droghe.

Questo aggiornamento rappresenta un passaggio importante perché consente alle imprese di intervenire con maggiore tempestività in situazioni potenzialmente critiche. In contesti operativi complessi, infatti, anche un breve ritardo nella gestione può tradursi in un aumento concreto del rischio.

Alcol e droghe sul lavoro: rischi e responsabilità per le aziende

Il tema dell’alcol sul lavoro non può più essere affrontato isolatamente rispetto a quello delle sostanze stupefacenti. Entrambi incidono direttamente sulla capacità del lavoratore di operare in modo sicuro, riducendo lucidità, tempi di reazione e capacità di valutazione.

Per il datore di lavoro, questo comporta una responsabilità rilevante. Non si tratta solo di prevenire comportamenti scorretti, ma di garantire un ambiente di lavoro sicuro e conforme alla normativa. In caso di incidente, l’assenza di controlli o procedure adeguate può esporre l’azienda a conseguenze legali e organizzative importanti.

Nuove regole 2026: visita medica e test in caso di sospetto

La principale novità introdotta riguarda la possibilità di attivare una visita medica anche durante il turno di lavoro. In presenza di un ragionevole sospetto, il lavoratore può essere sottoposto a verifica per accertare un eventuale stato di alterazione dovuto ad alcol o droghe.

Questo elemento introduce un cambio di prospettiva. Non si tratta più solo di controlli programmati, ma di una gestione dinamica e immediata del rischio. L’azienda ha così la possibilità di intervenire in tempo reale, evitando che una situazione potenzialmente pericolosa si trasformi in un problema concreto.

Mansioni a rischio: limiti alcol e sostanze nelle attività più delicate

Le nuove disposizioni trovano applicazione soprattutto nelle mansioni a rischio, cioè in tutte quelle attività nelle quali un errore umano può avere conseguenze rilevanti per la sicurezza.

In questi contesti, la tolleranza rispetto all’alcol e alle sostanze è di fatto pari a zero. Anche una minima alterazione può compromettere la sicurezza dell’operatore e delle persone coinvolte. Questo rende fondamentale una consulenza del lavoro per identificare correttamente le posizioni più esposte e adottare misure preventive adeguate.

Controlli alcolimetrici e test droghe: come funzionano

I controlli relativi ad alcol e droghe sul lavoro rientrano nell’ambito della sorveglianza sanitaria e sono affidati al medico competente. Possono includere verifiche alcolimetriche o accertamenti specifici in funzione del contesto e delle mansioni svolte.

Con l’introduzione della nuova normativa, questi controlli possono essere attivati anche in modo tempestivo, quando emergono segnali concreti. Questo consente di ridurre i margini di incertezza e di intervenire con maggiore efficacia nella gestione del personale.

Cosa può fare il datore di lavoro in caso di sospetto

Quando emergono segnali compatibili con uno stato di alterazione, il datore di lavoro ha il dovere di attivare le procedure previste, coinvolgendo il medico competente per la verifica. Non è possibile intervenire direttamente con controlli autonomi, ma è necessario seguire un percorso corretto dal punto di vista normativo.

Alcol, droghe e normativa: cosa cambia per le imprese

La nuova disciplina non introduce solo un obbligo aggiuntivo, ma fornisce anche uno strumento operativo più chiaro per le aziende. La possibilità di agire tempestivamente consente di rafforzare la sicurezza e ridurre i rischi legati alla gestione del personale.

Allo stesso tempo, restano alcuni dubbi interpretativi, legati anche alle indicazioni fornite dagli enti competenti. Questo rende ancora più importante affrontare il tema con un approccio strutturato e consapevole.

Stato di alterazione e dipendenza: una distinzione da conoscere

È fondamentale distinguere tra stato di alterazione momentanea e dipendenza da alcol o sostanze. La nuova norma si concentra sulla verifica immediata dell’idoneità del lavoratore a svolgere la propria attività.

La disciplina delle dipendenze, invece, richiede accertamenti più approfonditi e sarà oggetto di un intervento normativo successivo. Comprendere questa distinzione è essenziale per evitare errori nella gestione e nelle decisioni aziendali.

Gestione dei casi critici e impatto sulla gestione HR

La gestione di situazioni legate ad alcol e droghe sul lavoro richiede un equilibrio tra sicurezza, rispetto della persona e normativa. Non si tratta solo di un intervento tecnico, ma di un processo che coinvolge anche la dimensione organizzativa.

In questo contesto, la consulenza HR diventa fondamentale per strutturare procedure interne, formare i responsabili e garantire una gestione coerente delle situazioni più delicate. Una buona organizzazione riduce il rischio di errori e migliora la capacità di risposta dell’azienda.

Procedure aziendali e contratti: come mettersi in regola

Le aziende devono aggiornare le proprie procedure interne e integrare questi aspetti nella gestione complessiva del personale. Questo significa intervenire non solo sul piano operativo, ma anche su quello documentale.

In particolare, la gestione dei rapporti lavorativi deve riflettere in modo chiaro le regole legate alla sicurezza, prevedendo indicazioni precise sui comportamenti vietati e sulle conseguenze disciplinari.

Prevenzione e selezione: il ruolo dell’organizzazione

Un approccio efficace non si limita alla gestione delle emergenze, ma parte dalla prevenzione. La costruzione di un ambiente di lavoro sicuro passa anche dalla qualità delle persone inserite in azienda.

Studio Riitano: supporto alle aziende

Lo Studio Riitano affianca imprese e responsabili HR nella gestione degli aspetti legati al lavoro, offrendo supporto operativo e consulenziale.

In un contesto normativo in continua evoluzione, avere un partner competente consente di interpretare correttamente le norme, strutturare procedure efficaci e gestire con maggiore sicurezza anche le situazioni più complesse.

Alcol sul lavoro e droghe: obblighi e strategie per le aziende nel 2026

Le nuove regole introdotte nel 2026 rafforzano la gestione dell’alcol sul lavoro e rendono più efficace anche il controllo dell’uso di droghe nei contesti a rischio.

Per le aziende, la sfida non è solo adeguarsi alla normativa, ma costruire un sistema organizzativo solido e coerente. Un approccio strutturato consente di prevenire problemi, ridurre i rischi e garantire la continuità operativa.

Modelli contrattuali di lavoro
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Modelli contrattuali di lavoro: scegliere quello giusto per l’azienda

Il mercato del lavoro nel 2026 si presenta come uno scenario in profonda evoluzione, caratterizzato da trasformazioni strutturali che coinvolgono competenze, modelli organizzativi e dinamiche di attrazione dei talenti. L’impatto dell’Intelligenza Artificiale, gli investimenti legati al PNRR e le nuove normative europee stanno ridefinendo il rapporto tra imprese e lavoratori, imponendo un ripensamento delle strategie di formazione, selezione e retention.

Le aziende non cercano più soltanto figure specialistiche, ma professionisti capaci di integrare competenze tecniche, digitali e relazionali, in grado di operare in contesti sempre più complessi e tecnologici.

Il mercato del lavoro 2026 tra domanda di competenze e trasformazione digitale

Uno degli elementi centrali che definiscono il mercato del lavoro attuale è la crescente domanda di competenze digitali avanzate. L’adozione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale nei processi aziendali sta modificando ruoli, responsabilità e modelli decisionali.

Le imprese stanno progressivamente orientandosi verso:

  • profili professionali ibridi, con competenze tecnologiche e visione strategica;
  • capacità di analisi dei dati e gestione di strumenti digitali;
  • competenze trasversali come problem solving, adattabilità e collaborazione;
  • conoscenze legate alla sostenibilità e ai criteri ESG.

Questo cambiamento genera una forte pressione sul sistema formativo e sulla riqualificazione dei lavoratori, infatti oggi si può sfruttare anche molte più agevolazioni legate alla formazione finanziata rendendo reskilling e upskilling fattori imprescindibili e più accessibili per la competitività.

Fabbisogno occupazionale: i numeri della crescita 2025-2029

Le previsioni indicano un fabbisogno occupazionale compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori nel periodo 2025-2029. Questo dato evidenzia come il mercato richieda non solo nuove assunzioni, ma anche un significativo ricambio generazionale.

Indicatore

Valore stimato

Implicazione per aziende e lavoratori

Fabbisogno lavoratori 2025-2029

3,3 – 3,7 milioni

Necessità di attrarre nuovi talenti e investire in formazione

Tasso di occupazione (15-64 anni, inizio 2025)

62,5%

Crescita occupazionale, ma con forte mismatch di competenze

Tipologia contrattuale prevalente

Tempo indeterminato

Strategia di fidelizzazione del personale qualificato

Trend contratti a termine

In diminuzione

Ricerca di maggiore stabilità organizzativa

Principale criticità

Carenza di competenze tecniche e digitali

Urgenza di reskilling e collaborazione con il sistema formativo

 

Le direttrici strategiche che stanno ridefinendo il mercato del lavoro

Secondo le analisi più recenti, il 2026 sarà guidato da tre macro-vettori che stanno ridisegnando il mercato del lavoro e influenzando in modo significativo anche i processi di selezione personale nelle aziende.

1. Integrazione dell’Intelligenza Artificiale

L’AI non rappresenta più una tecnologia di supporto, ma un elemento strutturale dei modelli produttivi. Le aziende richiedono professionisti capaci di governare strumenti automatizzati, interpretare dataset complessi e integrare tecnologia e decisioni di business.

2. Transizione verso sostenibilità ed energia green

I settori legati alla green economy e alle infrastrutture stanno vivendo una fase espansiva, trainata dagli investimenti pubblici e dalla necessità di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

3. Nuova normativa europea sulla trasparenza retributiva

La Direttiva UE sulla trasparenza salariale introdurrà maggiore chiarezza nelle politiche retributive, imponendo alle aziende di indicare le fasce di stipendio negli annunci di lavoro e di strutturare sistemi interni di reporting.

I settori che trainano l’occupazione nel 2026

Il nuovo mercato del lavoro non cresce in modo uniforme: alcuni comparti stanno assumendo un ruolo determinante.

Settore

Figure più richieste

Motore della crescita

Terziario professionale

Consulenti digitali, specialisti ICT

Digitalizzazione dei servizi

Finance evoluto

Controller data-driven, CFO strategici

Analisi predittiva e governance del rischio

Costruzioni

Direttori di cantiere, tecnici energetici

PNRR e riqualificazione infrastrutturale

Energia green

Esperti fotovoltaico/eolico

Transizione energetica

Retail e Hospitality

Sales manager omnicanale, export specialist

Centralità della customer experience

Servizi B2B

Profili commerciali e tecnologici

Internazionalizzazione e innovazione

 

Contratti di lavoro: stabilità in aumento e nuove esigenze organizzative

Un segnale rilevante riguarda la composizione contrattuale: nel 2026 prevalgono i contratti a tempo indeterminato, mentre diminuiscono quelli a termine e le forme di lavoro indipendente. Le imprese stanno puntando su tipi di contratto sempre più stabili e welfare per trattenere competenze difficili da reperire.

Evoluzione contrattuale

Scenario 2026

Effetto sul mercato

Crescita tempo indeterminato

Maggiore fidelizzazione

Riduzione del turnover

Calo contratti a termine

Selezione più mirata

Investimenti su competenze chiave

Attenzione al benessere lavorativo

Diffusione di modelli flessibili

Migliore engagement dei dipendenti

Nuovi modelli retributivi

Trasparenza salariale

Rafforzamento dell’employer branding

 

La vera sfida del mercato del lavoro: colmare il mismatch di competenze

Nonostante i segnali di crescita, il principale ostacolo resta la carenza di lavoratori qualificati. Il disallineamento tra competenze disponibili e richieste dalla trasformazione digitale rappresenta il nodo centrale del 2026.

Per affrontare questa sfida, sarà fondamentale:

  • rafforzare la formazione tecnica e professionale;
  • sviluppare percorsi di aggiornamento continuo;
  • favorire la collaborazione tra imprese, università e istituzioni;
  • promuovere una cultura del lavoro orientata all’innovazione.

Mercato del lavoro 2026: cosa devono fare aziende e professionisti per restare competitivi

Il mercato del lavoro del 2026 non è semplicemente in evoluzione: è entrato in una fase di ridefinizione strutturale che sta trasformando profondamente anche i rapporti lavorativi. Le organizzazioni che sapranno investire simultaneamente in tecnologia, cultura aziendale e trasparenza saranno quelle in grado di attrarre i migliori talenti.

Allo stesso tempo, i professionisti dovranno adottare un approccio dinamico alla propria carriera, fondato su aggiornamento continuo, contaminazione tra discipline e capacità di interpretare il cambiamento.

Il lavoro non sta scomparendo: sta cambiando forma. E il 2026 rappresenta uno degli snodi più decisivi di questa trasformazione.

Nuovi equilibri nel mercato del lavoro
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Nuovi equilibri nel mercato del lavoro: le direttrici del 2026

Il mercato del lavoro nel 2026 si presenta come uno scenario in profonda evoluzione, caratterizzato da trasformazioni strutturali che coinvolgono competenze, modelli organizzativi e dinamiche di attrazione dei talenti. L’impatto dell’Intelligenza Artificiale, gli investimenti legati al PNRR e le nuove normative europee stanno ridefinendo il rapporto tra imprese e lavoratori, imponendo un ripensamento delle strategie di formazione, selezione e retention.

Le aziende non cercano più soltanto figure specialistiche, ma professionisti capaci di integrare competenze tecniche, digitali e relazionali, in grado di operare in contesti sempre più complessi e tecnologici.

Il mercato del lavoro 2026 tra domanda di competenze e trasformazione digitale

Uno degli elementi centrali che definiscono il mercato del lavoro attuale è la crescente domanda di competenze digitali avanzate. L’adozione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale nei processi aziendali sta modificando ruoli, responsabilità e modelli decisionali.

Le imprese stanno progressivamente orientandosi verso:

  • profili professionali ibridi, con competenze tecnologiche e visione strategica;
  • capacità di analisi dei dati e gestione di strumenti digitali;
  • competenze trasversali come problem solving, adattabilità e collaborazione;
  • conoscenze legate alla sostenibilità e ai criteri ESG.

Questo cambiamento genera una forte pressione sul sistema formativo e sulla riqualificazione dei lavoratori, infatti oggi si può sfruttare anche molte più agevolazioni legate alla formazione finanziata rendendo reskilling e upskilling fattori imprescindibili e più accessibili per la competitività.

Fabbisogno occupazionale: i numeri della crescita 2025-2029

Le previsioni indicano un fabbisogno occupazionale compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori nel periodo 2025-2029. Questo dato evidenzia come il mercato richieda non solo nuove assunzioni, ma anche un significativo ricambio generazionale.

Indicatore

Valore stimato

Implicazione per aziende e lavoratori

Fabbisogno lavoratori 2025-2029

3,3 – 3,7 milioni

Necessità di attrarre nuovi talenti e investire in formazione

Tasso di occupazione (15-64 anni, inizio 2025)

62,5%

Crescita occupazionale, ma con forte mismatch di competenze

Tipologia contrattuale prevalente

Tempo indeterminato

Strategia di fidelizzazione del personale qualificato

Trend contratti a termine

In diminuzione

Ricerca di maggiore stabilità organizzativa

Principale criticità

Carenza di competenze tecniche e digitali

Urgenza di reskilling e collaborazione con il sistema formativo

 

Le direttrici strategiche che stanno ridefinendo il mercato del lavoro

Secondo le analisi più recenti, il 2026 sarà guidato da tre macro-vettori che stanno ridisegnando il mercato del lavoro e influenzando in modo significativo anche i processi di selezione personale nelle aziende.

1. Integrazione dell’Intelligenza Artificiale

L’AI non rappresenta più una tecnologia di supporto, ma un elemento strutturale dei modelli produttivi. Le aziende richiedono professionisti capaci di governare strumenti automatizzati, interpretare dataset complessi e integrare tecnologia e decisioni di business.

2. Transizione verso sostenibilità ed energia green

I settori legati alla green economy e alle infrastrutture stanno vivendo una fase espansiva, trainata dagli investimenti pubblici e dalla necessità di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

3. Nuova normativa europea sulla trasparenza retributiva

La Direttiva UE sulla trasparenza salariale introdurrà maggiore chiarezza nelle politiche retributive, imponendo alle aziende di indicare le fasce di stipendio negli annunci di lavoro e di strutturare sistemi interni di reporting.

I settori che trainano l’occupazione nel 2026

Il nuovo mercato del lavoro non cresce in modo uniforme: alcuni comparti stanno assumendo un ruolo determinante.

Settore

Figure più richieste

Motore della crescita

Terziario professionale

Consulenti digitali, specialisti ICT

Digitalizzazione dei servizi

Finance evoluto

Controller data-driven, CFO strategici

Analisi predittiva e governance del rischio

Costruzioni

Direttori di cantiere, tecnici energetici

PNRR e riqualificazione infrastrutturale

Energia green

Esperti fotovoltaico/eolico

Transizione energetica

Retail e Hospitality

Sales manager omnicanale, export specialist

Centralità della customer experience

Servizi B2B

Profili commerciali e tecnologici

Internazionalizzazione e innovazione

 

Contratti di lavoro: stabilità in aumento e nuove esigenze organizzative

Un segnale rilevante riguarda la composizione contrattuale: nel 2026 prevalgono i contratti a tempo indeterminato, mentre diminuiscono quelli a termine e le forme di lavoro indipendente. Le imprese stanno puntando su tipi di contratto sempre più stabili e welfare per trattenere competenze difficili da reperire.

Evoluzione contrattuale

Scenario 2026

Effetto sul mercato

Crescita tempo indeterminato

Maggiore fidelizzazione

Riduzione del turnover

Calo contratti a termine

Selezione più mirata

Investimenti su competenze chiave

Attenzione al benessere lavorativo

Diffusione di modelli flessibili

Migliore engagement dei dipendenti

Nuovi modelli retributivi

Trasparenza salariale

Rafforzamento dell’employer branding

 

La vera sfida del mercato del lavoro: colmare il mismatch di competenze

Nonostante i segnali di crescita, il principale ostacolo resta la carenza di lavoratori qualificati. Il disallineamento tra competenze disponibili e richieste dalla trasformazione digitale rappresenta il nodo centrale del 2026.

Per affrontare questa sfida, sarà fondamentale:

  • rafforzare la formazione tecnica e professionale;
  • sviluppare percorsi di aggiornamento continuo;
  • favorire la collaborazione tra imprese, università e istituzioni;
  • promuovere una cultura del lavoro orientata all’innovazione.

Mercato del lavoro 2026: cosa devono fare aziende e professionisti per restare competitivi

Il mercato del lavoro del 2026 non è semplicemente in evoluzione: è entrato in una fase di ridefinizione strutturale che sta trasformando profondamente anche i rapporti lavorativi. Le organizzazioni che sapranno investire simultaneamente in tecnologia, cultura aziendale e trasparenza saranno quelle in grado di attrarre i migliori talenti.

Allo stesso tempo, i professionisti dovranno adottare un approccio dinamico alla propria carriera, fondato su aggiornamento continuo, contaminazione tra discipline e capacità di interpretare il cambiamento.

Il lavoro non sta scomparendo: sta cambiando forma. E il 2026 rappresenta uno degli snodi più decisivi di questa trasformazione.

errori nella gestione del personale
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10 errori invisibili che le aziende commettono nella gestione del personale

La gestione del personale è una delle attività più complesse per chi guida un’azienda. Non riguarda solo contratti, buste paga o adempimenti formali: riguarda persone, motivazioni, relazioni, aspettative. Ed è proprio perché coinvolge la dimensione umana che molti errori non sono immediatamente visibili, ma producono effetti profondi nel tempo: turnover, calo di produttività, clima interno deteriorato, perdita di competenze.

Molti imprenditori scoprono troppo tardi che il vero problema non è “trovare personale”, ma trattenere quello giusto. Spesso non è la concorrenza a portare via i profili migliori, ma l’esperienza quotidiana che vivono in azienda.

Ecco i dieci errori più comuni e sottovalutati nella gestione del personale.

1. Sovraccaricare di lavoro le persone migliori

Quando un collaboratore dimostra competenza e affidabilità, la reazione istintiva è affidargli sempre di più. Nel breve periodo sembra una scelta efficiente, ma nel tempo crea squilibri pericolosi: le persone più capaci diventano anche le più esposte allo stress. Questo genera frustrazione, senso di ingiustizia e, nei casi peggiori, burnout.

Le attività della gestione del personale efficace non sfruttano il talento, lo proteggono. Distribuire il carico in modo sostenibile significa preservare le risorse chiave e garantire continuità operativa.

2. Dare per scontato il valore del contributo

Molti imprenditori ritengono che “fare bene il proprio lavoro” sia semplicemente dovuto. In realtà, la mancanza di riconoscimento è una delle principali cause di demotivazione. Non si tratta solo di premi economici: anche un feedback, una parola di apprezzamento, il coinvolgimento nelle decisioni contano.

Le persone che non si sentono viste smettono lentamente di dare il meglio. E quando l’impegno diventa invisibile, anche il senso di appartenenza si indebolisce.

3. Governare con l’autorità invece che con la leadership

Un ambiente fondato sulla paura può funzionare nel breve periodo, ma nel tempo genera difesa, silenzi, passività. Le persone fanno il minimo indispensabile per evitare problemi, non per creare valore.

La gestione del personale non è un esercizio di potere, ma di equilibrio tra ruolo, responsabilità e fiducia. L’autorità imposta crea obbedienza. La leadership costruisce coinvolgimento e responsabilità condivisa.

4. Ignorare la dimensione umana

I dipendenti non sono solo “funzioni operative”. Sono persone con esigenze, fragilità, ambizioni. Quando l’azienda ignora questa dimensione, il lavoro diventa sterile e meccanico.

Un ambiente che riconosce l’aspetto umano migliora il clima interno, riduce i conflitti e aumenta la qualità delle relazioni. E un clima sano si riflette direttamente sulle performance.

5. Promettere ciò che non si può mantenere

Le promesse non mantenute sono tra i fattori più distruttivi nella relazione tra azienda e collaboratori. Generano aspettative che, una volta deluse, si trasformano in sfiducia.

Nella gestione del personale, la coerenza conta più della generosità. Meglio promettere meno e mantenere sempre, che alimentare speranze destinate a spegnersi.

6. Favorire qualcuno senza criteri oggettivi

I favoritismi, anche quando non sono intenzionali, vengono percepiti e amplificati all’interno del gruppo. Minano la credibilità della leadership e creano tensioni latenti.

Un’organizzazione sana si fonda su criteri chiari, trasparenti e misurabili. Le persone accettano anche decisioni difficili, se ne comprendono la logica.

7. Non offrire prospettive di crescita

Molti collaboratori non cercano solo uno stipendio, ma un percorso. Dove non esiste evoluzione, nasce il desiderio di cambiare.

La gestione del personale non può limitarsi all’oggi: deve disegnare traiettorie. Crescere non significa solo salire di ruolo, ma acquisire competenze, responsabilità, autonomia. Senza prospettive, anche i profili più motivati iniziano a guardarsi intorno.

8. Chiudere le porte alle idee

Le aziende che non ascoltano smettono di evolvere. Spesso le migliori intuizioni arrivano proprio da chi opera ogni giorno nei processi.

Bloccare il confronto equivale a rinunciare a una fonte preziosa di miglioramento. Ascoltare non indebolisce l’autorità, la rafforza.

9. Evitare il confronto quando serve

Non correggere è tanto dannoso quanto farlo male. Il silenzio di fronte agli errori crea disorientamento e trasmette un messaggio implicito: “qui non conta migliorare”.

Il feedback, se costruttivo, è uno degli strumenti più potenti nella gestione del personale. Permette crescita, responsabilizzazione e chiarezza.

10. Lasciare il team senza direzione

L’assenza di obiettivi chiari porta le persone a lavorare per inerzia. La motivazione nasce dalla percezione di uno scopo.

Un’organizzazione senza direzione produce solo “compitini”, non risultati. Dare un orizzonte, definire priorità e senso del lavoro è parte integrante della leadership.

Perché amministrare bene la gestione del personale è importante

La gestione del personale incide direttamente sulla stabilità dell’azienda. Un ambiente poco sano genera turnover, aumenta il costo del lavoro invisibile, perdita di competenze, calo di produttività e difficoltà nel reclutamento.

Gestire bene il personale non significa solo rispettare le regole: significa costruire un contesto in cui le persone vogliano restare, crescere e contribuire. Ed è proprio qui che i consulenti del lavoro smettono di essere solo “amministrazione” e diventano una leva strategica per la solidità e la crescita dell’impresa.

Formazione finanziata, nuovi fondi e opportunità per le imprese
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Formazione finanziata: nuovi fondi e opportunità per le imprese

La formazione finanziata rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle imprese per affrontare l’evoluzione del mercato del lavoro e rafforzare la propria competitività. Investire nello sviluppo delle competenze dei dipendenti non è più solo una scelta strategica, ma una necessità per rispondere alle sfide legate alla digitalizzazione, alla sostenibilità e alla trasformazione organizzativa.

Grazie ai finanziamenti messi a disposizione da fondi interprofessionali, enti pubblici e strumenti nazionali ed europei, le aziende possono realizzare percorsi di formazione di elevata qualità con costi fortemente ridotti o, in molti casi, completamente azzerati. La formazione finanziata consente quindi di coniugare crescita delle competenze, innovazione e contenimento dei costi aziendali.

Opportunità di formazione finanziata per le imprese

Nel panorama nazionale, i fondi interprofessionali rappresentano il principale canale di accesso alla formazione finanziata per le imprese. Fondi come Fonditalia, FondoConoscenza, FondoLavoro, Fondoprofessioni, FonTer e FondImpresa pubblicano periodicamente avvisi e bandi destinati al finanziamento di piani formativi aziendali e settoriali.

Le opportunità riguardano ambiti sempre più centrali per lo sviluppo delle imprese, come corsi per aziende in ambito di  innovazione tecnologica, digitalizzazione dei processi, cybersecurity, intelligenza artificiale, sostenibilità ambientale, green transition, internazionalizzazione e welfare aziendale. Particolarmente rilevante è il ruolo dei bandi regionali, spesso finanziati dal Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), che affiancano le aziende nei percorsi di formazione continua e aggiornamento professionale.

Accanto ai fondi interprofessionali, strumenti pubblici come il Fondo Nuove Competenze permettono alle imprese di formare i lavoratori sulle competenze legate alla transizione digitale ed ecologica, rimborsando, nel calcolo degli stipendi, il costo delle ore di lavoro dedicate alla formazione. Questo rende la formazione finanziata uno strumento concreto per accompagnare il cambiamento organizzativo senza incidere negativamente sulla produttività.

Come accedere alla formazione finanziata

Per accedere alla formazione finanziata, il primo passo per l’impresa è l’adesione a un fondo interprofessionale. Si tratta di una procedura gratuita e non vincolante, che consente di destinare una quota del versamento dei contributi all’INPS al finanziamento della formazione dei propri dipendenti.

Una volta aderito al fondo, l’azienda può presentare piani formativi in risposta agli avvisi pubblici o utilizzare strumenti come il Conto Formazione. È fondamentale che i progetti siano costruiti partendo da un’analisi reale dei fabbisogni formativi e che definiscano obiettivi chiari, misurabili e coerenti con la strategia aziendale.

La formazione finanziata può assumere diverse forme, tra cui corsi aziendali, percorsi individuali, voucher formativi, bonus formazione e finanziamenti a fondo perduto. In alcuni casi è possibile cumulare più strumenti, massimizzando il beneficio economico e ampliando l’offerta formativa per i lavoratori.

Formazione finanziata come investimento per il futuro del lavoro

La formazione finanziata non deve essere considerata un semplice adempimento o un’occasione isolata, ma un vero e proprio investimento sul futuro dell’impresa. Migliorare le competenze dei dipendenti significa aumentare la produttività, ridurre gli errori, migliorare la qualità del lavoro e rafforzare il coinvolgimento e la fidelizzazione del personale.

In un contesto in cui le competenze richieste evolvono rapidamente, la formazione continua diventa un fattore determinante per la resilienza aziendale. Le imprese che investono in modo strutturato nella formazione finanziata sono più preparate ad affrontare l’innovazione tecnologica, i cambiamenti normativi e le nuove esigenze del mercato.

Allineare i percorsi formativi agli obiettivi strategici dell’azienda consente inoltre di trasformare la formazione in uno strumento di crescita organizzativa, capace di accompagnare lo sviluppo dell’impresa nel medio e lungo periodo.

Che cos’è la formazione finanziata, chi può ottenerla e in che modo

La formazione finanziata consente alle imprese di realizzare corsi di formazione per i propri dipendenti usufruendo di contributi pubblici che coprono, in tutto o in parte, i costi del progetto formativo. Possono accedervi aziende di ogni dimensione, professionisti e, in alcuni casi, anche lavoratori autonomi.

I costi generalmente coperti includono la progettazione dei percorsi formativi, la docenza, il tutoraggio, il materiale didattico e la consulenza per la gestione amministrativa e l’accesso ai finanziamenti. Questo permette alle imprese di concentrarsi sugli obiettivi formativi senza dover sostenere oneri economici rilevanti.

Le principali fonti di finanziamento sono l’Unione Europea, le Regioni, le Camere di Commercio e i fondi interprofessionali. Tra le opportunità più rilevanti rientrano proprio i fondi interprofessionali e il Fondo Nuove Competenze, che negli ultimi anni hanno assunto un ruolo centrale nel sostegno alla formazione aziendale.

Il ruolo del consulente del lavoro nella formazione finanziata

In un sistema articolato e in continua evoluzione, il supporto di un consulente del lavoro è fondamentale per orientare l’impresa tra bandi, requisiti e procedure. Il consulente affianca l’azienda nell’analisi dei fabbisogni formativi, nella scelta del fondo più adatto, nella progettazione dei piani formativi e nella gestione degli adempimenti amministrativi.

Una consulenza qualificata consente di ridurre il rischio di errori formali, aumentare le probabilità di approvazione dei progetti e massimizzare i benefici economici derivanti dalla formazione finanziata. In questo modo, l’impresa può trasformare un’opportunità normativa in un reale vantaggio competitivo.

La formazione finanziata, se correttamente pianificata e gestita, diventa quindi uno strumento strategico per la crescita dell’azienda e per la valorizzazione del capitale umano, ponendo solide basi per affrontare le sfide del futuro del lavoro.

Sgravi contributivi: le novità per aziende e datori di lavoro
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Sgravi contributivi: le novità per aziende e datori di lavoro

Nel 2026 il quadro degli sgravi contributivi a favore delle aziende si è ulteriormente ampliato grazie agli interventi della Legge di Bilancio 2025, del Decreto Coesione e ai chiarimenti operativi forniti dall’INPS. Le agevolazioni riguardano diverse tipologie di assunzioni e rapporti di lavoro e si traducono in riduzioni parziali o totali dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi INAIL.

Tra le misure più rilevanti rientrano gli sgravi per l’assunzione di giovani, lavoratori over 50, donne svantaggiate, percettori di NASpI o assegno di inclusione, oltre alla nuova Decontribuzione Sud rivolta alle micro, piccole e medie imprese operanti nelle regioni del Mezzogiorno. Le aliquote di sgravio variano in funzione della tipologia di incentivo, della durata del contratto e della sede di lavoro, con percentuali che possono arrivare fino al 100% dei contributi previdenziali in busta paga per periodi fino a 24 mesi.

Settori più impattati

Gli sgravi contributivi hanno un impatto particolarmente rilevante nei settori ad alta intensità di manodopera, come commercio, servizi, logistica, manifatturiero, edilizia e turismo. In queste realtà, la riduzione del costo contributivo incide in modo significativo sulla sostenibilità delle nuove assunzioni e sulla possibilità di trasformare contratti a termine in rapporti stabili.

Particolarmente favoriti sono anche i settori operanti nel Mezzogiorno, grazie alla Decontribuzione Sud PMI, che consente un’esenzione contributiva progressiva fino al 2029 per i rapporti a tempo indeterminato già in essere o stabilizzati entro determinate scadenze. Le agevolazioni risultano strategiche anche per le aziende che operano in ambiti con forte squilibrio occupazionale di genere o che inseriscono lavoratori in condizioni di svantaggio.

Come cambia il costo aziendale del lavoro

L’applicazione corretta degli sgravi contributivi comporta una riduzione diretta del costo del lavoro, con effetti immediati sulla busta paga e sulla contribuzione mensile dovuta all’INPS. In alcuni casi, come per le assunzioni agevolate di giovani under 35 o di donne svantaggiate, il risparmio contributivo può arrivare a diverse migliaia di euro per singolo lavoratore nel periodo agevolato.

Questo vantaggio economico consente alle imprese di pianificare nuove assunzioni, investire in stabilizzazioni e migliorare la competitività aziendale, a parità di retribuzione netta riconosciuta al lavoratore. Tuttavia, il beneficio è subordinato al rispetto rigoroso dei requisiti normativi, tra cui la regolarità contributiva, il rispetto dei contratti collettivi e l’assenza di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo nella stessa unità produttiva nei mesi precedenti o successivi all’assunzione incentivata.

Implicazioni operative per payroll e budgeting

Dal punto di vista operativo, gli sgravi contributivi incidono in modo significativo sulla gestione del payroll e sul budgeting aziendale. È fondamentale una corretta esposizione delle agevolazioni nei flussi Uniemens, l’utilizzo dei codici causale previsti dall’INPS e il monitoraggio costante dei massimali mensili e annuali di esonero.

Errori nella gestione amministrativa o una errata applicazione delle condizioni possono comportare la revoca dell’agevolazione e il recupero delle somme già fruite, con sanzioni e interessi a carico dell’azienda. Per questo motivo, la pianificazione degli incentivi deve essere integrata nei processi di controllo di gestione e nella previsione dei costi del personale, tenendo conto delle diverse scadenze e durate dei singoli sgravi contributivi.

Consigli del consulente del lavoro

In un contesto normativo complesso e in continua evoluzione, il supporto di un consulente del lavoro diventa centrale per sfruttare correttamente le opportunità offerte dagli sgravi contributivi. La consulenza specialistica consente di individuare l’incentivo più adatto alla specifica situazione aziendale, verificare preventivamente i requisiti di accesso e gestire correttamente gli adempimenti INPS e le comunicazioni obbligatorie.

Un’analisi preventiva delle assunzioni, unita a una gestione accurata del rapporto di lavoro e della documentazione, permette alle aziende di ridurre il costo del lavoro in modo legittimo e sostenibile, evitando il rischio di contestazioni future. In questo senso, una strategia di assunzioni agevolate costruita con il supporto di un professionista rappresenta non solo un vantaggio economico, ma anche una garanzia di sicurezza normativa per il datore di lavoro

Legge di Bilancio 2026, nuovo bonus assunzioni under 35 per le aziende
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Legge di Bilancio 2026: nuovo bonus assunzioni under 35 per le aziende

La bozza della Legge di Bilancio 2026 introduce un nuovo e rilevante incentivo per favorire l’occupazione giovanile stabile, rafforzando le politiche di riduzione del costo del lavoro già avviate negli ultimi anni. Il bonus assunzioni under 35 rappresenta uno strumento strategico per le aziende che intendono investire su giovani risorse, beneficiando di un importante sgravio contributivo a fronte di assunzioni a tempo indeterminato.

La misura si inserisce in continuità con gli incentivi previsti dal Decreto Coesione, ma dal 1° gennaio 2026 assume una configurazione autonoma, finanziata dalla Legge di Bilancio e destinata a disciplinare le nuove assunzioni effettuate nell’arco dell’anno.

Introduzione al nuovo incentivo previsto dalla bozza della Legge di Bilancio

Il disegno di legge di Bilancio 2026 prevede lo stanziamento di risorse dedicate per consentire un esonero contributivo parziale a favore dei datori di lavoro privati che assumono giovani under 35 con contratto a tempo indeterminato. L’agevolazione si applicherà alle assunzioni effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 e avrà una durata complessiva di 24 mesi.

La norma demanda a un successivo decreto attuativo del Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la definizione puntuale delle modalità operative, dei requisiti e delle condizioni di accesso. Questo rende fondamentale un’attenta pianificazione preventiva da parte delle aziende interessate.

Requisiti per accedere al bonus

Il bonus assunzioni under 35 è destinato ai datori di lavoro privati che procedono all’assunzione di giovani che non abbiano compiuto 35 anni alla data di instaurazione del rapporto di lavoro. Un ulteriore requisito centrale riguarda la storia occupazionale del lavoratore, che non deve essere mai stato titolare di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

L’agevolazione spetta sia in caso di nuove assunzioni sia in caso di trasformazione di un contratto a tempo determinato in un rapporto a tempo indeterminato. Restano escluse le aziende che, nei sei mesi precedenti l’assunzione, abbiano effettuato licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nella medesima unità produttiva, poiché la finalità dell’incentivo è l’incremento occupazionale reale e stabile.

Percentuale di sgravio contributivo e durata

Il nuovo incentivo prevede uno sgravio contributivo applicato per 24 mesi, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL. Anche se il decreto attuativo definirà l’esatta misura dell’esonero, la struttura della norma ricalca quella degli incentivi precedenti, consentendo una riduzione significativa del costo del lavoro per le imprese.

L’agevolazione si applica ai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro e consente di ottenere un risparmio immediato in busta paga, rendendo più sostenibile l’inserimento di giovani risorse all’interno dell’organico aziendale.

Settori prioritari

Il legislatore ha mostrato una particolare attenzione verso le aree territoriali e i settori maggiormente esposti a squilibri occupazionali. In continuità con il Decreto Coesione, il bonus risulta particolarmente vantaggioso per le imprese che operano nelle regioni del Mezzogiorno e nelle Zone Economiche Speciali, dove gli importi massimi dello sgravio possono risultare più elevati.

L’obiettivo è favorire la crescita dell’occupazione giovanile stabile nei territori caratterizzati da un più basso tasso di occupazione, sostenendo al contempo lo sviluppo economico locale e la competitività delle imprese.

Come deve muoversi un’azienda per non perdere il diritto all’incentivo

Per non perdere il diritto al bonus assunzioni under 35, l’azienda deve muoversi con tempestività e precisione. La domanda di accesso all’agevolazione dovrà essere presentata esclusivamente in modalità telematica all’INPS, secondo le istruzioni operative che verranno fornite dall’Istituto.

Il rispetto dell’ordine cronologico di presentazione delle domande è determinante, poiché l’incentivo è concesso nei limiti delle risorse stanziate. L’INPS, infatti, è incaricato del monitoraggio della spesa e potrà chiudere lo sportello qualora venga raggiunto il tetto massimo previsto. Una gestione non corretta o tardiva della procedura può comportare la perdita definitiva del beneficio.

Ruolo del consulente del lavoro nella richiesta del bonus

Il Consulente del Lavoro riveste un ruolo centrale nell’accesso e nella corretta fruizione del bonus assunzioni under 35. La normativa sugli incentivi all’occupazione è complessa e soggetta a continui aggiornamenti, rendendo indispensabile una consulenza specializzata.

Il supporto di uno studio professionale consente di verificare preventivamente la sussistenza di tutti i requisiti soggettivi e oggettivi, di gestire correttamente le comunicazioni obbligatorie e di presentare la domanda all’INPS nei tempi e nelle modalità corrette. Inoltre, il consulente affianca l’azienda nel monitoraggio del mantenimento dei requisiti nel tempo, evitando il rischio di revoca dell’agevolazione e il recupero dei contributi già fruiti.

Bonus assunzioni under 35 nel 2026: perché conviene pianificarlo con attenzione

Il nuovo bonus assunzioni under 35 previsto dalla Legge di Bilancio 2026 rappresenta un’importante opportunità per le aziende che intendono investire sul capitale umano giovane, riducendo in modo significativo il costo del lavoro. Tuttavia, la piena fruizione dell’incentivo richiede una gestione attenta, conforme e tempestiva.

Una pianificazione corretta e il supporto di un Consulente del Lavoro qualificato, come Studio Riitano,  consentono di trasformare l’agevolazione contributiva in un reale vantaggio competitivo, tutelando l’azienda sotto il profilo normativo e contributivo e favorendo al contempo l’occupazione giovanile stabile.

Premi produttività
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Premi produttività agevolati con tassazione all’1% nel 2026

La Legge di Bilancio 2026 introduce una delle misure fiscali più rilevanti degli ultimi anni in materia di retribuzione variabile, rafforzando ulteriormente il regime agevolato dei premi di produttività. La novità principale consiste nella riduzione dell’aliquota dell’imposta sostitutiva, che passa dal 5% all’1%, con applicazione alle somme erogate a partire dal 2026.

L’intervento del legislatore si inserisce in una strategia più ampia di sostegno ai salari e di incentivazione della produttività, con l’obiettivo di aumentare il netto percepito dai lavoratori senza determinare un aggravio dei costi per le imprese. Se approvata in via definitiva, la norma renderà i premi di risultato uno strumento ancora più centrale nella politica retributiva aziendale.

Cosa sono i premi di produttività

I premi di produttività, noti anche come premi di risultato, rappresentano una forma di retribuzione aggiuntiva collegata al raggiungimento di obiettivi aziendali specifici. La loro corresponsione è subordinata al miglioramento di indicatori misurabili e verificabili, come la produttività, la redditività, la qualità, l’efficienza o l’innovazione dei processi aziendali.

La disciplina di riferimento è contenuta nella Legge 208/2015, che definisce questi emolumenti come compensi variabili agevolabili sotto il profilo fiscale, a condizione che siano previsti da accordi di secondo livello e che rispettino precisi requisiti di misurabilità e trasparenza.

Novità principali della Legge di Bilancio 2026

La bozza della manovra 2026 prevede un rafforzamento strutturale del regime fiscale agevolato sui premi di produttività.

Sintesi delle modifiche

Voce

Regime 2025

Regime 2026

Aliquota imposta sostitutiva

5%

1%

Limite annuo agevolabile

3.000 € (4.000 € con coinvolgimento paritetico)

5.000 €

Reddito massimo lavoratore

80.000 €

80.000 €

Tipologia accordo

Secondo livello

Invariata

Chi può beneficiare della tassazione agevolata

Il regime agevolato è riservato ai lavoratori dipendenti del settore privato, indipendentemente dalla categoria di inquadramento, purché il reddito da lavoro dipendente percepito nell’anno precedente non superi gli 80.000 euro. L’agevolazione non si estende ai lavoratori autonomi, ai collaboratori o ai soggetti parasubordinati.

La verifica del requisito reddituale deve essere effettuata al momento dell’erogazione del premio e, nella prassi, è opportuno acquisire una dichiarazione del lavoratore, soprattutto nei casi in cui vi siano stati più rapporti di lavoro nel corso dell’anno precedente.

Condizioni indispensabili per l’agevolazione

Per applicare l’imposta sostitutiva all’1% è necessario che:

  1. Esista un accordo collettivo qualificato
    L’accordo deve essere sottoscritto:

    • da RSA/RSU;
    • oppure da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

  2. Gli obiettivi siano definiti ex ante
    Devono essere:

    • misurabili;
    • verificabili;
    • basati su indicatori oggettivi.

  3. L’accordo sia depositato telematicamente
    Il deposito deve avvenire:

    • entro 30 giorni dalla firma;
    • tramite la piattaforma del Ministero del Lavoro;
    • prima dell’inizio del periodo di misurazione.

La mancata osservanza anche di uno solo di questi requisiti comporta la perdita dell’agevolazione e l’applicazione della tassazione IRPEF ordinaria.

Premi di produttività e welfare aziendale

La riduzione dell’aliquota all’1% incide anche sulle scelte dei lavoratori in merito alla conversione del premio in welfare aziendale. In passato, per il welfare aziendale la detassazione era nettamente più conveniente; con il nuovo regime, il vantaggio fiscale del premio monetario aumenta sensibilmente e la distanza tra le due opzioni si riduce.

Resta tuttavia una differenza rilevante sotto il profilo contributivo, che impone una valutazione attenta e personalizzata, in funzione della struttura del premio e delle esigenze del lavoratore.

Esempio pratico di calcolo con aliquota all’1%

  • Premio di produttività lordo: € 1.500
  • Aliquota sostitutiva 2026: 1%
  • Imposta: € 15

Netto fiscale (al netto dei contributi): € 1.485

Rispetto al regime ordinario IRPEF, il vantaggio per il lavoratore è evidente e immediato.

Durata e struttura degli accordi

Gli accordi di produttività possono avere durata annuale oppure riferirsi a periodi più brevi, purché coerenti con la natura degli indicatori individuati. È fondamentale che l’ambito di applicazione sia collettivo e riferito a gruppi omogenei di lavoratori, evitando premi discrezionali o individuali.

Accordi costruiti su parametri generici o non verificabili espongono l’azienda al rischio di disconoscimento dell’agevolazione in sede di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria.

Premi di produttività: opportunità e rischi

L’introduzione della tassazione all’1% rafforza il ruolo dei premi di produttività come leva strategica per aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori e migliorare la competitività delle imprese. Allo stesso tempo, una gestione non conforme può determinare conseguenze rilevanti, come il recupero delle imposte, l’applicazione di sanzioni e la perdita di benefici contributivi.

Per questo motivo, l’utilizzo di tali strumenti richiede un approccio strutturato e consapevole, che tenga conto sia degli aspetti fiscali sia di quelli giuslavoristici.

Il ruolo del Consulente del Lavoro

La progettazione e l’implementazione dei premi di produttività richiedono competenze specifiche in materia di diritto del lavoro, fiscalità e gestione del personale. Il supporto di un Consulente del Lavoro consente di strutturare accordi conformi alla normativa, verificare i requisiti soggettivi dei lavoratori e gestire correttamente tutti gli adempimenti formali.

Un’assistenza qualificata permette inoltre di massimizzare i benefici economici della misura, riducendo al minimo i rischi di contestazione.

Premi di produttività 2026: perché conviene pianificarli correttamente

La tassazione agevolata all’1% prevista per il 2026 rende i premi di produttività uno strumento particolarmente efficace per incrementare le retribuzioni nette e sostenere la produttività aziendale. Tuttavia, il pieno sfruttamento di questa opportunità passa attraverso una pianificazione accurata, una corretta costruzione degli accordi e il rispetto puntuale delle procedure previste dalla legge.

Solo una gestione consapevole e professionale consente di trasformare l’agevolazione fiscale in un reale vantaggio competitivo, garantendo sicurezza normativa per l’azienda e un beneficio concreto per i lavoratori.

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