• Chi Siamo
  • Servizi
  • Politiche Attive
  • Ricerca Personale
    • Ricerca Candidati
  • Formazione
    • Corsi per aziende
    • Corsi per disoccupati
  • Blog
  • Contattaci
  • 02 27209934
  • 02 27207763
  • f.riitano@pigariitano.it
  • Via Santa Maria Rossa, 7 20132 - Milano
  • Chi Siamo
  • Servizi
  • Politiche Attive
  • Ricerca Personale
    • Ricerca Candidati
  • Formazione
    • Corsi per aziende
    • Corsi per disoccupati
  • Blog
  • Contattaci
Facebook Linkedin Instagram
  • Chi Siamo
  • Servizi
  • Politiche Attive
  • Ricerca Personale
    • Ricerca Candidati
  • Formazione
    • Corsi per aziende
    • Corsi per disoccupati
  • Blog
  • Contattaci
Facebook Linkedin Instagram

Contratti

smartworking
news
Smart working lavoratori fragili e genitori, cosa succede nel 2024

Lo smart working torna al centro dell’attenzione, visto che per determinate categorie di lavoratori è prevista la proroga del lavoro agile per quanto riguarda il settore privato. Nel caso dei dipendenti pubblici, invece, il governo sta varando il possibile slittamento della scadenza prevista a  fine dicembre 2023, riguardante il lavoro agile dei soggetti fragili e dei genitori. In questo articolo esaminiamo le ultime notizie sullo smart work.

Lavoratori fragili e smart working: la proroga

 Durante il periodo pandemico, lo smart working è stato il protagonista indiscusso, rappresentando una tutela anti Covid. Modalità diffusa all’estero, il lavoro agile ha ottenuto un riscontro positivo da parte di molti lavoratori italiani, che ne hanno apprezzato la flessibilità e l’autonomia. Il lavoro agile è disciplinato dalla Legge 22 maggio 2017 n. 81 (art. 18-24). L’azienda è obbligata a concedere lo smart working, se compatibile con la propria attività, ai lavoratori che hanno almeno un figlio sotto i 14 anni e ai lavoratori fragili. Ma nel 2024,  chi avrà diritto al lavoro da remoto? Quali saranno le nuove disposizioni?

Di recente si è tornato a parlare di smart working, poiché i primi mesi del nuovo anno nella pubblica amministrazione potrebbero essere confermate  le regole vigenti sul lavoro agile che coinvolgono i dipendenti pubblici.

È ora sul tavolo la possibilità di uno slittamento della scadenza per i lavoratori fragili del settore pubblico, fissata per il 31 dicembre 2023.

Il Governo sta valutando la proroga della scadenza al 31 marzo 2024. In questo modo ci sarebbero ancora tre mesi per lavorare da remoto. Questo possibile slittamento non rappresenta una novità, visto che il rinnovo è stato previsto più volte, l’ultima risalente al 30 settembre 2023.

L’opzione di rinnovo dello smart working nel settore pubblico è discussa a causa dei bollettini del ministero della Salute, che hanno registrato un aumento di casi di Covid in Italia in queste settimane. Per limitare i contagi, una soluzione è rappresentata dal prolungamento dello smart working per i lavoratori fragili. Questa categoria di lavoratori è composta da coloro che presentano una compromissione della risposta immunitaria, chi è in attesa di trapianto d’organi, immunosoppressi e mielosoppressi, chi ha sospeso le cure da meno di sei mesi e chi è affetto da una patologia onco-ematologica. Secondo il decreto interministeriale del febbraio 2022, queste situazioni permettono l’accesso al lavoro da remoto nella pubblica amministrazione.

Tra i lavoratori fragili rientrano coloro che soffrono di tre o più patologie come  cardiopatia ischemica,  ictus, fibrillazione delle arterie, scompenso cardiaco, epatite cronica, diabete mellito, bronco-pneumopatia ostruttiva cronica e obesità. La combinazione di queste malattie aumenta il rischio in caso di contagio.

I lavoratori con questi requisiti raggiungono il milione in Italia, cifra che comprende quelli del settore pubblico e del privato.

Smart working per i privati: le ultime novità

 Nel settore privato, il diritto allo smart working è stato prorogato, tramite un emendamento al D.L. n. 145/2023, al 31 marzo 2024. La Commissione di Bilancio del Senato ha approvato la proroga del diritto allo smart working per specifiche categorie di lavoratori.

Il lavoro agile è previsto per i genitori aventi figli di età inferiore ai 14 anni e per i soggetti fragili che, previa valutazione medica, sono più esposti al rischio del contagio da Covid.

Per quanto riguarda i genitori, il diritto allo smart working sussiste solo se entrambi sono titolari di un lavoro subordinato oppure autonomo. Nel caso uno dei soggetti usufruisca di un ammortizzatore sociale o non lavori il diritto non può essere esercitato. Inoltre, è necessario che il lavoro agile sia compatibile con l’attività svolta.

 Ma come si richiede lo smart working? In generale può essere attivato solo su un accordo scritto tra le parti come previsto dalla normativa di riferimento, ovvero il decreto legge 81/2017.

 Per avere maggiori informazioni sul prolungamento dello smart working per i lavoratori fragili e per i genitori o se cerchi un consulente del lavoro contatta lo Studio Riitano.

Contratto di ricollocamente
news
Contratto di ricollocamento (o ricollocazione): che cos’è e come funziona?

Il contratto di ricollocamento costituisce uno strumento importante, volto a facilitare il processo di reinserimento delle persone sul mercato del lavoro. In questo articolo vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, il suo funzionamento e altri aspetti rilevanti.

Cos’è il contratto di ricollocazione? I dettagli

Ispirato alle migliori esperienze nord-europee, il contratto di ricollocazione mira a integrare le politiche passive del lavoro, che forniscono sostegno finanziario ai disoccupati, con le politiche attive, orientate all’inserimento nel tessuto produttivo.

Concepito come particolare istituto destinato ai lavoratori disoccupati di lunga durata, il contratto di ricollocazione costituisce un mezzo dedicato a fornire assistenza nella ricerca di una nuova occupazione di questi individui. Si tratta di un servizio erogato dalle Agenzie per il lavoro private accreditate oppure dai Centri per l’Impiego attraverso un fondo istituito a livello regionale, finalizzato a incentivare le politiche attive del lavoro. Originariamente introdotto in via sperimentale con il Decreto Legislativo 14 settembre 2015 n. 150, il contratto di ricollocamento è diventato strutturale nel 2022, subendo modifiche significative.

Oltre a beneficiare dell’ammortizzatore sociale unico NAspI, il lavoratore, tramite il contratto di ricollocazione, si impegna a intraprendere un percorso di formazione e reinserimento professionale mediante un programma coordinato dalla Regione di sua residenza, potendo contare su un voucher in denaro per coprire le spese. L’Assegno di ricollocamento è uno strumento destinato a coloro che ricorrono all’indennità di disoccupazione NASpI (da almeno 4 mesi) e che sono alla ricerca di nuova occupazione. L’assegno è erogato nella forma di un voucher. Si tratta di un importo da usare presso i soggetti che forniscono servizi di assistenza personalizzata nella ricerca lavorativa, come centri per l’impiego ed enti accreditati. 

Riguardo ai destinatari che possono accedere a questo importante istituto, rientrano tutti coloro che sono in uno stato di disoccupazione di lunga durata, ovvero quei lavoratori che sono alla ricerca di una nuova occupazione da più di dodici mesi, dopo aver perso il posto di lavoro oppure cessato un’attività lavorativa autonoma.

Il Decreto Legislativo 22/2015 all’articolo 15 sancisce il diritto del lavoratore di ricevere assistenza nella ricerca di una nuova occupazione da parte del soggetto accreditato e impone al lavoratore di prendere parte alle iniziative proposte. Il soggetto ha il diritto e il dovere di partecipare ad attività di ricerca occupazionale coerenti con le richieste del mercato.

Ricollocazione lavorativa: come funziona

Il contratto di ricollocamento prevede l’intervento del centro per l’impiego che individua il grado di collocabilità di un soggetto che non trova occupazione. La persona in questione può decidere l’agenzia di outplacement accreditata dalla Regione, retribuita tramite un voucher regionale, pagabile nel momento in cui la persona ha ottenuto un impiego per sei mesi. Nell’ambito della ricollocazione, è prevista l’assegnazione di un tutor che controlla il lavoratore, riscontrando se rifiuta in modo ingiustificato un impiego o non svolge le attività necessarie per trovarlo. 

Per avere maggiori informazioni sul contratto di ricollocamento, affidati allo Studio Riitano: contatta lo staff.

contratto solidarietà 2023
news
Contratto di solidarietà 2023: sgravio contributivo e tutte le ultime novità

Il contratto di solidarietà, introdotto con la Legge n.863/1984, è cruciale per la tutela dei lavoratori. Si tratta, infatti, di uno strumento di integrazione salariale che permette di preservare l’occupazione mediante la riduzione dell’orario lavorativo, evitando così la perdita totale della retribuzione del lavoratore.
Questo importante ammortizzatore sociale è stato oggetto di aggiornamenti recenti che esamineremo in questo articolo.

Contratto di solidarietà: come funziona e le sue peculiarità

I contratti di solidarietà, conosciuti anche come CDS, consistono in accordi stipulati tra il datore e le rappresentanze sindacali. Seconda la normativa vigente, possono assumere due forme distinte:

  • il contratto di solidarietà difensivo, che consiste in un accordo con oggetto la riduzione dell’orario di lavoro. In pratica mira al mantenimento dell’occupazione nei casi di crisi aziendale, permettendo all’impresa di garantire i posti di lavoro, evitando di ricorrere ai licenziamenti;
  • il contratto di solidarietà espansivo, che riguarda una riduzione dell’orario di lavoro allo scopo di favorire nuove assunzioni in azienda. In questo caso il focus è l’espansione occupazionale: si tratta di un’opzione non molto usata.

Nell’ambito dei contratti di solidarietà, la parte di retribuzione persa a causa della contrazione lavorativa viene compensata con un contributo Inps, pari all’80% dello stipendio non corrisposto. 

La riduzione massima prevista dal contratto non può superare il 60% in rapporto all’orario mensile, settimanale e giornaliero. La durata di questa tipologia contrattuale è massimo di 24 mesi, con proroga per altri 24 mesi. È il datore di lavoro ad anticipare il contributo, versato in busta paga, ma ci sono casi in cui l’Inps lo eroga al lavoratore direttamente.

Contratto di solidarietà 2023: le ultime novità

Il contratto di solidarietà ha quindi l’obiettivo di ridurre l’orario per evitare del tutto o in parte i licenziamenti.

In merito al termine per inoltrare le domande destinate alla riduzione contributiva per i contratti di solidarietà industriali questo decorre dal 20 novembre al 10 dicembre 2023. Per eseguire questa operazione è necessario ricorrere l’applicativo web “Sgravi CDS online”.

Questo è quanto comunicato sul portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali lo scorso 23 ottobre. L’applicativo è operativo dal 2 novembre al 10 dicembre di ogni annoed è destinato alla pre-compilazione delle istanze: si trova nella sezione “Decontribuzione contratti di solidarietà industriali”.

Sotto forma di riduzioni contributive, la misura è concessa “in favore delle imprese che stipulino o abbiano in corso contratti di solidarietà difensiva di tipo A, per i lavoratori che in base a tale contratto siano interessati a una riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%, l’impresa può chiedere la riduzione del 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro”.

Per accedere all’applicativo web è necessario ricorrere alle credenziali SPID o CIE (carta d’identità elettronica) e il pagamento dell’imposta di bollo è consentito solo attraverso il sistema “PagoPA”, mediante l’apposita funzione integrata all’interno dell’applicativo stesso. Inoltre è stato specificato come l’applicativo web “non consentirà l’invio dell’istanza nel termine perentorio 30 novembre – 10 dicembre in caso di omesso pagamento dell’imposta di bollo con il sistema PagoPA”.

È importante tenere conto dei tempi tecnici necessari per il pagamento tramite PagoPA, in particolare in prossimità delle date di avvio e chiusura del periodo di presentazione delle istanze.

Per avere maggiori informazioni sul contratto di solidarietà e sulle ultime novità del 2023 rivolgiti allo Studio Riitano: contatta il nostro staff.

Contratto Cocopro
news
Cocopro e Cococo 2019: come funziona

Cocopro e Cococo sono due tipologie contrattuali che negli ultimi anni hanno fatto molto discutere, considerati una delle principali cause del precariato in Italia. Il contratto Cocopro, o contratto a progetto, è stato quasi del tutto abolito dal Jobs Act del governo Renzi, mantenendone la validità solo nel caso di collaborazioni stipulate prima dell’entrata in vigore della legge. Il contratto Cococo, invece, si riferisce alle collaborazioni coordinate e continuative che presentano caratteristiche riferibili sia al lavoro autonomo che al lavoro subordinato. Per questo tipo di contratto di lavoro parasubordinato né il Job Act né il Decreto Dignità firmato dall’attuale governo, hanno previsto sostanziali cambiamenti.

La validità del contratto Cococo

Il contratto Cococo si riferisce alle prestazioni di lavoro parasubordinato in cui il lavoratore, pur non essendo di fatto subordinato al datore di lavoro, non può svolgere il proprio incarico in maniera autonoma, ma è tenuto a coordinare le attività all’interno del gruppo di lavoro e in base alle necessità organizzative del committente. Diversamente, il contratto Cocopro permette al lavoratore di organizzare in maniera autonoma il proprio lavoro, nonostante le finalità e gli obiettivi rimangano a favore del committente. Questa tipologia contrattuale è stata ampiamente utilizzata e non di rado abusata tramite continui rinnovi, impedendo ai lavoratori, soprattutto ai più giovani, l’accesso ai contratti di lavoro subordinato.

Contratto Cocopro: durata massima e validità

Come si è visto, il contratto a progetto, nella durata massima e nelle sue possibilità di attuazione, è stato ridiscusso e riformato, precisando quali committenti e quali tipologie di incarico sono consentiti. In particolare, è possibile sottoscrivere un contratto Cocopro in caso di:

  • collaborazioni che prevedono un trattamento economico e normativo specifico, in base al settore
  • collaborazioni con professionisti iscritti agli ordini
  • partecipazioni a collegi e commissioni.
news
Retribuzioni contrattuali in aumento nel 2015 – dati istat

Alla fine di dicembre 2015 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 60,9% degli occupati dipendenti e corrispondono al 58,0% del monte retributivo osservato. Nel mese di dicembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dell’1,3% nei confronti di dicembre 2014. A riportarlo è l’Istituto Nazionale di Statistica nel report su contratti collettivi e retribuzione oraria pubblicato il 28 gennaio.

Con riferimento ai principali macrosettori, nel mese in esame, le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell’1,8% per i dipendenti del settore privato. Nulla, invece, la variazione per i dipendenti della pubblica amministrazione. I settori registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono: energia e petroli (4,4%); estrazioni minerali (4,2%); energia elettrica e gas (3,9%). Infine, a dicembre 2015, la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 39,1% nel totale dell’economia e del 21,3% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 56,4 mesi per l’insieme dei dipendenti e di 35,0 mesi per quelli del settore privato.