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Tutela dipendenti

come funziona cassa integrazione
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Come funziona la cassa integrazione e quanto dura

La cassa integrazione è uno strumento fondamentale del sistema di ammortizzatori sociali italiano, pensato per tutelare i lavoratori in caso di crisi aziendali temporanee o strutturali. Sapere come funziona la cassa integrazione, quali sono le diverse tipologie e quanto dura la cassa integrazione è essenziale per comprendere i propri diritti e doveri in situazioni di difficoltà produttiva.

Cos’è la cassa integrazione e a chi spetta

La Cassa Integrazione Guadagni (CIG) è un contributo economico erogato dallo Stato, tramite l’INPS, per compensare la perdita totale o parziale del reddito dei lavoratori sospesi o con orario ridotto a causa di problemi aziendali. Può essere concessa a operai, impiegati e quadri, mentre ne sono esclusi i dirigenti e i lavoratori a domicilio. Gli apprendisti con contratto professionalizzante sono stati inclusi dal D.lgs. 148/2015.

Come funziona la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO)

La CIGO, ovvero Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, si applica in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per motivi temporanei non imputabili al datore o al lavoratore, come crisi di mercato, mancanza di commesse o avversità climatiche. È rivolta principalmente ad aziende industriali (inclusi settori come edilizia, energia, trasporti, calcestruzzo, impianti elettrici, ecc.).

La CIGO mira a sostenere il reddito del lavoratore e a evitare licenziamenti, permettendo alle aziende di mantenere in organico personale già formato, pronto a riprendere l’attività alla fine del periodo di difficoltà.

Quanto dura la cassa integrazione ordinaria

Per quanto riguarda quanto dura la cassa integrazione, la CIGO può essere concessa inizialmente per un periodo massimo di 13 settimane consecutive, prorogabili fino a 52 settimane complessive in un biennio mobile. In determinate aree del Paese o settori specifici, la durata può arrivare a 24 mesi.

Il D.lgs. 148/2015 stabilisce inoltre che la durata complessiva dei trattamenti ordinari e straordinari non possa superare i 24 mesi in un quinquennio mobile, con estensione a 30 mesi per l’edilizia.

Come funziona la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS)

La Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria si applica in caso di ristrutturazione, riconversione, crisi aziendale grave o procedure concorsuali (fallimento, liquidazione, ecc.). A differenza della CIGO, la CIGS è riservata alle aziende con almeno 15 dipendenti (con soglie diverse per specifici settori come commercio, editoria e trasporti).

L’accesso alla CIGS richiede un piano aziendale approvato, con la partecipazione dei sindacati e la definizione di un programma di rilancio o gestione della crisi.

La cassa integrazione in deroga (CIGD)

La Cassa Integrazione in Deroga (CIGD) si applica alle imprese non coperte da CIGO o CIGS. È utilizzata in situazioni straordinarie e in settori come tessile, abbigliamento, orafo e calzaturiero. Ha una durata massima di 12 mesi e può coprire fino all’80% della retribuzione.

La cassa integrazione per emergenza COVID-19 è stata ampiamente utilizzata, garantendo copertura anche a lavoratori precari, interinali e a domicilio. Il meccanismo di concessione avviene tramite le Regioni, ma il pagamento è gestito dall’INPS.

Fondo di integrazione salariale (FIS): un’alternativa alla cassa

Il Fondo di Integrazione Salariale (FIS), attivo dal 1° gennaio 2016, è un fondo di solidarietà che fornisce un sostegno al reddito ai lavoratori in aziende che non rientrano nella CIGO o nella CIGS. Vi aderiscono datori di lavoro con più di cinque dipendenti appartenenti a settori senza fondi bilaterali specifici. Il FIS interviene in caso di sospensione o riduzione dell’attività e consente di proteggere anche quei lavoratori non coperti dagli strumenti ordinari di integrazione.

Per un’assistenza completa nella gestione di richieste di CIGO, CIGS o CIG in deroga, affidati alla competenza dello Studio Riitano, consulenti del lavoro a Milano, specializzato in consulenza giuslavoristica per aziende e lavoratori.

licenziamenti, indennità e tutela
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Licenziamenti 2025: tutela e indennità per licenziamenti illegittimi

Il tema dei licenziamenti, soprattutto se considerati illegittimi, è centrale nel diritto del lavoro italiano. Quando un lavoratore viene licenziato senza giusta causa o senza il rispetto delle procedure previste dalla legge, entra in gioco un articolato sistema di tutele che mira a garantire un’equa compensazione e, nei casi più gravi, il reintegro nel posto di lavoro. La normativa distingue tra lavoratori assunti prima e dopo il 7 marzo 2015, data d’introduzione del contratto a tutele crescenti attraverso il Jobs Act.

Licenziamenti illegittimi: cosa sono e quando si verificano

Un licenziamento è considerato illegittimo quando è intimato:

  • per motivi discriminatori o illeciti (licenziamento nullo);
  • in assenza di giusta causa o giustificato motivo oggettivo o soggettivo (licenziamento annullabile);
  • senza il rispetto delle modalità procedurali previste dalla legge (licenziamento inefficace).

In ciascuno di questi casi, il lavoratore ha diritto a specifiche forme di tutela, che possono includere la reintegrazione nel posto di lavoro e/o un’indennità di licenziamento proporzionale all’anzianità di servizio.

Contratto a tutele crescenti: cosa prevede per i licenziamenti

Per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015, si applica il regime delle tutele crescenti, previsto dal Jobs Act. Questo modello disciplina i licenziamenti illegittimi nei seguenti modi:

  • Reintegrazione solo nei casi di licenziamento discriminatorio, nullo o con insussistenza del fatto materiale contestato (in ambito disciplinare);
  • Indennità fissa e crescente in base all’anzianità in caso di assenza di giustificato motivo o giusta causa;
  • Risarcimento danni fino a un massimo di 12 mensilità;
  • Versamento dei contributi per tutto il periodo di illegittima estromissione;
  • Indennità sostitutiva della reintegrazione pari a 15 mensilità, a scelta del lavoratore.

Licenziamenti con vizi formali: le conseguenze per il datore

In caso di licenziamento effettuato senza rispettare la procedura corretta (es. forma scritta, mancata comunicazione delle motivazioni), il lavoratore ha comunque diritto a un indennizzo fisso, proporzionale all’anzianità. Anche in questi casi non è prevista la reintegrazione, ma solo una sanzione economica.

Tutela reale per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015

Per i lavoratori assunti prima dell’entrata in vigore del Jobs Act, la legge distingue tra tutela reale e tutela obbligatoria. La tutela reale si applica alle aziende con più di 15 dipendenti per unità produttiva o oltre 60 complessivi. In caso di licenziamenti illegittimi per mancanza di giusta causa o giustificato motivo, il lavoratore ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro. Inoltre, spetta un’indennità risarcitoria che può arrivare fino a 12 mensilità, il versamento dei contributi previdenziali per l’intero periodo di estromissione e, in alternativa alla reintegrazione, il lavoratore può optare per un’indennità sostitutiva.

Licenziamenti nulli e discriminatori: tutele automatiche

Il licenziamento nullo, cioè basato su motivazioni discriminatorie come quelle politiche, religiose, razziali o di genere, comporta automaticamente la reintegrazione del lavoratore. A questa si aggiunge un’indennità risarcitoria non inferiore a 5 mensilità e la ricostruzione integrale della posizione contributiva. In questo tipo di licenziamento, la tutela si applica a prescindere dalla dimensione dell’impresa e dalla data di assunzione del dipendente.

Tutela obbligatoria nelle aziende più piccole

Nelle aziende che non superano i 15 dipendenti per sede o i 60 in totale, la legge prevede la tutela obbligatoria. In caso di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro può scegliere se riassumere il dipendente oppure pagare un’indennità compresa tra 2,5 e 6 mensilità dell’ultima retribuzione. In entrambi i casi, il rapporto di lavoro si considera estinto e il lavoratore non ha diritto alla reintegrazione. Anche questa forma di tutela si applica ai lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015.

Conciliazione e offerte economiche alternative

Il datore di lavoro può proporre al lavoratore, prima dell’avvio di un giudizio, una conciliazione basata su un’offerta economica predefinita. Tale somma, commisurata all’anzianità di servizio, non è soggetta a tassazione e consente di estinguere il rapporto di lavoro. L’accettazione del licenziamento concordato implica la rinuncia del lavoratore a impugnare il licenziamento e a procedere con un’azione legale.

Per un’analisi personalizzata o per ricevere assistenza legale e consulenziale in materia di licenziamenti, affidati ad un consulente del lavoro a Milano. Lo Studio Riitano è a disposizione con un team specializzato in diritto del lavoro.

Lavoro straordinario: tassazione e busta paga
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Lavoro straordinario: tassazione e busta paga

Il lavoro straordinario è quel “lavoro prestato oltre l’orario normale di lavoro”. Come stabilito dall’art. 1 comma 2 del Dlgs 66/2003, deve essere di quaranta ore settimanali. È prevista una tassazione straordinari, che è regolato dai contratti collettivi nazionali in base alle diverse categorie professionali. 

Ore straordinarie e retribuzioni extra

Le ore di lavoro straordinario potrebbero convenire sia al datore di lavoro che al dipendente. Ma, a fronte della tassazione ore di straordinario, occorre tenere conto delle soglie di reddito Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) per valutare la reale convenienza. Aumentare il reddito annuale oltre una certa soglia potrebbe implicare l’applicazione di un’aliquota più alta.

In ogni caso, la retribuzione ore straordinario viene calcolata separatamente da quella prevista per il lavoro ordinario e consiste in una maggiorazione in busta paga prevista dal singolo CCNL della propria categoria. Sei un lavoratore e ritieni di aver lavorato più ore rispetto a quelle previste nel CCNL? Rivolgiti allo Studio Piga Riitano, esperti nella consulenza del lavoro. 

Straordinari in busta paga: commercio e metalmeccanici

Lo stipendio lordo che il lavoratore riceve ogni mese in busta paga è soggetto a tutta una serie di ritenute. Stessa cosa anche per la tassazione dello straordinario, a cui si applica l’Irpef.

 Il CCNL commercio prevede alcune maggiorazioni per gli straordinari in busta paga dei dipendenti, a seconda che si tratti di prestazioni di lavoro fino a 48 ore settimanali, superiori alle 48 ore alla settimana, nei giorni festivi o la domenica o, ancora, durante la notte. Per gli straordinari dei metalmeccanici il calcolo delle maggiorazioni è differente.

Detassazione straordinari come funziona

I dipendenti del settore privato possono usufruire della detassazione lavoro straordinario fino ad un 10% con un limite di 3mila euro lordi.

Scopri di più sulla tassazione straordinari

Vuoi sapere l’esatto ammontare in base alle ore extra? E se scatta una tassazione anche per lo straordinario nel pubblico impiego? Rivolgiti allo Studio Piga Riitano per avere le risposte che cerchi e per usufruire della consulenza offerta.