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Ferie

ferie dei lavoratori nei mesi estivi
Career  ·  Life  ·  news
Ferie dei lavoratori: diritto alle ferie nei mesi estivi

Con l’arrivo dell’estate, molte aziende iniziano a pianificare le ferie del personale e i lavoratori si pongono domande importanti: quando posso assentarmi? Ho abbastanza giorni maturati? Il tema delle ferie dei lavoratori durante i mesi estivi è spesso accompagnato da confusione normativa e da esigenze organizzative complesse.

Ferie dei lavoratori: cosa dice la legge

Le ferie dei lavoratori nei mesi estivi sono regolate da precise normative, a partire dalla Costituzione (art. 36), che garantisce il diritto al riposo annuale retribuito e irrinunciabile. A completare il quadro normativo intervengono l’articolo 2109 del Codice Civile e il D.Lgs. 66/2003, che fissano modalità e tempi per la fruizione delle ferie.

Il diritto alle ferie è quindi un principio consolidato, con una soglia minima stabilita dalla legge pari a quattro settimane annue. I contratti collettivi nazionali possono prevedere condizioni migliorative, sia in termini di durata che di flessibilità.

Chi decide il periodo delle ferie estive

Le ferie non possono essere gestite in autonomia dal dipendente. La normativa stabilisce che sia il datore di lavoro a stabilire il periodo di godimento, tenendo conto delle esigenze aziendali ma anche di quelle del lavoratore. Di norma, le ferie estive sono ferie collettive, pianificate attraverso un piano ferie, spesso concordato con le rappresentanze sindacali.

Quante ferie spettano e come si maturano

Le ferie si maturano progressivamente nel tempo. Un lavoratore full-time guadagna mediamente 2,16 giorni al mese, arrivando a circa 26 giorni l’anno. Anche chi ha un contratto part-time ha diritto alle stesse settimane di ferie, proporzionate alle ore lavorate.

I giorni maturati possono essere controllati sul proprio cedolino nella sezione ferie in busta paga, che indica anche le ferie godute e quelle residue.

Ferie godute, ferie non godute e monetizzazione

Le ferie devono essere fruite entro determinati limiti temporali:

  • 2 settimane entro il 31 dicembre dell’anno di maturazione
  • Le altre 2 entro i 18 mesi successivi

Non è possibile monetizzare le ferie non godute, salvo in caso di cessazione del contratto. I datori che non garantiscono la fruizione possono incorrere in sanzioni. Solo le ferie extra rispetto al minimo legale possono essere eventualmente liquidate in busta paga.

È possibile frazionare le ferie?

Sì, le ferie possono essere frazionate, ma almeno due settimane devono essere godute in modo continuativo, entro l’anno. Le restanti possono essere distribuite, salvo diversa disposizione aziendale o contrattuale.

L’importanza di un piano ferie aziendale

Un’efficace gestione delle ferie estive richiede un piano ferie ben strutturato, da comunicare con anticipo ai lavoratori. Strumenti digitali e software HR possono aiutare a evitare sovrapposizioni e garantire la presenza di personale sufficiente, mantenendo l’operatività aziendale anche nei mesi di luglio e agosto.

Per un supporto nella gestione del diritto alle ferie o per assistenza su casi specifici relativi alla normativa ferie dipendenti, lo Studio Riitano come consulente del lavoro a Milano, offre consulenze mirate per aziende e lavoratori.

ferie preavviso
Career  ·  Life  ·  news
Ferie durante il preavviso di dimissioni: cosa sapere e come si calcolano

Quando un lavoratore presenta le dimissioni, uno degli aspetti fondamentali da considerare è la gestione delle ferie preavviso. Durante questo periodo, il dipendente può chiedere di usufruire delle ferie residue, o l’azienda può decidere di concederle per evitare il pagamento dell’indennità per ferie non godute. Tuttavia, è importante ricordare che nel caso di dimissioni con contratto a tempo determinato, il preavviso non è richiesto. In questo articolo esamineremo come gestire le ferie durante il preavviso e cosa stabilisce la legge.

Preavviso di dimissioni ferie e durata

Il preavviso dimissioni ferie è un periodo di tempo che intercorre tra la comunicazione di dimissioni e la cessazione effettiva del rapporto di lavoro. La durata del preavviso è stabilita dai Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro (CCNL) e varia in base al ruolo, al livello contrattuale, all’anzianità di servizio e al tipo di contratto. Durante questo periodo, il lavoratore deve continuare a svolgere le proprie mansioni, a meno che non intervengano cause che sospendono il conteggio del preavviso, come malattia, maternità o ferie.

Ferie durante il preavviso: obbligo o facoltà?

Non c’è obbligo di andare in ferie durante il preavviso, ma queste possono essere concesse su richiesta del dipendente o dall’azienda. Tuttavia, le ferie non riducono la durata del preavviso: se il lavoratore prende una settimana di ferie, il preavviso si prolunga di una settimana. Le ferie sono un diritto irrinunciabile, quindi, se non vengono utilizzate, l’azienda dovrà indennizzare il lavoratore per i giorni non goduti. Inoltre, durante il preavviso, il dipendente continua a maturare ferie, che verranno anch’esse indennizzate se non fruite, insieme ai ferie e permessi non goduti in fase di dimissione.

Come si calcolano le ferie durante il preavviso

Il calcolo delle ferie preavviso segue le stesse regole che si applicano durante il normale svolgimento del rapporto di lavoro. I giorni di ferie si maturano in proporzione ai giorni di lavoro prestati e possono essere goduti in parte o per intero durante il preavviso. Per esempio, se il periodo di preavviso è di un mese e il dipendente matura due giorni di ferie al mese, quei giorni dovranno essere conteggiati e, se non goduti, verranno indennizzati alla fine.

Preavviso di dimissioni e ferie: sospensione e proroga

Come anticipato, il preavviso si sospende in caso di ferie, malattia o permessi. In queste circostanze, i giorni non lavorati si sommano alla durata del preavviso. Per esempio, se un dipendente prende due settimane di ferie durante un preavviso di un mese, il termine effettivo del rapporto di lavoro slitterà di due settimane. Anche in caso di licenziamento volontario, il preavviso si gestisce allo stesso modo.

La gestione delle ferie durante il periodo di preavviso preavviso è un tema delicato che richiede attenzione, sia da parte del lavoratore che del datore di lavoro. Le ferie non riducono il periodo di preavviso, ma devono essere accordate o indennizzate. Se hai dubbi sulla gestione delle ferie durante il preavviso, rivolgiti allo Studio Riitano, il consulente del lavoro a Milano, per ricevere supporto e consulenza specifica.

malattia durante le ferie
Career  ·  news  ·  offerte di lavoro
Malattia durante le ferie, ecco cosa bisogna fare

Siamo ormai giunti al periodo estivo e molti lavoratori si preparano a trascorrere il meritato periodo di riposo. Alcuni dipendenti avranno programmato le ferie già da tempo come periodo di assenza individuale, mentre altri sospenderanno l’attività lavorativa in coincidenza con la chiusura dell’azienda. Vediamo in questo articolo come comportarsi in caso di malattia durante le ferie. 

La malattia durante le ferie: come comportarsi se ci si ammala nel periodo di vacanza

Il diritto alle ferie e il diritto alla malattia, riconosciuti entrambi al lavoratore, rispondono a esigenze diverse. Mentre le ferie coincidono con un periodo di riposo finalizzato al recupero delle energie psico-fisiche, la malattia è concepita per consentire al lavoratore di riprendersi in caso di un’alterazione dello stato di salute che risulta incompatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa. 

Ferie e malattia rispondono pertanto a esigenze diverse e, come tali, non possono coesistere tra loro. Per questo motivo la malattia interrompe le ferie. Vediamo allora come comportarsi per annullare le ferie in caso di malattia. In base al momento di insorgenza della patologia, possono verificarsi tre casi diversi. Può infatti accadere che il lavoratore si ammali subito prima o subito dopo il periodo di ferie, oppure durante lo stesso. Se il dipendente si ammala subito prima dell’inizio delle ferie, è tenuto a dichiarare la malattia seguendo l’iter abituale, vale a dire che dovrà comunicare l’assenza all’azienda, sottoponendosi a visita medica e inviando all’Inps il certificato di malattia. Completata questa procedura, il dipendente entrerà ufficialmente in malattia e potrà iniziare le ferie soltanto alla scadenza del periodo prescritto nel certificato medico. In questo caso le ferie verranno sospese e potranno essere fruite soltanto in un momento successivo. 

Qualora il dipendente si ammali dopo aver già iniziato le ferie, invece, dovrà dichiarare la malattia seguendo la stessa procedura, dopodiché le ferie verranno interrotte e l’assenza sarà convertita in malattia. Anche in questa circostanza il datore di lavoro potrà chiedere all’Inps di inviare la visita fiscale.  Nel caso ulteriore in cui il dipendente si ammali proprio al termine delle ferie, avrà diritto a prolungare l’assenza dal lavoro attaccando il periodo di malattia alle ferie appena concluse, proprio perché ferie e malattia non sono legate in alcun modo.

Per quanto riguarda le ferie collettive coincidenti con il periodo di chiusura dell’azienda, il dipendente è tenuto  a iniziare le ferie una volta guarito e a proseguirle fino alla riapertura. In merito alle ferie individuali  programmate, invece, al termine della malattia il dipendente dovrà tornare al lavoro in azienda. In tutte e due queste situazioni il dipendente potrà recuperare in seguito i giorni di ferie che sono stati persi a causa della malattia. Qualora sia un figlio ad ammalarsi, il genitore ha diritto a usufruire di una sospensione del periodo di ferie solo in caso di ricovero ospedaliero, con le stesse modalità fissate dalla normativa per la fruizione dei congedi per malattia del figlio.

Cosa succede in caso di malattia durante un soggiorno all’estero

Se il lavoratore si ammala durante un soggiorno all’estero, valgono le stesse regole applicabili in Italia: l’interessato deve informare al più presto il datore di lavoro, inviando la certificazione medica all’Inps e rispettando le fasce orarie di reperibilità previste per le visite fiscali. Qualora il dipendente ammalato stia soggiornando in un Paese dell’Unione Europea, non sarà tenuto a far tradurre in lingua italiana la certificazione attestante lo stato di malattia. 

Diverso è il caso in cui l’interessato si trovi in un Paese che non fa parte dell’Unione Europea. Nella maggior parte dei Paesi extra UE che hanno stipulato accordi o convenzioni bilaterali con l’Italia, non è richiesto che la certificazione venga legalizzata. Se la malattia insorge in un Paese che non aderisca all’Unione Europea e che non abbia stipulato accordi o convenzioni bilaterali  con l’Italia, invece, il lavoratore sarà tenuto a presentare all’Inps la certificazione originale, che dovrà essere debitamente legalizzata a cura della rappresentanza diplomatica o consolare all’estero. 

Si ricorda in ogni caso che i giorni di ferie maturano anche durante la malattia, esattamente come avviene durante il periodo di normale svolgimento dell’attività lavorativa.

Per maggiori informazioni sulla malattia durante le ferie o se cerchi un consulente del lavoro contatta lo staff dello Studio Riitano.

contratto apprendistato ferie
Career  ·  news  ·  Rapporti lavorativi
Contratto di apprendistato, quante ferie si maturano?

Con l’estate ormai entrata nel vivo, molti lavoratori stanno contando i giorni alle ferie, momento di meritato riposo. Se si sta svolgendo oppure si sta per iniziare un lavoro in apprendistato, è naturale chiedersi quante settimane di vacanza si abbiano a disposizione. L’apprendistato è un contratto a tempo indeterminato destinato per l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani, compresi tra i 15 e i 29 anni, mirando allo stesso tempo alla loro formazione. In questo articolo esploreremo il tema delle ferie nel contratto di apprendistato, fornendo tutte le informazioni necessarie.

Come funziona il contratto apprendistato

Il contratto di apprendistato è stato introdotto per agevolare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Si tratta di un contratto completo che prevede la remunerazione e tutti i diritti garantiti a un lavoratore con contratto a tempo indeterminato. È strutturato per fornire una formazione essenziale che permette all’apprendista di acquisire le competenze professionali necessarie per il proprio ruolo. Al termine dell’apprendistato, il contratto può essere trasformato in uno a tempo indeterminato. Sancito dal decreto legislativo 276/2003, esistono diverse tipologie di contratto di apprendistato quali:

  • Apprendistato per la qualifica professionale: rivolto ai giovani tra i 15 e i 18 anni, questo tipo di apprendistato prevede il rilascio di una qualifica professionale al termine del contratto
  • Apprendistato professionalizzante: destinato ai giovani tra i 18 e i 29 anni, questo tipo di apprendistato mira all’acquisizione di competenze tecniche e professionali necessarie per l’inserimento nel mondo del lavoro. La durata massima è di 3 anni, mentre nel settore dell’artigianato può essere estesa fino a 5 anni
  • Apprendistato di alta formazione o ricerca: indirizzato ai giovani tra i 18 e i 29 anni, questo tipo di apprendistato è specificamente pensato per la formazione pratica dei laureati o per l’ottenimento di un diploma di secondo livello. La durata massima del contratto è stabilita dalle regioni.

Il contratto di apprendistato deve sempre essere formalizzato per iscritto e includere un dettagliato piano formativo per il lavoratore. Questo piano deve chiaramente definire gli obiettivi da raggiungere, gli impegni previsti e le relative scadenze da rispettare durante il percorso di formazione.

Quanti giorni di ferie si maturano in apprendistato? 

In merito alle ferie, il contratto di apprendistato si distingue significativamente dagli stage e dai tirocini, poiché prevede il diritto alle ferie retribuite per gli apprendisti. Durante questi giorni di riposo, al pari di quelli garantiti ai lavoratori dipendenti, l’apprendista continua a percepire la sua retribuzione. Di solito, i giorni di ferie maturati in un contratto di apprendistato ammontano a circa 26 giorni all’anno.  Secondo la normativa, le ferie per gli apprendisti possono essere ridotte proporzionalmente alla durata effettiva del contratto di apprendistato. Ad esempio, se il contratto prevede 4 settimane di ferie all’anno, per un contratto di 6 mesi queste si riducono a 2 settimane. Le ferie devono essere concordate con il datore di lavoro con un congruo preavviso.

Alla fine del contratto di apprendistato, se il lavoratore non ha potuto usufruire di tutte le sue ferie, ha diritto a un’indennità economica corrispondente alle ferie non godute. Se un apprendista si ammala durante le ferie, può richiedere di modificare le date delle ferie o di recuperare i giorni non goduti. Tuttavia, queste opzioni dipendono dalle politiche aziendali e dalle clausole specifiche nel contratto di apprendistato.

Contratto di apprendistato: i pro e contro 

Nel contratto di apprendistato, le ore di lavoro sono completamente retribuite, mentre le ore dedicate alla formazione sono compensate al 35% della remunerazione stabilita dal Contratto Collettivo nazionale applicato. Agli apprendisti spettano i contributi INPS per fini assistenziali e pensionistici, oltre all’indennità di malattia fino a un massimo di 180 giorni. Inoltre, il lavoratore ha diritto anche alla maternità e ai congedi parentali e accumula il Trattamento di Fine Rapporto (TFR).

Guardando ai vantaggi, il contratto di apprendistato è molto utile perché facilita l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, favorendo un rapporto continuativo con l’azienda. Accanto a tutto questo, consente al lavoratore di crescere professionalmente, usufruendo di tutte le tutele previste, come il diritto a malattie e ferie retribuite, oltre ad altri incentivi. Per quanto riguarda gli svantaggi, gli apprendisti sono spesso inquadrati a un livello inferiore rispetto agli altri dipendenti, il che comporta una retribuzione più bassa.

Per avere maggiori informazioni sul contratto di apprendistato o se cerchi un consulente del lavoro contatta lo staff dello Studio Riitano.

che fine fanno le ferie e i permessi non goduti
Assetti Organizzativi  ·  news
Che fine fanno le ferie e i permessi non goduti in fase di dimissioni: pagamento e monetizzazione

Quando si lavora è del tutto normale avere bisogno di momenti dedicati al riposo, per recuperare le energie psicofisiche e ricaricare le batterie al fianco dei propri cari. Il riposo settimanale e le ferie retribuite rappresentano un diritto irrinunciabile del lavoratore. Ma cosa accade nel caso delle ferie e dei permessi non goduti quando ci si dimette?

Scopriamo i dettagli su questi elementi e che fine fanno nel momento delle dimissioni.

Ferie e permessi non goduti: cosa sono e come vengono gestiti 

La Costituzione italiana sancisce all’articolo 36 il diritto al riposo settimanale e alle ferie. Questo viene anche disciplinato all’articolo 2109 del Codice civile, che prevede le modalità di maturazione e fruizione delle ferie concesse dal datore, tenendo conto sia delle esigenze aziendali sia degli interessi del lavoratore, e all’articolo 10 del Decreto Legislativo 66/2003, che prevede come il dipendente abbia diritto in un anno a un minimo di 4 settimane di ferie. In particolare, 2 settimane devono essere usate nell’arco dell’anno di maturazione e le altre residue entro i 18 mesi dalla fine dell’anno di maturazione. 

Inoltre, specifici Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro possono anche prevedere un ampliamento del periodo delle ferie, che può superare le 4 settimane e ci sono casi in cui il dipendente può stabilire con il datore anche un periodo di vacanza più lungo. 

I giorni di ferie si maturano nel corso dei mesi dal momento in cui inizia il rapporto di lavoro, in ragione di un rateo mensile pari a un 1/12 delle vacanze annuali. Per quanto riguarda le ferie maturate non ancora usate dal lavoratore si usa il termine “ferie non godute”.  

In merito alle ferie obbligatorie, pari a 4 settimane all’anno, il dipendente non può non farle e scambiarle con somme di denaro. Quindi, tutte queste ferie devono essere fruite entro il 30 giugno dell’anno successivo alla loro maturazione. Se non si rispettano questi termini l’azienda deve pagare all’INPS dei contributi previdenziali per le ferie non godute. La tassazione delle ferie non godute rappresenta un compenso ai fini fiscali ed è quindi soggetta all’imposta sostitutiva IRPEF.

Oltre a questo, il datore rischia di incorrere in una sanzione pecuniaria che può essere tra 100 e 4.500 €, in base al numero di dipendenti coinvolti e a quanto è durata la violazione. Infine, c’è il rischio che il dipendente citi in giudizio l’azienda, chiedendo il risarcimento del danno biologico ed esistenziale, subito per il mancato godimento delle ferie. 

Pertanto la scadenza delle ferie rappresenta un momento importante, da non dimenticare. Proprio per questo è necessario aver ben chiaro un piano ferie dei propri dipendenti, in modo da tenere monitorato il saldo delle ferie di ciascun lavoratore, evitando che le accumulino nel lungo periodo e intervenendo nei casi più critici. È utile far programmare ai propri dipendenti le ferie in anticipo in modo da avere un calendario preciso, scongiurando possibili sovrapposizioni. Per quei lavoratori che non possono usufruire delle ferie per ragioni personali o per particolari esigenze è previsto il differimento delle ferie, grazie al quale posticiparle a un periodo successivo all’anno in cui spettano. Questo è possibile solo una volta nel corso dell’anno.

Quando vengono pagate le ferie non godute? Casi particolari

Le ferie e i permessi non goduti vengono pagate solo in casi eccezionali. Fin tanto che il lavoratore presta attività per l’azienda questo non è possibile. Durante il rapporto di lavoro non si possono monetizzare le ferie: questo è previsto dalla normativa per tutelare la salute dei lavoratori, che necessitano di un periodo di riposo dal lavoro allo scopo di recuperare le energie psicofisiche.  

Un’eccezione è il caso in cui si abbia un contratto a tempo determinato, della durata di un solo anno, che prevede come si possa scegliere di non sfruttare le ferie, in modo da monetizzarle al termine del rapporto di lavoro. Il pagamento delle ferie non godute può anche accadere per quei lavoratori che hanno a disposizione più di 4 settimane di ferie annuali, potendo così farsi pagare le ferie eccedenti se non vengono usate. 

Per i contratti a tempo indeterminato nel momento della cessazione del rapporto di lavoro, le ferie non godute vengono retribuite. Nella fase delle dimissioni le ferie non godute sono incluse nel TFR, a meno che il contratto collettivo non lo escluda in modo esplicito. Nel caso il pagamento non avvenga, il lavoratore ha diritto a presentare, entro 10 anni, una richiesta scritta al datore tramite il mezzo della raccomandata.

Per avere maggiori informazioni sulle ferie non godute o se siete alla ricerca di un consulente del lavoro, contattate lo Studio Riitano.

ferie in busta paga
news
Ferie in busta paga: come leggerle e come calcolarle?

I lavoratori dipendenti ricevono ogni mese il cedolino o busta paga. Si tratta di un documento che presenta la retribuzione del dipendente, suddivisa in diversi elementi che la compongono. Le ferie in busta paga figurano insieme a tante altre voci oltre a quelle relative allo stipendio.

Ferie e permessi in busta paga

Imparare a leggere le ferie in busta paga è importante per il dipendente che ha bisogno di alcune informazioni rispetto alla propria attività di lavoratore e il proprio inquadramento aziendale. I lavoratori hanno diritto a un minimo di 4 settimane all’anno per le ferie retribuite: 2 nello stesso anno di maturazione e le altre 2 entro 18 mesi successivi alla conclusione dello stesso anno. Queste ultime maturano in ogni caso in base al lavoro svolto: se la sua durata è inferiore ai 12 mesi, saranno comunque proporzionate al periodo passato al servizio di un’azienda. Ferie e permessi non sono la stessa cosa. In tutti e due i casi si parla di assenze retribuite. Le ferie, però, sono periodi continuativi di riposo che possono essere goduti in gruppi di giorni. I permessi (ex festività e per riduzione dell’orario di lavoro, ROL) possono essere fruiti in base a gruppi di ore. Cosa succede se, a fine anno, il dipendente non ha goduto di tutti i giorni di ferie consentiti? L’azienda è passibile di sanzioni? Tra i servizi offerti da Studio Riitano figurano anche l’elaborazione e il calcolo dei cedolini.

Cosa sono le ferie ap: le altre sigle

In alcuni modelli di cedolino le voci relative si possono trovare nel corpo centrale del documento. Ma, in linea di massima, per leggere le ferie in busta paga, bisogna guardare in basso, dopo le voci INAIL e IRPEF. Lì si trova una sezione ad hoc dedicata alle ferie pagate e godute. Ci sono da fare alcune distinzioni. Le ferie a.p. sono quelle accumulate dal dipendente nell’anno precedente e non ancora fruite. Si distinguono dalle ferie mat, ovvero quelle maturate dal primo giorno dell’anno fino all’ultimo del mese precedente a quello cui si riferisce la busta paga. Le ferie god comprendono i giorni di ferie goduti, mentre le ferie res sono quelli di ferie residue che devono essere ancora fruiti. Contattate Studio Riitano.

news
Cessione Ferie, solidarietà tra colleghi

E’ stato finalmente introdotto anche nel nostro Paese, a decorrere dallo scorso 24 settembre, un sistema solidale di cessione di riposi e ferie ai colleghi dipendenti della stessa azienda e che svolgono mansioni pari livello e categoria, con la finalità di consentire al lavoratore di assistere un figlio minore che, per le particolari condizioni di salute, necessita di cure costanti.

Si tratta di una novità normativa chiaramente ispirata alla legge francese del 2014, comunemente nota come “Loi Mathys”, dal nome del ragazzo dalla cui vicenda scaturì l’iniziativa legislativa: il giovane, gravemente ammalato, non poteva essere assistito giornalmente dal padre, avendo questi esaurito tutte le ferie e i permessi disponibili. I colleghi di lavoro misero perciò a sua disposizione parte delle proprie ferie e dei propri riposi. L’iniziativa, formalizzata in un accordo aziendale, divenne poi una legge che sancì il principio in base al quale i dipendenti possono donare, in modo anonimo, parte delle ferie e dei permessi non fruiti ad altri colleghi di lavoro che ne abbiano necessità per assistere i loro figli malati o bisognosi di cure.

La cessione di ferie e riposi è consentita ma con esclusione del periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimanale e dei giorni minimi di riposo stabiliti dal Decreto. Ne deriva che la cessione potrà avere ad oggetto soltanto i giorni di ferie disponibili, ovvero quelli previsti dal CCNL o dalla contrattazione individuale in aggiunta al periodo minimo legale di ferie di 4 settimane.

In sostanza, un lavoratore che ha 26 giornate di ferie annue, potrà cedere solo le ferie eccedenti le 4 settimane di ferie obbligatoriamente da godere (generalmente 20 giorni di ferie per chi ha una settimana corta di 5 giorni lavorativi).

Sempre a norma del D. Lgs. n. 66 del 2003, costituisce “periodo di riposo” un qualsiasi periodo che non rientra nell’orario di lavoro. Il Decreto del 2003, oltre a stabilire che “l’orario di lavoro è fissato in 40 ore settimanali”, definisce anche il riposo giornaliero, pari a undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore, ed i riposi settimanali, ventiquattro ore consecutive ogni sette giorni, di regola coincidenti  con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero.

Info su procedure e modalità dai Consulenti del Lavoro.