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offerte di lavoro

permessi esami universitari
Career  ·  news  ·  offerte di lavoro
Come funzionano e quanti sono i permessi per sostenere gli esami universitari

Studiare e lavorare contemporaneamente è una sfida ardua, soprattutto considerando i ritmi serrati della gestione quotidiana tra famiglia e casa. Per supportare la formazione degli studenti lavoratori, la normativa prevede permessi giornalieri fino a un massimo di 150 ore annuali, da destinare al diritto allo studio. Questi permessi permettono di dedicare tempo alle attività didattiche e agli esami universitari. Scopriamo nel dettaglio come funzionano i permessi per gli esami universitari.

Come funziona il permesso studio

I permessi studio fanno davvero la differenza nella quotidianità degli studenti lavoratori, offrendo loro il tempo necessario per trovare il giusto equilibrio tra attività lavorativa, studio, frequenza delle lezioni e superamento degli esami. Il diritto allo studio è garantito dagli articoli 33 e 34 della Costituzione della Repubblica. In particolare, per i lavoratori dipendenti, questo diritto è regolato dalla legge n. 300/1970, nota come Statuto dei Lavoratori e sancita in seguito a lunghe lotte sindacali tra gli anni ’60 e ’70 del Novecento.

L’articolo 10 dello Statuto dei Lavoratori riconosce al lavoratore studente vari diritti, come i permessi giornalieri retribuiti per gli esami, turni di lavoro che facilitino la preparazione degli esami e la frequenza dei corsi e l’esonero dal lavoro straordinario o durante i riposi settimanali. Nel 1973, grazie al contratto collettivo nazionale di lavoro del settore metalmeccanico, sono state introdotte per la prima volta le 150 ore di diritto allo studio, un diritto che negli anni è stato esteso anche ad altre categorie di lavoratori.

Studente lavoratore: le ore di permesso studio concesse per sostenere gli esami

Le 150 ore di diritto allo studio sono sancite dai diversi Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro (CCNL), che regolano la durata del permesso e le modalità di richiesta in base al settore specifico. Sebbene ci siano differenze tra i vari CCNL, esistono punti comuni riguardanti le 150 ore di permesso studio. In generale, ai lavoratori viene data la possibilità di usufruire di 150 ore di permesso studio all’anno. Fanno eccezione i lavoratori che frequentano le scuole dell’obbligo, i quali hanno a disposizione 250 ore annuali.  Queste ore si riferiscono all’anno solare, quindi, se il dipendente frequenta un corso di due anni, può richiedere il permesso per entrambi gli anni di corso. Se il corso di studio è correlato all’attività lavorativa, il limite massimo di ore di permesso è di 120 ore.

Inoltre, per sostenere un esame universitario, il lavoratore ha diritto a due giorni di permesso retribuito, da prendere due giorni lavorativi prima dell’esame, che non sono previsti per lo stesso esame sostenuto due volte nello stesso anno accademico. A tutto questo si aggiungono 120 ore di permesso non retribuite da pianificare trimestralmente. 

I permessi per il diritto allo studio possono essere concessi solo al 3% del personale a tempo indeterminato.Queste ore di permesso studio sono retribuite e rientrano nella paga ordinaria, permettendo ai lavoratori di maturare ferie, permessi e TFR.

Quando si ha diritto ai permessi studio? 

Il diritto allo studio può essere richiesto dai lavoratori dipendenti che stanno conseguendo un diploma di istruzione primaria o secondaria, una laurea triennale o magistrale, un titolo di studio post-laurea o una qualifica professionale, inclusi i corsi di abilitazione. Le scuole frequentate devono rilasciare attestati e titoli di studio legalmente validi. Quindi, il permesso può essere richiesto anche per frequentare università telematiche riconosciute. Per usufruire dei permessi, è necessario seguire i corsi durante l’orario lavorativo: se i corsi vengono frequentati di sera, fuori dall’orario lavorativo, oppure si tratta di corsi telematici senza l’obbligo di presenza, il permesso studio non è previsto.

Le 150 ore di diritto allo studio spettano ai lavoratori con contratto a tempo indeterminato full-time, con contratto part-time verticale (in cui si applica la regola della proporzionalità) e con contratto a tempo determinato di durata superiore ai 6 mesi continuativi. Malgrado l’art. 6 del D.lgs. n. 368/2001 sancisca la non discriminazione tra il personale assunto a tempo indeterminato e determinato, l’agevolazione delle 150 ore non è prevista per i lavoratori a tempo determinato, a meno che il contratto non abbia una durata superiore ai 6 mesi continuativi. Tuttavia, per i lavoratori a tempo determinato sono previste agevolazioni riguardanti l’orario di lavoro ordinario e straordinario, oltre a 8 giornate all’anno di permesso retribuito per sostenere gli esami.

Come richiedere un permesso per un esame universitario: cosa sapere

Per richiedere i permessi studio è necessario presentare una formale richiesta al datore di lavoro. Quest’ultimo potrebbe chiedere al lavoratore informazioni dettagliate sul soggetto che eroga la formazione, indicazioni sul numero di ore e giorni di permesso necessari per partecipare agli esami e ai corsi e l’attestato di frequenza che dimostri la sovrapposizione delle lezioni e degli esami con l’orario di lavoro. Qualora manchi questa documentazione si perde il  diritto alla retribuzione. L’azienda può fornire ai dipendenti un modulo da compilare e inviare alla direzione oppure al reparto delle risorse umane o in alternativa a un formulario digitale. 

Per avere maggiori informazioni sui permessi studio o se cerchi un consulente del lavoro rivolgiti allo staff dello Studio Riitano. 

diritti e doveri stage
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Diritti e doveri dello stage, il 730 è obbligatorio?

La crescita del mercato del lavoro ha portato molti giovani a firmare un contratto di stage come primo passo verso l’inserimento professionale. In questo articolo, esamineremo i diritti e i doveri previsti da questo tipo di contratto, analizzando anche se è obbligatorio presentare il modello 730 per gli stagisti.

Contratto di stage: diritti e doveri

Il contratto di stage, formalmente noto come tirocinio, è un contratto di formazione-lavoro che ha come scopo principale quello di fornire al tirocinante un’esperienza pratica in azienda. Questo tipo di contratto può variare in durata e finalità:

  • Tirocinio formativo e di orientamento: massimo 6 mesi.
  • Tirocinio di inserimento/reinserimento: massimo 12 mesi.
  • Tirocinio per soggetti svantaggiati: massimo 12 mesi, estendibile a 24 per disabili.

Lo stage prevede diritti e doveri sia per il datore di lavoro che per il tirocinante. Tra i principali diritti del tirocinante vi è quello di ricevere un’indennità di partecipazione, solitamente non inferiore ai 300 euro lordi mensili. Questo importo può variare a seconda delle normative regionali, come ad esempio nel Lazio dove è previsto un minimo di 800 euro. Anche se lo stage non è un vero e proprio contratto di lavoro, il tirocinante deve rispettare la riservatezza delle informazioni aziendali e seguire il regolamento interno dell’azienda.

Retribuzione e trattamento fiscale

Lo stage non prevede un vero e proprio stipendio, ma un’indennità di partecipazione. Questo rimborso spese è fiscalmente assimilato al reddito da lavoro dipendente e pertanto deve essere dichiarato nel modello 730. L’importo dell’indennità, oltre a variare per regione, può essere influenzato anche dal tipo di tirocinio. Ad esempio, per i tirocini Garanzia Giovani, l’indennità minima è di 500 euro, corrisposta in parte dal datore di lavoro e in parte dalla Regione.

730 obbligatorio: quando e perché?

La domanda “il 730 è obbligatorio per gli stagisti?” trova risposta nell’articolo 50 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Le somme percepite come indennità di tirocinio sono considerate redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e devono essere dichiarate. Il datore di lavoro ha l’obbligo di applicare la ritenuta IRPEF e di fornire al tirocinante la certificazione unica, che riassume le somme erogate e le trattenute applicate.

Esenzioni e casi particolari

Non tutte le indennità di stage devono essere dichiarate nel 730. Vi sono specifici casi in cui l’indennità di tirocinio è esente da tassazione e quindi non va inserita nella dichiarazione dei redditi. Alcune borse di studio e tirocini rientrano in queste esenzioni, come quelli erogati per il diritto allo studio universitario, per attività di ricerca post-laurea o per programmi di mobilità internazionale come l’Erasmus+.

In sintesi, il contratto di stage offre un’importante opportunità formativa, ma comporta anche precisi obblighi fiscali. L’indennità percepita deve essere dichiarata nel modello 730, a meno che non rientri nelle specifiche esenzioni previste dalla normativa. È fondamentale che sia i tirocinanti che i datori di lavoro siano consapevoli di questi aspetti per evitare sanzioni o problemi fiscali.

Se hai bisogno di ulteriori informazioni o consulenze personalizzate sui contratti di stage e gli obblighi fiscali, lo Studio Riitano è a tua disposizione per offrirti supporto e assistenza.

età apprendistato
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Fino a che età si può fare l’apprendistato? Cosa prevede la legge

L’apprendistato rappresenta una delle principali modalità per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, combinando attività lavorativa e formazione. Ma fino a che età è possibile intraprendere questo percorso? In questo articolo esploreremo i limiti di età per l’apprendistato secondo la normativa italiana.

Apprendistato: Limiti di età e normative

In Italia, il contratto di apprendistato è regolato dal Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81, che suddivide l’apprendistato in tre principali tipologie, ciascuna con specifici requisiti di età. L’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale è rivolto ai giovani tra i 15 e i 25 anni, ed è finalizzato a conseguire una qualifica o un diploma professionale, un diploma di istruzione secondaria superiore o un certificato di specializzazione tecnica superiore. L’apprendistato professionalizzante è riservato ai giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Questo contratto mira a fornire competenze professionali specifiche attraverso attività lavorative e formative. L’ultimo giorno utile per avviare un contratto di apprendistato professionalizzante è il giorno prima del compimento dei 30 anni. L’apprendistato di alta formazione e ricerca è destinato ai giovani tra i 18 e i 29 anni e permette di conseguire titoli di studio universitari e di alta formazione, inclusi master e dottorati di ricerca, oltre a svolgere attività di ricerca o praticantato per accedere alle professioni ordinistiche.

Apprendistato senza limiti di età

Esiste una specifica eccezione alla regola dell’età massima per l’apprendistato. In base al D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, è possibile stipulare un contratto di apprendistato professionalizzante senza limiti di età per lavoratori beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale, indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione. Questo consente anche ai lavoratori più anziani di riqualificarsi professionalmente.

Vantaggi e svantaggi dell’apprendistato fino a 29 anni

L’apprendistato consente ai giovani di acquisire competenze pratiche e teoriche, facilitando l’ingresso nel mercato del lavoro. Le imprese che assumono apprendisti beneficiano di agevolazioni fiscali e contributive, nonché della possibilità di inquadrare il lavoratore a livelli retributivi inferiori. Questo contratto è uno strumento efficace per combattere la disoccupazione giovanile, offrendo opportunità di lavoro stabile. Tuttavia, il limite di età può essere un ostacolo per chi, oltre i 29 anni, desidera intraprendere un percorso di formazione professionale tramite apprendistato. Le aziende devono investire tempo e risorse nella formazione degli apprendisti, il che può rappresentare una sfida, soprattutto per le piccole imprese. Il contratto di apprendistato è una soluzione versatile e vantaggiosa sia per i giovani lavoratori che per le aziende. Tuttavia, è fondamentale conoscere i limiti di età previsti dalla legge per poter sfruttare appieno le opportunità offerte da questa tipologia contrattuale. Per chi desidera avviare un contratto di apprendistato professionalizzante, è essenziale ricordare che l’età massima è fissata a 29 anni, con l’unica eccezione rappresentata dai lavoratori disoccupati o in mobilità che possono essere assunti senza limiti di età.

Se desideri ulteriori informazioni sull’apprendistato o hai bisogno di assistenza nella stipula di contratti di apprendistato, affidati allo staff dello Studio Riitano. Siamo a disposizione per offrirti consulenza personalizzata e supporto professionale.

detrazioni in busta paga
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Cos’è la capienza fiscale e come si calcola ai fini delle detrazioni in busta paga

Cos’è la capienza fiscale e come si calcola?

La capienza fiscale rappresenta la capacità di un contribuente di recuperare le somme versate a titolo di imposta, in particolare attraverso sconti sull’IRPEF. In sostanza, è il massimo sconto che un soggetto può ricevere in base ai redditi prodotti e alle imposte versate. Più alti sono i redditi, più tasse si pagano, e maggiore è la capienza fiscale.

Le detrazioni IRPEF sono uno degli strumenti principali per ottenere questi sconti. Esse permettono di ridurre l’imposta dovuta in base a specifiche spese sostenute dal contribuente, come quelle mediche, di istruzione, o per ristrutturazioni. La capienza fiscale determina quanto di queste detrazioni il contribuente potrà effettivamente beneficiare.

Calcolo della capienza fiscale

Per calcolare la propria capienza fiscale, è necessario fare riferimento alla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta precedente. I dati riportati in questa dichiarazione forniscono una fotografia aggiornata dei redditi conseguiti e delle imposte versate.

Per ciascun tipo di documentazione della dichirazione dei redditi, i dati vengono riportati nelle apposite sezioni. Per chi presenta il modello 730, il dato da considerare è l’“imposta lorda” al rigo 16. Se si utilizza invece il modello Redditi PF, il riferimento è il rigo RN 5. Se i valori indicati sono positivi, significa che il contribuente ha capienza fiscale, corrispondente alla cifra indicata.

Esempio pratico di calcolo delle detrazioni

Supponiamo un contribuente che ha effettuato lavori di ristrutturazione per 40.000 euro, con una detrazione del 50% in 10 rate annuali di pari importo. La detrazione annuale sarà quindi di 2.000 euro. Se la capienza fiscale del contribuente è pari o superiore a 2.000 euro, potrà beneficiare interamente della detrazione. In caso contrario, perderà la quota eccedente.

Per capire meglio, consideriamo un lavoratore dipendente che nel corso del 2023 ha versato 9.000 euro di IRPEF e ha sostenuto spese che gli danno diritto a 4.000 euro di detrazioni. Sarà tenuto a versare soltanto 5.000 euro di IRPEF, e i 4.000 euro di detrazioni gli saranno restituiti come conguaglio nella busta paga. Se invece avesse diritto a 11.000 euro di detrazioni, solo 9.000 euro sarebbero utilizzabili, e i restanti 2.000 euro sarebbero persi.

Capienza fiscale e detrazioni in busta paga

La capienza fiscale è cruciale per determinare le detrazioni applicabili direttamente in busta paga. Le detrazioni per lavoro dipendente e altre spese sostenute sono calcolate in base alla capienza fiscale. Se un lavoratore non ha abbastanza capienza fiscale, parte delle detrazioni spettanti andrà persa.

Ad esempio, un lavoratore con una capienza fiscale di 8.000 euro e detrazioni complessive di 9.000 euro perderà 1.000 euro di detrazioni. Questo perché la detrazione è una sottrazione dall’imposta dovuta, e quando questa si azzera, la detrazione restante non è fruibile.

Capienza fiscale: la no tax area

La normativa fiscale prevede anche la “no tax area“, una soglia entro la quale non si devono versare imposte, perché annullate dalle detrazioni spettanti. Attualmente, la no tax area è di 8.500 euro per i lavoratori dipendenti e pensionati, e di 5.500 euro per i lavoratori autonomi.

Incapienza dei contribuenti forfettari

Il regime forfettario dei dipendenti, con ricavi fino a 85.000 euro, applicano un’aliquota sostitutiva al 5% o 15% e non beneficiano delle detrazioni IRPEF. Questi contribuenti, quindi, rientrano tra gli incapienti, poiché non hanno capienza fiscale.

Calcolo della capienza fiscale

Per determinare la capienza fiscale, bisogna sommare gli importi delle detrazioni spettanti e confrontarli con l’imposta lorda dovuta. Ad esempio, un contribuente con detrazioni per spese mediche, di istruzione, e ristrutturazioni, per un totale di 4.755 euro, avrà bisogno di una capienza fiscale pari o superiore a questa cifra per beneficiare pienamente delle detrazioni. Per maggiori informazioni sulla capienza fiscale e per consulenze del lavoro a Milano, affidati allo Studio Riitano, esperti in materia fiscale e tributaria.

strartup innovative
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Startup innovative, l’elenco dei bonus e delle agevolazioni per il 2024

Le startup innovative sono un motore cruciale per l’economia moderna, capaci di trasformare idee rivoluzionarie in realtà concrete. In Italia, il quadro normativo e le agevolazioni previste per queste imprese emergenti giocano un ruolo fondamentale nel favorirne la crescita. Analizziamo di seguito i principali bonus e le agevolazioni disponibili per il 2024, concentrandoci sui benefici che queste misure apportano alle startup innovative.

Regole da rispettare per aprire una startup innovativa

Il termine “startup” deriva dall’inglese “start up”, che significa “partire, mettersi in moto”. Questo status temporaneo è concesso dal sistema fiscale italiano per facilitare l’avvio di nuove imprese. Le startup innovative, in particolare, sono disciplinate dal DL 179/2012, noto come Decreto Crescita 2.0, che stabilisce criteri stringenti per la loro definizione. Una startup innovativa deve essere nuova o costituita da non più di 5 anni, avere residenza in Italia o in un Paese dello Spazio Economico Europeo con sede operativa in Italia, avere un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro, non essere quotata in mercati regolamentati e non distribuire utili. Deve inoltre avere come oggetto sociale lo sviluppo di prodotti o servizi ad alto valore tecnologico e non essere il risultato di fusioni, scissioni o cessioni di rami d’azienda. Inoltre, devono soddisfare almeno uno dei seguenti requisiti: investire almeno il 15% del fatturato in Ricerca e Sviluppo, avere un team di dipendenti altamente qualificati oppure possedere o essere licenziatari di brevetti o software registrati.

Vantaggi e agevolazioni per le startup innovative

Le startup innovative godono di numerosi vantaggi e agevolazioni, volti a incentivare la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico e l’occupazione giovanile. Tra i principali benefici per il 2024 troviamo le agevolazioni fiscali, che permettono di risparmiare sui costi iniziali di avvio grazie all’esenzione da varie imposte, tra cui quella di registro. Le startup innovative possono accedere a finanziamenti pubblici agevolati, come i bandi Smart&Start Italia, che offrono contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso agevolato, oltre a usufruire del Fondo di Garanzia per le PMI, che facilita l’accesso al credito. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalle deroghe al diritto societario, che consentono, ad esempio, di creare categorie di quote con diritti diversi e di derogare ai limiti sul conferimento di opere e servizi. La normativa permette anche di assumere personale con contratti di lavoro subordinato flessibili, che possono includere strumenti di partecipazione al capitale come le stock options. Inoltre, ICE-Agenzia offre supporto per l’internazionalizzazione, aiutando le startup a espandersi sui mercati esteri con servizi di consulenza, partecipazione a fiere internazionali e missioni commerciali. In caso di fallimento, le startup innovative possono beneficiare di procedure semplificate per la chiusura dell’attività, riducendo i costi e i tempi di liquidazione.

Consigli per il successo delle startup innovative

Oltre a sfruttare le agevolazioni disponibili, le startup innovative devono seguire alcune best practices per aumentare le proprie possibilità di successo. Affidarsi a un incubatore è un primo passo fondamentale. Gli incubatori offrono supporto completo durante tutte le fasi di vita di una startup, dall’idea iniziale fino all’ingresso sul mercato, fornendo strutture, attrezzature, competenze e relazioni. Scegliere una location con un ecosistema favorevole è altrettanto importante. Insediarsi in un territorio con un network di centri di ricerca, università e istituti di credito può fare la differenza, offrendo risorse e stimoli giusti per superare le fasi cruciali dello sviluppo del prodotto. Infine, è essenziale valorizzare la propria startup partecipando a pitch, bandi e altre vetrine per attrarre investitori e farsi conoscere. Presentarsi con un business plan solido e un pitch convincente può suscitare interesse e fondi necessari per crescere.

Per maggiori informazioni sulle agevolazioni e su come avviare una startup innovativa, affidati allo staff dello Studio Riitano, sempre pronto a fornire consulenze specializzate per il tuo successo imprenditoriale.

contratti under 30
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Nuovi bonus assunzione under 30: le novità in arrivo a settembre 2024

È stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto atteso da tempo che introduce una maxi deduzione per le assunzioni nel 2024. In questo articolo scopriamo in cosa consiste il bonus e come funziona.

 

Bonus assunzioni 2024: le novità 

 

Nel corso del 2024 si sono verificati cambiamenti sostanziali per quanto riguarda i bonus assunzioni. Si tratta di incentivi riconosciuti ai datori di lavoro che assumono soggetti con determinate caratteristiche o che appartengono a categorie specifiche. In questa estate sono arrivate importanti novità: dopo un’attesa di 5 mesi, il decreto attuativo per il maxi bonus sulle assunzioni 2024 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 3 luglio. Nonostante il ritardo, questa misura rappresenta una delle prime applicazioni della riforma fiscale e fornisce istruzioni su come beneficiare di una deduzione fino al 130% per il nuovo personale assunto.

 

Misura introdotta dal decreto legislativo numero 216 del 2023, Il testo del decreto stabilisce tutti i dettagli del superbonus lavoro, inclusi i soggetti ammissibili e i coefficienti di maggiorazione delle agevolazioni. È confermato un aumento del 10% per i contratti a tempo indeterminato e per i gruppi svantaggiati come giovani con specifici requisiti. Questo provvedimento prevede che, nel corso del 2024, il costo del personale assunto a tempo indeterminato possa essere maggiorato del 20% ai fini del calcolo del reddito imponibile del datore di lavoro. La maggiorazione sarà calcolata come differenza tra il costo del personale nel 2023 e nel 2024. Inoltre, è previsto un incentivo per le nuove assunzioni di soggetti appartenenti a categorie svantaggiate, con una maggiorazione del costo del lavoro fino al 10%, per un massimo del 130%. Titolari di reddito d’impresa ed esercenti arti e professioni con almeno un anno di attività possono dedurre la maggiorazione del costo del personale. 

 

La super deduzione è applicabile anche alle conversioni di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. Questa agevolazione potrà essere calcolata nella sua interezza anche per chi ha assunto prima dell’emanazione del decreto, fino al primo gennaio 2024. Sono escluse da questa opportunità le società e gli enti in liquidazione ordinaria, assoggettati a liquidazione giudiziale o che si trovano in altre condizioni critiche legate alla crisi d’impresa.

 

Questa estate è stato introdotto anche un altro incentivo, con il decreto Coesione, per i datori di lavoro che assumono giovani sotto i 35 anni. La misura prevede uno sgravio massimo di 500 euro al mese per ogni lavoratore, che aumenta a 650 euro se l’assunzione avviene nella Zona Economica Speciale unica per il Mezzogiorno. Questo bonus giovani entrerà in vigore dal primo settembre 2024, a condizione che venga autorizzato dalla Commissione UE.

 

Bonus assunzioni e la maxi deduzione: altri aspetti da considerare 

 

Il datore di lavoro può accedere alla super deduzione se il numero dei lavoratori a tempo indeterminato al 31 dicembre 2024 è superiore alla media del 2023. Le medie occupazionali sono calcolate considerando il numero di giorni di lavoro previsti da contratto per ciascun lavoratore in relazione ai 365 giorni dell’anno.  

 

Le categorie di lavoratori meritevoli di maggiore tutela che possono beneficiare della maxi deduzione sono persone con disabilità, detenuti, donne di qualsiasi età con almeno due figli minori di diciotto anni o prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, donne vittime di violenza inserite nei percorsi di protezione debitamente certificati dai centri antiviolenza, giovani ammessi agli incentivi all’occupazione giovanile e lavoratori con sede di lavoro situata in regioni che nel 2018 presentavano un prodotto interno lordo pro capite inferiore al 75% della media EU27 o comunque compreso tra il 75% e il 90%, con un tasso di occupazione inferiore alla media nazionale. 

 

Per avere maggiori informazioni sulle novità dei bonus assunzioni o se cerchi un consulente del lavoro contatta lo staff dello Studio Riitano.



malattia durante le ferie
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Malattia durante le ferie, ecco cosa bisogna fare

Siamo ormai giunti al periodo estivo e molti lavoratori si preparano a trascorrere il meritato periodo di riposo. Alcuni dipendenti avranno programmato le ferie già da tempo come periodo di assenza individuale, mentre altri sospenderanno l’attività lavorativa in coincidenza con la chiusura dell’azienda. Vediamo in questo articolo come comportarsi in caso di malattia durante le ferie. 

La malattia durante le ferie: come comportarsi se ci si ammala nel periodo di vacanza

Il diritto alle ferie e il diritto alla malattia, riconosciuti entrambi al lavoratore, rispondono a esigenze diverse. Mentre le ferie coincidono con un periodo di riposo finalizzato al recupero delle energie psico-fisiche, la malattia è concepita per consentire al lavoratore di riprendersi in caso di un’alterazione dello stato di salute che risulta incompatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa. 

Ferie e malattia rispondono pertanto a esigenze diverse e, come tali, non possono coesistere tra loro. Per questo motivo la malattia interrompe le ferie. Vediamo allora come comportarsi per annullare le ferie in caso di malattia. In base al momento di insorgenza della patologia, possono verificarsi tre casi diversi. Può infatti accadere che il lavoratore si ammali subito prima o subito dopo il periodo di ferie, oppure durante lo stesso. Se il dipendente si ammala subito prima dell’inizio delle ferie, è tenuto a dichiarare la malattia seguendo l’iter abituale, vale a dire che dovrà comunicare l’assenza all’azienda, sottoponendosi a visita medica e inviando all’Inps il certificato di malattia. Completata questa procedura, il dipendente entrerà ufficialmente in malattia e potrà iniziare le ferie soltanto alla scadenza del periodo prescritto nel certificato medico. In questo caso le ferie verranno sospese e potranno essere fruite soltanto in un momento successivo. 

Qualora il dipendente si ammali dopo aver già iniziato le ferie, invece, dovrà dichiarare la malattia seguendo la stessa procedura, dopodiché le ferie verranno interrotte e l’assenza sarà convertita in malattia. Anche in questa circostanza il datore di lavoro potrà chiedere all’Inps di inviare la visita fiscale.  Nel caso ulteriore in cui il dipendente si ammali proprio al termine delle ferie, avrà diritto a prolungare l’assenza dal lavoro attaccando il periodo di malattia alle ferie appena concluse, proprio perché ferie e malattia non sono legate in alcun modo.

Per quanto riguarda le ferie collettive coincidenti con il periodo di chiusura dell’azienda, il dipendente è tenuto  a iniziare le ferie una volta guarito e a proseguirle fino alla riapertura. In merito alle ferie individuali  programmate, invece, al termine della malattia il dipendente dovrà tornare al lavoro in azienda. In tutte e due queste situazioni il dipendente potrà recuperare in seguito i giorni di ferie che sono stati persi a causa della malattia. Qualora sia un figlio ad ammalarsi, il genitore ha diritto a usufruire di una sospensione del periodo di ferie solo in caso di ricovero ospedaliero, con le stesse modalità fissate dalla normativa per la fruizione dei congedi per malattia del figlio.

Cosa succede in caso di malattia durante un soggiorno all’estero

Se il lavoratore si ammala durante un soggiorno all’estero, valgono le stesse regole applicabili in Italia: l’interessato deve informare al più presto il datore di lavoro, inviando la certificazione medica all’Inps e rispettando le fasce orarie di reperibilità previste per le visite fiscali. Qualora il dipendente ammalato stia soggiornando in un Paese dell’Unione Europea, non sarà tenuto a far tradurre in lingua italiana la certificazione attestante lo stato di malattia. 

Diverso è il caso in cui l’interessato si trovi in un Paese che non fa parte dell’Unione Europea. Nella maggior parte dei Paesi extra UE che hanno stipulato accordi o convenzioni bilaterali con l’Italia, non è richiesto che la certificazione venga legalizzata. Se la malattia insorge in un Paese che non aderisca all’Unione Europea e che non abbia stipulato accordi o convenzioni bilaterali  con l’Italia, invece, il lavoratore sarà tenuto a presentare all’Inps la certificazione originale, che dovrà essere debitamente legalizzata a cura della rappresentanza diplomatica o consolare all’estero. 

Si ricorda in ogni caso che i giorni di ferie maturano anche durante la malattia, esattamente come avviene durante il periodo di normale svolgimento dell’attività lavorativa.

Per maggiori informazioni sulla malattia durante le ferie o se cerchi un consulente del lavoro contatta lo staff dello Studio Riitano.

quattordicesima-calcolo
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Tutto sulla quattordicesima: quando arriva, come si calcola e tassazione

Con l’estate è arrivato il periodo della quattordicesima, visto che tra giugno e luglio questa mensilità viene erogata ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Si tratta di una somma aggiuntiva allo stipendio o alla pensione, che viene corrisposta in busta paga per i lavoratori e nel cedolino della pensione per i pensionati. In questo articolo scopriremo come si calcola, quando viene erogata e altri dettagli utili.

Quattordicesima, in cosa consiste

Sono circa 8 milioni i lavoratori italiani che si apprestano a ricevere la quattordicesima, a cui si aggiunge una buona fetta di pensionati. Secondo Confesercenti, quest’anno l’importo medio sarà di 1.500 euro per un ammontare complessivo di 12 miliardi. 

Grazie alla quattordicesima i dipendenti possono beneficiare di una mensilità aggiuntiva rispetto al loro stipendio base. Oltre alla ben nota tredicesima, in alcuni casi è prevista la quattordicesima, che rappresenta un ulteriore pagamento mensile noto anche come “premio feriale”. Questo extra rientra tra i compensi a periodicità plurimensile, che hanno una periodicità superiore a quella del normale periodo di paga.

La quattordicesima si differenzia dalla tredicesima che spetta a tutti i dipendenti come gratifica natalizia: infatti, non tutti i lavoratori ne hanno diritto, poiché la sua erogazione dipende da quanto previsto dal CCNL applicato. Questa mensilità è destinata solo a determinate categorie di lavoratori e pensionati. In Italia è prevista per i lavoratori dipendenti con il CCNL nei settori del turismo, terziario, commercio, alimentare, pulizie, chimica, logistica, multiservizi e autotrasporti.

Come si calcola il netto della quattordicesima e quando viene erogata 

L’importo della quattordicesima si calcola in base al reddito percepito e ai mesi lavorati nell’anno precedente al mese di giugno.  Per calcolare la quattordicesima si moltiplica l’importo della retribuzione lorda mensile per il numero di mesi lavorati dal 1 luglio dell’anno precedente al 30 giugno dell’anno corrente per poi dividere la somma per 12.

La quattordicesima viene erogata come mensilità aggiuntiva in busta paga, solitamente prima delle vacanze estive nel mese di giugno o luglio, ma non esiste una data univoca variando da azienda ad azienda. Nel caso dei lavoratori che vengono assunti nel corso del periodo di maturazione, il calcolo deve essere riparametrato in base ai mesi di anzianità.

Per i pensionati la quattordicesima è prevista, invece, con la pensione del mese di luglio. 

Quattordicesima e la tassazione 

Essendo parte del reddito del lavoratore, la quattordicesima è soggetta a tassazione piena, che può essere maggiore rispetto a quella dello stipendio mensile, portando così a un importo netto inferiore. Le aliquote Irpef applicate sulla quattordicesima sono le seguenti:

  • 23% per redditi fino a 15.000 euro
  • 25% per redditi dai 15.001 ai 28.000 euro
  • 35% per redditi dai 28.001 ai 50.000 euro
  • 43% per redditi superiori a 50.000 euro annui

Oltre ai lavoratori, anche ai pensionati con più di 64 anni spetta la tredicesima, ma è necessario che soddisfino determinati requisiti: per verificare se se ne ha diritto è necessario rivolgersi all’Inps.

Per avere maggiori dettagli sulla quattordicesima o se cerchi un consulente del lavoro contatta lo staff di Studio Riitano.

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Sospensione del contratto di lavoro da parte del dipendente: significato e spiegazione

Un contratto lavorativo può essere sospeso? Per sospensione del contratto s’intende l’interruzione temporanea del rapporto di lavoro, durante la quale il dipendente conserva comunque il proprio posto. Dunque non si tratta di un provvedimento definitivo.

Sospensione del contratto di lavoro: quando è possibile

Differentemente da ciò che accade con l’interruzione del rapporto di lavoro, quando per esempio un dipendente rassegna le sue dimissioni oppure viene licenziato dal datore di lavoro, nella sospensione del contratto il posto di lavoro viene congelato a tempo determinato. I motivi più comuni e legittimi per cui un lavoratore può richiedere la sospensione del contratto di lavoro sono la gravidanza, la maternità, l’infortunio sul lavoro e i congedi parentali. Quanto può durare la sospensione? Il periodo di sospensione deve essere continuativo o può essere frazionato, e in quali casi? Per una consulenza potete fare riferimento agli esperti dello Studio Riitano, specializzati in diritto del lavoro.

Sospensione del contratto di lavoro per crisi aziendale

Punto di partenza per la facoltà di avvalersi della sospensione del contratto è il contratto a tempo indeterminato. Quest’ultimo deve essere redatto in forma scritta e contenere le principali informazioni sul rapporto di lavoro. Durante i periodi di sospensione, a seconda dei casi, il datore di lavoro può essere esonerato del tutto dal pagamento della retribuzione oppure può essere chiamato ad erogare (di solito per disposizione dei contratti collettivi di lavoro) al lavoratore un trattamento economico. In linea di massima non è consentito al datore di lavoro procedere a una riduzione unilaterale dell’orario di lavoro del dipendente, ma ci sono eccezioni. Infatti la legge prevede che il datore di lavoro ricorra alla sospensione del contratto di lavoro per crisi aziendale qualora debba richiedere ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, che può essere ordinaria, straordinaria o in deroga. Contattate Studio Riitano.

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Offerta Lavoro: addetto di portineria – manutenzione

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selezioniamo: addetto di portineria, addetto alla manutenzione/ tuttofare da inserire nel proprio organico, per gestione immobili e delle manutenzioni ordinarie

 

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Residenza in zona Limitrofa (via Padova)

Gli aspetti contrattuali verranno discussi in fase di colloquio
Orario di lavoro full-time

Inviare le candidature corredate di lettere di presentazione alla seguente mail:
f.pisano@pigariitano.it
Inviare CV dettagliato con autorizzazione al trattamento dei dati (D. lgs. 196/03)

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