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Incentivo all'esodo del personale
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Incentivo all’esodo del personale: che cos’è, a quanto ammonta e come calcolarlo

L’incentivo all’esodo è una somma di denaro che il datore di lavoro può corrispondere al dipendente in occasione della risoluzione del rapporto di lavoro. 

Come calcolare l’incentivo all’esodo

Quando termina un rapporto lavorativo, se le parti si accordano tra loro, l’incentivo all’esodo rappresenta una cifra ulteriore rispetto alle spettanze stabilite per legge. Di solito, infatti, oltre alla retribuzione del mese di cessazione del lavoro, al dipendente spettano anche altre somme che sono: il TFR, trattamento di fine rapporto; i ratei di tredicesima e quattordicesima maturati dall’ultima erogazione; le ferie e i permessi non goduti.

I soldi dell’incentivo all’esodo possono essere erogati sia nel caso in cui il lavoratore si dimetta, sia nel caso in cui venga licenziato. Non è semplice quantificarlo. Nel calcolo incentivo all’esodo si tengono in considerazione lo stipendio percepito in un anno con eventuali benefit aziendali; la prima data utile per il pensionamento; la perdita di un lavoro fa necessariamente slittare tale data; la somma di denaro che il datore di lavoro è disposto a versare.

Rivolgetevi agli esperti dello Studio Riitano. 

Tassazione dell’incentivo all’esodo: trattamento fiscale 

L’importo dell’incentivo all’esodo concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini fiscali. Salvo diversa disposizione di legge, la somma erogata per incentivare l’esodo del dipendente non concorre, invece, alla determinazione della retribuzione utile al calcolo del tfr. Dal punto di vista della tassazione, a livello fiscale, viene equiparato al trattamento di fine rapporto.

L’importo è tassato in base a un’aliquota media della tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto a percepire la somma e non in base all’aliquota dell’anno in cui viene percepito.

L’Inps ha precisato che non costituiscono retribuzione imponibile ai fini previdenziali neanche le erogazioni che hanno denominazioni diverse, ma che sono comunque finalizzate ad agevolare lo scioglimento del rapporto (per esempio nel caso di prepensionamento, cessazione del contratto a termine e somme erogate a fronte di riduzione del personale).

Contattate Studio Riitano, specializzato nel diritto del lavoro. 

decreto trasparenza garante privacy
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Decreto Trasparenza, cosa prevede e quali sono le novità introdotte dal Garante della Privacy

Nell’agosto 2022 è entrato in vigore il Decreto Trasparenza, il d.lgs n. 104 del 27/06/2022. Si tratta di un decreto che collega il diritto del lavoro e quello della privacy. 

Cosa prevede il Decreto Trasparenza?

Il Decreto Trasparenza riguarda diverse categorie: contratti di lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato, incluso l’apprendistato, contratto di lavoro somministrato, contratto di lavoro intermittente, Co. Co. Co e professionisti a partita IVA, contratto di prestazione occasionale, rapporti di lavoro dei dipendenti di pubblica amministrazione ed enti pubblici economici, lavoratori domestici, lavoratori marittimi.

Ma passiamo alla domanda: “Cosa prevede il Decreto Trasparenza?”. Il nuovo testo legislativo prevede che il datore di lavoro debba informare i lavoratori qualora vengano utilizzati sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati finalizzati a:

    • fornire indicazioni rilevanti ai fini della assunzione o del conferimento dell’incarico, della gestione o della cessazione del rapporto di lavoro, dell’assegnazione di compiti o mansioni;
    • fornire indicazioni relative alla sorveglianza, alla valutazione, alle prestazioni e all’adempimento degli obblighi contrattuali dei lavoratori.

Per maggiori informazioni sul Decreto Trasparenza chiedete una consulenza agli esperti di Studio Riitano. 

I chiarimenti del Garante della privacy

Per quanto riguarda il nuovo Decreto, il Ministero del Lavoro ha specificato che per “sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati” si intendono strumenti che, attraverso l’attività di raccolta ed elaborazione dei dati, ricorrono ad algoritmi, sistemi di intelligenza artificiale o altri programmi del genere usati per ottenere decisioni datoriali automatizzate (es. uso di chatbots durante il colloquio, profilazione automatizzata dei candidati, screening dei curricula, utilizzo di software per il riconoscimento emotivo e test psicoattitudinali, data analytics o machine learning).

Di recente è intervenuto il Garante della privacy per precisare che gli obblighi imposti dal Decreto Trasparenza sono aggiuntivi, non sostitutivi rispetto a quelli previsti dalla normativa della privacy.  In merito ai sistemi che prendono decisioni unicamente automatizzate compresa la profilazione, che producono effetti giuridici o incidono significativamente su un soggetto, il Garante ha sottolineato che bisogna assicurare all’interessato l’intervento umano, nonché il diritto di esprimere la propria opinione e di confutare la decisione. Contattate Studio Riitano. 

Decontribuzione Sud 2022
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Decontribuzione Sud 2022, che cos’è e fin quando è stata prorogata

La misura della Decontribuzione Sud, che incentiva rapporti di lavoro dipendente – sia quelli già instaurati sia quelli ancora da instaurare – prevede per tutto il 2023 un esonero contributivo del 30% in favore dei datori di lavoro privati con sede in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. 

Decontribuzione Sud: requisiti necessari 

Pensata per contenere gli effetti dell’epidemia Covid-19 sull’occupazione e tutelare i livelli occupazionali in aree colpite da disagio socioeconomico, la Decontribuzione Sud è uno sgravio contributivo per le aziende del Sud Italia. In una nota pubblicata sul suo portale il 7 dicembre 2022, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha comunicato che il provvedimento sarà prorogato fino al 31 dicembre 2023.

Oltre a prevedere uno sgravio del 30% (con esclusione dei premi Inail), viene stanziato un aumento del budget a 5,7 milioni di euro e un incremento dei massimali fino a 300.000 euro per le imprese attive nei settori della pesca e dell’acquacoltura e fino a 2 milioni per tutte le altre per tutte le altre imprese ammissibili al regime di aiuti esistente.

Per la Decontribuzione Sud e i requisiti che occorrono, questo incentivo fiscale riguarda i dipendenti in forza nel periodo 1° luglio 2022 – 31 dicembre 2022. Si applica, dunque, non solo alle nuove assunzioni, ma a tutti i contratti di lavoro subordinato attivi nel periodo indicato. A esserne esclusi, invece, sono imprese dei settori finanziario e agricolo e datori di lavoro domestico. Chiedete una consulenza allo Studio Riitano. 

Decontribuzione: circolare inps per il 2023  

Come si può richiedere la Decontribuzione Sud? I datori di lavoro possono avere accesso a questa agevolazione mediante le denunce retributive e contributive mensili relative ai dipendenti (flusso Uniemens), secondo le istruzioni fornite dall’ente previdenziale Inps.

Nello specifico, parlano di decontribuzione Sud la circolare Inps 22 Febbraio 2021 n. 33, il messaggio Inps del 31 marzo 2021, n. 1361 e il messaggio Inps del 26 gennaio 2022, n. 403. Sulla decontribuzione Sud Ipsoa sottolinea le condizioni da rispettare per fruire dell’esonero contributivo parziale dei contributi previdenziali dovuti dai datori di lavoro: questi ultimi devono essere in possesso del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) e rispettare gli accordi e contratti collettivi nazionali.

Assume, inoltre, rilevanza la sede di lavoro in cui risulta occupato il lavoratore. Chi sono, invece, i soggetti esclusi dalla decontribuzione Sud? Contattate Studio Riitano, specializzato nel diritto del lavoro per aziende, manager, imprenditori, dipendenti e liberi professionisti.