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Studio riitano

Detassazione 2026 - maggiorazioni al 15% solo se previste dal CCNL
Consulenza HR  ·  Finanza Agevolata  ·  Gestione del personale  ·  news  ·  Payroll management  ·  Rapporti lavorativi
Detassazione 2026: maggiorazioni al 15% solo se previste dal CCNL

Nel 2026 la detassazione delle maggiorazioni e delle indennità legate al lavoro notturno, festivo e a turni subisce un importante chiarimento normativo. Con la legge 199/2025 e la circolare 2/2026 dell’Agenzia delle Entrate, viene definito in modo più preciso quali somme possono beneficiare dell’aliquota agevolata del 15%.

Il punto centrale è chiaro: possono essere detassate solo le maggiorazioni espressamente previste dal CCNL applicato. Questo cambia in modo significativo l’approccio operativo per aziende e responsabili HR.

Detassazione: cosa cambia nel 2026 per aziende e lavoratori

La nuova disciplina sulla detassazione degli aumenti contrattuali introduce un criterio più rigido rispetto al passato. Non tutte le somme legate al lavoro straordinario o alle condizioni particolari possono essere automaticamente agevolate.

Per poter applicare l’imposta sostitutiva al 15%, è necessario fare riferimento esclusivo alle previsioni contenute nel contratto collettivo nazionale. Questo significa che eventuali accordi aziendali o territoriali non sono sufficienti per beneficiare dell’agevolazione fiscale.

Per le aziende, questo comporta la necessità di verificare con precisione il CCNL applicato e le relative voci retributive.

Maggiorazioni detassabili: il ruolo centrale del CCNL

Le somme che possono essere soggette a detassazione sono quelle legate a specifiche condizioni di lavoro, come turni, lavoro notturno e attività svolte nei giorni festivi o nel riposo settimanale.

Il punto chiave è che queste maggiorazioni devono essere espressamente previste dal contratto collettivo. Non è quindi sufficiente riconoscere un’indennità in busta paga: è necessario che questa sia disciplinata in modo chiaro dal CCNL.

Questo rafforza il ruolo della gestione dei rapporti lavorativi, che diventa fondamentale per garantire la corretta applicazione delle agevolazioni fiscali.

Riposo settimanale e festivi: cosa rientra nella detassazione

Un aspetto importante riguarda le prestazioni rese nei giorni di riposo. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il riferimento è al riposo settimanale individuato dal CCNL, generalmente coincidente con la domenica.

Questo significa che non tutte le giornate non lavorative possono beneficiare della detassazione. Ad esempio, nel caso di lavoratori con settimana corta, la prestazione resa il sabato potrebbe non rientrare nel regime agevolato, se non considerata riposo settimanale dal contratto.

Per le aziende, questo richiede una valutazione attenta delle singole casistiche.

Indennità di reperibilità: quando è detassabile

Tra le novità interpretative più rilevanti rientra l’indennità di reperibilità. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che può rientrare nella detassazione, ma solo se collegata a prestazioni effettuate in condizioni specifiche, come lavoro notturno o festivo.

Questo implica che la semplice corresponsione dell’indennità non è sufficiente. È necessario verificare se e quando la reperibilità si traduce effettivamente in una prestazione lavorativa in condizioni agevolabili.

In questo contesto, il supporto di una consulenza del lavoro diventa essenziale per evitare errori interpretativi e applicativi.

Straordinari: cosa è escluso dalla detassazione

Un altro punto delicato riguarda il trattamento degli straordinari. La circolare chiarisce che la retribuzione ordinaria dello straordinario è esclusa dal regime agevolato.

Può invece essere detassata la sola maggiorazione legata allo straordinario, ma solo se riferita a prestazioni svolte in orario notturno o in giorni festivi.

Questa distinzione è fondamentale perché incide direttamente sulla gestione delle buste paga e sulla corretta applicazione delle aliquote fiscali.

Limiti di reddito e soglia annuale

La detassazione è soggetta a limiti precisi. L’importo massimo agevolabile è pari a 1.500 euro annui. Oltre questa soglia, si applica la tassazione ordinaria.

Inoltre, il beneficio è riconosciuto solo ai lavoratori che rispettano determinati requisiti di reddito. È quindi necessario verificare anche eventuali somme percepite da precedenti datori di lavoro.

Questo aspetto richiede una gestione accurata dei dati, spesso supportata da attività di Consulenza HR per garantire correttezza e conformità.

Detassazione e capienza fiscale: attenzione al calcolo

Un elemento tecnico ma molto rilevante riguarda la cosiddetta capienza dell’imposta lorda. Anche le somme detassate devono essere considerate nel calcolo complessivo per verificare il diritto ad altri benefici fiscali.

Questo implica che la gestione della detassazione non può essere isolata, ma deve essere integrata all’interno della gestione complessiva della retribuzione.

Per le aziende, questo significa dover coordinare correttamente sistemi paghe e procedure interne.

Impatti per aziende e gestione del personale

Le nuove regole sulla detassazione hanno un impatto diretto sull’organizzazione aziendale. Non si tratta solo di un tema fiscale, ma anche di una leva di gestione del personale.

Una corretta applicazione consente di ottimizzare il costo del lavoro e migliorare la trasparenza nei confronti dei dipendenti. Al contrario, errori o interpretazioni errate possono generare criticità e contenziosi.

In questo scenario, anche attività come la Ricerca e Selezione del Personale possono beneficiare di una struttura retributiva più chiara e competitiva.

Studio Riitano: supporto per la gestione della detassazione

Lo Studio Riitano affianca aziende e responsabili HR nella gestione degli aspetti fiscali e contrattuali legati al lavoro.

In particolare, supporta nella corretta interpretazione delle norme sulla detassazione, nella verifica delle voci retributive e nell’allineamento delle procedure aziendali.

Un approccio consulenziale permette di ridurre i rischi, migliorare l’efficienza e garantire la piena conformità normativa.

Detassazione 2026: cosa devono fare le aziende per essere in regola

Le nuove regole rendono evidente la necessità di un approccio strutturato. Le aziende devono verificare il CCNL applicato, analizzare le voci retributive e assicurarsi che le condizioni per la detassazione siano rispettate.

Non si tratta solo di applicare un’aliquota agevolata, ma di costruire un sistema coerente tra contratti, buste paga e normativa fiscale.

In un contesto sempre più complesso, affidarsi a un supporto specializzato rappresenta la soluzione più efficace per evitare errori e ottimizzare la gestione del lavoro.



Smart working 2026
Assetti Organizzativi  ·  Consulenza HR  ·  Entrepreneur  ·  news  ·  Productivity  ·  Rapporti lavorativi
Smart working 2026: cosa cambia da oggi
In sintesi

Dal 7 aprile 2026 è in vigore la Legge 34/2026: i datori di lavoro con dipendenti in smart working devono consegnare ogni anno un'informativa scritta sulla sicurezza, pena sanzioni penali (arresto da 2 a 4 mesi) e amministrative (fino a €7.403,96). L'obbligo vale per tutte le aziende, indipendentemente dalla dimensione.

In questo articolo trovi cosa deve contenere l'informativa, un modello di riferimento per redigerla, le sanzioni in dettaglio e una checklist operativa per metterti in regola.

Indice dei contenuti
  1. Cosa cambia con la Legge 34/2026
  2. L'informativa obbligatoria: cosa deve contenere
  3. Fac simile informativa smart working 2026
  4. Le sanzioni per le aziende
  5. Come adeguarsi: checklist pratica
  6. Domande frequenti

La Legge 34/2026 — prima legge annuale dedicata alle PMI, in vigore dal 7 aprile 2026 — ha trasformato l'obbligo di informativa per i lavoratori agili da adempimento formale a norma sanzionata. Se la tua azienda ha dipendenti che lavorano anche solo parzialmente da remoto, questo aggiornamento ti riguarda direttamente. Vediamo nel dettaglio cosa prevede e come adeguarsi in modo corretto.

Cosa cambia con la Legge 34/2026

La Legge 34/2026 non introduce un obbligo nuovo: l'informativa sulla sicurezza per i lavoratori agili era già prevista dall'art. 22 della Legge 81/2017. La novità sostanziale è che quell'obbligo viene ora inserito nel perimetro sanzionato del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro), tramite modifica dell'art. 55.

In pratica: chi non consegna l'informativa non rischia più solo una contestazione ispettiva generica, ma una violazione specifica con conseguenze penali e amministrative precise. L'art. 11 della Legge 34/2026 è chiaro: l'inadempienza è punibile a partire dalle condotte commesse dopo il 7 aprile 2026.

La norma si inserisce nel quadro più ampio della riforma sulla sicurezza sul lavoro 2026, che ha ridisegnato obblighi e vigilanza per le imprese di ogni dimensione. Vale per tutti i datori di lavoro con dipendenti in lavoro agile — definito dall'art. 18 della Legge 81/2017 come "modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzata dall'assenza di vincoli orari o spaziali, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro."

Attenzione

Le sanzioni si applicano indipendentemente dalla dimensione aziendale. Nonostante la Legge 34/2026 si chiami "Legge annuale per le PMI", gli obblighi sull'informativa di sicurezza per lo smart working valgono per tutte le aziende, grandi e piccole.

L'informativa obbligatoria: cosa deve contenere

L'informativa deve essere consegnata almeno una volta all'anno a ciascun lavoratore in modalità agile e al RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza). Secondo le indicazioni della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, deve coprire questi aspetti:

Rischi generali e specifici
Rischi connessi alla modalità di lavoro agile e al contesto specifico in cui il lavoratore opera da remoto (abitazione, spazi di coworking, ecc.).
Videoterminali e vista
Rischi connessi all'uso prolungato di schermi: affaticamento visivo, distanza corretta dal monitor, pause obbligatorie ogni 20 minuti.
Postura ed ergonomia
Corretta postura alla scrivania, uso della sedia ergonomica, altezza del monitor, posizionamento di tastiera e mouse.
Affaticamento fisico e mentale
Diritto alla disconnessione, gestione dei carichi di lavoro, fasce di reperibilità concordate nell'accordo individuale.
Igiene ambientale
Requisiti minimi dell'ambiente di lavoro remoto: illuminazione adeguata, temperatura, rumorosità, spazio sufficiente.
Dispositivi BYOD
Se il dipendente usa strumenti personali (Bring Your Own Device), il datore deve verificare che rispettino i requisiti di legge per le attrezzature di lavoro.

I dipendenti in smart working devono essere formati specificamente sui rischi legati alla modalità agile. In alcuni casi — in particolare per chi trascorre molte ore davanti a videoterminali — può essere necessaria la sorveglianza sanitaria. La valutazione spetta al Medico Competente o all'RSPP.

Fac simile informativa smart working 2026

Di seguito la struttura di riferimento per redigere l'informativa ai sensi dell'art. 22 della Legge 81/2017, aggiornata agli obblighi della Legge 34/2026. Il documento va personalizzato in base alla realtà aziendale e validato dall'RSPP o dal consulente del lavoro.

Sezione Contenuto da includere Note operative
Intestazione Ragione sociale, data di emissione, dati del lavoratore destinatario, dati del RLS Predisporre versione individuale per ogni lavoratore agile
Rischi generali Descrizione dei rischi connessi al lavoro agile: isolamento, difficoltà di supervisione, rischi domestici Fare riferimento alla valutazione dei rischi (DVR) aziendale
Rischi specifici Rischi legati al contesto operativo del singolo lavoratore (home office, coworking, trasferta) Personalizzare se il lavoratore opera in contesti diversi
Videoterminali Regole per l'uso corretto: distanza schermo (50-70 cm), pausa ogni 20 min, altezza monitor a livello occhi Allegare scheda tecnica se disponibile
Ergonomia e postura Indicazioni su sedia, scrivania, posizione di tastiera e mouse, supporto lombare Rimandare a standard UNI EN ISO 9241
Disconnessione Fasce orarie di reperibilità, diritto alla disconnessione fuori orario, modalità di contatto Deve essere coerente con l'accordo individuale di lavoro agile
BYOD Requisiti dei dispositivi personali ammessi, policy di sicurezza informatica applicabile Solo se il lavoratore usa dispositivi propri
Firma e data Firma del datore (o delegato), firma del lavoratore per ricevuta, firma del RLS Conservare copia firmata. Accettata anche firma digitale con ricevuta

Per la gestione strutturata degli accordi individuali, dell'informativa e degli adempimenti correlati, lo studio offre supporto nell'ambito della consulenza sugli assetti organizzativi aziendali.

Le sanzioni per le aziende

Le sanzioni previste dalla Legge 34/2026 si applicano in caso di mancata consegna dell'informativa al lavoratore agile e/o al RLS. Il regime è duplice:

Tipo di sanzione Entità Quando scatta
Penale Arresto da 2 a 4 mesi Mancata consegna informativa al lavoratore e/o al RLS
Amministrativa Ammenda da €1.708,61 a €7.403,96 Mancata consegna informativa al lavoratore e/o al RLS
Frequenza minima Ogni 12 mesi L'informativa va rinnovata annualmente o ad ogni variazione delle condizioni

Le sanzioni si applicano alle condotte commesse a partire dal 7 aprile 2026 e valgono indipendentemente dalla dimensione dell'azienda. In caso di ispezione del lavoro, la mancanza dell'informativa o la sua obsolescenza costituiscono una violazione immediatamente contestabile. Per una valutazione del rischio ispettivo aziendale, è possibile richiedere una consulenza sul presidio degli accessi ispettivi.

Come adeguarsi: checklist pratica per le aziende

Questi sono i passaggi operativi per mettersi in regola con la Legge 34/2026 entro il minor tempo possibile.

1
Censisci i lavoratori agili
Identifica tutti i dipendenti con accordo di lavoro agile in essere, anche parziale (es. 2 giorni a settimana da remoto). Verifica se l'informativa è stata consegnata in passato e con quale data: se supera i 12 mesi, va rinnovata immediatamente.
2
Identifica il tuo RLS
Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza deve ricevere l'informativa esattamente come ogni singolo lavoratore agile. Se l'azienda non ha un RLS nominato, è il momento di provvedere.
3
Redigi o aggiorna l'informativa
Predisponi il documento scritto seguendo la struttura indicata nella sezione precedente. Personalizza per ruoli diversi se necessario. Fai validare il documento dal tuo consulente del lavoro o dall'RSPP.
4
Consegna e traccia
Consegna l'informativa in forma scritta e tracciabile: email con ricevuta di lettura o firma digitale sono formati validi. Conserva la prova di consegna. Invia copia al RLS con la stessa modalità.
5
Imposta il rinnovo annuale
Imposta un reminder a 12 mesi dalla consegna. L'informativa va rinnovata anche ogni volta che cambiano le condizioni di lavoro agile: nuovi strumenti, nuovi rischi, modifica dell'accordo individuale.

Per le aziende che gestiscono smart working su scala strutturata — più lavoratori agili, policy interne, accordi collettivi — la gestione dell'informativa si inserisce nella più ampia attività di consulenza del lavoro per le aziende.

Studio Riitano supporta le aziende nell'adeguamento agli obblighi della Legge 34/2026: redazione dell'informativa, verifica degli accordi individuali e presidio della conformità normativa.

Consulenza assetti organizzativi Contattaci

Domande frequenti sullo smart working 2026

Le nuove regole smart working 2026 si applicano anche alle grandi aziende?
Sì. Nonostante la Legge 34/2026 si chiami "Legge annuale per le PMI", gli obblighi sull'informativa di sicurezza per i lavoratori agili — e le relative sanzioni — si applicano a tutti i datori di lavoro con dipendenti in smart working, indipendentemente dalla dimensione. L'obbligo deriva dall'art. 22 della Legge 81/2017, che non fa distinzioni dimensionali.
Cosa rischia concretamente un'azienda che non consegna l'informativa?
Le sanzioni previste dalla Legge 34/2026 sono di due tipi: sul piano penale, arresto da 2 a 4 mesi; sul piano amministrativo, ammenda da €1.708,61 a €7.403,96. Le sanzioni scattano per mancata consegna dell'informativa scritta al lavoratore agile e/o al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), per condotte commesse dopo il 7 aprile 2026.
Con quale frequenza va consegnata l'informativa sulla sicurezza in smart working?
L'informativa deve essere consegnata almeno una volta all'anno. Va rinnovata anche in caso di variazioni significative nelle condizioni di lavoro agile: cambio di strumenti, nuovi rischi identificati, modifica dell'accordo individuale.
Un'azienda che aveva già consegnato l'informativa in passato è in regola?
Dipende dalla data. Se l'informativa è stata consegnata meno di 12 mesi fa ed è ancora aggiornata rispetto alle condizioni di lavoro attuali, l'azienda è in regola. Se sono passati più di 12 mesi, oppure le condizioni sono cambiate, è necessario aggiornare il documento e riconsegnarlo sia al lavoratore sia al RLS.
Il lavoratore in smart working ha nuovi obblighi con la Legge 34/2026?
No. La Legge 34/2026 non introduce nuovi obblighi per i lavoratori dipendenti. Tutte le novità — informativa, sanzioni, obblighi di tracciabilità — riguardano esclusivamente i datori di lavoro.
Alcol sul lavoro
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Droghe e Alcol sul lavoro: limiti, controlli e nuove regole 2026 

Nel 2026 il tema dell’alcol sul lavoro e dell’uso di sostanze stupefacenti assume un ruolo ancora più centrale per aziende, imprenditori e responsabili HR. Con il DL 159/2025, il legislatore interviene sull’articolo 41 del D.Lgs. 81/2008 introducendo una novità significativa: la possibilità di effettuare una visita medica anche immediata quando vi è il sospetto che un lavoratore si trovi sotto l’effetto di alcol o droghe.

Questo aggiornamento rappresenta un passaggio importante perché consente alle imprese di intervenire con maggiore tempestività in situazioni potenzialmente critiche. In contesti operativi complessi, infatti, anche un breve ritardo nella gestione può tradursi in un aumento concreto del rischio.

Alcol e droghe sul lavoro: rischi e responsabilità per le aziende

Il tema dell’alcol sul lavoro non può più essere affrontato isolatamente rispetto a quello delle sostanze stupefacenti. Entrambi incidono direttamente sulla capacità del lavoratore di operare in modo sicuro, riducendo lucidità, tempi di reazione e capacità di valutazione.

Per il datore di lavoro, questo comporta una responsabilità rilevante. Non si tratta solo di prevenire comportamenti scorretti, ma di garantire un ambiente di lavoro sicuro e conforme alla normativa. In caso di incidente, l’assenza di controlli o procedure adeguate può esporre l’azienda a conseguenze legali e organizzative importanti.

Nuove regole 2026: visita medica e test in caso di sospetto

La principale novità introdotta riguarda la possibilità di attivare una visita medica anche durante il turno di lavoro. In presenza di un ragionevole sospetto, il lavoratore può essere sottoposto a verifica per accertare un eventuale stato di alterazione dovuto ad alcol o droghe.

Questo elemento introduce un cambio di prospettiva. Non si tratta più solo di controlli programmati, ma di una gestione dinamica e immediata del rischio. L’azienda ha così la possibilità di intervenire in tempo reale, evitando che una situazione potenzialmente pericolosa si trasformi in un problema concreto.

Mansioni a rischio: limiti alcol e sostanze nelle attività più delicate

Le nuove disposizioni trovano applicazione soprattutto nelle mansioni a rischio, cioè in tutte quelle attività nelle quali un errore umano può avere conseguenze rilevanti per la sicurezza.

In questi contesti, la tolleranza rispetto all’alcol e alle sostanze è di fatto pari a zero. Anche una minima alterazione può compromettere la sicurezza dell’operatore e delle persone coinvolte. Questo rende fondamentale una consulenza del lavoro per identificare correttamente le posizioni più esposte e adottare misure preventive adeguate.

Controlli alcolimetrici e test droghe: come funzionano

I controlli relativi ad alcol e droghe sul lavoro rientrano nell’ambito della sorveglianza sanitaria e sono affidati al medico competente. Possono includere verifiche alcolimetriche o accertamenti specifici in funzione del contesto e delle mansioni svolte.

Con l’introduzione della nuova normativa, questi controlli possono essere attivati anche in modo tempestivo, quando emergono segnali concreti. Questo consente di ridurre i margini di incertezza e di intervenire con maggiore efficacia nella gestione del personale.

Cosa può fare il datore di lavoro in caso di sospetto

Quando emergono segnali compatibili con uno stato di alterazione, il datore di lavoro ha il dovere di attivare le procedure previste, coinvolgendo il medico competente per la verifica. Non è possibile intervenire direttamente con controlli autonomi, ma è necessario seguire un percorso corretto dal punto di vista normativo.

Alcol, droghe e normativa: cosa cambia per le imprese

La nuova disciplina non introduce solo un obbligo aggiuntivo, ma fornisce anche uno strumento operativo più chiaro per le aziende. La possibilità di agire tempestivamente consente di rafforzare la sicurezza e ridurre i rischi legati alla gestione del personale.

Allo stesso tempo, restano alcuni dubbi interpretativi, legati anche alle indicazioni fornite dagli enti competenti. Questo rende ancora più importante affrontare il tema con un approccio strutturato e consapevole.

Stato di alterazione e dipendenza: una distinzione da conoscere

È fondamentale distinguere tra stato di alterazione momentanea e dipendenza da alcol o sostanze. La nuova norma si concentra sulla verifica immediata dell’idoneità del lavoratore a svolgere la propria attività.

La disciplina delle dipendenze, invece, richiede accertamenti più approfonditi e sarà oggetto di un intervento normativo successivo. Comprendere questa distinzione è essenziale per evitare errori nella gestione e nelle decisioni aziendali.

Gestione dei casi critici e impatto sulla gestione HR

La gestione di situazioni legate ad alcol e droghe sul lavoro richiede un equilibrio tra sicurezza, rispetto della persona e normativa. Non si tratta solo di un intervento tecnico, ma di un processo che coinvolge anche la dimensione organizzativa.

In questo contesto, la consulenza HR diventa fondamentale per strutturare procedure interne, formare i responsabili e garantire una gestione coerente delle situazioni più delicate. Una buona organizzazione riduce il rischio di errori e migliora la capacità di risposta dell’azienda.

Procedure aziendali e contratti: come mettersi in regola

Le aziende devono aggiornare le proprie procedure interne e integrare questi aspetti nella gestione complessiva del personale. Questo significa intervenire non solo sul piano operativo, ma anche su quello documentale.

In particolare, la gestione dei rapporti lavorativi deve riflettere in modo chiaro le regole legate alla sicurezza, prevedendo indicazioni precise sui comportamenti vietati e sulle conseguenze disciplinari.

Prevenzione e selezione: il ruolo dell’organizzazione

Un approccio efficace non si limita alla gestione delle emergenze, ma parte dalla prevenzione. La costruzione di un ambiente di lavoro sicuro passa anche dalla qualità delle persone inserite in azienda.

Studio Riitano: supporto alle aziende

Lo Studio Riitano affianca imprese e responsabili HR nella gestione degli aspetti legati al lavoro, offrendo supporto operativo e consulenziale.

In un contesto normativo in continua evoluzione, avere un partner competente consente di interpretare correttamente le norme, strutturare procedure efficaci e gestire con maggiore sicurezza anche le situazioni più complesse.

Alcol sul lavoro e droghe: obblighi e strategie per le aziende nel 2026

Le nuove regole introdotte nel 2026 rafforzano la gestione dell’alcol sul lavoro e rendono più efficace anche il controllo dell’uso di droghe nei contesti a rischio.

Per le aziende, la sfida non è solo adeguarsi alla normativa, ma costruire un sistema organizzativo solido e coerente. Un approccio strutturato consente di prevenire problemi, ridurre i rischi e garantire la continuità operativa.

Modelli contrattuali di lavoro
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Modelli contrattuali di lavoro: scegliere quello giusto per l’azienda

Il mercato del lavoro nel 2026 si presenta come uno scenario in profonda evoluzione, caratterizzato da trasformazioni strutturali che coinvolgono competenze, modelli organizzativi e dinamiche di attrazione dei talenti. L’impatto dell’Intelligenza Artificiale, gli investimenti legati al PNRR e le nuove normative europee stanno ridefinendo il rapporto tra imprese e lavoratori, imponendo un ripensamento delle strategie di formazione, selezione e retention.

Le aziende non cercano più soltanto figure specialistiche, ma professionisti capaci di integrare competenze tecniche, digitali e relazionali, in grado di operare in contesti sempre più complessi e tecnologici.

Il mercato del lavoro 2026 tra domanda di competenze e trasformazione digitale

Uno degli elementi centrali che definiscono il mercato del lavoro attuale è la crescente domanda di competenze digitali avanzate. L’adozione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale nei processi aziendali sta modificando ruoli, responsabilità e modelli decisionali.

Le imprese stanno progressivamente orientandosi verso:

  • profili professionali ibridi, con competenze tecnologiche e visione strategica;
  • capacità di analisi dei dati e gestione di strumenti digitali;
  • competenze trasversali come problem solving, adattabilità e collaborazione;
  • conoscenze legate alla sostenibilità e ai criteri ESG.

Questo cambiamento genera una forte pressione sul sistema formativo e sulla riqualificazione dei lavoratori, infatti oggi si può sfruttare anche molte più agevolazioni legate alla formazione finanziata rendendo reskilling e upskilling fattori imprescindibili e più accessibili per la competitività.

Fabbisogno occupazionale: i numeri della crescita 2025-2029

Le previsioni indicano un fabbisogno occupazionale compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori nel periodo 2025-2029. Questo dato evidenzia come il mercato richieda non solo nuove assunzioni, ma anche un significativo ricambio generazionale.

Indicatore

Valore stimato

Implicazione per aziende e lavoratori

Fabbisogno lavoratori 2025-2029

3,3 – 3,7 milioni

Necessità di attrarre nuovi talenti e investire in formazione

Tasso di occupazione (15-64 anni, inizio 2025)

62,5%

Crescita occupazionale, ma con forte mismatch di competenze

Tipologia contrattuale prevalente

Tempo indeterminato

Strategia di fidelizzazione del personale qualificato

Trend contratti a termine

In diminuzione

Ricerca di maggiore stabilità organizzativa

Principale criticità

Carenza di competenze tecniche e digitali

Urgenza di reskilling e collaborazione con il sistema formativo

 

Le direttrici strategiche che stanno ridefinendo il mercato del lavoro

Secondo le analisi più recenti, il 2026 sarà guidato da tre macro-vettori che stanno ridisegnando il mercato del lavoro e influenzando in modo significativo anche i processi di selezione personale nelle aziende.

1. Integrazione dell’Intelligenza Artificiale

L’AI non rappresenta più una tecnologia di supporto, ma un elemento strutturale dei modelli produttivi. Le aziende richiedono professionisti capaci di governare strumenti automatizzati, interpretare dataset complessi e integrare tecnologia e decisioni di business.

2. Transizione verso sostenibilità ed energia green

I settori legati alla green economy e alle infrastrutture stanno vivendo una fase espansiva, trainata dagli investimenti pubblici e dalla necessità di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

3. Nuova normativa europea sulla trasparenza retributiva

La Direttiva UE sulla trasparenza salariale introdurrà maggiore chiarezza nelle politiche retributive, imponendo alle aziende di indicare le fasce di stipendio negli annunci di lavoro e di strutturare sistemi interni di reporting.

I settori che trainano l’occupazione nel 2026

Il nuovo mercato del lavoro non cresce in modo uniforme: alcuni comparti stanno assumendo un ruolo determinante.

Settore

Figure più richieste

Motore della crescita

Terziario professionale

Consulenti digitali, specialisti ICT

Digitalizzazione dei servizi

Finance evoluto

Controller data-driven, CFO strategici

Analisi predittiva e governance del rischio

Costruzioni

Direttori di cantiere, tecnici energetici

PNRR e riqualificazione infrastrutturale

Energia green

Esperti fotovoltaico/eolico

Transizione energetica

Retail e Hospitality

Sales manager omnicanale, export specialist

Centralità della customer experience

Servizi B2B

Profili commerciali e tecnologici

Internazionalizzazione e innovazione

 

Contratti di lavoro: stabilità in aumento e nuove esigenze organizzative

Un segnale rilevante riguarda la composizione contrattuale: nel 2026 prevalgono i contratti a tempo indeterminato, mentre diminuiscono quelli a termine e le forme di lavoro indipendente. Le imprese stanno puntando su tipi di contratto sempre più stabili e welfare per trattenere competenze difficili da reperire.

Evoluzione contrattuale

Scenario 2026

Effetto sul mercato

Crescita tempo indeterminato

Maggiore fidelizzazione

Riduzione del turnover

Calo contratti a termine

Selezione più mirata

Investimenti su competenze chiave

Attenzione al benessere lavorativo

Diffusione di modelli flessibili

Migliore engagement dei dipendenti

Nuovi modelli retributivi

Trasparenza salariale

Rafforzamento dell’employer branding

 

La vera sfida del mercato del lavoro: colmare il mismatch di competenze

Nonostante i segnali di crescita, il principale ostacolo resta la carenza di lavoratori qualificati. Il disallineamento tra competenze disponibili e richieste dalla trasformazione digitale rappresenta il nodo centrale del 2026.

Per affrontare questa sfida, sarà fondamentale:

  • rafforzare la formazione tecnica e professionale;
  • sviluppare percorsi di aggiornamento continuo;
  • favorire la collaborazione tra imprese, università e istituzioni;
  • promuovere una cultura del lavoro orientata all’innovazione.

Mercato del lavoro 2026: cosa devono fare aziende e professionisti per restare competitivi

Il mercato del lavoro del 2026 non è semplicemente in evoluzione: è entrato in una fase di ridefinizione strutturale che sta trasformando profondamente anche i rapporti lavorativi. Le organizzazioni che sapranno investire simultaneamente in tecnologia, cultura aziendale e trasparenza saranno quelle in grado di attrarre i migliori talenti.

Allo stesso tempo, i professionisti dovranno adottare un approccio dinamico alla propria carriera, fondato su aggiornamento continuo, contaminazione tra discipline e capacità di interpretare il cambiamento.

Il lavoro non sta scomparendo: sta cambiando forma. E il 2026 rappresenta uno degli snodi più decisivi di questa trasformazione.

Nuovi equilibri nel mercato del lavoro
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Nuovi equilibri nel mercato del lavoro: le direttrici del 2026

Il mercato del lavoro nel 2026 si presenta come uno scenario in profonda evoluzione, caratterizzato da trasformazioni strutturali che coinvolgono competenze, modelli organizzativi e dinamiche di attrazione dei talenti. L’impatto dell’Intelligenza Artificiale, gli investimenti legati al PNRR e le nuove normative europee stanno ridefinendo il rapporto tra imprese e lavoratori, imponendo un ripensamento delle strategie di formazione, selezione e retention.

Le aziende non cercano più soltanto figure specialistiche, ma professionisti capaci di integrare competenze tecniche, digitali e relazionali, in grado di operare in contesti sempre più complessi e tecnologici.

Il mercato del lavoro 2026 tra domanda di competenze e trasformazione digitale

Uno degli elementi centrali che definiscono il mercato del lavoro attuale è la crescente domanda di competenze digitali avanzate. L’adozione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale nei processi aziendali sta modificando ruoli, responsabilità e modelli decisionali.

Le imprese stanno progressivamente orientandosi verso:

  • profili professionali ibridi, con competenze tecnologiche e visione strategica;
  • capacità di analisi dei dati e gestione di strumenti digitali;
  • competenze trasversali come problem solving, adattabilità e collaborazione;
  • conoscenze legate alla sostenibilità e ai criteri ESG.

Questo cambiamento genera una forte pressione sul sistema formativo e sulla riqualificazione dei lavoratori, infatti oggi si può sfruttare anche molte più agevolazioni legate alla formazione finanziata rendendo reskilling e upskilling fattori imprescindibili e più accessibili per la competitività.

Fabbisogno occupazionale: i numeri della crescita 2025-2029

Le previsioni indicano un fabbisogno occupazionale compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori nel periodo 2025-2029. Questo dato evidenzia come il mercato richieda non solo nuove assunzioni, ma anche un significativo ricambio generazionale.

Indicatore

Valore stimato

Implicazione per aziende e lavoratori

Fabbisogno lavoratori 2025-2029

3,3 – 3,7 milioni

Necessità di attrarre nuovi talenti e investire in formazione

Tasso di occupazione (15-64 anni, inizio 2025)

62,5%

Crescita occupazionale, ma con forte mismatch di competenze

Tipologia contrattuale prevalente

Tempo indeterminato

Strategia di fidelizzazione del personale qualificato

Trend contratti a termine

In diminuzione

Ricerca di maggiore stabilità organizzativa

Principale criticità

Carenza di competenze tecniche e digitali

Urgenza di reskilling e collaborazione con il sistema formativo

 

Le direttrici strategiche che stanno ridefinendo il mercato del lavoro

Secondo le analisi più recenti, il 2026 sarà guidato da tre macro-vettori che stanno ridisegnando il mercato del lavoro e influenzando in modo significativo anche i processi di selezione personale nelle aziende.

1. Integrazione dell’Intelligenza Artificiale

L’AI non rappresenta più una tecnologia di supporto, ma un elemento strutturale dei modelli produttivi. Le aziende richiedono professionisti capaci di governare strumenti automatizzati, interpretare dataset complessi e integrare tecnologia e decisioni di business.

2. Transizione verso sostenibilità ed energia green

I settori legati alla green economy e alle infrastrutture stanno vivendo una fase espansiva, trainata dagli investimenti pubblici e dalla necessità di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

3. Nuova normativa europea sulla trasparenza retributiva

La Direttiva UE sulla trasparenza salariale introdurrà maggiore chiarezza nelle politiche retributive, imponendo alle aziende di indicare le fasce di stipendio negli annunci di lavoro e di strutturare sistemi interni di reporting.

I settori che trainano l’occupazione nel 2026

Il nuovo mercato del lavoro non cresce in modo uniforme: alcuni comparti stanno assumendo un ruolo determinante.

Settore

Figure più richieste

Motore della crescita

Terziario professionale

Consulenti digitali, specialisti ICT

Digitalizzazione dei servizi

Finance evoluto

Controller data-driven, CFO strategici

Analisi predittiva e governance del rischio

Costruzioni

Direttori di cantiere, tecnici energetici

PNRR e riqualificazione infrastrutturale

Energia green

Esperti fotovoltaico/eolico

Transizione energetica

Retail e Hospitality

Sales manager omnicanale, export specialist

Centralità della customer experience

Servizi B2B

Profili commerciali e tecnologici

Internazionalizzazione e innovazione

 

Contratti di lavoro: stabilità in aumento e nuove esigenze organizzative

Un segnale rilevante riguarda la composizione contrattuale: nel 2026 prevalgono i contratti a tempo indeterminato, mentre diminuiscono quelli a termine e le forme di lavoro indipendente. Le imprese stanno puntando su tipi di contratto sempre più stabili e welfare per trattenere competenze difficili da reperire.

Evoluzione contrattuale

Scenario 2026

Effetto sul mercato

Crescita tempo indeterminato

Maggiore fidelizzazione

Riduzione del turnover

Calo contratti a termine

Selezione più mirata

Investimenti su competenze chiave

Attenzione al benessere lavorativo

Diffusione di modelli flessibili

Migliore engagement dei dipendenti

Nuovi modelli retributivi

Trasparenza salariale

Rafforzamento dell’employer branding

 

La vera sfida del mercato del lavoro: colmare il mismatch di competenze

Nonostante i segnali di crescita, il principale ostacolo resta la carenza di lavoratori qualificati. Il disallineamento tra competenze disponibili e richieste dalla trasformazione digitale rappresenta il nodo centrale del 2026.

Per affrontare questa sfida, sarà fondamentale:

  • rafforzare la formazione tecnica e professionale;
  • sviluppare percorsi di aggiornamento continuo;
  • favorire la collaborazione tra imprese, università e istituzioni;
  • promuovere una cultura del lavoro orientata all’innovazione.

Mercato del lavoro 2026: cosa devono fare aziende e professionisti per restare competitivi

Il mercato del lavoro del 2026 non è semplicemente in evoluzione: è entrato in una fase di ridefinizione strutturale che sta trasformando profondamente anche i rapporti lavorativi. Le organizzazioni che sapranno investire simultaneamente in tecnologia, cultura aziendale e trasparenza saranno quelle in grado di attrarre i migliori talenti.

Allo stesso tempo, i professionisti dovranno adottare un approccio dinamico alla propria carriera, fondato su aggiornamento continuo, contaminazione tra discipline e capacità di interpretare il cambiamento.

Il lavoro non sta scomparendo: sta cambiando forma. E il 2026 rappresenta uno degli snodi più decisivi di questa trasformazione.

Welfare dipendenti: quali sono i pro e contro
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Welfare dipendenti: quali sono i pro e contro

Che cosa si intende per welfare dipendenti

Il welfare dipendenti è l’insieme di beni, servizi e prestazioni non monetarie che l’azienda mette a disposizione dei lavoratori per integrare la retribuzione tradizionale e migliorare la qualità della vita personale e professionale. Non si tratta quindi di un aumento salariale, ma di strumenti con finalità sociale che sostengono il reddito, favoriscono la conciliazione tra lavoro e famiglia e rafforzano il benessere complessivo delle persone, contribuendo anche al miglioramento degli assetti organizzativi aziendali.

Dal punto di vista normativo, queste misure possono essere erogate in natura oppure sotto forma di rimborso spese e, a determinate condizioni, sono escluse in tutto o in parte dal reddito da lavoro dipendente..

Quali servizi rientrano nel welfare dipendenti

Il welfare può assumere forme molto diverse, ma tutte accomunate dalla finalità di utilità sociale e di supporto alla vita quotidiana del lavoratore e dei suoi familiari. Tra gli strumenti più consigliati dai consulenti del lavoro si trovano buoni acquisto, assistenza sanitaria integrativa, rimborsi per spese scolastiche, servizi di assistenza ai familiari, previdenza complementare, agevolazioni per il trasporto pubblico, attività culturali e ricreative o servizi di mensa.

La possibilità di utilizzo può riguardare direttamente il dipendente oppure il suo nucleo familiare, secondo quanto previsto dalla normativa fiscale e dal piano aziendale adottato. In molti casi l’erogazione avviene tramite piattaforme digitali dedicate, attraverso le quali il lavoratore può scegliere autonomamente i servizi più adatti alle proprie esigenze, contribuendo a rafforzare la qualità e la sostenibilità dei rapporti lavorativi all’interno dell’azienda.

I vantaggi fiscali del welfare dipendenti

Uno dei motivi principali della diffusione del welfare dipendenti è il trattamento fiscale particolarmente favorevole. Le somme destinate a welfare, se rispettano i requisiti previsti dalla legge, non concorrono alla formazione del reddito imponibile e non sono soggette a contribuzione previdenziale. Questo consente al lavoratore di beneficiare integralmente del valore del servizio ricevuto, senza le trattenute tipiche della retribuzione monetaria.

Nel triennio 2025-2027 la normativa ha confermato soglie di esenzione rilevanti per i fringe benefit, come sintetizzato nella seguente tabella.

Tipologia di lavoratore

Soglia annua esente

Dipendenti senza figli a carico

1.000 €

Dipendenti con figli fiscalmente a carico

2.000 €

Questo meccanismo consente di aumentare il potere d’acquisto reale senza incrementare il costo fiscale del lavoro, rendendo il welfare uno strumento particolarmente efficiente sotto il profilo economico.

I benefici per le aziende

Per l’impresa, il welfare aziendale non rappresenta solo un’iniziativa di carattere sociale ma una vera leva strategica di gestione delle risorse umane. Le spese sostenute per prestazioni di welfare sono generalmente deducibili dal reddito d’impresa e contribuiscono a ottimizzare il costo del lavoro. Allo stesso tempo, l’introduzione di questi strumenti consente di migliorare la motivazione, ridurre il turnover e rafforzare la capacità di attrarre nuovi talenti.

L’effetto non è solo economico, ma anche organizzativo e reputazionale: il welfare migliora l’employer branding, aumenta il senso di appartenenza e contribuisce alla costruzione di una cultura aziendale orientata alla sostenibilità e alla centralità della persona.

Chi può beneficiare del welfare dipendenti

Affinché le agevolazioni fiscali siano applicabili, il welfare deve essere destinato alla generalità dei dipendenti oppure a categorie omogenee individuate secondo criteri oggettivi, come livello contrattuale, mansione o area aziendale. Non è possibile attribuire benefit individuali in modo discrezionale mantenendo il regime di esenzione fiscale, poiché in tal caso verrebbero considerati retribuzione imponibile. In questo senso, il welfare aziendale rientra tra gli strumenti di finanza agevolata che consentono alle imprese di ottimizzare il costo del lavoro nel rispetto della normativa.

Il piano può includere lavoratori a tempo indeterminato, determinato, part-time, tirocinanti o lavoratori in somministrazione, purché rientrino nelle categorie previste dal regolamento aziendale o dall’accordo collettivo.

I pro e contro del welfare dipendenti a confronto

Per comprendere davvero l’impatto del welfare dipendenti è utile osservare in modo comparativo i principali vantaggi e le possibili criticità.

Aspetti positivi

Possibili criticità

Aumento del potere d’acquisto senza maggiore tassazione

Necessità di progettazione strutturata e conforme alla normativa

Miglioramento del work-life balance e della qualità della vita

Minore flessibilità rispetto a un premio monetario

Riduzione del costo contributivo per azienda e lavoratore

Gestione amministrativa più articolata

Maggiore fidelizzazione e riduzione del turnover

Rischio di scarso utilizzo se i servizi non sono calibrati sui bisogni reali

Rafforzamento dell’immagine aziendale e attrazione di talenti

Vincolo di destinazione collettiva per mantenere i benefici fiscali

Il successo di un piano di welfare dipende quindi dalla capacità dell’azienda di analizzare i bisogni delle persone e costruire un sistema realmente utilizzabile e percepito come valore.

Come si introduce un piano di welfare dipendenti

L’introduzione del welfare può avvenire attraverso contratti collettivi, accordi aziendali, regolamenti interni o iniziative volontarie del datore di lavoro. In ogni caso è necessario rispettare i requisiti previsti dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi affinché le misure possano beneficiare dell’esenzione fiscale e contributiva, con una corretta integrazione anche nei processi di payroll management aziendale.

Welfare dipendenti: una scelta strategica per il futuro del lavoro

Il welfare dipendenti si sta affermando come uno degli strumenti più efficaci per coniugare sostenibilità economica, benessere organizzativo e competitività aziendale. Non è più soltanto un insieme di benefit accessori, ma una componente strutturale delle politiche di gestione del personale, capace di incidere sulla qualità del lavoro, sulla produttività e sulla reputazione dell’impresa.

In un contesto in cui le persone ricercano sempre più equilibrio tra vita privata e professionale, il welfare rappresenta una risposta concreta alle nuove esigenze del mercato del lavoro, trasformandosi da semplice incentivo a vero modello di valorizzazione del capitale umano.

TFR INPS e Fondo di Tesoreria - le nuove regole dal 2026
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TFR INPS e Fondo di Tesoreria: le nuove regole dal 2026

Il tema della richiesta del TFR torna centrale con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, che interviene in modo profondo sulla disciplina del conferimento del trattamento di fine rapporto al Fondo di Tesoreria. Per oltre quindici anni il sistema è rimasto sostanzialmente immutato, fondato su criteri “cristallizzati” nel tempo. Dal 1° gennaio 2026, invece, il modello cambia radicalmente: il requisito dimensionale diventa dinamico e coinvolge progressivamente un numero sempre maggiore di imprese.

A questo nuovo impianto si affianca una novità di grande rilievo operativo: per le aziende neo costituite dal 2026 si applicano doppie regole, con un primo anno ancora disciplinato dal regime previgente e, dal secondo anno, l’ingresso nel nuovo sistema. Una distinzione che incide direttamente sulla gestione del personale, sulla pianificazione finanziaria e sugli adempimenti contributivi.

Comprendere oggi come funziona il TFR INPS è quindi essenziale per evitare errori, ritardi e impatti imprevisti sulla liquidità aziendale.

Cos’è il Fondo di Tesoreria INPS e come funzionava fino al 2025

Il Fondo di Tesoreria INPS è stato istituito dalla Legge n. 296/2006 per accogliere il TFR maturando dei lavoratori che non aderiscono a forme di previdenza complementare, nelle aziende sopra una determinata soglia dimensionale.

Fino al 31 dicembre 2025 il perimetro delle imprese obbligate era estremamente ristretto. L’obbligo riguardava, in concreto:

  • le aziende che avevano superato i 50 dipendenti al 31 dicembre 2006;
  • le imprese nate successivamente che superavano la soglia nel primo anno di attività.

Per tutte le altre realtà, anche in caso di crescita significativa dell’organico negli anni successivi, il TFR restava in azienda. Il sistema, di fatto, congelava al passato la platea degli obbligati, rendendo irrilevante l’evoluzione dimensionale dell’impresa nel tempo.

TFR INPS dal 2026: il nuovo modello “dinamico”

Con l’art. 1, comma 204, della Legge di Bilancio 2026, questo assetto viene superato. Dal 1° gennaio 2026 il criterio non è più storico, ma dinamico.

Devono versare il TFR al Fondo di Tesoreria INPS tutte le aziende che raggiungono o superano la soglia dimensionale prevista nell’anno di riferimento, indipendentemente dalla data di costituzione o dalla storia dell’organico.

Le soglie sono progressive:

  • 60 dipendenti nel 2026 e 2027
  • 50 dipendenti dal 2028 al 2031
  • 40 dipendenti dal 2032

Il requisito dimensionale diventa quindi una variabile da verificare annualmente. Il superamento della soglia in un determinato anno comporta l’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Il TFR INPS non è più legato a una fotografia del passato, ma alla reale evoluzione dell’impresa.

Le “doppie regole” per le aziende neo costituite dal 2026

Un chiarimento fondamentale è stato fornito dall’INPS in occasione del Forum Lavoro/Fiscale della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro:
per le aziende neo costituite dal 2026, nel primo anno di attività continuano ad applicarsi le regole previgenti.

Questo significa che:

  • nel primo anno di vita resta valida la soglia dei 50 dipendenti medi;
  • la verifica deve essere effettuata nell’anno di costituzione;
  • se la soglia viene raggiunta, l’obbligo di versamento del TFR INPS decorre dal primo mese di attività.

Solo dal secondo anno anche le newco entrano nel nuovo regime dinamico, con le soglie progressive previste dalla riforma e con decorrenza dell’obbligo dall’anno successivo al superamento del limite.

Esempio:
un’azienda costituita a gennaio 2026 dovrà verificare la media occupazionale del 2026. Se raggiunge almeno 50 dipendenti, sarà obbligata a versare il TFR al Fondo Tesoreria già da gennaio 2026. Se non raggiunge tale soglia, dal 2027 dovrà applicare le nuove regole, verificando il superamento della soglia vigente in quell’anno.

Aziende già esistenti: cosa cambia davvero

La riforma incide in modo diretto sulle aziende già operative che, fino a oggi, erano escluse dall’obbligo.

Un’impresa costituita, ad esempio, nel 2015, che nel 2025 raggiunge 60 dipendenti medi, dal 1° gennaio 2026 dovrà conferire al Fondo di Tesoreria INPS il TFR maturando dei lavoratori non iscritti alla previdenza complementare.

Per molte realtà si tratta di un vero cambio di paradigma: quote di TFR che per anni sono rimaste in azienda dovranno ora essere trasferite all’INPS, con effetti immediati sulla gestione finanziaria.

Una volta scattato l’obbligo, la partecipazione al Fondo è definitiva: anche se in futuro l’organico dovesse scendere sotto la soglia, l’azienda continuerà a versare il TFR al Fondo Tesoreria.

Come si calcola la soglia dei dipendenti

Il nuovo impianto non modifica i criteri di calcolo della forza lavoro, che restano quelli già noti nell’ordinamento:

  • lavoratori subordinati;
  • apprendisti;
  • lavoratori con contratto a tempo determinato;
  • lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto.

Il dato rilevante è la media annua dei dipendenti. Ciò che cambia non è il “come” si calcola, ma il peso giuridico della verifica, che diventa un adempimento periodico imprescindibile per tutte le aziende.

Decorrenza dell’obbligo e istruzioni operative INPS

Sotto il profilo operativo, le imprese dovranno continuare a utilizzare il codice autorizzativo 1R, ma per l’effettivo smobilizzo del TFR INPS al Fondo di Tesoreria si attendono le istruzioni INPS, che introdurranno nuovi codici da esporre nel flusso UniEmens.

È attesa inoltre la conferma della non applicazione di sanzioni per chi si regolarizzerà entro tre mesi dalla pubblicazione della circolare ufficiale.

In questa fase di transizione, il monitoraggio costante dell’organico e la corretta interpretazione delle soglie assumono un ruolo decisivo.

TFR INPS e Fondo di Tesoreria: perché oggi è una variabile strategica per le imprese

Il TFR INPS passa da regola storica a variabile strategica nella gestione aziendale. La riforma del 2026 trasforma il Fondo di Tesoreria da sistema chiuso a meccanismo dinamico, destinato ad ampliarsi nel tempo seguendo la crescita delle imprese.

Per le aziende già operative, questo significa riconsiderare equilibri finanziari consolidati. Per le nuove realtà, comporta la necessità di distinguere tra primo anno e regime ordinario. In entrambi i casi, il tema de TFR non può più essere trattato come un adempimento marginale, ma come un elemento strutturale della pianificazione.

In un contesto normativo che diventa più fluido e complesso, il supporto consulenziale è fondamentale per governare correttamente gli obblighi, prevenire errori e trasformare una nuova imposizione in un processo gestito in modo consapevole e sostenibile.

Formazione finanziata - come progettare corsi efficaci per le aziende
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Formazione finanziata: come progettare corsi efficaci per le aziende

Nel 2026 la formazione continua per le aziende non è più un “extra” per ruoli qualificati: è un presidio di competitività e stabilità organizzativa. In un mercato del lavoro attraversato da transizioni digitali, green e demografiche, l’obiettivo non è “fare corsi”, ma collegare l’apprendimento a risultati concreti: produttività, qualità, sicurezza, mobilità interna, riduzione del mismatch e maggiore capacità di trattenere competenze.

Il tema è diventato ancora più attuale anche perché, a gennaio 2026, sono state pubblicate nuove Linee guida sui Fondi paritetici interprofessionali (Decreto direttoriale n. 8 del 9 gennaio 2026), che aggiornano il quadro di riferimento su attivazione, funzionamento e vigilanza dei Fondi.

Di seguito una lettura orientata all’operatività: cosa significa formazione continua per un’azienda, quali canali utilizzare (e quando), e un metodo pratico per progettare percorsi davvero spendibili.

Che cos’è la formazione continua (davvero) e perché nel 2026 è centrale

La formazione continua è un processo di apprendimento che consente di mantenere competenze aggiornate, evitare l’obsolescenza e rendere le persone “spendibili” nel tempo, anche quando cambiano strumenti, mansioni e modelli di business.

Il punto chiave è l’occupabilità: non coincide più con la “stabilità del posto”, ma con la capacità di restare adeguati al mercato, integrando nuove competenze e riposizionandosi quando un settore rallenta o cambia. È una prospettiva che riguarda direttamente anche le imprese: senza percorsi di sviluppo strutturati, l’innovazione rischia di diventare una perdita di capitale umano.

I dati internazionali confermano la direzione: secondo il World Economic Forum, entro il 2027 il 44% delle competenze core dei lavoratori sarà “disrupted” e 6 lavoratori su 10 avranno bisogno di formazione prima del 2027 (con un accesso ancora diseguale alle opportunità).

Cosa cambia nel 2026: Linee guida sui Fondi interprofessionali

Il 9 gennaio 2026 il Ministero del Lavoro ha pubblicato il Decreto direttoriale n. 8/2026 che adotta le nuove Linee Guida per i Fondi paritetici interprofessionali, sostituendo le precedenti indicazioni (Circolare ANPAL n. 1/2018).

Per le aziende, la traduzione operativa è semplice: la formazione finanziata richiede ancora più attenzione a:

  • coerenza tra fabbisogno e progetto formativo;
  • tracciabilità e correttezza della gestione (dalla progettazione alla rendicontazione);
  • qualità e spendibilità (attestazioni, standard, applicazione pratica).

In altre parole: nel 2026 conviene progettare meno “catalogo” e più percorsi costruiti su obiettivi misurabili.

I canali principali per finanziare la formazione continua in azienda

1) Fondi interprofessionali

Sono tra gli strumenti più utilizzati per finanziare piani formativi aziendali. La logica è quella di trasformare un’esigenza (aggiornare competenze) in un percorso sostenibile, con regole e procedure che vanno gestite con precisione.

Nella pratica, la differenza la fa il metodo: analisi dei fabbisogni, progetto coerente, calendario compatibile con la produzione, e output verificabili.

2) Fondo Nuove Competenze (FNC)

Il Fondo Nuove Competenze riconosce contributi ai datori di lavoro privati che stipulano accordi collettivi di rimodulazione dell’orario destinando ore di lavoro a percorsi formativi; il Fondo rimborsa il costo del lavoro dedicate alla frequenza della formazione.

Quando è particolarmente utile:

  • riorganizzazioni e introduzione di nuove tecnologie;
  • nuove procedure (qualità, compliance, cyber di base);
  • transizioni di ruolo (upskilling/reskilling) senza fermare l’operatività.

3) Politiche attive e integrazione formazione-lavoro

La formazione “funziona” di più quando è integrata a servizi e percorsi che riducono il mismatch: orientamento, accompagnamento, matching domanda-offerta, e raccordo territoriale (enti, filiere, servizi, accreditamenti).

Formazione continua che produce risultati: il metodo operativo in 6 step

Step 1 — Mappare il fabbisogno (non “a sensazione”)

Partire da 3 domande:

  • quali processi stanno cambiando nei prossimi 6–12 mesi?
  • quali ruoli sono a rischio obsolescenza (strumenti, standard, procedure)?
  • quali competenze servono per sostenere nuovi obiettivi (qualità, commerciale, digital, sicurezza, lingua, gestione)?

Output consigliato: una mappa sintetica “ruolo → gap → priorità”.

Step 2 — Scegliere la strategia: upskilling e reskilling

  • Upskilling: potenziare competenze per fare meglio lo stesso lavoro (es. data entry → gestione dati e strumenti collaborativi).
  • Reskilling: riqualificare verso compiti/ruoli diversi (es. mansione produttiva → controllo processi automatizzati).

Step 3 — Progettare “per applicazione”

Una formazione efficace ha sempre:

  • un obiettivo operativo (cosa cambia “da lunedì”);
  • esercitazioni e casi reali (project work);
  • evidenze misurabili (test, output, check di processo).

Step 4 — Rendere la formazione sostenibile per l’azienda

Qui rientrano:

  • scelta del canale (Fondi, FNC, percorsi regionali);
  • pianificazione su turni/produzione;
  • definizione di attestazioni e tracciamenti.

Step 5 — Erogare in modalità “ibrida”

Aula, training on the job e moduli digitali possono convivere: il punto non è il formato, ma la coerenza e la riconoscibilità del percorso.

Step 6 — Misurare l’impatto (KPI semplici)

Esempi di KPI pratici:

  • riduzione errori su processo X;
  • tempi medi di lavorazione;
  • non conformità qualità/sicurezza;
  • autonomia su tool/procedura;
  • mobilità interna (ruoli coperti con risorse già presenti).

Due casi-tipo di riqualificazione (utili per ragionare “per scenari”)

Caso 1: da ruolo amministrativo a competenze digitali operative
Percorso breve, mirato e applicativo (strumenti, analisi base, gestione contenuti, processi digitali). Il salto avviene quando c’è un progetto pratico (portfolio/standard interno) e un contesto che assorbe le nuove competenze.

Caso 2: da mansione produttiva a profilo tecnico su processi automatizzati
Formazione modulare su automazione di base, controllo e procedure. Funziona quando la domanda è reale (in azienda o nella filiera) e quando le competenze sono agganciate a standard e attestazioni spendibili

Errori frequenti (che fanno “sprecare” budget e tempo)

  1. formazione non collegata a un processo reale;
  2. contenuti troppo generici, senza output;
  3. assenza di tracciamento e prove di apprendimento;
  4. nessuna strategia post-corso (applicazione, affiancamento, obiettivi);
  5. accesso diseguale: formare sempre “i soliti”, lasciando indietro ruoli più esposti al cambiamento.

Come può supportare lo Studio Riitano

Lo Studio Riitano  affianca le imprese nella progettazione e gestione di percorsi di formazione continua collegati a fabbisogni reali, anche attraverso l’uso di strumenti finanziati e canali dedicati. 

Per un’azienda, questo significa avere un unico presidio che aiuta a:

  • definire obiettivi e fabbisogni;
  • scegliere il canale più coerente (Fondi/FNC/altro);
  • costruire un piano formativo tracciabile e misurabile;
  • ridurre tempi e rischi di gestione amministrativa.

Vuoi capire quale percorso di formazione continua è più adatto alla tua organizzazione? Lo Studio Riitano, con i suoi consulenti del lavoro a Milano, può valutare fabbisogni e fattibilità e impostare una roadmap operativa a partire da ruoli, processi e obiettivi aziendali.

Buoni pasto deducibili - il nuovo regime fiscale 2026
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Buoni pasto deducibili: il nuovo regime fiscale 2026

La Legge di Bilancio 2026 interviene in modo significativo sulla disciplina dei buoni pasto, modificando il regime fiscale applicabile a uno degli strumenti di welfare aziendale più diffusi. Le nuove disposizioni, introdotte dall’art. 1, comma 14, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199, incidono in modo diretto sulle soglie di esenzione IRPEF e sul trattamento dell’eventuale eccedenza, con effetti concreti sia per i lavoratori sia per le imprese.

Il tema dei buoni pasto deducibili torna quindi centrale nella gestione del costo del lavoro e nelle politiche di welfare aziendale, soprattutto per quelle realtà che utilizzano il ticket restaurant come alternativa alla mensa o come beneficio riconosciuto anche in presenza di smart working e part-time.

Comprendere cosa cambia dal 2026, quali importi restano esenti e quali diventano imponibili, è fondamentale per impostare correttamente le scelte aziendali ed evitare errori in busta paga o nella contabilizzazione dei costi.

Cosa sono i buoni pasto e perché rientrano nei fringe benefit

I buoni pasto rientrano nella categoria dei fringe benefit, ossia compensi in natura che il datore di lavoro eroga al dipendente in aggiunta alla retribuzione ordinaria. Non esiste una definizione legislativa unitaria, ma il D.M. 122/2017 li qualifica come documenti, cartacei o elettronici, che attribuiscono al titolare il diritto di ottenere un servizio sostitutivo di mensa presso esercizi convenzionati.

Dal punto di vista giuridico, i buoni pasto:

  • non sono cedibili né convertibili in denaro;
  • non sono commercializzabili;
  • sono utilizzabili esclusivamente dal titolare;
  • danno diritto alla somministrazione di alimenti e bevande o prodotti pronti per il consumo.

La giurisprudenza ha più volte chiarito che si tratta di prestazioni di carattere assistenziale, estranee alla retribuzione lorda ordinaria. Questo elemento è determinante sia sotto il profilo fiscale, sia nella gestione delle assenze tutelate, come ferie, malattia o congedi.

Il regime fiscale prima del 2026

Fino al 31 dicembre 2025, l’art. 51, comma 2, lettera c), del TUIR prevedeva che i buoni pasto non concorressero al calcolo del reddito netto da lavoro dipendente entro i seguenti limiti giornalieri:

  • 4,00 euro per i buoni pasto in formato cartaceo;
  • 8,00 euro per i buoni pasto in formato elettronico.

L’eventuale eccedenza rispetto a tali soglie veniva interamente assoggettata a tassazione e contribuzione in capo al lavoratore. La differenziazione tra cartaceo ed elettronico era stata introdotta già con la Legge di Bilancio 2020, con l’obiettivo di favorire la diffusione dei sistemi digitali.

Le novità della Legge di Bilancio 2026

Con la riforma introdotta dalla Legge n. 199/2025, il legislatore interviene nuovamente sull’art. 51 del TUIR, modificando il meccanismo di tassazione nelle buste paga dei buoni pasto elettronici.

Dal 1° gennaio 2026:

  • il limite di esenzione per i buoni pasto elettronici sale a 10,00 euro giornalieri;
  • resta invariato il limite di 4,00 euro per i buoni cartacei;
  • in caso di superamento della soglia, viene tassata esclusivamente la parte eccedente.

Questo significa che, ad esempio, un buono elettronico da 12 euro non sarà interamente imponibile: solo i 2 euro eccedenti la soglia di esenzione concorreranno alla formazione del reddito.

La novità rende il sistema più coerente e meno penalizzante per il lavoratore, rafforzando al tempo stesso il ruolo del buono pasto elettronico come strumento privilegiato di welfare.

Buoni pasto deducibili per l’azienda: cosa cambia davvero

Per il datore di lavoro, l’acquisto dei buoni pasto continua a rappresentare un costo integralmente deducibile. A differenza delle spese di vitto e alloggio, soggette al limite del 75%, il costo dei ticket restaurant è considerato come acquisizione di un servizio complesso e non come semplice somministrazione di alimenti.

In termini pratici:

  • il costo sostenuto per l’acquisto dei buoni pasto è interamente deducibile dal reddito d’impresa;
  • non subisce i limiti tipici delle spese di rappresentanza o di vitto;
  • consente di ottimizzare il costo del lavoro mantenendo elevato il valore percepito dal dipendente.

L’innalzamento della soglia di esenzione per i buoni elettronici rafforza ulteriormente questo strumento, rendendolo una leva fiscale e organizzativa ancora più efficace.

A chi possono essere riconosciuti

I buoni pasto devono essere riconosciuti alla generalità dei lavoratori o a categorie omogenee di dipendenti. Possono beneficiarne:

  • lavoratori subordinati a tempo pieno o parziale;
  • collaboratori con redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente;
  • lavoratori in smart working;
  • dipendenti anche in assenza di una pausa pranzo formalmente prevista.

È essenziale che l’erogazione non avvenga in modo arbitrario o selettivo, pena la perdita del regime di favore e l’assoggettamento integrale a tassazione.

Mensa diffusa e indennità sostitutiva: le alternative

Accanto ai buoni pasto, il datore di lavoro può adottare sistemi alternativi di ristorazione:

  • Mensa aziendale interna o interaziendale, con totale esclusione dal reddito;
  • Mensa diffusa, basata su badge o app utilizzabili presso esercizi convenzionati, con costo interamente a carico dell’azienda;
  • Indennità sostitutiva di mensa, erogata in busta paga, che costituisce retribuzione a tutti gli effetti ed è quindi soggetta a tassazione e contribuzione.

A differenza dei buoni pasto, l’indennità economica entra pienamente nella base retributiva, incidendo anche sul calcolo di ferie non godute, TFR e istituti indiretti.

Buoni pasto, ferie e assenze: cosa dice la giurisprudenza

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea e la Corte di Cassazione hanno chiarito che durante le ferie il lavoratore deve percepire la retribuzione ordinaria, in modo da non essere disincentivato all’esercizio del diritto al riposo.

Tuttavia, gli elementi destinati a coprire spese occasionali o accessorie non rientrano in tale concetto. I buoni pasto, qualificati come prestazioni assistenziali, sono quindi esclusi dal trattamento economico spettante in caso di ferie, malattia o altre sospensioni tutelate.

Diverso è il caso dell’indennità sostitutiva di mensa, che, essendo parte della retribuzione, continua a essere riconosciuta anche durante le assenze protette.

Buoni pasto deducibili e regime fiscale 2026: sintesi e consigli operativi

Il nuovo regime 2026 rende i buoni pasto deducibili uno strumento ancora più strategico per le imprese. L’innalzamento della soglia di esenzione a 10 euro per i buoni elettronici consente di aumentare il valore del beneficio senza incidere sul reddito imponibile del lavoratore, mantenendo al contempo la piena deducibilità del costo aziendale.

Per le aziende, questo significa poter:

  • contenere il costo del lavoro;
  • rafforzare le politiche di welfare;
  • offrire un beneficio concreto e fiscalmente efficiente;
  • evitare distorsioni tra retribuzione e prestazioni assistenziali.

In un contesto normativo in continua evoluzione, la corretta impostazione dei sistemi di welfare richiede competenze tecniche e aggiornamento costante. Affidarsi a consulenti del lavoro a Milano consente di trasformare le novità fiscali in opportunità reali per l’organizzazione, evitando rischi e valorizzando al meglio gli strumenti messi a disposizione dalla legge.

Corso Tecnica Gel Unghie
corso per disoccupati
Corso Tecnica Gel Unghie

PROFILO PROFESSIONALE: OPERATORE ESTETICO SPECIALIZZATO NELLA TECNICA GEL UNGHIE

COMPETENZA SU CUI PROGETTARE IL CORSO:
Applicazione delle tecniche di ricostruzione unghie in gel e gestione operativa dei trattamenti estetici su mani e unghie, in coerenza con il profilo Estetista – QRSP Regione Lombardia (Legge 4 gennaio 1990, n. 1).

Il percorso costituisce un’attività di rafforzamento delle competenze tecnico–operative e non abilita all’esercizio autonomo della professione, ma prepara all’inserimento come collaboratore qualificato presso centri estetici.

 

Obiettivi del Corso

Alla fine del corso, i partecipanti saranno in grado di:

  • Preparare correttamente l’unghia naturale secondo protocolli professionali.
  • Applicare la tecnica di ricostruzione in gel con tip o cartina.
  • Eseguire refill, manutenzione e rimozione del prodotto in sicurezza.
  • Utilizzare strumenti e materiali professionali in modo consapevole.
  • Operare nel rispetto delle normative igienico-sanitarie e di sicurezza.
  • Riconoscere eventuali controindicazioni al trattamento.
  • Collaborare efficacemente all’interno di un centro estetico strutturato.

 

Metodologia Didattica

Il percorso combina teoria tecnica e pratica intensiva, con esercitazioni progressive su supporti didattici e modelle, per sviluppare manualità, precisione operativa e autonomia esecutiva.
Ogni fase del trattamento viene simulata in condizioni reali di lavoro, con particolare attenzione agli aspetti di sicurezza, igiene professionale e qualità del risultato estetico.

 

PROGRAMMA DEL CORSO

Modulo 1: Normativa di Settore e Sicurezza

  • Inquadramento dell’attività di estetista e responsabilità professionale.
  • Principi di sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008).
  • Utilizzo dei DPI e lettura delle schede di sicurezza dei prodotti.
  • Gestione del rischio chimico e prevenzione allergie.

Modulo 2: Igiene Professionale e Sanificazione

  • Procedure di disinfezione e sterilizzazione degli strumenti.
  • Gestione dei materiali monouso.
  • Preparazione e sanificazione della postazione di lavoro.
  • Protocollo di accoglienza cliente in sicurezza.
  • Esercitazioni pratiche di allestimento professionale.

Modulo 3: Anatomia dell’Unghia e Controindicazioni

  • Struttura anatomica dell’apparato ungueale.
  • Ciclo di crescita dell’unghia.
  • Alterazioni e patologie comuni.
  • Valutazione delle situazioni in cui il trattamento non è eseguibile.

Modulo 4: Strumenti, Prodotti e Chimica del Gel

  • Tipologie di gel (monofasico, trifasico, builder).
  • Primer, promotori di adesione e catalizzazione.
  • Lampade UV/LED e tempi di polimerizzazione.
  • Tecniche di limatura e utilizzo corretto delle attrezzature.
  • Prove pratiche di applicazione su supporti didattici.

Modulo 5: Preparazione dell’Unghia Naturale

  • Manicure tecnica preparatoria.
  • Spinta cuticole e opacizzazione.
  • Deidratazione e primerizzazione.
  • Tecniche per prevenire sollevamenti e difetti di adesione.

Modulo 6: Tecnica di Ricostruzione in Gel

  • Applicazione tip e allungamento con cartina.
  • Creazione della struttura e della bombatura.
  • Tecnica monocolore e sigillatura finale.
  • Limatura tecnica della struttura.
  • Esercitazioni pratiche complete su modella.

Modulo 7: Refill, Manutenzione e Rimozione

  • Valutazione della ricrescita.
  • Rimozione parziale e ripristino della struttura.
  • Gestione dei sollevamenti.
  • Rimozione completa in sicurezza.
  • Simulazioni operative su casi reali.

Modulo 8: Simulazione Operativa e Verifica Finale

  • Esecuzione completa del trattamento su modella.
  • Applicazione dei protocolli igienici e tecnici.
  • Valutazione delle competenze operative acquisite.

 

Conoscenze Acquisite

  • Normativa di riferimento del settore estetico e sicurezza operativa.
  • Principi di igiene, sanificazione e gestione della postazione di lavoro.
  • Anatomia dell’unghia e valutazione delle condizioni di trattabilità.
  • Caratteristiche tecniche dei prodotti e delle attrezzature professionali.
  • Procedure corrette di ricostruzione, manutenzione e rimozione del gel.

 

Abilità Acquisite

  • Preparare e trattare l’unghia naturale con metodo professionale.
  • Realizzare ricostruzioni in gel tecnicamente corrette ed esteticamente armoniche.
  • Effettuare refill e manutenzione nel rispetto della struttura ungueale.
  • Lavorare in sicurezza seguendo protocolli igienico-sanitari.
  • Gestire strumenti e materiali con competenza tecnica.
  • Operare come collaboratore qualificato all’interno di centri estetici.
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