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Reddito

dichiarazione dei redditi documenti e costi
Career  ·  Life  ·  news
Dove fare la Dichiarazione dei redditi 2025: documenti necessari e costi

Con l’arrivo del 2025, milioni di contribuenti italiani si preparano a presentare la propria dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2024. La domanda che molti si pongono è: dove fare dichiarazione dei redditi? Le opzioni disponibili sono diverse – CAF, commercialista o direttamente online con il modello 730 precompilato – e ognuna ha vantaggi, costi e documenti richiesti specifici. In questo articolo, vediamo nel dettaglio come orientarsi nella scelta, cosa preparare e quali sono le novità da tenere d’occhio.

Dove fare dichiarazione dei redditi nel 2025: tutte le opzioni

Se ti stai chiedendo dove fare la dichiarazione dei redditi 2025, hai tre possibilità principali. La prima è rivolgersi a un CAF (Centro di Assistenza Fiscale), che offre servizi a costi contenuti e spesso gratuiti per lavoratori dipendenti e pensionati iscritti a un sindacato. La seconda opzione è affidarsi a un commercialista, soluzione indicata per chi ha situazioni fiscali complesse, come redditi da affitto, attività autonome o detrazioni articolate. Infine, per chi vuole gestire tutto in autonomia, esiste la modalità del 730 precompilato online, messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Ogni modalità ha vantaggi e svantaggi. Il CAF garantisce supporto a basso costo ma può avere tempi di attesa lunghi. Il commercialista offre consulenze personalizzate ma ha tariffe più alte. Il 730 precompilato online è pratico e gratuito, ma richiede una buona dimestichezza con gli strumenti digitali.

Documenti necessari per la dichiarazione dei redditi

Indipendentemente dal canale scelto, è essenziale sapere cosa serve per la dichiarazione dei redditi 2025. I documenti variano in base alla situazione personale e familiare, ma in generale dovrai portare:

  • Documento d’identità e codice fiscale;
  • CUD/Certificazione Unica per lavoratori dipendenti e pensionati;
  • Documenti relativi a redditi da locazione, investimenti, immobili;
  • Spese detraibili e deducibili (mediche, scolastiche, mutui, ristrutturazioni);
  • Eventuali moduli per bonus e agevolazioni fiscali.

Nel caso del 730 precompilato online, molti di questi dati sono già inseriti automaticamente dall’Agenzia delle Entrate, ma è importante verificare ogni voce, soprattutto per le spese sanitarie, i dati catastali e le detrazioni familiari.

Scadenze da rispettare e novità 2025

La dichiarazione dei redditi 2025 può essere presentata dal 30 aprile al 31 ottobre se inviata in via telematica. Se si utilizza la modalità cartacea tramite uffici postali, la finestra è più ristretta: dal 30 aprile al 30 giugno.

Tra le principali novità 2025, troviamo l’introduzione di nuove detrazioni (come il bonus tredicesima e l’aumento della detrazione per lavoro dipendente), la rimodulazione delle aliquote IRPEF in tre scaglioni e importanti aggiornamenti sulla tassazione dei frontalieri, dei lavoratori sportivi e sulle locazioni brevi. Queste modifiche possono influire sensibilmente sulla propria posizione fiscale e sul rimborso o sul saldo a debito.

Costi della dichiarazione dei redditi: CAF, commercialista o online?

I costi per la dichiarazione dei redditi dipendono dal canale scelto. Presso un CAF, la spesa media oscilla tra i 30 e i 60 euro, ma può essere gratuita per determinate categorie di lavoratori. I commercialisti applicano tariffe più elevate, tra i 70 e i 150 euro, a seconda della complessità del caso. Il 730 precompilato online è gratuito, ma può comportare rischi se non si è certi della correttezza dei dati inseriti o se si ignora la possibilità di modificarli.

Saper scegliere tra dichiarazione dei redditi CAF, dichiarazione dei redditi commercialista e 730 precompilato online dipende quindi dalla propria situazione fiscale e dal livello di autonomia nella gestione dei documenti.

Dove conviene fare la dichiarazione dei redditi 2025

Scegliere dove fare dichiarazione dei redditi non è solo una questione di costi, ma anche di efficienza e sicurezza. Chi ha una situazione semplice può gestire tutto online o rivolgersi a un CAF, mentre chi ha redditi complessi farebbe bene a rivolgersi a un professionista. Qualunque sia la scelta, è fondamentale prepararsi per tempo, avere a disposizione tutti i documenti richiesti e rispettare le scadenze.

Per un’assistenza professionale e personalizzata nella compilazione della dichiarazione dei redditi, si consiglia di affidarsi a dei consulenti del lavoro a Milano.Lo Studio Riitano offre supporto sia per privati che per aziende, con servizi mirati e aggiornati alle ultime normative fiscali.

agevolazioni assunzioni per giovani e disabili
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Guida alle agevolazioni assunzioni per il 2025, dai giovani ai disabili

Nel 2025 il panorama delle agevolazioni assunzioni si amplia grazie alle misure contenute nel Decreto Coesione. Si tratta di incentivi pensati per favorire l’inserimento stabile nel mercato del lavoro, soprattutto di categorie più fragili o svantaggiate. L’obiettivo è agevolare i datori di lavoro privati attraverso esoneri contributivi e bonus mirati, sostenendo l’occupazione stabile.

Agevolazioni assunzioni giovani: il Bonus under 35

Uno dei principali interventi riguarda le agevolazioni assunzioni giovani. Il decreto prevede un esonero contributivo totale per i datori di lavoro che assumono, dal 31 gennaio al 31 dicembre 2025, lavoratori con meno di 35 anni mai occupati con contratto a tempo indeterminato. 

L’incentivo, valido per 24 mesi, esonera totalmente dai contributi previdenziali a carico del datore, fino a un massimo di 500 euro al mese. Il limite sale a 650 euro per assunzioni in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. L’agevolazione è applicabile anche in caso di trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato.

Sono escluse le assunzioni di personale dirigenziale, domestico o in apprendistato. Inoltre, l’azienda deve essere in regola con i contributi, non avere effettuato licenziamenti nei sei mesi precedenti e mantenere il lavoratore per almeno sei mesi.

Agevolazioni assunzioni disabili e over 50

Accanto ai giovani, restano attive anche le agevolazioni assunzioni disabili. I datori di lavoro che assumono persone con disabilità riconosciuta possono beneficiare di incentivi economici e contributivi, proporzionali alla percentuale di invalidità e alla durata del contratto. Ad esempio, per contratti a tempo indeterminato con invalidità superiore al 67%, è previsto un contributo mensile fino a 500 euro per 36 mesi. Sono previsti vantaggi anche per le cooperative sociali e per chi assume attraverso convenzioni con i Centri per l’Impiego.

Anche le agevolazioni assunzioni over 50 rimangono operative. In presenza di un contratto a tempo indeterminato, i datori possono ottenere uno sgravio del 50% sui contributi per un periodo di 12 mesi, che può salire fino a 18 mesi se il lavoratore è disoccupato da oltre un anno.

Limiti di spesa e richiesta del beneficio

L’incentivo per le assunzioni giovanili è finanziato attraverso il Programma Nazionale Giovani, Donne e Lavoro 2021-2027. La disponibilità complessiva è fissata a 458,3 milioni per il 2025. L’agevolazione assunzioni non è cumulabile con altri esoneri previsti dalla normativa, ma resta compatibile con la maggiorazione del costo del lavoro ai fini fiscali. È essenziale che la domanda venga presentata prima dell’assunzione tramite portale INPS, pena la perdita dell’incentivo. 

Per orientarti tra le varie agevolazioni assunzioni, evitare errori procedurali e sfruttare al meglio le opportunità normative, lo Studio Riitano offre consulenza del lavoro a Milano specializzata a imprese e professionisti su tutto il territorio.

Pasqua e 25 aprile così in busta paga
Assetti Organizzativi  ·  Career  ·  Life  ·  news
Pasqua e 25 aprile così in busta paga

Domenica 20 aprile ricorre la Santa Pasqua e il 21 aprile il lunedì dell’Angelo. Quest’ultima è considerata per legge festività infrasettimanale. Si ricorda altresì che nel mese di aprile, oltre a queste festività religiose, ricorre anche la festività infrasettimanale civile che celebra la ricorrenza della Liberazione (25 aprile). I datori di lavoro osservano le disposizioni di legge, oltre che a quelle della contrattazione collettiva di categoria, che consiglia sempre di verificare ove presenti trattamenti eventualmente diversi e in melius. Di seguito alcune note di carattere operativo per gli uffici di amministrazione del personale e/o dei professionisti che assistono i datori di lavoro pubblici e/o privati. Quando le festività sono godute, quindi senza prestazione lavorativa, deve essere corrisposta ai lavoratori non retribuiti in misura fissa mensile (in taluni casi operai e/o lavoratori somministrati) un trattamento economico di festività rapportato a 1/6 della retribuzione settimanale. La festività che non coincida con la domenica non comporta un trattamento aggiuntivo per gli impiegati e gli altri lavoratori retribuiti in misura fissa mensile in quanto la festività è già compresa nello stipendio mensile. Si rammenta che la giornata di ricorrenza della Pasqua (che è una festività mobile), pur essendo coincidente sempre con la domenica, non comporta quote aggiuntive della retribuzione. Come prima ricordato, si consiglia di verificare sempre la disciplina del Ccnl o di eventuali contrattazioni territoriali o aziendali, che possono prevedere una disciplina migliorativa, nel senso che si può prevedere il pagamento anche di tale giornata. Infatti, e solo a titolo esemplificativo, si ricorda la disciplina di alcuni contratti che hanno diverse declinazioni applicative. Per i servizi di pulizia delle aziende artigiane, la ricorrenza del giorno di Pasqua è considerata giorno festivo. Nel caso in cui le ricorrenze festive cadano in giornata di riposo settimanale spetta, in aggiunta al normale trattamento economico, un importo pari alle quote giornaliere degli elementi della retribuzione globale mensile:

    • per gli alimentari settore industria olearia e margariniera, a fronte del giorno di Pasqua, è prevista la concessione di un giorno aggiuntivo di ferie.
    • per la gomma plastica delle aziende industriali, in occasione della Pasqua, ove non vi sia uno spostamento, viene corrisposto al lavoratore, in aggiunta alla retribuzione mensile, l’importo di 1/25° della retribuzione mensile, calcolata con riferimento agli elementi e alle modalità previsti dall’articolo 19 del medesimo contratto.
    • per i servizi di pulizia delle aziende industriali, nel caso in cui la Pasqua cada in giornata di riposo settimanale spetta, in aggiunta al normale trattamento economico, un importo pari alle quote giornaliere degli elementi della retribuzione globale mensile.
Quando vi sia prestazione lavorativa nella giornata festiva, viene riconosciuto, oltre al compenso spettante di cui sopra, anche quello per le ore lavorate, incrementato delle maggiorazioni percentuali per lavoro festivo come da Ccnl applicato e nei contratti collettivi nazionali di lavoro: si fa pertanto rinvio alla loro consultazione.
Se la festività infrasettimanale interviene in un periodo di fruizione di integrazioni salariali , la retribuzione prevista per la festività non rientra fra gli elementi integrabili da parte della Cassa, perché a carico dell’azienda, per i lavoratori: a orario ridotto e cioè che lavorano comunque una parte della settimana; sospesi a zero ore settimanali, se si tratta di lavoratori retribuiti non in misura fissa mensile ma in rapporto alle ore, sospesi da non più di due settimane.

Il trattamento economico per la festività è a carico della Cassa per i lavoratori:

– sospesi a zero ore settimanali, se si tratta di lavoratori retribuiti non in misura fissa mensile ma in rapporto alle ore, sospesi da oltre due settimane;
– sospesi a zero ore settimanali, se si tratta di lavoratori retribuiti in misura fissa mensile sospesi anche da non più di due settimane.

In sintesi:

  • retribuzione a ore: sempre a carico del datore di lavoro le festività del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno, nonché tutte le festività che cadono nei primi 15 giorni dall’inizio della Cig/Fis. Dopo i primi 15 giorni, sono a carico dell’Inps le festività infrasettimanali escludendo sempre sabati e domeniche.
  • Cig a orario ridotto: a carico del datore di lavoro.

Si ricorda che dal 1° marzo 2022 è in vigore l’assegno unico universale pagato direttamente da Inps. In tal caso vige la nuova disciplina a carico dell’istituto, fatti salvi i casi residuali in cui è a carico del datore.
La retribuzione erogata per le festività concorre ai fini dell’imponibile previdenziale, unitamente a quella di competenza del mese, per il pagamento dei contributi a carico del datore e del lavoratore. La stessa retribuzione, al netto delle ritenute sociali a carico del dipendente di cui sopra, concorre alla determinazione dell’imponibile fiscale su quanto percepito dal lavoratore nel mese di riferimento.
L’inosservanza della disciplina delle festività e del lavoro festivo è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 154 a 929 euro (articolo 6 della legge 260/1949) a carico del datore di lavoro inadempiente.

buonuscita e tfr per dipendenti pubblici e privati
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Cos’è e come funziona la buonuscita per dipendenti pubblici e privati

La buonuscita è un’indennità che spetta al termine del rapporto di lavoro, ma solo per determinate categorie. Viene spesso confusa con il TFR, ma riguarda esclusivamente una parte dei lavoratori del settore pubblico, secondo criteri precisi.

Buonuscita dipendenti pubblici: chi ne ha diritto

L’indennità di buonuscita spetta ai dipendenti civili e militari dello Stato assunti a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000. Rientrano nel diritto anche coloro che, pur assunti dopo tale data, sono rimasti in regime di diritto pubblico, come previsto dal decreto legislativo 165/2001.

Per maturare la prestazione è necessario aver cessato il servizio e avere almeno un anno di iscrizione previdenziale. I lavoratori pubblici assunti dopo il 2000, invece, rientrano automaticamente nel regime TFR.

Come si calcola la buonuscita

La buonuscita dipendenti pubblici si calcola moltiplicando 1/12 dell’80% della retribuzione contributiva annua lorda per il numero di anni di servizio utili.

La retribuzione considerata include la tredicesima mensilità e, dal 2014, non può superare i 240.000 euro. Le frazioni superiori a sei mesi valgono come un anno, mentre quelle inferiori non si conteggiano.

Servizi utili e contribuzione

Sono validi ai fini del calcolo i servizi di ruolo, quelli non di ruolo della durata minima di un anno, i periodi ricongiunti secondo la normativa e il servizio militare prestato dal 1987 in poi. Rientrano anche i servizi prestati presso enti soppressi o fusi, poi passati sotto la gestione INPS.

L’indennità è finanziata da un contributo del 9,6% della retribuzione: il 7,1% a carico dell’ente e il 2,5% a carico del dipendente.

Buonuscita: come viene pagata

Non è necessario fare domanda per ricevere la buonuscita. Il pagamento avviene d’ufficio al termine del rapporto di lavoro, tramite accredito su conto corrente o carta dotata di IBAN.

Le modalità di pagamento variano in base all’importo:

  • sotto i 50.000 euro: in un’unica soluzione;
  • tra 50.000 e 100.000 euro: in due rate annuali;
  • oltre i 100.000 euro: in tre rate, distribuite su tre anni.

Il diritto alla buonuscita si prescrive dopo cinque anni, salvo interruzioni formali.

Buonuscita dipendenti privati: il TFR

La buonuscita dipendenti privati corrisponde al TFR, cioè il trattamento di fine rapporto. Viene calcolato ogni anno su una quota della retribuzione e rivalutato secondo gli indici stabiliti dalla legge.

Il TFR viene liquidato in un’unica soluzione alla cessazione del lavoro, a meno che il lavoratore non scelga di destinarlo a un fondo pensione.

Anche i lavoratori pubblici che aderiscono alla previdenza complementare passano al TFR. In questo caso, l’importo maturato come buonuscita viene integrato nei nuovi accantonamenti.

Se hai dubbi sul tuo diritto alla buonuscita, vuoi chiarimenti sul TFR o necessiti di assistenza per la gestione del fine rapporto, lo Studio Riitano è a disposizione per offrirti supporto qualificato e personalizzato.

isee titoli di stato e buoni postali
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Isee 2025, cosa cambia per titoli di Stato e buoni postali

Dal mese di aprile 2025, il calcolo dell’ISEE 2025 sarà interessato da una modifica di grande rilevanza: alcune tipologie di strumenti finanziari, come i titoli di Stato e i buoni fruttiferi postali, saranno escluse dal patrimonio mobiliare preso in esame. Una svolta che promette maggiore equità nella valutazione economica delle famiglie italiane e che potrebbe ampliare l’accesso a molte prestazioni sociali.

Le nuove regole ISEE e il patrimonio escluso

Le novità sull’ISEE 2025 sono state annunciate dall’INPS e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in attuazione della Legge di Bilancio 2024. A partire da aprile, non verranno più considerati nel calcolo ISEE i seguenti strumenti, fino a un massimo di 50.000 euro per nucleo familiare:

  • titoli di Stato;
  • buoni fruttiferi postali;
  • libretti di risparmio postale.

L’esclusione sarà valida solo entro il tetto stabilito. Ciò significa che chi possiede questi strumenti finanziari potrà vedere ridotto il valore dell’ISEE, migliorando la propria posizione nell’accesso ai bonus e alle agevolazioni. È una misura che tiene conto della natura prudenziale e poco speculativa di questi strumenti, spesso utilizzati come forme di risparmio sicuro da famiglie con redditi medio-bassi.

Nuovo modello DSU da aprile: cosa sapere

Con l’introduzione delle nuove regole ISEE, verrà rilasciato un modello aggiornato della DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) a partire da aprile 2025. Tuttavia, chi ha già presentato la DSU nei primi mesi dell’anno, continuerà a beneficiare della validità dell’attestazione fino alla scadenza naturale (31 dicembre 2025). Resta comunque la possibilità di richiedere una nuova certificazione ISEE secondo i nuovi criteri.

Per chi desidera ottenere subito un’idea dell’impatto delle modifiche, sarà possibile effettuare il calcolo ISEE online utilizzando le simulazioni aggiornate, che terranno conto dell’esclusione dei suddetti strumenti dal patrimonio mobiliare.

Isee 2025: un’opportunità per più famiglie

L’adeguamento dell’ISEE 2025 rappresenta un cambiamento significativo nella logica con cui si valutano le reali condizioni economiche delle famiglie. Le nuove regole ISEE mirano a favorire chi risparmia con strumenti sicuri, premiando comportamenti finanziari responsabili. La riforma dovrebbe migliorare l’accesso a servizi pubblici come asili nido, mense scolastiche, borse di studio e altri contributi statali.

La scelta di escludere fino a 50.000 euro di risparmio in titoli di Stato o buoni postali si inserisce in un contesto più ampio di sostegno alla stabilità finanziaria delle famiglie e di promozione dell’inclusione sociale. Il messaggio è chiaro: possedere risparmi non deve automaticamente penalizzare l’accesso alle prestazioni, se quei risparmi derivano da strumenti a basso rendimento e non speculativi.

Per orientarsi tra le nuove regole ISEE, aggiornare correttamente la DSU o effettuare un calcolo ISEE online affidabile, è sempre consigliabile rivolgersi a chi conosce bene il sistema fiscale. Lo Studio Riitano è al fianco delle famiglie per chiarire ogni dubbio e ottimizzare la propria posizione ISEE secondo le nuove normative.

chi e in quali casi può detrarre le bollette luce e gas
Life  ·  news
Chi e in quali casi può detrarre le bollette luce e gas

Le detrazioni delle bollette luce gas non spettano alle famiglie, ai lavoratori dipendenti né ai pensionati. In pratica, se l’utenza è legata a un’abitazione privata, le spese sostenute per la fornitura di energia elettrica e gas non sono detraibili in dichiarazione dei redditi, né nel modello 730 né in altri moduli. Le cose cambiano, però, se si tratta di un’attività professionale o imprenditoriale.

Chi può detrarre le bollette luce gas

Possono portare in deduzione le bollette luce gas:

  • i lavoratori autonomi con partita IVA in regime ordinario;
  • i liberi professionisti;
  • le imprese e gli studi professionali.

È fondamentale che le utenze siano legate a finalità produttive. Un artigiano, per esempio, potrà dedurre le spese sostenute per il suo laboratorio, ma non quelle dell’appartamento dove vive.

Chi aderisce al regime forfettario non ha diritto ad alcuna detrazione: questo regime, infatti, prevede un’imposizione agevolata che non contempla spese detraibili o deducibili, incluse quelle relative all’energia.

Lavoro da casa: quando è possibile detrarre

Un’eccezione riguarda i liberi professionisti che lavorano da casa. In questo caso, se l’immobile è adibito in parte all’attività e in parte ad abitazione, si parla di uso promiscuo. Le bollette luce gas possono essere detratte al 50%, ma solo rispettando alcune condizioni:

  • l’utenza deve essere intestata al titolare della partita IVA;
  • il contratto deve essere di tipo business;
  • il professionista non deve disporre di altri locali per esercitare la propria attività;
  • le fatture devono essere tracciabili e conservate a fini fiscali.

Questo meccanismo permette una deduzione parziale dei costi, offrendo un piccolo ma utile risparmio sul totale delle spese detraibili.

Nessuna detrazione per le famiglie, ma arrivano i contributi

Per le utenze private, non è prevista alcuna detrazione fiscale. Tuttavia, il governo ha introdotto misure di sostegno per contenere l’impatto del caro-bollette. Tra queste, un contributo straordinario di 200 euro per chi ha un ISEE fino a 25.000 euro, che può salire a 500 euro per chi già percepisce il bonus sociale. Inoltre, è stato previsto un rinvio di due anni per il passaggio obbligatorio al mercato libero per le famiglie vulnerabili.

Le imprese, invece, hanno beneficiato di un pacchetto di agevolazioni energetiche pari a circa 3 miliardi di euro, destinato soprattutto a PMI e aziende energivore, con l’obiettivo di ridurre l’impatto delle bollette luce gas sui bilanci aziendali.

Per valutare le detrazioni ammesse nel tuo caso o per ottenere assistenza nella corretta compilazione della dichiarazione dei redditi, è sempre utile affidarsi a un professionista esperto. Lo Studio Riitano è a disposizione per guidarti nel labirinto delle spese detraibili legate all’energia e non solo.

buoni postali esclusi da Isee
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Isee 2025, i buoni postali sono esclusi: le nuove regole di calcolo

Negli ultimi anni, il calcolo dell’ISEE ha subito diversi cambiamenti, ma la modifica più significativa del 2025 riguarda l’esclusione dal computo di alcuni investimenti finanziari. In particolare, i buoni fruttiferi postali e i libretti di risparmio fino a 50.000 euro non verranno più considerati nel calcolo dell’ISEE. Una novità che può incidere notevolmente sulla possibilità di accedere a bonus e agevolazioni statali. Vediamo nel dettaglio cosa cambia, come aggiornare l’ISEE e quali sono le modalità per richiederlo con le nuove regole.

ISEE 2025: esclusione dei buoni postali, cosa cambia

L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è il parametro che determina l’accesso a numerosi benefici, tra cui assegno unico, bonus bollette, esenzioni sanitarie e riduzioni delle tasse universitarie.

La Legge di Bilancio dello scorso anno aveva previsto l’esclusione di alcuni investimenti finanziari dal calcolo dell’ISEE, ma mancava il Decreto attuativo. Ora, con il DPCM firmato dalla Presidente del Consiglio, la misura è in fase di attuazione e si attende solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il principale cambiamento previsto dal Regolamento ISEE 2025 è escludere i titoli di Stato, i buoni fruttiferi postali e i libretti di risparmio fino a 50.000 euro. Questa esclusione non è automatica, ma deve essere richiesta tramite un aggiornamento della DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica).

L’obiettivo della riforma è incentivare il risparmio, premiando chi investe in prodotti finanziari garantiti dallo Stato con l’abbassamento del proprio ISEE. Tuttavia, è fondamentale aggiornare tempestivamente la propria DSU per poter beneficiare di questa modifica.

ISEE 2025 come richiederlo: le nuove regole

Per ottenere il nuovo ISEE con l’esclusione dei buoni postali, sarà necessario presentare una nuova DSU, contenente informazioni reddituali e patrimoniali relative al nucleo familiare.

L’ISEE 2025 verrà calcolato considerando:

  • I redditi e le giacenze medie del 2023.
  • Il saldo patrimoniale al 31 dicembre 2023.
  • La composizione del nucleo familiare al momento della richiesta.

Chi ha già un ISEE calcolato con le vecchie regole non vedrà il proprio indicatore aggiornarsi automaticamente, ma sarà necessario presentare una DSU aggiornata.

Buoni postali: il nuovo calcolo dell’ISEE, conviene?

Grazie a questa riforma, chi possiede buoni fruttiferi postali o libretti di risparmio potrà ottenere un ISEE più basso e accedere più facilmente ai bonus previsti. È importante ricordare che l’esclusione di questi investimenti dal calcolo non avverrà automaticamente: solo presentando una nuova DSU, pur avendo già un ISEE calcolato con le vecchie regole. La pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale rappresenterà il momento ufficiale di entrata in vigore della norma, quindi è importante monitorare gli aggiornamenti per sapere esattamente quando richiedere l’aggiornamento dell’ISEE.


Molte famiglie potrebbero trarre vantaggio da questa modifica, ma per evitare errori burocratici è consigliabile affidarsi a esperti del settore. Per un supporto professionale nella compilazione della DSU e per garantire l’accesso alle agevolazioni previste, lo Studio Riitano è a disposizione con consulenze mirate e assistenza personalizzata.

bonus edilizia e reddito
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Bonus edilizia, le detrazioni nel 2025 dipendono dal reddito

Negli ultimi anni, i bonus edilizia hanno rappresentato un incentivo importante per la ristrutturazione e l’efficientamento energetico delle abitazioni. Tuttavia, con la Legge di Bilancio 2025, il sistema di detrazioni casa subirà un’importante revisione. Le agevolazioni fiscali saranno ora parametrate al reddito del contribuente, con limiti più rigidi per chi supera determinati scaglioni. Vediamo nel dettaglio cosa cambia.

Bonus edilizia 2025: come funzionano le nuove detrazioni

Dal 1° gennaio 2025, il diritto alle detrazioni casa sarà soggetto a limiti basati sul reddito complessivo del contribuente. In particolare, la normativa prevede due soglie principali:

  • Reddito tra 75.000 e 100.000 euro:
    •    Massimo 14.000 euro di detrazione con tre figli a carico
    •    11.900 euro con due figli
    •    9.800 euro con un figlio
    •    7.000 euro senza figli a carico
  • Reddito oltre 100.000 euro:
    •    8.000 euro di detrazione massima con tre figli
    •    6.800 euro con due figli
    •    5.600 euro con un figlio
    •    4.000 euro senza figli a carico
  •  

Questi nuovi limiti si applicano solo alle spese sostenute dal 2025 in poi e non hanno effetto retroattivo, quindi chi ha già iniziato lavori con i vecchi bonus non subirà penalizzazioni. Le modifiche rientrano in un quadro più ampio di riforme fiscali previste per il 2025, tra cui il nuovo taglio del cuneo fiscale, che mira a ridurre la pressione sui redditi da lavoro, compensando in parte la riduzione delle detrazioni.

Detrazioni casa: chi è penalizzato e chi ci guadagna

Le modifiche ai bonus edilizia mirano a ridurre la spesa pubblica, limitando le agevolazioni per chi ha redditi elevati. Tuttavia, non tutte le spese sono soggette a questi nuovi limiti. Rimangono escluse:

  • le spese sanitarie detraibili
  • gli investimenti in PMI innovative
  • gli investimenti in startup innovative

Inoltre, nel calcolo del reddito complessivo, la prima casa e le sue pertinenze non verranno considerate, evitando penalizzazioni per chi possiede un’abitazione di valore.

L’impatto di queste modifiche sarà diverso a seconda del reddito e della situazione familiare. Chi guadagna meno di 75.000 euro continuerà a beneficiare delle detrazioni senza riduzioni, mentre per i redditi superiori i tagli saranno significativi, specialmente per chi non ha figli a carico.

Bonus edilizia novità: perché informarsi subito sulle agevolazioni fiscali

Con il nuovo sistema di detrazioni casa, chi intende effettuare lavori di ristrutturazione o riqualificazione energetica nel 2025 dovrà valutare attentamente la propria situazione fiscale. Contributi e incentivi saranno sempre presenti, ma con regole più stringenti.

Per questo motivo, è fondamentale informarsi in anticipo e affidarsi a professionisti del settore fiscale e del lavoro. Lo Studio Riitano offre consulenza specializzata per aiutarti a sfruttare al meglio le nuove agevolazioni, ottimizzando il risparmio fiscale in base alla tua situazione reddituale.

cambio stipendio full time part time
Career  ·  Life
Da full time a part time: ecco di quanto si abbassa lo stipendio

Negli ultimi anni, sempre più persone stanno valutando il passaggio da full time a part time, sia per necessità personali che per una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro. Tuttavia, una delle principali domande è: di quanto si riduce lo stipendio part time? La risposta dipende da diversi fattori, tra cui il numero di ore lavorate e il contratto collettivo di riferimento.

Full time e part time: differenze principali

Un contratto di lavoro full time prevede 40 ore settimanali, mentre il part time può variare in base alla tipologia. Il part time orizzontale prevede un orario ridotto ogni giorno, distribuito su tutta la settimana. Il part time verticale, invece, prevede giornate lavorative a tempo pieno, ma solo in alcuni giorni della settimana o del mese. Infine, esiste il part time misto, che combina le due modalità precedenti.

L’importante è sapere che, per legge, il salario orario tra full time e part time deve essere lo stesso. Questo significa che il lavoratore part time non subisce discriminazioni, ma percepirà uno stipendio ridotto in proporzione alle ore lavorate.

Stipendio part time: di quanto si abbassa?

In generale, il calcolo degli stipendi netti viene basato sul numero delle ore previste dal contratto. Lo stipendio part time, di conseguenza, viene proporzionato alle ore lavorative. Se un lavoratore full time guadagna 1.800 euro lordi al mese per 40 ore settimanali, con un contratto part time da 20 ore, il suo stipendio sarà di circa 900 euro lordi al mese. Se il contratto prevede 30 ore settimanali, in un settore con uno stipendio full time di 1.950 euro lordi mensili, il lavoratore riceverà circa 1.460 euro lordi.

Esistono poi maggiorazioni per gli straordinari in busta paga, ovvero ore lavorate in più rispetto al part time concordato, ma che non superano l’orario full time. Queste ore extra sono retribuite con un incremento stabilito dal contratto collettivo.

Part time: quante ore si possono fare?

Un contratto part time può prevedere un impegno variabile, generalmente tra 16 e 30 ore settimanali, ma esistono anche contratti con sole 10 ore a settimana. È importante sapere che il part time può essere modificato nel tempo, con il consenso del lavoratore, attraverso ore supplementari o straordinarie.

Come passare da full time a part time?

Il passaggio da full time a part time può avvenire per scelta del lavoratore o per esigenze aziendali. In alcuni casi, la legge prevede il diritto di ottenere un contratto part time, ad esempio per i genitori con figli minori di 13 anni, per i lavoratori con patologie oncologiche o con familiari da assistere, oppure per chi decide di convertire il congedo parentale in un part time. Se il passaggio avviene per altre motivazioni, è necessario un accordo tra il lavoratore e il datore di lavoro.

Conviene passare da full time a part time?

Scegliere un contratto part time offre maggiore flessibilità, ma comporta anche una riduzione dello stipendio e, di conseguenza, minori contributi pensionistici. Prima di prendere una decisione, è fondamentale valutare bene i vantaggi e gli svantaggi, considerando il proprio settore di riferimento e le prospettive future.

Se vuoi approfondire il tema e capire quale sia la soluzione migliore per te, puoi affidarti a consulenti del lavoro a Milano esperti, come lo Studio Riitano, che possono supportarti nella gestione contrattuale e nella pianificazione del tuo percorso lavorativo.