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Welfare aziendale

Welfare dipendenti: quali sono i pro e contro
Assetti Organizzativi  ·  Consulenza HR  ·  Finanza Agevolata  ·  Gestione del personale  ·  news  ·  Payroll management
Welfare dipendenti: quali sono i pro e contro

Che cosa si intende per welfare dipendenti

Il welfare dipendenti è l’insieme di beni, servizi e prestazioni non monetarie che l’azienda mette a disposizione dei lavoratori per integrare la retribuzione tradizionale e migliorare la qualità della vita personale e professionale. Non si tratta quindi di un aumento salariale, ma di strumenti con finalità sociale che sostengono il reddito, favoriscono la conciliazione tra lavoro e famiglia e rafforzano il benessere complessivo delle persone, contribuendo anche al miglioramento degli assetti organizzativi aziendali.

Dal punto di vista normativo, queste misure possono essere erogate in natura oppure sotto forma di rimborso spese e, a determinate condizioni, sono escluse in tutto o in parte dal reddito da lavoro dipendente..

Quali servizi rientrano nel welfare dipendenti

Il welfare può assumere forme molto diverse, ma tutte accomunate dalla finalità di utilità sociale e di supporto alla vita quotidiana del lavoratore e dei suoi familiari. Tra gli strumenti più consigliati dai consulenti del lavoro si trovano buoni acquisto, assistenza sanitaria integrativa, rimborsi per spese scolastiche, servizi di assistenza ai familiari, previdenza complementare, agevolazioni per il trasporto pubblico, attività culturali e ricreative o servizi di mensa.

La possibilità di utilizzo può riguardare direttamente il dipendente oppure il suo nucleo familiare, secondo quanto previsto dalla normativa fiscale e dal piano aziendale adottato. In molti casi l’erogazione avviene tramite piattaforme digitali dedicate, attraverso le quali il lavoratore può scegliere autonomamente i servizi più adatti alle proprie esigenze, contribuendo a rafforzare la qualità e la sostenibilità dei rapporti lavorativi all’interno dell’azienda.

I vantaggi fiscali del welfare dipendenti

Uno dei motivi principali della diffusione del welfare dipendenti è il trattamento fiscale particolarmente favorevole. Le somme destinate a welfare, se rispettano i requisiti previsti dalla legge, non concorrono alla formazione del reddito imponibile e non sono soggette a contribuzione previdenziale. Questo consente al lavoratore di beneficiare integralmente del valore del servizio ricevuto, senza le trattenute tipiche della retribuzione monetaria.

Nel triennio 2025-2027 la normativa ha confermato soglie di esenzione rilevanti per i fringe benefit, come sintetizzato nella seguente tabella.

Tipologia di lavoratore

Soglia annua esente

Dipendenti senza figli a carico

1.000 €

Dipendenti con figli fiscalmente a carico

2.000 €

Questo meccanismo consente di aumentare il potere d’acquisto reale senza incrementare il costo fiscale del lavoro, rendendo il welfare uno strumento particolarmente efficiente sotto il profilo economico.

I benefici per le aziende

Per l’impresa, il welfare aziendale non rappresenta solo un’iniziativa di carattere sociale ma una vera leva strategica di gestione delle risorse umane. Le spese sostenute per prestazioni di welfare sono generalmente deducibili dal reddito d’impresa e contribuiscono a ottimizzare il costo del lavoro. Allo stesso tempo, l’introduzione di questi strumenti consente di migliorare la motivazione, ridurre il turnover e rafforzare la capacità di attrarre nuovi talenti.

L’effetto non è solo economico, ma anche organizzativo e reputazionale: il welfare migliora l’employer branding, aumenta il senso di appartenenza e contribuisce alla costruzione di una cultura aziendale orientata alla sostenibilità e alla centralità della persona.

Chi può beneficiare del welfare dipendenti

Affinché le agevolazioni fiscali siano applicabili, il welfare deve essere destinato alla generalità dei dipendenti oppure a categorie omogenee individuate secondo criteri oggettivi, come livello contrattuale, mansione o area aziendale. Non è possibile attribuire benefit individuali in modo discrezionale mantenendo il regime di esenzione fiscale, poiché in tal caso verrebbero considerati retribuzione imponibile. In questo senso, il welfare aziendale rientra tra gli strumenti di finanza agevolata che consentono alle imprese di ottimizzare il costo del lavoro nel rispetto della normativa.

Il piano può includere lavoratori a tempo indeterminato, determinato, part-time, tirocinanti o lavoratori in somministrazione, purché rientrino nelle categorie previste dal regolamento aziendale o dall’accordo collettivo.

I pro e contro del welfare dipendenti a confronto

Per comprendere davvero l’impatto del welfare dipendenti è utile osservare in modo comparativo i principali vantaggi e le possibili criticità.

Aspetti positivi

Possibili criticità

Aumento del potere d’acquisto senza maggiore tassazione

Necessità di progettazione strutturata e conforme alla normativa

Miglioramento del work-life balance e della qualità della vita

Minore flessibilità rispetto a un premio monetario

Riduzione del costo contributivo per azienda e lavoratore

Gestione amministrativa più articolata

Maggiore fidelizzazione e riduzione del turnover

Rischio di scarso utilizzo se i servizi non sono calibrati sui bisogni reali

Rafforzamento dell’immagine aziendale e attrazione di talenti

Vincolo di destinazione collettiva per mantenere i benefici fiscali

Il successo di un piano di welfare dipende quindi dalla capacità dell’azienda di analizzare i bisogni delle persone e costruire un sistema realmente utilizzabile e percepito come valore.

Come si introduce un piano di welfare dipendenti

L’introduzione del welfare può avvenire attraverso contratti collettivi, accordi aziendali, regolamenti interni o iniziative volontarie del datore di lavoro. In ogni caso è necessario rispettare i requisiti previsti dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi affinché le misure possano beneficiare dell’esenzione fiscale e contributiva, con una corretta integrazione anche nei processi di payroll management aziendale.

Welfare dipendenti: una scelta strategica per il futuro del lavoro

Il welfare dipendenti si sta affermando come uno degli strumenti più efficaci per coniugare sostenibilità economica, benessere organizzativo e competitività aziendale. Non è più soltanto un insieme di benefit accessori, ma una componente strutturale delle politiche di gestione del personale, capace di incidere sulla qualità del lavoro, sulla produttività e sulla reputazione dell’impresa.

In un contesto in cui le persone ricercano sempre più equilibrio tra vita privata e professionale, il welfare rappresenta una risposta concreta alle nuove esigenze del mercato del lavoro, trasformandosi da semplice incentivo a vero modello di valorizzazione del capitale umano.

Welfare aziendale
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Welfare aziendale: come migliorare benessere e produttività dei lavoratori

Il concetto di welfare aziendale è sempre più centrale nella gestione moderna delle risorse umane. In un contesto in cui il benessere dei lavoratori è strettamente legato alla produttività e alla fidelizzazione, introdurre piani di welfare su misura significa investire in modo concreto nella crescita aziendale. Non si tratta solo di offrire incentivi economici, ma di attivare servizi e benefit capaci di migliorare la vita quotidiana dei dipendenti, supportare le famiglie e rafforzare l’immagine aziendale.

Cos’è il welfare aziendale e perché è importante

Con welfare aziendale si intende l’insieme di beni, servizi e agevolazioni offerti ai dipendenti in aggiunta alla retribuzione netta, con l’obiettivo di accrescere il benessere e migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro. Può essere attivato tramite accordi collettivi o decisioni unilaterali dell’impresa, e può includere anche misure organizzative come smart working, flessibilità oraria o assistenza familiare.

Oltre a garantire un impatto positivo sul clima aziendale, i piani di welfare portano vantaggi fiscali per le aziende, grazie alla normativa vigente che ne favorisce l’adozione attraverso esenzioni e deduzioni.

Benefit aziendali: quali sono i più richiesti

I benefit aziendali più apprezzati sono quelli che offrono un supporto reale nella quotidianità. Tra i più richiesti troviamo:

  • Assistenza sanitaria integrativa
  • Buoni pasto e buoni acquisto
  • Voucher per carburante, spesa e cultura
  • Supporto alla genitorialità e nidi aziendali

Molti di questi rientrano in piani personalizzabili, che consentono al lavoratore di scegliere i benefit più adatti alla propria situazione, aumentando la soddisfazione personale.

Fringe benefits: cosa sono e come funzionano

Con il termine fringe benefits, ci si riferisce a quei vantaggi “in natura” che il datore di lavoro concede ai dipendenti: auto aziendale, smartphone, alloggio, e così via. La normativa fiscale ne regola l’esenzione fino a un certo importo: dal 2025 al 2027, il tetto sarà di 1.000 euro per tutti i dipendenti e 2.000 euro per quelli con figli a carico.

Superata la soglia, questi beni concorrono alla formazione del reddito imponibile. Tuttavia, restano una delle modalità più utilizzate per integrare fringe benefit in busta paga in modo fiscalmente vantaggioso.

Flexible benefit: vantaggi fiscali e libertà di scelta

Diversi dai fringe, i flexible benefit sono completamente esenti da tassazione e contributi, senza limiti di importo. Il lavoratore può scegliere in autonomia come utilizzare le somme ricevute, ad esempio convertendo un premio di risultato in un pacchetto welfare.

Questa flessibilità garantisce massima personalizzazione e rende i flexible benefit uno strumento estremamente apprezzato, sia per la semplicità di utilizzo, sia per il vantaggio economico concreto che offrono.

Come vengono concessi i benefit aziendali

I benefit aziendali possono essere erogati in tre modalità principali:

  • Rimborso: il dipendente anticipa la spesa e ottiene il rimborso caricando i giustificativi su una piattaforma.
  • Voucher: tramite una piattaforma welfare, il lavoratore genera buoni acquisto o codici da utilizzare direttamente.
  • Versamento: le somme possono essere destinate a fondi metasalute o previdenziali, aumentando il valore del pacchetto retributivo.

Ogni metodo ha vantaggi diversi e può essere modulato secondo le esigenze del dipendente e le policy aziendali.

Vantaggi del welfare aziendale per imprese e lavoratori

Adottare un piano di welfare aziendale non significa solo migliorare la qualità della vita in azienda, ma anche ottenere benefici concreti in termini di:

  • Fidelizzazione dei talenti e riduzione delle dimissioni volontarie
  • Innalzamento del potere d’acquisto senza aumentare il costo del lavoro
  • Vantaggi fiscali e contributivi per l’impresa
  • Employer branding più forte, utile anche in ottica di recruiting

Secondo l’Osservatorio Welfare Edenred 2024, i fringe benefit sono i più utilizzati (31,8%), seguiti da attività culturali e ricreative (29,5%), soprattutto tra i lavoratori under 30.

Perché attivare un piano di welfare aziendale

In un mercato del lavoro sempre più competitivo, attivare un sistema di welfare aziendale su misura rappresenta un’opportunità strategica. Le imprese che investono nel benessere dei propri dipendenti costruiscono una cultura aziendale solida, migliorano le performance e ottengono vantaggi economici concreti.

Per definire un piano welfare personalizzato, lo Studio Riitano, specializzato in consulenza del lavoro a Milano, può affiancarti nella progettazione e gestione dei tuoi benefit aziendali, garantendo conformità normativa e ottimizzazione dei costi.

Fringe Benefits busta paga
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Fringe Benefits in busta paga: cosa sono e cosa cambia con il nuovo Decreto Aiuti

I più noti sono l’auto aziendale e le polizze assicurative, ma esistono molti e diversi fringe benefits in busta paga. Si tratta dei cosiddetti benefit accessori o compensi in natura, oggetto di alcune modifiche introdotte dal Decreto Aiuti Quater. Inserirli in un piano aziendale conviene sia agli imprenditori sia ai lavoratori. 

Fringe benefits in busta paga: bonus 3000 euro 

I beni e i servizi che il datore di lavoro eroga “in natura” ai dipendenti, al netto dei buoni pasto, ovvero i fringe benefits in busta paga sono inclusi nel reddito imponibile e sono valutati al “valore normale” dei beni e servizi concessi.

A novembre 2022 è stato introdotto il bonus 3000 euro: la soglia per i fringe benefits, cioè, è stata innalzata dal Decreto Aiuti quater, che ha previsto che il tetto per l’incentivo passasse da 600 euro (concessi dal Decreto Aiuti-bis dell’agosto 2022, rispetto ai precedenti 258,23 euro) a 3000 euro, per l’appunto.

I vantaggi sono da ambo le parti. Il datore di lavoro può dedurre completamente gli importi dal reddito d’impresa. Il lavoratore, dal canto suo, fino alla soglia stabilita non è soggetto ad alcuna tassazione ai fini dell’Irpef. Se avete dubbi, rivolgetevi agli esperti di Studio Riitano. 

Fringe benefit esentasse e buoni benzina 

Com’è emerso da alcune analisi dell’Osservatorio Welfare 2022 di Edenred, i fringe benefits in busta paga sono sempre più apprezzati: nel 2021 questi compensi in natura hanno rappresentato una fetta consistente dei consumi di welfare, ovvero il 34%. Nei fringe benefits possono rientrare anche beni e servizi come assistenza sanitaria, polizze assicurative, concessione di prestiti, acquisti di azioni societarie (le cosiddette Stock option), alloggi messi a disposizione.

Fino al 12 gennaio del 2023 la soglia per i fringe benefit esentasse a 3000 euro si aggiunge ai 200 euro erogabili dall’azienda per il carburante e non imponibili: si tratta, cioè, dei cosiddetti “buoni benzina”, utili ai dipendenti in un momento storico di grandi ristrettezze economiche. Contattate Studio Riitano, che offre consulenze e servizi legali in materia di diritto del lavoro.

Premi di produttività 2020: detassazione e welfare aziendale
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Premi di produttività 2020: detassazione e welfare aziendale

In che cosa consistono i premi di produttività 2020 in ambito aziendale? Si tratta di integrazioni alla normale retribuzione previste dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) rispetto alla propria categoria professionale di appartenenza. 

Detassazione premi di produttività: come funziona nel 2020

I premi di produttività 2020 sono decisi a livello aziendale a seconda dei risultati conseguiti rispetto al raggiungimento di determinati obiettivi, che hanno a che fare con l’incremento di produttività di un dipendente. La detassazione dei premi di produttività implica che si applica un’aliquota del 10% che sostituisce l’aliquota Irpef, l’addizionale comunale e quella regionale. A chi si applicano le agevolazioni fiscali? Da chi possono essere usufruite? Per questi e altri quesiti rivolgiti a esperti come quelli dello Studio Piga Riitano, specializzati in consulenza del lavoro. 

Premio di produzione per il welfare aziendale: nuovi importi

La Legge di Bilancio è intervenuta a stabilire nuovi importi per i premi di produttività 2020. Per quelli fino a 3000 euro è prevista una detassazione al 10%, per quelli fino ai 4000 euro la detassazione è al 10% nel caso in cui vi sia un completo coinvolgimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale. Se si converte il premio di produzione in welfare aziendale, è prevista invece la totale detassazione dei premi di risultato. Come lavoratore rientri in qualche caso tra quelli elencati? Sei un datore di lavoro e hai bisogno di ulteriori chiarimenti? Contatta lo Studio Piga Riitano, esperto nella consulenza del lavoro.

Buoni pasto: a chi spettano?
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Buoni pasto: a chi spettano?

I buoni pasto sono dei ticket sostitutivi del servizio di mensa aziendale. Possono essere in formato cartaceo o elettronico. A chi spettano i buoni pasto? È utile capire chi ne ha il diritto, come riceverli, quali sono gli importi e le regole in materia di tassazione.

Buoni pasto e normativa: cosa prevede la legge 

I ticket restaurant godono di una tassazione di favore: è prevista una soglia giornaliera esclusa da contributi e tasse, con vantaggi sia per i dipendenti che per le aziende. A chi spettano i buoni pasto? Ne hanno diritto i lavoratori subordinati, a tempo pieno o parziale, anche qualora l’orario giornaliero non preveda una pausa per il pasto e chi ha stipulato un rapporto di collaborazione (come il co.co.co.) con il committente. La normativa sui buoni pasto prevede che le aziende non siano obbligate ad erogarli, a meno che non sia espressamente previsti nei contratti collettivi o nella contrattazione di secondo livello o individuale. I ticket sono utilizzabili esclusivamente dal titolare, non sono cedibili né commercializzabili o convertibili in denaro. 

Buoni pasto: come averli e come utilizzarli 

Una volta appurato, per i buoni pasto, a chi spettano, e avendo capito chi ne ha il diritto o meno, resta da appurare come entrarne in possesso. I ticket restaurant vengono distribuiti dall’azienda. Comprendere, poi, come avere i buoni pasto è semplice. Al momento della stipulazione del contratto, è il datore di lavoro stesso che eroga o meno i buoni al lavoratore, cedendogli il blocchetto o il formato elettronico, sempre più spesso una card digitale. Ogni lavoratore ha diritto ad un buono pasto giornaliero, per ogni giorno di lavoro effettuato, dal valore compreso tra i 2 e i 10 euro, da spendere interamente. Non è più possibile, invece, accumulare i ticket per fare la spesa: ogni lavoratore può utilizzare un solo voucher al giorno ed esclusivamente nelle giornate lavorative. Per dubbi o approfondimenti chiama lo Studio Piga Riitano. 

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WELFARE AZIENDALE: STRATEGIE E OPPPURTUNITA’ PER LE IMPRESE

Cosa si intende con l’espressione “welfare aziendale”?

Prima di accostarsi a questa tematica è bene capire il significato di tale locuzione. Per welfare aziendale si intende una serie di interventi disposti da un datore di lavoro allo scopo di migliorare il benessere dei propri dipendenti. Le tipologie di intervento possono essere ricondotte a due gruppi fondamentali: interventi di natura organizzativa, diretti a rendere flessibile la prestazione lavorativa e strumenti di natura retributiva volti a riconoscere benefici in natura.

In quest’ultimo ambito vanno ricondotti i beni e i servizi erogati dal datore di lavoro, direttamente o tramite convenzione con strutture esterne allo scopo di incrementare il benessere dei propri dipendenti e incentivare un incremento della loro produttività del lavoro.  Rientrano in tale categoria anche i servizi e i beni che possono godere dell’esclusione dal reddito.

Quali sono i benefit del “welfare aziendale” tax free?

La legge di stabilità 2016   ha ridefinito le erogazioni del datore di lavoro che, per volontà di quest’ultimo o sulla base di contratti, accordi e regolamenti aziendali, configurano un piano di welfare. Tali benefit sono esclusi dal reddito di lavoro dipendente e consistono in:

  • Contributi di previdenza complementare: il datore di lavoro può disporre un incremento del contributo aziendale da destinare alla previdenza complementare; la tutela può essere estesa anche ai familiari;
  • Contributi di assistenza sanitaria integrativa: il datore di lavoro può intervenire istituendo o estendendo la tutela integrativa erogabile grazie a versamenti contributivi ad apposita cassa sanitaria; la tutela può essere estesa anche ai familiari;
  • Servizi di educazione e istruzione: il datore di lavoro può prevedere un contributo a titolo di rimborso per i figli dei lavoratori che frequentano l’asilo nido e/o stipulare una convenzione con un asilo nido; può istituire una borsa di studio per i figli dei dipendenti più meritevoli;
  • Servizi ricreativi e culturali: il datore di lavoro può programmare gite culturali-ricreative, stipulare convenzioni con teatri, cinema, librerie, palestre ecc.
  • Servizi di assistenza sociale e sanitaria: il datore di lavoro può prevedere un check-up medico, da erogare tramite un terzo soggetto (medico o struttura medica) oppure cure specialiste tramite una struttura convenzionata; può mettere a disposizione dei dipendenti o dei loro familiari un’assistente sociale per garantirgli assistenza in caso di necessità.
  • Servizio navetta: il datore di lavoro può organizzare per i dipendenti il trasporto casa-lavoro e viceversa.
  • Altre tipologie di beni e servizi di modico valore: il datore di lavoro può fornire buoni spesa, buoni benzina da utilizzare presso esercizi convenzionati.

L’importo annuo di tutti i benefit percepiti nel corso del periodo di imposta non può superare un tetto massimo pari a 258.23€. Tale importo rappresenta una soglia di esenzione per la non concorrenza alla formazione del reddito, e non una franchigia, quindi al superamento del tetto di legge, l’intero corrispettivo dei benefit attribuiti concorre alla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

Il benefit può essere erogato anche sotto forma di voucher?

La legge di Stabilità 2016 ha anche previsto la possibilità di erogare i benefit da parte del datore di lavoro tramite documenti di legittimazione in formato cartaceo o elettronico che riportano un valore nominale. Si tratta dei voucher, la cui introduzione apre la strada del welfare aziendale anche ai datori di lavoro di minori dimensioni.

Il benefit offerto dal voucher deve consistere in un bene o un servizio da fruire in una delle strutture convenzionate. Il voucher non può mai essere rappresentativo di un valore da corrispondere al destinatario sotto forma di denaro. Lo strumento del voucher nasce con un duplice scopo: sia di agevolare il datore di lavoro, in particolare i più piccoli, nell’erogazione di prestazioni e servizi tramite strutture esterne, sia di considerare il dipendente un mero destinatario della prestazione acquisendo il diritto di considerare il valore erogato escluso dal reddito di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 51, c.2 Tuir.

Esistono due tipologie di voucher da poter erogare:

  1. Voucher monouso che danno diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio (ad es. servizi di natura assistenziale, sanitaria e ricreativa; servizi di assistenza ai familiari anziani e in difficoltà; servizi di trasporto casa-lavoro; istruzione dei figli)
  2. Voucher multiuso che consentono al dipendente di comporre a proprio piacimento il “carrello della spesa”, considerando come unico limite l’importo annuo pari a 258.28€. Tale importo non concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente.

È importante specificare che il voucher multiuso non è da assimilare ai c.d. “buoni pasto” che continuano ad essere disciplinati da apposita norma previgente (art 285, D.P.R. n.207/2010)

È possibile convertire la produttività dei dipendenti in strumenti di welfare?

La legge di stabilità 2016   ha modificato l’art 51 del TUIR per ampliare le ipotesi di welfare agevolato.  Da quest’anno, il welfare è teoricamente agevolato sia quando erogato dal datore di lavoro a titolo di liberalità che quando attribuito in risposta a un obbligo di un contratto collettivo, anche di produttività. Il contratto collettivo aziendale o territoriale può prevedere che i dipendenti, a cui spettano somme a titolo di premio di risultato possano decidere se convertire la prestazione in denaro o servizi di welfare. Tale conversione è esercitabile solo se prevista nel contratto collettivo di secondo livello. Il contratto collettivo non deve necessariamente regolamentare gli aspetti di dettaglio ossia l’ampiezza dell’ambito della conversione, il termine entro cui esercitare l’opzione, la modalità con cui adempiere nonché il ventaglio di beni e servizi che sono opzionabili dal lavoratore.

 

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Welfare , le aziende cosa scelgono per i propri dipendenti?

Buoni pasto, assistenza sanitaria, orari flessibili e convenzioni per acquisti a prezzi scontati sono le misure di welfare più utilizzate oggi dalle aziende in favore dei loro dipendenti.

 

I risultati emergono dall’indagine condotta dall’Università Cattolica di Milano, dal titolo: “Il futuro del welfare aziendale”, su un campione di oltre 100 manager responsabili del personale di altrettante aziende italiane. I dati – analizzati da Repubblica Affari & Finanza – parlano chiaro: gli strumenti di welfare aziendale vengono scelti soprattutto per ridurre la conflittualità e migliorare il clima lavorativo (36,7%), per ridimensionare il turn over (24,1%) e per incrementare la presenza femminile in azienda (20,3%).

I responsabili delle risorse umane hanno anche ben in mente cosa potrebbe faciliterebbe l’utilizzo di questi strumenti. In primis una semplificazione delle norme fiscali (75%) e della materia giuslavorista, che oggi non agevolano la scelta delle aziende in questa direzione; così come una maggiore attenzione alle esigenze del lavoratore. Ampliare, infatti, il tipo di esigenze a cui l’impresa può rispondere con strumenti adeguati è per il 41% del campione il bisogno primario, seguito da una maggiore deducibilità dei costi da sostenere (21%). Quasi il 90% del campione ritiene poi indispensabile stabilire un plafond massimo di riferimento in cui contenere tutti i benefit aziendali di welfare.