• Chi Siamo
  • Servizi
  • Politiche Attive
  • Ricerca Personale
    • Ricerca Candidati
  • Formazione
    • Corsi per aziende
    • Corsi per disoccupati
  • Blog
  • Contattaci
  • 02 27209934
  • 02 27207763
  • f.riitano@pigariitano.it
  • Via Santa Maria Rossa, 7 20132 - Milano
  • Chi Siamo
  • Servizi
  • Politiche Attive
  • Ricerca Personale
    • Ricerca Candidati
  • Formazione
    • Corsi per aziende
    • Corsi per disoccupati
  • Blog
  • Contattaci
Facebook Linkedin Instagram
  • Chi Siamo
  • Servizi
  • Politiche Attive
  • Ricerca Personale
    • Ricerca Candidati
  • Formazione
    • Corsi per aziende
    • Corsi per disoccupati
  • Blog
  • Contattaci
Facebook Linkedin Instagram

Inps

13esima e 14esima
news
13esima e 14esima: che cosa sono, quando arrivano e come si calcolano?

La vita lavorativa è scandita da attività, riunioni e scadenze. Il tutto accompagnato da una mole di documenti che ne fa da sfondo: tra questi spicca la busta paga che, seppur dalla complessa lettura, è sempre molto attesa, visto che decreta l’erogazione dello stipendio. A superare questo momento è solo una cosa: ricevere uno stipendio extra, come accade con la 13esima e la 14esima in busta paga.  

Si tratta di due mensilità aggiuntive alla retribuzione base, consistenti in modalità di sostegno al reddito di lavoratori dipendenti, pensionati e soggetti che beneficiano di un assegno sociale. In questo articolo vediamo nel dettaglio in cosa consistono queste retribuzioni in surplus.

Tredicesima e quattordicesima in busta paga: in cosa consistono e le differenze

Consistenti in due mensilità aggiuntive alla retribuzione ordinaria, tredicesima e quattordicesima vengono erogate entrambe al lavoratore in busta paga, ma presentano peculiarità differenti.

Per quanto riguarda la tredicesima questa è versata nel mese di dicembre, in occasione del Natale e proprio per questo nel passato è stata nominata “gratifica natalizia”, quasi come sorta di premio per il lavoro svolto nell’arco dell’anno. Introdotta nel 1937 per i dipendenti del settore industriale, nel 1960 è diventata obbligatoria per tutti i lavoratori dipendenti del pubblico e del privato, indipendentemente dalla qualifica e se il contratto è determinato o indeterminato.

Per i pensionati invece è erogata dall’Inps, mentre ne sono esclusi  gli stagisti, i praticanti, i collaboratori, coloro che hanno un contratto di prestazione occasionale, i prestatori di lavoro occasionale accessorio, i soci, i lavoratori autonomi e i professionisti.

Accanto alla tredicesima si è poi aggiunta la quattordicesima, erogata nel periodo estivo, essendo corrisposta di solito tra giugno e luglio. Questo stipendio extra in busta paga non è obbligatorio, a differenza della tredicesima, e viene corrisposto solo se previsto dal contratto collettivo impiegato dall’azienda.

Quindi se la tredicesima mensilità è un obbligo di legge per i lavoratori di tutti i settori, a prescindere dalla durata del contratto, la quattordicesima è erogata solo a determinate categorie di lavoratori, in particolare dei settori chimico, alimentare, lavoratori con contratto CCNL per trasporti e logistica, pulizie, terziario, commercio e turismo.

Tredicesima e quattordicesima: dal calcolo agli ultimi aggiornamenti 

Tredicesima e quattordicesima sono anche conosciute come mensilità differenti in quanto maturano durante il periodo in cui il lavoratore esegue le sue prestazioni. Entrambe erogate in una soluzione unica, il calcolo della tredicesima è differente da quello della quattordicesima.

Nel caso della tredicesima questa viene maturata nei 12 mesi prima del momento in cui viene erogata: ogni mese lavorato viene maturato un rateo di tredicesima, consistente in un dodicesimo della propria retribuzione lorda mensile. Pertanto si avrà diritto alla tredicesima piena, pari a uno stipendio intero, solo se è stata svolta l’attività lavorativa nei 12 mesi precedenti all’erogazione. Se così non fosse, la cifra dipende da quanti mesi si è lavorato.

Per quanto riguarda il calcolo della 14esima, invece, si moltiplica l’importo della retribuzione lorda mensile per il numero di mesi lavorati tra il 1 luglio dell’anno precedente e il 30 giugno dell’anno corrente per poi si divide la somma per 12.

In merito a queste mensilità differenti di recente ci sono stati significativi aggiornamenti. A seguito del Decreto Lavoro dello scorso maggio maggio, in cui è stato previsto il taglio del cuneo fiscale, 13esima e 14esima potrebbero, infatti, aumentare. La riduzione del cuneo fiscale ha diminuito le imposte a carico dei lavoratori al 7%, per redditi fino a 25.000 euro, e al 6% per redditi compresi tra i 25.000 euro e i 35.000 euro.

Queste riduzioni potrebbero farsi anche sentire sulla tredicesima e sulla quattordicesima mensilità, rendendole più alte e con la riforma fiscale del 2024 in programma, il prossimo anno potrebbero modificarsi ulteriormente.  

Per avere maggiori informazioni sulla 13esima e 14esima o se cerchi un consulente del lavoro a Milano, contatta lo Studio Riitano.

cassetto previdenziale argiani commercianti
news
Cassetto previdenziale artigiani e commercianti: che cos’è, a cosa serve e come entrare

Il cassetto previdenziale artigiani e commercianti è uno strumento che l’Inps mette a disposizione di specifiche categorie di lavoratori autonomi, grazie a cui è possibile accedere facilmente a informazioni come misure di previdenza e indennità similari. Scopriamo nel dettaglio in cosa consiste questo importante canale digitale destinato a semplificare i processi burocratici e le comunicazioni tra l’ente e i lavoratori quali artigiani e commercianti.

INPS, cassetto previdenziale artigiani: di cosa si tratta e come funziona 

Comunicare con l’Inps in modo efficace: questo è lo scopo del Cassetto artigiani e commercianti, la cui introduzione online risale al 2012. Si tratta di uno strumento che rientra in una strategia messa in atto dall’Inps per digitalizzare e semplificare i processi di comunicazione. 

Rivolto agli iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti e ai loro intermediari, al pari del fascicolo previdenziale dei cittadini, questo strumento permette a questa categoria di lavoratori autonomi di poter monitorare la propria situazione e le scadenze nei confronti dell’Inps. 

Si definisce commerciante colui che esegue un’attività di natura commerciale: per rientrare in questa categoria i requisiti sono diversi in base alla tipologia di lavoro svolto. Artigiano invece è chi è titolare di un’attività di impresa finalizzata alla produzione di beni oppure alla prestazione di servizi e che è iscritto all’Albo delle imprese artigiane.

Il cassetto previdenziale per artigiani e commercianti permette di comunicare all’Istituto eventuali chiarimenti e di controllare, in tempo reale, tutte le informazioni presenti negli archivi dell’Istituto Previdenziale relative alla propria posizione contributiva e amministrativa. 

Accessibile tramite il portale dell’Inps, questo strumento consiste in uno strumento telematico capace di snellire la gestione burocratica relativa alle attività che i lavoratori autonomi devono adempiere nei confronti dell’Istituto previdenziale. Soluzione tecnologica, si inserisce nell’ambito del processo della digitalizzazione dell’Inps per rendere più semplice il rapporto tra istituzione e iscritti. 

Il Cassetto previdenziale commercianti racchiude al suo interno lo storico delle attività del lavoratore autonomo: si tratta, quindi, di un database aggiornato continuamente in merito alla propria posizione assicurativa.

Come accedere e cosa sapere

I soggetti che possono accedere al cassetto sono i commercianti oppure gli artigiani, o un loro intermediario delegato. Consultando questo database si può visualizzare la posizione anagrafica, la situazione debitoria, creditoria, assicurativa, l’elenco dei versamenti, le iscrizioni a ruolo, presentare le istanze di servizio e richiedere la variazione della data inizio attività.

Ma come entrare nel cassetto previdenziale artigiani commercianti dell’INPS? 

È necessario recarsi sul sito dell’Inps (www.inps.it) per poi digitare nella barra di ricerca la dicitura “Cassetto previdenziale artigiani e commercianti”, e di seguito accedere con lo Spid.

Una volta entrato nel proprio cassetto, il lavoratore ha la possibilità di usufruire di una serie di servizi e di contattare l’Inps mediante la Comunicazione bidirezionale grazie a cui interagire direttamente e in tempi rapidi con l’istituto.

Tra gli aspetti più utili di questo strumento, spicca la possibilità di avere un prospetto riepilogativo relativo ai contributi da pagare. Infatti, commercianti e artigiani devono versare la contribuzione – attraverso il modello F24 – tra maggio, agosto, novembre e febbraio. 

Per avere maggiori informazioni contattate lo Studio Riitano.

dichiarazione di responsabilità INPS
news
Dichiarazione di responsabilità INPS: cos’è, come si compila e modulo

L’INPS ogni anno richiede a chi è titolare di invalidità civile, o di assegno/pensione sociale, di attestare la permanenza o meno dei requisiti previsti dalla legge alla base del trattamento tramite la dichiarazione di responsabilità. Si tratta di un’autocertificazione declinata in diverse tipologie di moduli a seconda delle varie situazioni: scopriamo nel dettaglio come funziona e a chi è rivolta.

Dichiarazione di responsabilità Inps: in cosa consiste, tutto quello da sapere

Le situazioni di persone fragili o che necessitano di supporto richiedono una tutela particolare, prevista dal nostro ordinamento. A intervenire in questo senso è il sistema previdenziale nazionale che prevede il funzionamento e la gestione di pensioni, assegni e indennità.

Per far sì che tutto proceda correttamente enti come l’INPS devono effettuare controlli costanti in merito all’idoneità dei trattamenti, come previsto dalle legge 662/69 e dalla legge 247/2007.

Proprio per questo, ogni anno sono previste comunicazioni da parte dei destinatari di queste agevolazioni. Tra queste rientra la dichiarazione di responsabilità dell’INPS attraverso cui l’istituto nazionale della previdenza sociale controlla che le condizioni necessarie per il trattamento previdenziale siano ancora idonee.

La dichiarazione di responsabilità consiste in un’autocertificazione richiesta dall’INPS ai pensionati e a coloro che sono percettori di prestazioni assistenziali come l’invalidità civile, la pensione sociale  e l’assegno sociale. 

L’obiettivo di questa misura è quello di verificare che siano stati mantenuti i requisiti che hanno permesso al soggetto di accedere al trattamento.

Attraverso il modulo della dichiarazione di responsabilità Inps vengono confermate le condizioni di invalidità o di salute, alla base del trattamento, comunicando dove necessario anche la propria situazione reddituale. 

Dichiarazione di responsabilità, una compilazione obbligatoria: come realizzarla e le tipologie

Presentare la dichiarazione di responsabilità dell’INPS è imprescindibile: si tratta di un obbligo, che se non viene ottemperato può portare alla sospensione provvisoria del trattamento: prima di arrivare a questo, l’INPS invia un sollecito.

Questa comunicazione obbligatoria porta con sé degli effetti giuridici. Nel caso di dichiarazioni che non riportano il vero, il titolare potrebbe perdere il diritto al trattamento e non solo. Si potrebbero incorrere anche in sanzioni penali, con imputazione per falsità degli atti e dichiarazioni mendaci secondo quanto previsto dall’articolo 76 del D.P.R 445/2000. 

La compilazione della dichiarazione di responsabilità dell’Inps è a carico del cittadino destinatario. In alternativa può essere realizzata da chi ha assunto la responsabilità per lui. Questa autocertificazione può essere effettuata personalmente mediante il portale online dell’INPS oppure con lo SPID.

In alternativa ci si può affidare alle mani di un Caf o di un Patronato, consegnando tutti i documenti necessari. Questi vanno conservati per almeno 10 anni da quando si è inviata la modulistica. 

Altra via è presentare l’autocertificazione mediante il numero verde dell’INPS al 803 164 oppure al 06 164164 da rete mobile.

In base al tipo di trattamento, la dichiarazione varia. Il modello AccAs è previsto per l’assegno sociale e per la ricezione della pensione. Nel caso degli invalidi civili che sono titolari dell’indennità di accompagnamento o di un assegno mensile si dovrà presentare il ICRIC, ovvero il modello di invalidità civile ricovero, e il ICLAV, il modello di invalidità civile lavoro per le dichiarazioni sullo svolgimento di attività lavorative. 

Per maggiori informazioni sulla dichiarazione di responsabilità INPS oppure se cercate un consulente del lavoro contattate lo Studio Riitano.

pagamento inps in ritardo
news
Pagamento Inps in ritardo, cosa succede se non pago i contributi: rischi e sanzioni

Il Codice Civile, all’articolo 2115, stabilisce che imprenditori e lavoratori contribuiscano agli enti preposti alla previdenza e all’assistenza. Il pagamento Inps in ritardo viene meno agli obblighi di legge ed è controproducente perché i contributi Inps rappresentano un fondo pensionistico di cui, prima o poi, il lavoratore inizierà a fruire. 

Pagamento in ritardo dei contributi Inps 

Al pagamento Inps in ritardo corrisponde una sanzione pecuniaria. Non importa che la notifica dell’omesso pagamento non sia notificata in tempi brevi: gli accertamenti, infatti, spesso non avvengono nell’immediatezza.

Nella notifica relativa al pagamento in ritardo dei contributi Inps è incluso l’importo dovuto oltre a una sanzione e agli interessi maturati. Se il contribuente, una volta ricevuto l’avviso, non provvede al pagamento delle somme dovute, scatterà l’emissione di una cartella esattoriale con iscrizione a ruolo.

Ne conseguirà la richiesta di una somma di denaro ancora più alta. Si può monitorare la propria situazione controllando il proprio estratto conto contributivo. Per farlo basterà chiedere una consulenza legale a Studio Riitano, specializzato nel diritto del lavoro. 

 

Sanzioni per contributi Inps pagati in ritardo 

I contributi previdenziali obbligatori devono essere versati entro i termini e con le modalità di calcolo stabilite dalla legge. In caso di pagamento Inps in ritardo si configura un’inadempienza contributiva che deve essere regolarizzata. In relazione alla gravità dell’inadempienza possono essere applicate alcune sanzioni di tipo civile, amministrativo o penale.

La percentuale della sanzione è giornaliera. Gli errori, le omissioni e i versamenti carenti possono essere regolarizzati eseguendo spontaneamente il pagamento dell’imposta dovuta degli interessi, calcolati al tasso legale annuo dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente eseguito della sanzione in misura ridotta.

Chi può avvalersi del cosiddetto ravvedimento operoso? Quando possibile richiederlo? Se il contribuente ha difficoltà economiche può scegliere e ottenere una rateizzazione del debito da parte dell’Istituto di Previdenza Sociale: come si calcola l’ammontare della somma dovuta all’ente previdenziale? E in quali casi si può beneficiare di condoni e prescrizioni? Contattate i professionisti di Studio Riitano, che segue aziende, imprenditori, manager, dipendenti e freelance. 

ammortizzatori sociali
news
Ammortizzatori sociali, tutte le novità della Riforma nella Legge di Bilancio 2022

L’INPS ha illustrato le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2022 (L. 30 dicembre 2021, n. 234) in materia di ammortizzatori sociali, ovvero gli strumenti a cui devono ricorrere le aziende in stato di crisi e per le quali occorre una riorganizzazione della struttura e conseguentemente un ridimensionamento dei costi.

Riforma degli ammortizzatori sociali: principali novità

Nella Circolare Inps n. 18 del 1° febbraio 2022 sono riportate nuove disposizioni che riguardano gli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro contenuto nel D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.

Sono inoltre riportate nuove norme in materia di trattamenti di integrazione salariale introdotti dal Decreto Sostegni ter (D.L. 27 gennaio 2022, n. 4, art. 7) in favore dei datori di lavoro operanti in specifici settori di attività.

La riforma degli ammortizzatori sociali prevede innanzitutto un ampliamento della platea dei destinatari delle integrazioni salariali. Nello specifico strumenti come la CIGO, la CIGS, i Fondi di solidarietà bilaterali e il FIS sono estesi anche ai lavoratori a domicilio e agli apprendisti.

Inoltre, viene ridotta da 90 a 30 giorni l’anzianità minima di effettivo lavoro che i lavoratori devono possedere per poter beneficiare dell’integrazione. Come ci si regola per l’importo dei trattamenti per i periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa? Vi spiegano tutto gli esperti dello Studio Riitano che offrono numerosi servizi in materia di diritto del lavoro.

Legge di Bilancio 2022, le principali novità

L’espressione “ammortizzatori sociali” fa riferimento a una serie di misure che mirano a offrire sostegno economico ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro. La loro riforma, contenuta nella Legge di Bilancio 2022, prevede che le modifiche apportate producano effetti sulle richieste di trattamenti per i quali l’inizio della riduzione o sospensione dell’attività lavorativa si colloca a partire dal 1° gennaio 2022.

Nel calcolo della dimensione aziendale devono essere compresi tutti i lavoratori, inclusi i dirigenti, i lavoratori a domicilio e gli apprendisti (di tutte le tipologie) che prestano la propria attività con vincolo di subordinazione sia all’interno sia all’esterno dell’azienda.

Sono introdotte alcune novità per CIGO e, soprattutto, per CIGS, sia per quanto riguarda datori di lavoro e alcune tipologie di imprese sia per la platea di lavoratori che possono beneficiarne. Viene inoltre ridefinita la riorganizzazione aziendale relativamente alla causale ammessa e al programma di recupero occupazionale relativo. Contattate Studio Riitano.

Ultime novità pensioni
news
Ultime novità sulle pensioni, che cosa cambia da marzo 2022

La Legge di Bilancio 2022 affronta vari argomenti, tra cui il tema dei regimi pensionistici. In merito alle ultime novità sulle pensioni, a inizio 2022 si sono tenuti alcuni incontri tecnici tra governo e parti sociali. Da poco, poi, sono state diffuse, in materia, una circolare INPS e una nuova direttiva del Ministero del Lavoro.

Novità pensioni anticipate: Legge di Bilancio 2022

La Legge di Bilancio 2022 riconosce il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento, entro il 31 dicembre 2022, di un’età anagrafica di almeno 64 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni.

Sempre in merito alle ultime novità sulle pensioni riportate nel testo legislativo, è stata prorogata per l’anno 2022 la misura “opzione donna” in favore delle lavoratrici dipendenti e autonome che hanno maturato i requisiti previsti dalla legge entro il 31 dicembre 2021.

La circolare INPS 8 marzo 2022, n. 38, è legata alle principali novità sulle pensioni anticipate. Al suo interno sono indicate le istruzioni per l’applicazione delle nuove disposizioni e sono illustrati, nello specifico, i requisiti per il diritto alla pensione anticipata, la decorrenza del trattamento pensionistico, la maturazione del requisito contributivo a seguito di riscatto e i termini di pagamento di TFS/TFR (trattamento di fine servizio/trattamento di fine rapporto).

Per ulteriori chiarimenti chiedete una consulenza legale agli esperti di Studio Riitano, specializzati in diritto del lavoro, per aziende, liberi professionisti, imprenditori e dipendenti.

Riforma delle pensioni nel 2023

Durante le discussioni per il dopo quota 100, con la Legge di Bilancio 2022 (in cui sono contenute le ultime novità delle pensioni) il premier Mario Draghi e l’esecutivo che guida hanno promesso l’avvio di un tavolo di confronto con l’obiettivo di modificare il sistema pensionistico.

In un passaggio della direttiva n. 28 del 2022 il Ministero del Lavoro ha confermato l’intenzione del governo di continuare il confronto con le parti sociali per arrivare a un accordo per una riforma delle pensioni che possa soddisfare tutte le parti in causa.

La riforma dovrebbe entrare in vigore – almeno secondo quelle che sembravano essere le intenzioni iniziali del governo – a partire dal 1° gennaio 2023. Che cosa prevede la riforma per la pensione anticipata? A quanto ammonterebbe la riduzione della quota contributiva in quel caso? Contattate Studio Riitano.

Riscatto contributi: come proseguire
news
Riscatto contributi: come proseguire

Il riscatto dei periodi non coperti da contribuzione è disciplinato ai sensi dell’articolo 20, commi 1-5, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 convertito con modificazioni in legge 28 marzo 2019, n. 26. In via sperimentale per il triennio 2019-2021 e nella misura massima di cinque anni, il riscatto dei contributi consente di riscattare, in periodi non soggetti a obbligo contributivo e non già coperti da contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di previdenza obbligatoria.

Come fare la domanda per il riscatto dei contributi

Per poter esercitare la facoltà di riscatto dei contributi prevista dalla legge, l’interessato deve essere iscritto a uno dei regimi previdenziali richiamati dalla norma stessa. Non deve essere titolare di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. L’eventuale acquisizione di anzianità assicurativa anteriore al 1° gennaio 1996 determina l’annullamento d’ufficio del riscatto già effettuato, con restituzione dell’onere al soggetto che lo ha versato senza riconoscimento di maggiorazioni a titolo di interessi. Per poter presentare la domanda del riscatto dei contributi, inoltre, il beneficiario non deve essere già titolare di un trattamento pensionistico diretto, in qualsiasi gestione pensionistica obbligatoria. Limitatamente al triennio 2019–2021, la domanda può quindi essere presentata fino al 31 dicembre 2021.

Come effettuare il pagamento del riscatto dei contributi

Cosa succede dopo la presentazione della domanda per il riscatto dei contributi? L’onere di riscatto, ovvero l’importo da pagare, è notificato dall’Inps con il provvedimento di accoglimento della domanda stessa a mezzo raccomandata. Nella stessa comunicazione da parte dell’ente previdenziale vengono indicate le modalità da seguire per il pagamento del riscatto dei contributi e sono precisati i termini per il versamento. Si possono usare gli appositi bollettini MAV inviati dall’INPS con il provvedimento di accoglimento, da pagare presso qualsiasi sportello bancario senza costi aggiuntivi e presso tutti gli uffici postali, pagando la commissione postale vigente. Il versamento può essere fatto anche online attraverso il servizio “Riscatti, Ricongiunzioni e Rendite” tramite il Portale dei Pagamenti dell’INPS. Per ulteriori informazioni contatta gli esperti dello Studio Piga Riitano.

Mancato versamento contributi Inps: cosa fare
news
Mancato versamento contributi Inps: cosa fare

I contributi previdenziali sono quella parte della retribuzione dei lavoratori dipendenti o del reddito professionale dei lavoratori autonomi, destinata a finanziare prestazioni previdenziali (pensione) o assistenziali (infortuni, malattie). Come capire se c’è stato un mancato versamento dei contributi all’Inps? Ecco come tenere monitorata la situazione e quali azioni intraprendere nel caso in cui il datore di lavoro o il libero professionista non abbiano, di fatto, versato tutti i contributi dovuti.  

Come fare la corretta verifica dei contributi all’Inps online

Come capire se si è configurato un mancato versamento dei contributi all’Inps da parte del datore di lavoro o di sé stessi, nel caso si svolga un lavoro autonomo? La prima cosa da fare è verificare la propria situazione previdenziale. Ci si può presentare direttamente alla sede Inps più vicina oppure effettuare una verifica dei contributi all’Inps online, sul sito www.inps.it: occorre accedere alla propria area personale e inserire il codice pin (se non se ne è in possesso, può essere richiesto direttamente online, nei termini previsti dalla procedura). Una volta che si è entrati nella homepage, nella barra in alto a destra va digitato “estratto conto contributivo”: cliccando sul riquadro che appare, si potranno visualizzare i contributi che risultano versati a proprio nome.  

Recupero dei contributi all’Inps: come fare

Una volta effettuate le verifiche online, come ci si deve comportare in caso di mancato versamento dei contributi all’Inps? Innanzitutto bisogna capire se i mancati versamenti si riferiscono a contributi che dovevano essere versati più o meno di 5 anni fa. Se sono passati meno di 5 anni, il recupero dei contributi all’Inps è più semplice: il lavoratore deve informare immediatamente l’ente previdenziale che, congiuntamente all’Agenzia delle entrate, provvederà a effettuare la verifica dei versamenti del datore di lavoro. Se i contributi previdenziali non versati risalgono a più di 5 anni prima, significa che sono caduti in prescrizione e l’Inps non può iniziare l’azione di recupero verso l’azienda. L‘importo della rendita previdenziale, inevitabilmente, sarà inferiore alle aspettative. Hai bisogno di un supporto legale? Contatta i consulenti del lavoro dello Studio Piga Riitano.  

Contributi Inps Artigiani e Commerciati: cosa sapere
news
Contributi Inps Artigiani e Commerciati: cosa sapere

La circolare INPS 13 febbraio 2019, n. 25 indica gli importi dei contributi dovuti, per il 2019, dagli iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti. Le aliquote contributive di finanziamento delle gestioni pensionistiche sono fissate al 24%. 

Contributi Inps Commercianti e Artigiani: le scadenze

I contributi Inps degli Artigiani devono essere versati entro le scadenze indicate nella stessa circolare, mediante i modelli F24 disponibili nel servizio online. Lo stesso vale anche per i contributi Inps dei Commercianti. Il pagamento del contributo minimo obbligatorio deve essere effettuato in quattro rate, alle seguenti scadenze: oltre a quella del 16 maggio, la prossima è fissata al 20 agosto, e poi 16 novembre e 16 febbraio dell’anno successivo. In caso di prima iscrizione, limitatamente al primo anno, è possibile che l’Istituto invii una emissione differita, con scadenze successive a quella del 16 maggio (per esempio quella del 20 agosto). Gli iscritti alla gestione degli esercenti attività commerciali devono considerare nel calcolo anche l’aliquota aggiuntiva dello 0,09%, ai fini dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale. 

Pagamenti contributi di Artigiani e Commercianti: modalità 

Anche per il 2019 si applica la riduzione del 50% del pagamento dei contributi degli Artigiani e degli esercenti di attività commerciali con più di 65 anni di età, già pensionati presso le gestioni dell’INPS. E si conferma una riduzione del 35% per chi rientra nel regime forfettario. La circolare specifica la contribuzione dovuta dagli Artigiani così come i contributi per i Commercianti sui minimali e sui massimali di reddito. Entrambe le categorie, inoltre, devono versare il contributo per le prestazioni di maternità stabilito, per gli iscritti alle gestioni degli artigiani e dei commercianti, nella misura di 0,62 euro mensili. I contributi dovuti sul reddito eccedente il minimale (acconti e saldo) devono essere versati entro i termini previsti per il pagamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Per ulteriori informazioni contatta i professionisti dello Studio Piga Riitano. 

Cassa-Colf-come-funziona
news
Cassa Colf: come funziona?

Per tutti i collaboratori domestici, ovvero “gli addetti ai servizi domestici che prestano la loro opera, continuativa e prevalente, di almeno 4 ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro, con retribuzione in denaro o in natura”, è obbligatoria l’iscrizione alla Cassa Colf: si tratta di una cassa prevista dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro Domestico che serve a fornire trattamenti previdenziali, assistenziali, sanitari e assicurativi a tutti gli iscritti che, per quanto riguarda l’Italia, superano gli 850.000 secondo i dati forniti dall’Osservatorio INPS. In base al contratto, sia il datore di lavoro che il collaboratore domestico devono essere iscritti alla Cassa.

Contributi Inps colf 2019: cosa è necessario fare?

L’iscrizione alla Cassa Colf prevede che il pagamento dei contributi previdenziali rimanga sia a carico del datore di lavoro che del lavoratore, secondo le scadenze previste dall’Inps e cioè con cadenza trimestrale.

l contributi alla Cassa vengono quantificati nella misura di € 0,03 per ogni ora retribuita e ripartiti come di seguito:

€ 0,01 a carico del lavoratore

€ 0,02 a carico datore di lavoro.

Il versamento deve essere effettuato dal datore di lavoro, trattenendo in busta paga i contributi alla Cassa a carico del collaboratore, insieme ai contributi Inps colf 2019.

Malattia colf a ore: chi paga?

In caso di malattia colf a ore o di necessità di assistenza sanitaria, i collaboratori domestici iscritti alla Cassa Colf hanno diritto ad una serie di prestazioni, tra cui: diaria giornaliera di € 30,00 in caso di ricovero o convalescenza, rimborso ticket sanitari, trattamenti medico sanitari per forme oncologiche, indennità in caso di grandi interventi chirurgici, rimborso spese nel periodo di gravidanza per un massimo di € 1.000, rimborso spese per trattamenti fisioterapici, per protesi ortopediche e ausili medici ortopedici.

12
Page 1 of 2